Il brigantaggio nel Crotonese tra il 1860 e il 1861 fu caratterizzato da una successione di episodi di brigantaggio, reazione politica e conflitto armato verificatisi nel Crotonese durante la transizione dal Regno delle Due Sicilie al Regno d'Italia, con particolare intensità a Cotrone e in diversi centri del territorio circostante. Il fenomeno assunse una chiara connotazione politica già negli ultimi mesi del 1860, dopo le tensioni che avevano accompagnato il passaggio di potere e la fase plebiscitaria: il 1º dicembre il brigantaggio nel distretto di Cotrone risultava qualificato come dotato di un «carattere reazionario e politico», Archivio di Stato di Napoli, Ministero della Polizia Generale, Gabinetto, fasc. 1593.374.
La fase più intensa si sviluppò nell'estate 1861, quando a Cotrone si verificò un episodio che coinvolse circa 4.000 falciatori, associato a minacce di saccheggi e uccisioni e a richiami a Francesco II, mentre in diversi centri del Crotonese operarono gruppi armati con simboli e parole d'ordine legittimiste e si verificarono scontri con reparti del Regio Esercito, fra i quali il «fatto di Cotrone» del 26 agosto, Archivio di Stato di Napoli, Ministero della Polizia Generale, fasc. 1677.122.2.21. Il 2 luglio è la data del rapporto redatto a Napoli e non è indicata separatamente come data dell'episodio; il termine «sollevazione» appartiene al regesto archivistico., Archivio di Stato di Napoli, Ministero della Polizia Generale, fasc. 1677.122.2.22. Gli episodi attestati risultano tuttavia distinti e non è possibile ricostruirli come un'unica insurrezione organizzata, né stabilire in quale misura, nei singoli casi, si sovrapponessero brigantaggio comune, legittimismo borbonico e conflitto sociale.
Contesto La crisi politica del 1860 interessò Cotrone già durante l'avanzata garibaldina in Calabria: nell'agosto di quell'anno, mentre in città veniva proclamato il governo dittatoriale, il castello era ancora presidiato da una compagnia di veterani borbonici e da artiglieri. Il maggiore Luigi Tagliaferri, comandante della guarnigione, accettò di cedere la fortezza alla Guardia nazionale, ma la proposta provocò l'ammutinamento del presidio e una violenta reazione di alcuni sottufficiali; dopo il ritiro delle truppe borboniche da Monteleone e il disarmo delle brigate di gendarmeria presenti nel distretto, le guardie nazionali furono infine introdotte nel castello e ne assunsero il controllo.
Nei mesi successivi le tensioni proseguirono durante il plebiscito del 21 ottobre 1860, quando a Cotrone si verificarono incidenti e scontri che la Guardia nazionale riuscì a mantenere sotto controllo, nota 68, con rinvio ad Angelo Vaccaro, Kroton, vol. II, Editrice MIT, Cosenza, 1966; nello stesso contesto alcuni insegnanti del seminario cittadino, appartenenti anche al capitolo della cattedrale, furono indagati perché ritenuti filoborbonici per non aver partecipato alla consultazione, fra essi l'arcidiacono Fedele Carvelli, che si rifiutò inoltre di cantare il Te Deum nella congrega laicale dell'Immacolata Concezione per non recitare l'orazione per il nuovo sovrano. Il 1º dicembre il brigantaggio del distretto risultava ormai esplicitamente qualificato in termini reazionari e politici; il 20 marzo 1861 erano inoltre segnalate a Cotrone diverse bande di malfattori armati, senza che per tutte sia possibile riconoscere un'esplicita motivazione politica, Archivio di Stato di Napoli, Ministero della Polizia Generale, fasc. 1677.122.2.3.
Il fenomeno non rimase circoscritto alla città di Cotrone, ma coinvolse diversi centri del Crotonese. Cotrone e Cotronei furono entrambi interessati ripetutamente dalle incursioni dei briganti; nel circondario furono inoltre adottate misure contro il brigantaggio reazionario, mentre si susseguirono spostamenti di bande e conflitti con la Guardia nazionale, Archivio di Stato di Catanzaro, Governatorato - Brigantaggio, fascc. 3.83, 3.97, 3.102, 3.104 e 4.108.
