Rai Radio (precedentemente Radio Rai) è il compartimento radiofonico della RAI — concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo italiano — ed è responsabile della produzione e distribuzione dei contenuti radiofonici su scala nazionale. Ha sede in via Asiago 10, a Roma.
Rai Radio deriva dalla fase di riorganizzazione del servizio radiofonico nazionale seguita alla liberazione di Roma durante la Seconda guerra mondiale, quando l’ente pubblico Radio audizioni italiane (Rai) assunse la gestione delle trasmissioni, consolidando il ruolo della radio pubblica nel paese.
Storia
Le origini della radiofonia italiana
In Italia, nonostante il contributo di Guglielmo Marconi, la radiofonia civile fu inizialmente limitata da una normativa restrittiva che riservava lo spettro radio al Regno d’Italia, con uso privato vietato senza autorizzazione.
Nel 1923 iniziarono a Roma le prime trasmissioni sperimentali della Radio Araldo, grazie all’ingegnere Luigi Ranieri e a una concessione provvisoria. Nel 1924, con il ministro Costanzo Ciano, fu riconosciuto il potenziale strategico della radio, portando all’accordo tra le società e alla nascita, nell’estate dello stesso anno, dell’Unione Radiofonica Italiana (URI), precursore della Rai.
URI (1923-1927)
A seguito del Regio Decreto n. 1067 dell'8 febbraio 1923, che riservava a una società concessionaria l’esclusiva delle radioaudizioni circolari, fu costituita il 27 agosto 1924 l’Unione Radiofonica Italiana (URI), con sede a Torino. L’URI, esito della fusione tra le società Radiofono e SIRAC, ottenne la concessione esclusiva per il servizio radiofonico nazionale, avviando il monopolio pubblico che sarebbe poi evoluto nella futura Rai.
Le trasmissioni radiofoniche italiane iniziarono ufficialmente il 6 ottobre 1924 con un annuncio della violinista Ines Viviani Donarelli dalla stazione radiofonica di Roma.: La concessione esclusiva all’URI fu formalizzata dal R.D. n.2191 del 14 ottobre 1924, segnando l’avvio della radiodiffusione pubblica in Italia.
Nel gennaio 1925 fu pubblicato il primo numero di "Radio Orario", settimanale destinato a promuovere la radio e informare sui palinsesti, antesignano del Radiocorriere TV. La rete radiofonica si ampliò con l’apertura delle stazioni di Milano, Napoli e Torino tra il 1925 e il 1929.
Nel 1926 iniziò la trasmissione pubblicitaria con la gestione della concessionaria SIPRA. Negli anni Trenta, il regime fascista incentivò l’uso della radio come strumento educativo e propagandistico, favorendo la diffusione del mezzo anche tra le classi popolari tramite apparecchi a basso costo come la Radio Balilla.
EIAR (1927-1945)
Con il Regio decreto legge 17 novembre 1927, n. 2207, l’URI fu trasformata in "Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche" (EIAR), ente pubblico economico con personalità giuridica. A dicembre fu stipulata una nuova convenzione venticinquennale, rendendo ufficiale il monopolio statale della radiodiffusione, con forte controllo governativo sulla gestione e i contenuti.
Durante gli anni Trenta, come stabilito dal decreto, l’EIAR avviò un’estesa espansione infrastrutturale: vennero costruite nuove stazioni (Trieste, Bari, Palermo), potenziate le sedi esistenti e inaugurato il "Centro Radio Imperiale" di Roma. Nel 1932 fu aperta la storica sede radiofonica di via Asiago 10 a Roma, con sette studi di produzione.
A partire dal 1933 fu realizzato un sistema "bicanale" nazionale grazie al collegamento via cavo tra le reti settentrionali e meridionali. Dal 1934 iniziarono anche trasmissioni verso l’estero e, dal 1938, verso le colonie africane.
Nel 1937 nacque un terzo canale sperimentale (Roma III), segnando l’avvio del sistema radiofonico multicanale.
Con l’ingresso in guerra (1940), l’EIAR centralizzò la programmazione a fini informativi e propagandistici. Nel 1942 furono reintrodotti due canali serali (“Programma A” e “Programma B”).
Dopo l’8 settembre 1943, con la frammentazione dell’Italia, la gestione dell’EIAR fu locale: alcune sedi (Palermo, Napoli, Bari) passarono sotto il controllo degli Alleati. Nel 1944, la sede di Roma fu chiusa. Nel 1945, con decreto del governo del Regno del Sud, l’EIAR fu ufficialmente soppressa e sostituita dalla RAI – Radio Audizioni Italiane, segnando la nascita del moderno servizio pubblico radiotelevisivo italiano in un contesto democratico e post-fascista.
