Larmistizio di Villafranca, concluso da Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria l'11 luglio 1859, pose le premesse per la fine della seconda guerra d'indipendenza.

Fu la conseguenza di una decisione unilaterale della Francia che, in guerra a fianco del Regno di Sardegna contro l'Austria, temeva che il conflitto si allargasse all'Europa centrale.

L'armistizio di Villafranca causò le dimissioni del presidente del Consiglio piemontese Cavour, che lo ritenne una violazione del trattato di alleanza sardo-francese. Quest'ultimo prevedeva infatti la cessione al Piemonte dell'intero Lombardo-Veneto, diversamente dai termini dell'armistizio, che disposero la cessione della sola Lombardia (nella sua estensione attuale eccettuata Mantova).

L'armistizio di Villafranca, a cui anche il re di Sardegna Vittorio Emanuele II pose la firma il 12 luglio, fu ratificato dalla Pace di Zurigo del novembre 1859.

Dall'alleanza sardo-francese a Villafranca A partire dalla firma del trattato di alleanza difensiva fra Francia e Regno di Sardegna, il 26 gennaio 1859, il primo ministro piemontese Cavour iniziò i preparativi per la liberazione del nord Italia e l'inevitabile guerra all'Austria. Di fronte ai preparativi militari, le rimostranze austriache non tardarono ad arrivare ed il 24 aprile 1859 Cavour, dopo aver respinto l'ultimatum di Vienna che intimava al Regno di Sardegna di smobilitare l'esercito, ricevette la dichiarazione di guerra dall'Austria.

La Francia di Napoleone III onorò l'alleanza con il Regno di Sardegna, dando inizio alla seconda guerra d'indipendenza italiana. Durante il conflitto l'esercito sardo-francese ottenne due importanti vittorie: quella di Magenta (4 giugno 1859) e quella, sanguinosissima, di Solferino e San Martino (24 giugno 1859). L'armata austriaca sconfitta si ritirò ad est del fiume Mincio mentre a Parigi, contrariamente alle speranze di Cavour, Napoleone III iniziò a valutare la possibilità di un armistizio con Vienna. Importanti eventi di politica interna e internazionale stavano, infatti, pericolosamente maturando per la Francia.

La situazione in Europa

Quasi isolato nel suo Paese per la decisione di allearsi al Regno di Sardegna e provocare una guerra in Italia, Napoleone III si trovò nel giugno del 1859 ad affrontare le conseguenze internazionali della sua decisione.

Dopo la battaglia di Magenta, il principe prussiano reggente Guglielmo si avvicinò alle posizioni del partito ostile alla Francia, che definiva la Prussia parte in causa in un conflitto in cui era coinvolta l'Austria, membro e guida della Confederazione germanicaRomeo, Vita di Cavour, Bari, 2004, p. 426..

Con l'avvicinarsi dell'esercito sardo-francese al Mincio, la Prussia decise quindi, l'11 giugno 1859, la mobilitazione di sei corpi d'armata per la formazione di un esercito da schierare lungo il Reno, al confine con la Francia.

Successivamente, però, il 24, la Prussia ufficializzò la proposta di una mediazione a Gran Bretagna e Russia per esaminare con le due grandi potenze i mezzi con i quali ristabilire la pace in Europa. Quest'ultima iniziativa fu un tentativo del ministro degli Esteri prussiano Alexander von Schleinitz (1807-1885) di rimandare la decisione di una crisi con la FranciaTaylor, L'Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 177..

In Gran Bretagna la proposta prussiana di mediazione non fu accolta con particolare interesse: il nuovo primo ministro liberale Palmerston, benché più vicino alle posizioni francesi rispetto al predecessore Derby era ostacolato dai seguaci dei conservatori presenti nel governo e dalla Regina Vittoria, per cui il nuovo esecutivo poco si differenziò dal vecchioTaylor, L'Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, pp. 177-178..

La proposta trovò invece diversa accoglienza a San Pietroburgo, dove l'ambasciatore Bismarck, il futuro Cancelliere, riferì a Berlino della favorevole disposizione russa a una mediazione comune. Nello stesso tempo lo zar Alessandro II decise che non avrebbe potuto spingersi oltre a favore della Francia. La Russia infatti non era in grado di proteggerla seriamente dalla Prussia, poiché già impegnata nel gravoso problema della servitù della glebaRomeo, Vita di Cavour, Bari, 2004, p. 427..

