Il Palazzo delle Feste, noto anche come Kursaal e Gran Salone Divertimenti, è un centro congressi e palazzo per spettacoli situato a Bardonecchia, in Piazza Valle Stretta 1. Progettato nel 1910 dall'ingegnere Carlo Angelo Ceresa e inaugurato nel 1935, l'edificio costituisce un'importante testimonianza dell'architettura volta al turismo montano dell'inizio del Novecento, caratterizzandosi per l'influenza nelle sue forme dell'stile Liberty, dell'eclettismo e della secessione viennese.
Storia Agli albori del Novecento la città di Bardonecchia ebbe un forte impulso urbanistico grazie all'acquisto, da parte della Società Immobiliare Bardonecchia - fondata dagli ingegneri Ceresa, Capuccio e Luino -, di una vasta area a sud del Borgo Vecchio, rimasta inutilizzata a seguito dell'alluvione del torrente Rho del 1872. Nell'area venne decisa la costruzione di un centro destinato al soggiorno dei turisti, in modo da intercettare la crescente domanda di villeggiatura estiva e invernale; i lavori di costruzione iniziarono nel triennio 1910-1913, interessando la zona dove si trovava la cappella del Santo Sepolcro e gettando le fondamenta di quello che, nelle idee originarie, avrebbe dovuto essere il Grand Hotel La Rhò o l'Hotel Bardonecchia. In origine l'edificio doveva avere dimensioni monumentali, con 126 camere affiancate da vari saloni per il divertimento, come sale per il ballo, da gioco, da musica e da biliardo, un teatro, dei campi da tennis e una cappella commemorativa.
Il grande progetto non vide però mai conclusione per via degli elevati costi del cantiere, convincendo gli ingegneri a virare su un più contenuto salone per le feste e l'intrattenimento, che venne denominato Kursaal. L'edificio che ne venne fuori si ispirava ai modelli di edifici simili svizzeri e austriaci, ponendosi come elemento di rottura rispetto alla tradizione storica dei villini ottocenteschi e contribuendo allo sviluppo di una originale contaminazione tra il modello dello chalet alpino e il villino liberty, in un contesto, quello dell'edilizia turistica, dove gli ingegneri e architetti torinesi mostravano le proprie tendenze alla sperimentazione.
Negli anni successivi l'edificio venne adibito a svariate funzioni, tra cui magazzino, asilo per militari e prigionieri di guerra e sede alpina del dopolavoro della FIAT, azienda che successivamente, una volta che l'edificio era caduto nel degrado, ne cedette la proprietà al comune di Bardonecchia, che, dopo averlo ristrutturato, lo riaprì al pubblico il 3 agosto 1935 con la messa in scena de Il barbiere di Siviglia, cambiandone il nome in Palazzo delle Feste.
Dopo la seconda guerra mondiale l'edificio ebbe di nuovo un lungo periodo di declino fino al 1981, quando il comune avviò un nuovo cantiere per il suo restauro, che subì diversi stop per via delle mancate coperture finanziarie, concludendosi solamente nel 1997 con la riapertura della struttura nella sua veste odierna.
Descrizione L'edificio, che sorge al centro di Piazza Valle Stretta, si presenta esternamente con un impianto che accosta elementi tradizionali dell'architettura alpina - dettagli in pietra e tetti inclinati - con una spiccata geometria ornamentale in motivi rettangolari, quadrati e circolari in oro, con effetti ottici di ispirazione secessionista; inoltre, l'accesso principale sulla piazza è definito da due avancorpi parallelepipediformi rastremati verso l'alto, coronati da un motivo a seghettatura, a sua volta sottolineato da linee parallele. Le aperture delle finestre si inseriscono nell'intonaco con tagli netti, senza presentare riquadrature e cornici, mentre i fronti laterali, per adattarsi alla pendenza del terreno, rinunciano alle soluzioni geometriche della facciata, mostrando invece terrazze in aggetto.
Dal punto di vista degli interni, la hall si sviluppa a doppio volume ed è percorsa da ballatoi che disegnano una pianta ottagonale, richiamata dal disegno del pavimento del parquet. Per l'accesso al salone principale è presente una grande scala scenografica sospesa da tiranti metallici, che si posiziona in un angolo dotato di diverse vetrate ad arco; inoltre, dal soffitto del vano scala pende un lampadario a spirale in sfere di vetro e aste in ferro.
Il salone principale, denominato Sala Viglione, ha 430 posti a sedere tra la platea e la galleria e presenta un soffitto in lamelle di legno progettato per garantire l'acustica; inoltre, è dotato di foyer e balconata superiore. Al pian terreno è presente una seconda sala funzionale, denominata Sala Giolitti, che conta 190 posti e ha un soffitto a grigliato metallico che cela parzialmente gli impianti tecnologici e una parete scorrevole a rete che permette di modularne la capienza.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Architetture di Bardonecchia Categoria:Centri congressi d'Italia Categoria:Architetture di Carlo Angelo Ceresa