La trasformazione in Rai Nel 1950 nacquero ufficialmente i tre programmi nazionali.
Il 3 gennaio 1954 ha inizio il servizio regolare di trasmissioni televisive.
Nel 1962 la presidenza del Consiglio dei Ministri affida alla Rai la realizzazione dei notiziari e servizi informativi per l'estero. Nel 2012 la Direzione Rai International, erede, viene soppressa; contestualmente cessano le trasmissioni in onde corte.
Il 7 gennaio 1969 inizia il radioprogramma Chiamate Roma 3131, tre ore di trasmissione quotidiana in diretta telefonica con gli ascoltatori.
Nel 1975 la riforma della Rai sancisce il pluralismo dell'emittenza radiotelevisiva mettendo fine al centralismo dell'azienda aprendo la strada a una profonda ristrutturazione: nascono le tre reti radiofoniche del servizio pubblico (Radiouno, Radiodue e Radiotre) e le rispettive testate giornalistiche (GR1, GR2 e GR3). Tali testate nel tempo sono state unificate in una sola, Giornale Radio Rai, che costituisce oggi uno dei costi principali della radiofonia, anche per la consistenza dell'organico giornalistico che le consente di essere la maggior realtà giornalistica radiofonica italiana.
Nel 1982 la Rai lancia Rai Stereo Uno, Rai Stereo Due e Rai StereoNotte; nel giro di una decina di anni all'incirca, tali canali saranno chiusi e riaccorpati con le tre reti principali, assorbimento voluto per limitare comunque a tre il numero di canali radiofonici trasmessi nell'etere dalla Rai. Unica vestigia di tale differenziazione era Radiouno in AM, che aveva qualche differenza rispetto alla versione classica trasmessa in FM.
Nel 1988 e nel 1994 la Rai ottiene il rinnovo della convenzione con lo Stato per l’esclusiva del servizio pubblico di diffusione radiofonica e televisiva sull'intero territorio nazionale italiano. Continuano le trasmissioni di Radiouno, Radiodue e Radiotre e nascono 22 programmi regionali e 3 locali, i programmi del Notturno Italiano, Isoradio e una serie di programmi diffusi all'estero o prodotti per l'estero. La filodiffusione continua le sue trasmissioni.
Sviluppo digitale Il 19 febbraio 1996 il Giornale Radio debutta anche sul web, in quanto prima testata giornalistica in rete con il server aziendale; seguiranno nel 1999 i siti Internet di Rai Radio e di ogni canale e testata e nel 2002 quelli di CCISS, Isoradio e della Filodiffusione. Tra il 2007 e il 2009 avviene un completo restyling di Rai Radio che inizia a curare ancora di più la presenza sul web tramite portali e siti dedicati ai programmi.
Nel 2011 parte l’applicazione su iPhone che permette di ascoltare in diretta e riascoltare in podcast tutta la programmazione di Rai Radio.
Il 23 luglio 2015 il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, annuncia tre nuove reti radiofoniche, Rai Radio 6 Teca, Radio 7 Live e Rai Radio 8 Opera e il cambio di nome di altre due reti: Rai Radio FD4 diventa Rai Radio 4 Light e Rai Radio FD5 cambia nome Rai Radio 5 Classica. Per l'occasione, vengono rese disponibili sul DAB+, sul satellite e sul sito web Rai.
Il 2016 segna l’inizio di una nuova e decisa spinta “digitale”, sia dal punto di vista editoriale sia da quello produttivo: debuttano infatti nuovi canali tematici, vengono ristrutturati e ammodernati gli studi radiofonici e le sale di via Asiago 10 e del centro di produzione di Saxa Rubra con nuove regie video, ledwall e apparati tecnologici all’avanguardia danno vita alle nuove dirette “radiotelevisive” tramite il web. Il 12 giugno 2017 viene inaugurato Rai Radio Kids, dedicato ai bambini dai 2 ai 10 anni, senza pubblicità e vengono rinominate Rai Radio 4 Light in Rai Radio Tutta Italiana, Rai Radio 5 Classica in Rai Radio Classica, Rai Radio 6 Teca in Rai Radio Techete' e Rai Radio 7 Live in Rai Radio Live. Il 19 dicembre nasce RaiPlay Radio, la nuova piattaforma internet per ascoltare tramite web e app dedicata i canali di Rai Radio.
