Fu garibaldino, rifugiato politico e cospiratore anti-austriaco, deputato al Parlamento, Presidente del Consiglio dei ministri italiano nei periodi 24 marzo 1878 - 19 dicembre 1878 e 14 luglio 1879 - 29 maggio 1881. Morì a Napoli nel 1889 ed è sepolto nella città di Gropello Cairoli, in provincia di Pavia.
Biografia Giovinezza ed educazione Nato a Pavia, era il primo degli otto figli di Carlo Cairoli, medico, professore di chirurgia all'Università di Pavia e possidente terriero della LomellinaAzzurra Tafuro, Adelaide Bono Cairoli, Firenze University Press, Firenze 2011, p. 25., e di Adelaide Bono Cairoli, figlia dell'avvocato Benedetto Bono, prefetto di Milano durante il dominio di Napoleone, nominato da questo conte dell'Impero, e della contessa milanese Francesca Pizzi (1781-1828), rimasta vedova nel 1811Maria Magni, Adelaide Cairoli, Società Subalpina Editrice, Pavia 1943, pp. 12-24..
Nel 1848 il padre, sincero patriota e di idee liberali, durante la breve stagione del Governo Provvisorio, accettò la carica di podestà di Pavia dopo la cacciata della guarnigione asburgica; al ritorno degli Austriaci, Carlo Cairoli si rifugiò nelle tenute di famiglia a Gropello, in Piemonte, dove morì esule nell'aprile del 1849 a causa di una caduta da cavallo.
Il giovane Benedetto, educato dai genitori agli ideali patriottici e liberali, frequentò dapprima il Liceo classico Ugo Foscolo, poi dal 1844 divenne studente della facoltà di Giurisprudenza all'Università di Pavia; da studente universitario partecipò al crescente clima anti-austriaco e patriottico che dominava l'AteneoMichele Rosi, I Cairoli, L. Capelli Ed., Bologna 1929, p. 21. e che si sarebbe tradotto in una larghissima partecipazione degli studenti pavesi nei battaglioni di volontari durante la prima guerra di indipendenza. Dal 1846, dopo l'elezione di papa Pio IX, Cairoli si avvicinò al movimento neoguelfo di Vincenzo Gioberti, per poi aderire alle idee mazziniane.
La lunga militanza risorgimentale
Nel 1848, allo scoppio delle Cinque Giornate di Milano, Benedetto si recò entusiasticamente nel capoluogo lombardo insorto, giungendovi la sera del 22 marzoIvi, pp. 24-25. e partecipando alle ultime schermaglie tra gli insorti milanesi e le retroguardie austriache a Porta Tosa. Subito dopo tornò a Pavia, dove si arruolò come ufficiale nella Compagnia di volontari pavesi che combatté gli Austriaci a fianco dell'esercito regolare sardo, sceso in campo al comando di re Carlo Alberto di Savoia, distinguendosi il 30 aprile 1848 alla battaglia di Pastrengo e partecipando all'assedio di Peschiera e alla battaglia di GoitoIvi, pp. 25-27.. Dopo la firma dell'armistizio Salasco, tutta la famiglia dovette lasciare Pavia e trasferirsi nella tenuta di Gropello, in territorio piemontese, poiché fortemente implicata nella rivoluzione nazionaleAzzurra Tafuro, op. cit., pp. 50-51. (oltre a Benedetto, suo padre Carlo era stato acclamato podestà di Pavia dopo la cacciata dei soldati austriaci dalla città e sarebbe morto in esilio a Gropello il 9 aprile 1849);Leone Carpi, Il Risorgimento italiano. Biografie storico politiche d’illustri italiani, Vallardi editore, Milano 1884-1888, p. 52. dopo la fine definitiva della guerra, sancita con la battaglia di Novara del 1849, Cairoli abbandonò le idee neoguelfe e si radicalizzò, abbracciando la causa repubblicana propugnata da Giuseppe Mazzini.
In questo periodo Cairoli entrò in contatto con i circoli mazziniani di Milano e di Mantova, a loro volta in diretta relazione con il Comitato Nazionale Italiano guidato dall'estero da Mazzini stesso. Al repubblicanesimo mazziniano Benedetto Cairoli rimase fedele anche dopo l'insuccesso dei moti popolari milanesi del 6 febbraio 1853, ai quali lui stesso aveva contribuito fattivamenteMichele Rosi, op. cit., p. 44., sebbene ben presto se ne allontanò, disilluso dalla strategia di corte vedute propugnata da Mazzini che secondo lui sprecava energie e risorse umane e materiali in brevi colpi di mano che in operazioni su vasta scalaIvi, p. 56.
