Cetamura del Chianti è un sito archeologico situato nel comune di Gaiole in Chianti, in provincia di Siena, sulla proprietà della Badia a Coltibuono. Occupa la sommità di un rilievo arenaceo dei Monti del Chianti, a 695 m s.l.m., una ventina di chilometri a nord-est di Siena..
Il colle fu frequentato dagli Etruschi fra il VII e il I secolo a.C., con una lunga interruzione nel V, poi in età romana e infine nel Medioevo, quando vi sorse un castrum documentato come Civitamura. Le testimonianze più consistenti risalgono alla fase etrusca tarda, fra il 300 e il 50 a.C. circa, alla quale appartengono un quartiere artigianale con almeno una fornace, un edificio santuariale e due pozzi. Lo scavo di questi ultimi ha restituito un'eccezionale quantità di materiale organico conservato dall'acqua, fra cui oltre quattromilacinquecento vinaccioli..
Il sito, individuato nel 1964 da Alvaro Tracchi, è indagato dal 1973 dal Dipartimento di studi classici della Florida State University, dal 1983 sotto la direzione di Nancy Thomson de Grummond.
Il sito e il territorio Il rilievo si colloca in un punto di raccordo fra i crinali che separano il bacino dell'Arno a nord da quello dell'Ombrone a sud. Le direttrici che vi transitavano collegavano l'area alle città etrusche di Volterra, Arezzo, Fiesole e Chiusi, tutte entro un raggio di un centinaio di chilometri.; . Il colle è abitabile soltanto sui due ripiani individuati dallo scavo, denominati Zona I, la sommità, e Zona II, più ampia e tre metri più in basso sul versante settentrionale; Tracchi ne riconobbe altri due, finora non indagati.. Una sorgente sgorgava alla base del versante e banchi argillosi utilizzabili per la ceramica affiorano non lontano dalle pendici..
Pierluigi Giroldini ha osservato che la marginalità del Chianti antico rispetto ai grandi centri etruschi è soltanto apparente: il comprensorio confina su tre lati con altrettanti ambiti distinti, quello fiesolano a settentrione, quello aretino e chiusino verso l'interno, quello volterrano a occidente, ed è quindi esposto a sollecitazioni culturali eterogenee, mentre crinali e valli lo inseriscono in itinerari di lungo raggio..
Il nome Il nome antico del sito è ignoto.. Documenti della Badia a Coltibuono lo designano a partire dal 1066 come Civitamura, cioè "città murata", e un testo successivo lo qualifica come castrum; entrambe le forme alludono alla consistenza delle strutture murarie ancora visibili in superficie. Dal latino medievale Civitamura deriva la forma moderna Cetamura, attestata anche come Cetramura.; .
Il toponimo non va confuso con quello di Cetamura della Berardenga, distinto sito d'altura nel comune di Castelnuovo Berardenga..
Storia delle ricerche Le strutture antiche furono riconosciute nel 1964 da Alvaro Tracchi, ricercatore di San Giovanni Valdarno che stava censendo siti e percorsi fra Chianti e Valdarno e che considerò Cetamura la sua scoperta più importante..Sulla data della scoperta le fonti divergono: la scheda dell'ecomuseo dei Musei Senesi indica il 14 settembre 1964, mentre de Grummond riferisce, sulla scorta di Reich 1973, il 12 settembre. Senza condurre scavi, Tracchi ripulì e rilevò numerosi tratti murari su quattro zone del colle e raccolse materiali di superficie, dandone notizia nel 1966 e poi nel volume Dal Chianti al Valdarno del 1978.
All'inizio del decennio successivo il Dipartimento di studi classici della Florida State University ottenne dalla Soprintendenza la concessione per indagare il colle, e nel settembre 1973 il cantiere fu aperto sotto la direzione di John J. Reich.. Dal 1978 lo scavo divenne un campo-scuola estivo e dal 1983 la direzione passò a Nancy T. de Grummond..