Nel più ampio quadro del Mezzogiorno continentale, la crisi dell'unificazione si innestò su contrapposizioni politiche e sociali già presenti, intrecciando il conflitto fra unitari e legittimisti borbonici con rivalità locali, lotte fra fazioni e tensioni nelle campagne. Con il progressivo passaggio dalla guerra regolare alla guerriglia, finalità politiche, pratiche criminali e interessi privati poterono sovrapporsi nelle stesse formazioni armate, mentre la partecipazione delle Guardie nazionali e dei volontari locali conferì al conflitto anche una dimensione civile interna alle comunità meridionali. Nel caso della Calabria Ulteriore Seconda, la storiografia ha distinto la componente delinquenziale o di devianza sociale da quella filoborbonica, rilevando al tempo stesso la prevalente estrazione contadina di molte bande e il tentativo dei gruppi legittimisti di utilizzarle per finalità politiche; il fenomeno del manutengolismo coinvolse inoltre sia ceti popolari sia gruppi agiati, senza che brigantaggio, legittimismo e conflitto sociale coincidessero necessariamente.
Gli eventi del 1861
L'escalation di luglio Con l'inizio dell'estate la situazione divenne più tesa in diversi centri del Crotonese: ai primi di luglio a Cotrone si era verificata una mobilitazione di circa 4.000 falciatori, associata a minacce di saccheggi e uccisioni e a richiami espliciti a Francesco II; nello stesso periodo Cotronei fu interessata dall'irruzione di una banda comandata da Felice Berardi, episodio distinto da quello relativo a Cotrone.
Già nelle ricostruzioni contemporanee il conflitto nel distretto fu interpretato anche come una contrapposizione fra poveri e ricchi e come una forma di «guerra sociale»; tale interpretazione riguarda tuttavia il fenomeno nel territorio nel suo complesso e non permette di attribuire automaticamente una natura agraria all'episodio dei falciatori.
Nella prima metà di luglio a Cotrone circa 160 uomini avanzarono con bandiera bianca e tamburo al grido «viva Francesco II, morte ai Piemontesi», entrando in conflitto con un reparto di fanteria. Il 15 luglio altri scontri interessarono Belvedere e Spinello, dove gruppi di briganti si erano asserragliati nei centri abitati, Archivio di Stato di Napoli, Ministero della Polizia Generale, fasc. 1677.122.6.3.
La repressione fu affidata anche a colonne mobili del Regio Esercito: fra il 24 giugno e il 23 luglio il 32º battaglione bersaglieri e una compagnia del 29º Reggimento fanteria "Pisa", comandata dal capitano Morra, operarono nel territorio compreso fra Catanzaro e San Giovanni in Fiore, sostenendo numerosi combattimenti, tra i principali quelli di Cotronei e Spinello; parallelamente furono tentate anche misure meno coercitive e il 22 luglio il generale Della Chiesa offrì l'amnistia ai briganti che si fossero presentati spontaneamente alle autorità, Archivio di Stato di Napoli, Ministero della Polizia Generale, fasc. 1677.122.6.4. Nei giorni successivi si verificarono rese e arresti di gruppi provenienti da Cerva e Zagarise, Archivio di Stato di Catanzaro, Governatorato - Brigantaggio, fascc. 3.76-3.78 e 4.144 e il 24 luglio i briganti risultavano ormai sconfitti in diversi punti del territorio di Cotrone.
Le operazioni di agosto La pressione militare non pose tuttavia immediatamente fine alle incursioni nel Crotonese. Il 1º agosto circa 160 briganti occuparono nuovamente Cotronei sotto il comando di un uomo indicato dalla stampa come Cav. Verardi, prima di essere respinti dalla Guardia mobile con gravi perdite. Nei processi politici dell'Archivio di Stato di Catanzaro compare nello stesso anno «Felice Verardi, alias Felicione, di Cotronei», senza che sia possibile stabilire con certezza la sua identità con il comandante ricordato dalla stampa o con Felice Berardi; cfr. , Archivio di Stato di Catanzaro, Processi politici e brigantaggio, fasc. 26.183..