Nel 1853 fu costretto a rifugiarsi nuovamente a Gropello, per sfuggire all'arresto voluto dall'autorità militare austriaca, mentre la sua casa pavese veniva perquisita. Iniziò così un periodo di emigrazione politica molto difficile, perché per ragioni politiche interne e internazionali, il governo liberale di Torino esercitava una stretta sorveglianza sugli esuli politici italiani. Lo stesso anno, in via cautelativa, Cairoli fu espulso dal Piemonte e riparò a Zurigo, da dove tornò a Gropello nello stesso anno senza subire più nessuna molestia. Da allora, villa Cairoli a Gropello divenne un centro di attività politica, mentre Benedetto, che nel frattempo curava gli interessi locali della famiglia e ricoprì anche la carica di consigliere comunale, si avvicinò sempre più alla politica nazionale italiana del capo del governo piemontese Camillo Benso, conte di Cavour, considerandolo tuttavia un appoggio per la causa unitaria e non un'abdicazione ai suoi princìpiIvi, p. 64..
Allo scoppio della Seconda Guerra d'Indipendenza nel 1859 Cairoli ebbe un comando nel 2° Reggimendo dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, dove si era arruolato anche il fratello Ernesto, che cadde a Biumo, nel corso della battaglia di Varese. Nel 1860 con il fratello Enrico fu ancora con Garibaldi alla prima spedizione dei Mille, nel corso della quale fu ferito due volte: la prima, in modo lieve, a Calatafimi e la seconda, gravemente, a Palermo nel 1860Nel 1860 a Palermo, durante l'incendio dell'Ospedale di Sant'Anna, il medico Francesco Ingianni (morto a Genova il 7 gennaio 1902) salvò sulle proprie spalle Benedetto Cairoli e altri feriti (Versione letta in. Almanacco storico della Illustrazione italiana contiene il calendario del 1903 e la cronistoria dell'anno 1902 narrata giorno per giorno, Milano, Treves, anno 8, 1903, p.132). Nelle Lettere garibaldine di Ippolito Nievo, a cura di Andreina Ciceri (1961), p.197 (leggi anche nota 2), è citato semplicemente come Don Ciccio. Qui viene detto: «Durante la spedizione di Sicilia comandava la VII Compagnia, tutta di pavesi. All'attacco al Ponte dell'Ammiraglio fu ferito alla tibia destra, raccolto dallo studente in medicina Albanese, quindi ricoverato all'ospedale di Sant'Anna (chiesa adibita ad ospedale) e, dopo il crollo di questa, presso il medico pratico Francesco Ingianni».. Nel 1866, col grado di colonnello, partecipò alla campagna di Garibaldi nel Trentino. Nel 1867 (mentre i fratelli Enrico e Giovanni conducevano lo scontro di villa Glori) combatté a Mentana. Nel 1870 partecipò ai negoziati informali con Bismarck, negoziati nel corso dei quali pare che il Cancelliere tedesco avesse promesso di appoggiare l'annessione di Roma da parte dell'Italia, a patto che il Partito Democratico si fosse adoperato per impedire un'alleanza fra il re Vittorio Emanuele II e Napoleone III.
Fece parte della Commissione istituita nel dicembre 1861, per redigere il primo elenco dei Mille che sbarcarono a Marsala l'11 maggio 1860. La Commissione era composta dai generali: Vincenzo Giordano Orsini, Francesco Stocco, Giovanni Acerbi, i colonnelli; Giuseppe Dezza, Guglielmo Cenni e Benedetto Cairoli, Giorgio Manin, i maggiori; Luigi Miceli e Antonio Della Palù, i maggiori; Giulio Emanuele De Cretsckmann, Francesco Raffaele Curzio e Davide Cesare Uziel, i capitani; Salvatore Calvino e Achille Argentino. La Commissione rilasciò delle autorizzazioni a fregiarsi della medaglia decretata dal Consiglio civico di Palermo il 21 giugno 1860 per gli sbarcati a Marsala. Un altro Giurì d'onore riesaminò i titoli dei componenti la spedizione e il Ministero della Guerra pubblicò un nuovo Elenco dei Mille di Marsala, nel bollettino n.21, nell'anno 1864, in base al quale furono concesse le pensioni. Sulla base del secondo elenco fu redatto in modo definitivo il documento della Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia del 12 novembre 1878.