Le acquisizioni principali si concentrano in momenti successivi: le terme romane furono individuate nel 1984, il quartiere artigianale a partire dal 1994, l'area santuariale dal 2006. Lo svuotamento del Pozzo 1 fu portato a termine nel 2014 dopo tredici campagne, il Pozzo 2 nel 2016, e nel biennio 2015-2016 fu rinvenuto il ripostiglio monetale di età augustea.; . I risultati degli scavi nei pozzi furono presentati nella mostra Wells of Wonders, tenuta al Museo archeologico nazionale di Firenze nel 2017..
Le fasi di occupazione Il Paleolitico superiore Sulla Zona II sono state raccolte numerose selci di buona qualità, alcune lavorate, altre riconoscibili come nuclei o scarti, databili al Paleolitico superiore. Non esiste però alcun orizzonte abitativo di quell'epoca sul colle: de Grummond ipotizza che si tratti di materiale raccolto altrove e portato sul sito dagli Etruschi, per il quale l'uso più ovvio sarebbe stato l'accensione del fuoco..
L'età arcaica La frequentazione etrusca più antica è documentata soprattutto da una venticinquina di vasi in bucchero, in prevalenza ciotole, coppe e calici, rinvenuti ai margini del ripiano sommitale. Un solo esemplare proviene da un contesto integro, il riempimento di una buca di palo sulla Zona I, che indica la presenza di una struttura lignea ed è l'unica traccia edilizia riferibile a questa fase.. I confronti rimandano ai siti del comprensorio, in particolare a Poggio La Croce a Radda in Chianti e alle tombe aristocratiche di Castellina in Chianti.. Giroldini colloca i materiali in un orizzonte che va da una fase evoluta dell'Orientalizzante all'età pienamente arcaica, e li considera indizio di un'occupazione precoce delle fasce di alta collina..
Nessun manufatto e nessun contesto sono invece databili al V secolo a.C.: la fase arcaica sembra chiudersi con un abbandono..
La seconda metà del IV secolo a.C. Un nuovo orizzonte è databile alla seconda metà del IV secolo grazie alla ceramica a vernice nera cosiddetta atticizzante. La documentazione principale viene da una profonda fenditura nel banco di arenaria fra la Zona I e la Zona II, colmata con ceramica frammentaria, ossa animali e terra cinerosa, e coperta da uno strato di tegole sulle quali erano stati accesi fuochi..
Il deposito fu inizialmente interpretato come una fossa di scarico. La presenza di cuccioli e di suinetti neonati fra i resti faunistici e il rinvenimento di esattamente metà di un grande mortarium hanno però portato a considerarlo anche un atto rituale, forse connesso alla ripulitura di un'area sacra; la pratica di dividere a metà gli oggetti, riservandone una parte agli dèi, è ampiamente attestata a Cetamura. Resti murari paralleli suggeriscono che nello stesso momento fosse impiantata qui una porta di accesso alla Zona I, e la qualità del vasellame da mensa, abbondante e quindi di uso quotidiano più che di sola offerta, induce de Grummond a collocare gli abitanti in una fascia sociale intermedia, non necessariamente aristocratica..
La fase etrusca tarda I (300-150 a.C. circa) Verso la fine del IV secolo il sito conosce una trasformazione profonda, che presuppone un aumento della popolazione e una manodopera consistente: sul versante settentrionale della Zona II furono scavati nel banco roccioso ampi invasi per accogliere fondazioni profonde fino a tre metri, sulle quali sorsero edifici rettangolari orientati su un unico asse nord-sud. Nello stesso periodo furono realizzati i due pozzi..
Nessuna architettura domestica è stata finora individuata sul sito: le uniche candidate sono le Strutture E ed F, scavate negli anni ottanta e attribuite su base ceramica alla fase etrusca tarda, ma di destinazione ignota.; ; .
De Grummond mette in relazione questo momento con l'instabilità dell'Etruria settentrionale, e in particolare con la rivolta contro la gens Cilnia ad Arretium nel 302 a.C. e il conseguente intervento romano.. La studiosa preferisce definire "etrusca tarda", e non ellenistica, l'intera sequenza fra III e I secolo, poiché a Cetamura le tracce di ellenizzazione sono pressoché nulle; la scelta terminologica è stata accolta favorevolmente in sede di recensione come più aderente ai dati disponibili.; .