La situazione in Francia Di fronte alla mobilitazione prussiana, all'indifferenza britannica e al debole contegno russo, Napoleone III si trovava ad affrontare anche una crisi interna.

Fermamente contrari alla guerra si erano dimostrati in Francia il ministro degli Esteri Alessandro Walewski, gli ambienti moderati, quelli cattolici e quelli conservatori, l'imperatrice Eugenia e lo stesso ministro della Guerra RandonRomeo, Vita di Cavour, Bari, 2004, pp. 427-428..

Walewski comunicò a Napoleone III l'avvertimento giuntogli indirettamente da San Pietroburgo, che se l'esercito sardo-francese avesse violato il territorio della Confederazione germanica (nel Trentino ad esempio), anche solo con i volontari di Garibaldi, la Prussia sarebbe entrata in guerra con gli altri stati tedeschi contro la Francia. La situazione minacciava dunque di sfuggire al controllo di Napoleone III.

Costui dovette, però, anche diffidare dell'ipotesi prussiana della mediazione di Prussia, Gran Bretagna e Russia, poiché la pace sarebbe apparsa come imposta dall'Europa alla Francia che al Congresso di Parigi del 1856 era, invece, apparsa l'arbitro del continenteRomeo, Vita di Cavour, Bari, 2004, p. 428..

Risoluto quindi a percorrere la strada della pace, Napoleone III, senza aspettare l'esito di uno svogliato tentativo inglese di comunicare all'Austria le intenzioni della Francia, il 6 luglio 1859 inviò il generale Émile Félix Fleury (1815-1884) al quartier generale dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe con la proposta di un armistizio.

La tregua (6-8 luglio 1859)

Partita al tramonto del 6 luglio 1859, da Valeggio, la carrozza con bandiera parlamentare del primo scudiero di Napoleone III, Fleury, incontrò gli avamposti nemici a due miglia da Verona. In questa città la carrozza francese giunse al quartier generale austriaco, scortata da un drappello di cavalleria asburgica, a notte fatta. Napoleone III domandava una tregua, la qual cosa meravigliò non poco il giovane monarca austriaco che, pur compiacendosene, chiese tempo per la risposta sino al giorno seguentePanzini, Il 1859, Milano, 1909, pp. 339-340..

La mattina di quello stesso 6 luglio, intanto, Napoleone III e il principe Napoleone avevano avuto un incontro con l'alleato Vittorio Emanuele II. Costui, informato della situazione in Europa che abbiamo visto, non si meravigliò della proposta di tregua francese; precisando però che se l'armistizio avesse anticipato la pace, questa doveva essere conforme agli impegni reciproci, e cioè al trattato di alleanza sardo-francese. Tale trattato prevedeva, se l'esito della guerra lo avesse permesso, l'impegno a costringere l'Austria a cedere tutto il Lombardo-Veneto al Regno di Sardegna.

Il 7, Francesco Giuseppe concesse la tregua d'armi e la mattina dell'8 luglio 1859 i commissari incaricati si riunirono a Villafranca, fra il quartier generale alleato (a Valeggio sul Mincio) e quello austriaco (a Verona). Furono incaricati: per la Francia il generale Jean Baptiste Philibert Vaillant, per il Regno di Sardegna il generale Enrico Morozzo Della Rocca e per l'Austria il generale Heinrich von Hess. Il convegno durò tre ore, durante le quali si trattò anche della carneficina della battaglia di Solferino. Al termine, si decise che la tregua d'armi sarebbe durata fino al 16 agostoPanzini, Il 1859, Milano, 1909, pp. 341-342..

Dalla tregua all'armistizio (8-11 luglio) In quello stesso 8 luglio 1859, Vittorio Emanuele II, temendo iniziative della Francia ai danni del Regno di Sardegna, si recò da Napoleone III affinché rivelasse le proposte che aveva in mente di avanzare all'Austria. L'imperatore francese rispose che aveva intenzione di riportare al più presto la pace in Europa ma anche che le condizioni di resa per l'Austria sarebbero state dure. Se Vienna non avesse accettato tali condizioni la guerra sarebbe ripresa. Nel frattempo, dichiarò di poter approntare 200.000 uomini per la riapertura delle ostilità, chiedendone altri 100.000 italiani. Vittorio Emanuele, pur non troppo contento per quella tregua, parve tranquillizzarsiPanzini, Il 1859, Milano, 1909, p. 343..