Il prestigio della famiglia Cairoli Il prestigio di Cairoli derivava molto dalla sua famiglia, formata da ferventi patrioti disposti ad immolarsi per la causa nazionale: oltre al padre, morto esule dopo aver partecipato ai moti rivoluzionari del 1848 in Lombardia, anche i quattro fratelli minori caddero tutti nel corso delle guerre risorgimentali.
Infatti Ernesto, secondogenito maschio della famiglia, morì nel 1859 nella battaglia di Varese mentre militava nei Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi; Luigi contrasse il tifo a Cosenza durante la Spedizione dei Mille, morendo a Napoli nel 1860; Enrico cadde nello Scontro di villa Glori il 23 ottobre del 1867, alla vigilia della battaglia di Mentana; l'ultimo sopravvissuto, Giovanni, che partecipò con il fratello Enrico allo scontro di Villa Glori, venendo gravemente ferito al fianco e alla testa, dopo una breve carriera politica nell'amministrazione locale di Pavia, morì nel 1869 a causa delle conseguenze delle ferite riportare a Villa Glori.
Oltre ai fratelli, la famiglia era composta anche da tre sorelle: Rachele (1826-1856), sposatasi nel 1852 con Ugo Brunati e morta di parto nel 1856; Emilia (1827-1854), afflitta da disturbi mentali e morta adolescente; infine Carolina, nata nel 1843 e vissuta appena sei mesiAzzurra Tafuro, Adelaide Bono Cairoli, Firenze University Press, Firenze 2011, p. 26, nota 25. Tutti i membri della famiglia Cairoli sono sepolti nella cappella di famiglia, sita nel cimitero di Gropello.
Esemplare è stato sempre considerato il comportamento di Adelaide Cairoli: moglie e madre devota, donna idealista e fervente patriota, punto di riferimento della famiglia dopo la scomparsa del marito Carlo, rifiutò sempre di accettare ricompense od onorificenze di qualsiasi tipo, oltre a mostrare grandissima dignità di fronte la morte violenta dei quattro figli, mettendo i Cairoli in una luce ancora migliore di fronte agli Italiani. Alla sua morte, il cordoglio fu unanime e sincero. Di lei Garibaldi disse:
«L'amore di una madre per i figli non può nemmeno essere compreso dagli uomini ... Con donne simili una nazione non può morire»
Primo governo Cairoli
Quando nel 1876 la Sinistra andò al potere, Cairoli, deputato sin dalla prima legislatura, quindi da 16 anni, divenne capogruppo parlamentare della maggioranza e, dopo la caduta dei governi Depretis e Crispi, il 24 marzo 1878 formò il suo primo Gabinetto.
Sin dagli anni precedenti, la sua politica estera fu filo-francese ed irredentista, in linea con i sentimenti tradizionali della Sinistra italiana ed ebbe suggello simbolico con le sue nozze (nel 1873) con la contessa Elena Sizzo Noris (1845-1920), patriota trentina, fervente irredentista.
Tale atteggiamento, tuttavia, non teneva conto del grave indebolimento della Francia, dopo la sconfitta subita alla guerra franco-prussiana, né delle latenti tensioni fra Roma e Parigi in merito alla colonizzazione della Tunisia. Contemporaneamente, l'appoggio alle manifestazioni irredentiste offerto da Cairoli contribuiva a mantenere tesi i rapporti con Vienna e l'alleato Bismarck. Perciò la politica estera di Cairoli aveva praticamente posto la posizione internazionale dell'Italia in un vicolo cieco.
Gli effetti di tale isolamento furono palesi a tutti in occasione del Congresso di Berlino (12 giugno-13 luglio 1878): l'Austria-Ungheria si assicurò l'occupazione della Bosnia e dell'Erzegovina, la Gran Bretagna l'isola di Cipro, la Francia garanzie sulla Tunisia, mentre l'Italia (rappresentata dal ministro degli esteri Corti) non ottenne assolutamente nulla, in particolare in merito al Trentino.