La fase etrusca tarda II (150-75/50 a.C. circa) Intorno al 150 a.C. compare una nuova tecnica muraria, sempre a secco ma con blocchi molto grandi e sommariamente sbozzati, alla quale appartengono la ristrutturazione della Struttura B, la nuova Struttura A, interpretata come cisterna, la Struttura D, destinata a raccolta d'acqua, e l'Edificio L, sede del santuario. De Grummond collega il momento all'apertura della via Cassia e osserva che le analisi polliniche dei livelli corrispondenti del Pozzo 1 indicano un aumento dell'attività antropica..
Sulla Zona II l'attività etrusca sembra interrompersi poco dopo. Uno strato di incendio è stato riconosciuto nelle Strutture A, B e C, mentre sulla Zona I il Pozzo 1 continua a restituire materiali databili fra il 100 e il 50 a.C.: è quindi possibile che soltanto la Zona II sia stata abbandonata all'inizio del I secolo a.C., negli anni delle guerre civili, che in Etruria comportarono fra l'altro l'assedio sillano di Volterra e la distruzione di Fiesole.. Giroldini data l'incendio al primo quarto del I secolo a.C. e osserva che, mentre nel corso di quel secolo la grande maggioranza degli insediamenti fortificati del comprensorio viene abbandonata, Cetamura fa eccezione, probabilmente grazie alla forza della sua componente cultuale..
L'età romana Il momento di passaggio è fissato con precisione da un ritrovamento del 2015-2016: in una fessura del banco roccioso della Zona I era stato deposto, capovolto, un piccolo vaso contenente denari e quinari d'argento, il più recente dei quali corrisponde al congedo delle truppe di Ottaviano dopo la battaglia di Azio del 31 a.C.; fra le monete figurano emissioni della flotta di Marco Antonio, verosimilmente requisite e usate per pagare i veterani. Depositi analoghi sono noti in Italia e altrove per gli anni 29-27 a.C. e sono interpretati come il gruzzolo di un veterano che riceveva la liquidazione e la terra..
Al nuovo proprietario si deve la costruzione, in età augustea, di un piccolo impianto termale nell'Area G della Zona I, indagato a partire dal 1984. I tre ambienti riconosciuti erano serviti da un forno centrale, e in uno di essi l'ipocausto si conserva in posto, con le tegole capovolte allettate nel cocciopesto, i pilastrini di mattoni quadrati e i tubuli inseriti nelle pareti. Le dimensioni modeste indicano che non si trattava di thermae ma di balnea; Patrick Rowe vi riconosce un calidarium, un tepidarium e un laconicum o sudatorium..
La natura dell'insediamento romano resta discussa. Rowe ha escluso che le terme facessero parte di una villa agricola, adducendo la quota di 695 m, l'epoca di costruzione, quando i confini dell'impero erano ormai lontani a settentrione, e la decorazione sobria, priva di affreschi e mosaici; propone invece una mansio, valorizzando la posizione di Cetamura all'incrocio delle strade che collegavano Volterra, Roselle, Chiusi, Arezzo, Fiesole e Firenze.. In pubblicazioni successive dell'équipe di scavo si parla invece di una piccola villa rustica impiantata dal veterano, e a una villa romana situata nelle vicinanze Fonzo e de Grummond riferiscono i materiali edilizi gettati in età tarda nel Pozzo 1..
Sulla Zona II la lavorazione del ferro proseguì senza soluzione di continuità apprezzabile; aumentò invece nettamente l'allevamento del pollame, e i vigneti attorno al colle continuarono a essere sfruttati fino alla tarda antichità.; . La documentazione, abbondante per il I secolo d.C., si fa poi sporadica: monete di Traiano e Marco Aurelio e sigillata africana attestano una presenza nel II secolo, ma non è stato individuato alcun edificio riferibile a questa fase.. Il Pozzo 2 fu ripulito e riutilizzato nel III-IV secolo..
Il Medioevo Dopo un periodo di abbandono, il colle torna a essere conteso fra XI e XII secolo. Documenti della Badia a Coltibuono registrano una successione di proprietari a partire dalla donazione del 1066 e, in un atto databile fra il 1172 e il 1177, definiscono il luogo castrum, formulando ingiunzioni contro i suoi abitanti, verosimilmente i Firidolfi Ricasoli.; .