Il disturbo dell'identità dell'integrità corporea (in inglese Body Integrity Identity Disorder, da cui l'acronimo BIID), classificato nell'ICD-11 come disforia dell'integrità corporea (Body integrity dysphoria) e in passato noto anche come apotemnofilia o xenomelia, è una rara condizione psicologica caratterizzata dal desiderio intenso, persistente e pervasivo di acquisire una disabilità fisica (come l'amputazione di un arto sano, la paraplegia, la cecità o la sordità) o da un profondo senso di estraneità verso una specifica parte del proprio corpo.

Chi ne è affetto percepisce una discrepanza strutturale tra la propria mappa corporea mentale e il corpo fisico effettivo, avvertendo la presenza dell'arto o della funzione motoria/sensoriale come "in più" o estranea all'identità personale.

Descrizione e sintomatologia Le persone con BIID manifestano in genere sin dall'infanzia o dalla prima adolescenza un disagio profondo legato alla configurazione anatomica del proprio corpo. Tra le manifestazioni cliniche principali si riscontrano:

Desiderio di amputazione o disabilità: la forma più frequente riguarda la volontà di amputare un arto sano (più comunemente la gamba sinistra al di sopra o al di sotto del ginocchio). Altre varianti includono la ricerca di paraplegia, cecità o sordità. Comportamenti di simulazione: i soggetti utilizzano spesso in ambito privato o pubblico sedie a rotelle, stampelle, bendaggi o protesi per simulare la disabilità desiderata, ottenendo un sollievo temporaneo dallo stato disforico. Isolamento e vergogna: a causa dello stigma sociale e della paura di essere giudicati, i pazienti tendono a nascondere le proprie pulsioni per molti anni, cercando aiuto specialistico solo in età adulta. Comportamenti autolesionistici a rischio: in assenza di opzioni terapeutiche o chirurgiche legali, alcuni individui tentano di provocarsi lesioni gravi all'arto rifiutato (ad esempio mediante congelamento con ghiaccio secco o l'uso di lacci emostatici) per costringere i medici a eseguire un'amputazione chirurgica d'emergenza.

Eziologia Le cause esatte della disforia dell'integrità corporea sono oggetto di ricerca. La comunità scientifica concorda su un modello interpretativo multifattoriale con una determinante componente neurobiologica.

Ipotesi neurobiologica Studi condotti tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI) ed elettroencefalografia evidenziano una disfunzione nella rappresentazione somatotopica del corpo all'interno del sistema nervoso centrale. In particolare, si riscontra una ridotta attività o un'alterazione strutturale nel lobulo parietale superiore destro e nel lobulo paracentrale, aree preposte all'integrazione dei segnali somatosensoriali e alla definizione dello schema corporeo. Tale anomalia impedirebbe al cervello di integrare correttamente l'arto nella rappresentazione cosciente del sé. Tale quadro ha alcuni aspetti in comune con i seguenti disturbi neurologici e neuropsicologici: disturbo dell'immagine corporea, autotopoagnosia e asomatognosia.

Contestualizzazione psicodinamica In passato la patologia veniva talvolta assimilata alle parafilie (da cui la storica denominazione di apotemnofilia, intesa come eccitazione sessuale associata all'amputazione). Sebbene in una minoranza di individui possa coesistere una componente feticistica, gli psicologi contemporanei inquadrano la condizione primariamente come un disturbo dell'identità corporea. L'osservazione da bambini di persone affette da disabilità fisiche è stata segnalata come possibile fattore scatenante o favorente nei soggetti predisposti.

Diagnosi Nella revisione dell'ICD-11 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la patologia è stata riconosciuta ufficialmente con la denominazione di disforia dell'integrità corporea, all'interno della categoria dei "Disturbi da distress corporeo o da esperienza corporea".

I criteri diagnostici essenziali comprendono: Un desiderio intenso e persistente di acquisire una disabilità fisica significativa. Disagio profondo o compromissione rilevante nel funzionamento sociale, lavorativo o personale. Esordio dei sintomi risalente alla prima adolescenza o all'infanzia. L'assenza di spiegazioni migliori riconducibili ad altri disturbi mentali (come la schizofrenia o il disturbo di dismorfismo corporeo), a patologie neurologiche o a simulazione di malattia per vantaggi secondari (ad esempio la sindrome di Münchhausen).

La patologia non è attualmente inclusa come entità autonoma nel manuale DSM-5 dell'American Psychiatric Association.

Aspetti etici e trattamento Al momento non esistono trattamenti psicoterapeutici o farmacologici di comprovata efficacia in grado di eliminare in modo permanente il desiderio di disabilità. La psicoterapia cognitivo-comportamentale e l'uso di farmaci antidepressivi vengono talvolta impiegati per la gestione dei sintomi secondari, quali ansia e depressione.

La richiesta da parte dei pazienti di sottoporsi ad amputazioni chirurgiche su tessuti sani solleva complessi problemi etici e deontologici: I principi di beneficenza e non maleficenza della bioetica e del codice deontologico medico ostacolano la rimozione chirurgica di organi o arti sani. Di contro, diversi studi clinici osservazionali evidenziano che i soggetti che sono riusciti a ottenere l'amputazione (tramite interventi all'estero o a seguito di lesioni) riportano un netto e duraturo miglioramento della qualità di vita e la remissione della disforia, senza manifestare pentimento.

Note

Bibliografia

Voci correlate Apotemnofilia Acrotomofilia Schema corporeo Disturbo di dismorfismo corporeo

Collegamenti esterni

Categoria:Disturbi psichici