Nella seconda metà del mese le operazioni tornarono a interessare direttamente Cotrone. Il 21 agosto il luogotenente Carlo Masazza si distinse in un'azione presso una località indicata come Riviotti e cinque giorni più tardi nuovamente a Cotrone; nello stesso contesto operarono il capitano Filippo Cortori, il sergente Luigi Frevier, il sottotenente Augusto Moraglia, il caporale furiere Luigi Del Rosso e il soldato Camillo Renzone, rimasto ferito. L'azione del 26 agosto, indicata come «fatto di Cotrone», non è ricostruibile nei dettagli: non sono noti il luogo esatto, la consistenza delle forze avversarie, la durata o il numero complessivo delle perdite.
Il 28 agosto si verificò un «moto reazionario a Cotrone», mentre Cotronei fu interessata da fatti distinti l'11 agosto. Non è possibile stabilire se il moto del 28 agosto costituisse un episodio autonomo, una prosecuzione dello scontro del 26 o una diversa datazione dello stesso avvenimento.
Gli avvenimenti ebbero risonanza anche fuori dalla Calabria: nel settembre 1861 i fatti di Cotrone furono richiamati insieme agli episodi della Sila, di Pizzo, Spinello, Siderno e Gerace nel quadro della reazione calabrese.
Settembre e il passaggio di Borjes Nel settembre 1861 la spedizione di Borjes, guidata dal generale carlista José Borjes nel tentativo di favorire una restaurazione borbonica, attraversò le zone montuose della Calabria prima di dirigersi verso la Basilicata. Il 25 e il 26 settembre il percorso interessò probabilmente alcune zone dell'attuale territorio crotonese, sebbene l'identificazione di diversi toponimi rimanga incerta.
Il 25 settembre il gruppo sostò sulla montagna indicata come Espinarvo, presso una pianura denominata localmente Carillone, toponimo che è stato proposto come possibile riferimento al Gariglione, nell'area della Sila Piccola; dopo che un contadino di Taverna incaricato di procurare viveri ebbe attirato sulle sue tracce una colonna piemontese, la spedizione fu costretta a riprendere la marcia e raggiunse in serata una cascina sulla montagna di Pellatrea. Il giorno seguente attraversò Ponte della Valle e raggiunse il Colle Deserto, dal quale scoprì una valle indicata nell'itinerario come Rovaio; dopo averla attraversata, la presenza di un distaccamento piemontese di circa 200 uomini costrinse il gruppo a una contromarcia di circa quattro ore e, giunto in vista della piazza di Nieto, Borjes apprese della presenza di cinquanta uomini armati della Guardia nazionale.
Nella nota relativa al 26 settembre la montagna lasciata quella mattina è invece denominata Pelletrea e descritta come un'area fertile e coltivata, dove alcuni proprietari di Cotrone conducevano gli armenti al pascolo; il gruppo consumò inoltre un montone presso una cascina appartenente, secondo il diario, al capitano della Guardia nazionale cittadina, indicato come don Chirico Villangiere. Nella stessa nota la valle già indicata nell'itinerario come Rovaio compare nella forma Rovale, mentre la piazza di Nieto è descritta come valle di Nieto; l'identificazione di quest'ultima con un'area del bacino del Neto, forse nel vasto fondovalle sottostante Cotronei, è stata proposta soltanto in via ipotetica e non consente di ricostruire con precisione il tracciato seguito. Non risulta tuttavia che la spedizione sia entrata nella città di Cotrone né che abbia avuto un collegamento diretto con le bande protagoniste degli scontri dei mesi precedenti.
Note
Bibliografia
Voci correlate Brigantaggio postunitario italiano Guerriglia e brigantaggio postunitario nelle province meridionali Distretto di Cotrone Circondario di Cotrone Storia di Crotone
Categoria:Brigantaggio postunitario Categoria:Storia della provincia di Crotone