Il diario geniale della Signorina Shibata () è un romanzo della scrittrice giapponese Emi Yagi.
Trama Shibata è un’impiegata trentaquattrenne che lavora in un ufficio a Tōkyō. Essendo l’unica donna del suo reparto, le viene abitualmente affidato lo svolgimento di mansioni secondarie, come preparare il caffè per i colleghi e pulire le tazzine dopo le riunioni. Esasperata da questa situazione, un giorno dichiara di essere nauseata dall'odore del caffè e di non poter più svolgere tali compiti perché è incinta. La gravidanza è tuttavia frutto di una menzogna.
Dopo aver annunciato la gravidanza, Shibata scopre di avere molto tempo libero e inizia progressivamente a immedesimarsi nel ruolo di donna incinta (utilizza per esempio un’applicazione per monitorare lo sviluppo della gravidanza e si iscrive a un corso di aerobica prenatale, dove conosce altre donne in attesa). Attraverso queste esperienze, Shibata entra in contatto con la quotidianità della maternità e con le difficoltà affrontate dalle donne durante la gravidanza e dopo la nascita dei figli.
Pubblicazione Il romanzo è stato originariamente pubblicato in giapponese nel 2020 con il titolo Kūshin techō vincendo la 36° edizione del premio Osamu Dazai. La prima edizione italiana risale invece al 2022 per Mondadori, con il titolo "Il diario geniale della Signorina Shibata" tradotto dalla professoressa Anna Specchio (docente all'Università degli Studi di Torino).
Temi e analisi Scrivendo su The Atlantic, Rowan Hisayo Buchanan ha sostenuto che il romanzo "non è una storia di uomini contro donne, bensì di come un insieme pervasivo di regole, pregiudizi e aspettative possa intrappolare gli individui".
Ricezione
Accoglienza e critica Olive Fellows dellHarvard Review ha dato al libro una recensione generalmente positiva, affermando che "si basa pesantemente su una trama che è stata riciclata all'infinito nelle sitcom e nei film di Lifetime, ma ciò che rende fresca l'espediente della finta gravidanza è la mancanza di drammi eccessivi... un romanzo dolcemente surreale sulla ricerca del rispetto e della connessione umana in un mondo sempre più isolato", notando anche che "Yagi non permette mai a Diary of a Void di scivolare in territori deprimenti". Lauren Oyler del New York Times ha descritto il libro come "a tratti pesante", ma ha affermato che "Yagi ha un tocco leggero per le infinite ironie rese possibili dalla sua premessa".
Note
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