Nel tardo pomeriggio dell'8 luglio ci fu un ulteriore colloquio fra Napoleone III e Vittorio Emanuele. L'imperatore francese prospettò al re di Sardegna l'avvio delle trattative per la pace avanzando la possibilità di chiedere all'Austria la sola Lombardia. Vittorio Emanuele acconsentì, allontanandosi decisamente dalle aspettative del suo presidente del Consiglio CavourRomeo, Vita di Cavour, Bari, 2004, p. 429. il quale, ricevuto un telegramma piuttosto tranquillizzante del re, forse per vederci chiaro, partì per il teatro delle operazioni arrivando a Desenzano la mattina del 10 luglioPanzini, Il 1859, Milano, 1909, pp. 343-344.. Quello stesso giorno Cavour incontrò sia il Principe Napoleone che Napoleone III alle cui spiegazioni sulle condizioni d'armistizio, protestò vivamenteRomeo, Vita di Cavour, Bari, 2004, pp. 429-431., ma con Vittorio Emanuele il colloquio fu probabilmente ancora peggioreIn una corrispondenza al giornale inglese Daily News Carlo Arrivabene descrisse così Cavour dopo un primo colloquio con Vittorio Emanuele il 10 luglio 1859: «La esasperazione del Cavour faceva pietà […] e il suo portamento così semplice e naturale per ordinario, tradiva coi gesti violenti l'indignazione che gli toglieva ogni dominio di sé stesso […uscito all'aperto rimase] addossato alla muraglia di una meschina farmacia… Esclamazioni di sdegno prorompevano dalle sue labbra frementi, e lampi di collera passavano ad ogni tratto sul suo volto abbronzato dal sole. Spettacolo singolare e terribile». Cfr. Panzini, Il 1859, Milano, 1909, p. 363..

L'imperatore francese era però deciso a trattare la pace e, poiché Francesco Giuseppe non avrebbe mai accettato di negoziare direttamente con il re di Sardegna, lo stesso 10 luglio, espresse il desiderio di trattare personalmente e da solo con Francesco Giuseppe. In conformità di questo desiderio, nella notte si presero gli accordi necessari che determinarono, quali luogo e ora dell'incontro, Villafranca e le 9 di mattina dell'11 luglio.

L'incontro tra Napoleone III e Francesco Giuseppe

La mattina dell'11 luglio 1859, Napoleone III fu molto ossequioso nei confronti di Francesco Giuseppe. Giunto per primo all'appuntamento, si mosse per andare incontro all'imperatore austriaco, che fu raggiunto lungo il cammino. Entrambi a cavallo, percorsero la strada che rimaneva per raggiungere VillafrancaPanzini, Il 1859, Milano, 1909, pp. 345-346..

L'incontro avvenne a palazzo Gandini Morelli Bugna, oggi BottagisioSede del Museo del Risorgimento di Villafranca., dove Napoleone III sorprese Francesco Giuseppe, presentandogli come britanniche delle condizioni che in realtà aveva egli stesso suggerito agli inglesi, dando perfino l'impressione che anche la Prussia fosse d'accordo. Tali proposte erano: il Veneto sarebbe rimasto all'Austria, che avrebbe ceduto la Lombardia conservando però le fortezze di Peschiera e Mantova. Francesco Giuseppe, di fronte a questa iniziativa, deluso per il mancato appoggio iniziale di Londra e Berlino durante la guerra, credette a Napoleone III e si dimostrò favorevoleTaylor, L'Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 178..

L'imperatore d'Austria acconsentì inoltre, come monarca del Veneto, a far parte della confederazione italiana proposta da Napoleone III, ma rifiutò ogni ulteriore concessione. Secondo i diari del Principe d'Assia, i due sovrani stabilirono anche che Cavour avrebbe dovuto essere allontanato dal governo piemontese, ritenendolo entrambi avversario della pace che si stava per concludere.