Il 14 giugno 2018 nasce Rai Radio 1 Sport, spin-off di Rai Radio 1 con un palinsesto dedicato quasi interamente allo sport, mentre il 21 giugno successivo nasce Rai Radio 2 Indie, divenuta poi Rai Radio Indie, canale dedicato alla musica rock e alternative, pop italiana e agli eventi live in esclusiva. I canali radiofonici della radiotelevisione pubblica italiana diventano quindi 12. Il 1º gennaio 2020 Rai Radio Classica cambia nome in Rai Radio 3 Classica. Dal 28 settembre Rai Radio 2 debutta in versione visual, ovvero in diretta video per 18 ore al giorno su RaiPlay (l'esordio era inizialmente previsto per il 14 dello stesso mese).
L'11 settembre 2022 sono definitivamente stati spenti tutti i ripetitori in AM, pertanto da tale data non è più possibile ascoltare programmi delle radio Rai in quella banda. Da decenni, infatti, la diffusione in AM è stata progressivamente ridotta fino alla sua dismissione definitiva poiché la mancanza di emittenti private ha indotto negli ascoltatori l'uso quasi esclusivo della gamma FM.
Il 16 dicembre 2022 Rai Radio Indie diventa No Name Radio. Il 31 marzo 2023 Rai Radio Live diventa Rai Radio Live Napoli.
Canali Nazionali LogoNomeData di lancioDiffusioneLCNStreamingFMDAB+Via cavoiTunesDigitale TerrestreTivùsatSky ItaliaRaiPlayRaiPlay SoundRai TV+Rai Radio 16 ottobre 1924701601Rai Radio 221 marzo 1938202In versione Visual., 702 602 Rai Radio 31º ottobre 1950703 603Rai Gr Parlamento5 gennaio 1998704 (HbbTV) 605Rai Radio 3 Classica1º dicembre 1958Solo in alcune aree706 (HbbTV) 607Rai Radio Kids12 giugno 2017707 (HbbTV) 639Rai Radio Live Napoli24 ottobre 2015708 (HbbTV) 640Rai Radio Tutta Italiana1º dicembre 1958710 (HbbTV) 637Rai Radio Techete'7 settembre 2015709 (HbbTV) 638Rai Radio 1 Sport14 giugno 2018711 (HbbTV) 606No Name Radio16 dicembre 2022712 (HbbTV) 636Rai Isoradio23 dicembre 1989705 (HbbTV) 604
Regionali LogoNomeData di lancioDiffusioneLCNStreamingFMDAB+Via cavoiTunesDigitale TerrestreTivùsatSky ItaliaRaiPlayRaiPlay SoundRai TV+Rai Radio Südtirol7 febbraio 1966619(streaming dai relativi siti)Rai Radio Trst A5 febbraio 1944642Rai Radio 1 L'Ora della Venezia Giulia1931641
Studi e centri di produzione radiofonica Intorno al 1990, Rai Radio disponeva di studi radiofonici e auditorium anche presso le sedi regionali; complessivamente, inclusi anche gli studi minimi, si arrivò a circa 150 nuclei. Era inclusa anche la produzione radiofonica autonoma, molto rilevante per la presenza dei canali IV e V della filodiffusione che avevano una produzione indipendente dal resto dei canali. Con un processo lento e graduale, la capacità produttiva radiofonica è stata ridotta e oggi avviene principalmente a: Roma, Saxa Rubra, largo Willy De Luca, Palazzina G2 per Rai Radio 1, Rai GR Parlamento e Rai Isoradio; è allocato qui l'archivio musicale digitale; Roma, in via Asiago, 10 per Rai Radio 2, Rai Radio 3 e i canali digitali; sono qui allocati anche gli impianti centrali di trasmissione e l'archivio musicale analogico; Milano, in corso Sempione, 27; Napoli, in viale Guglielmo Marconi, 9; Torino, in via Giuseppe Verdi, 31; Trieste, in via Fabio Severo, 7, per Rai Radio Trst A e Rai Radio FVG; Bolzano, in Piazza Giuseppe Mazzini, 23, per Rai Radio Südtirol.
Tecnica di diffusione Le reti radio generaliste nazionali vengono diffuse su tutti i dispositivi e in tutti gli standard, ad eccezione di Rai Radio 1, irradiata fino al 2022 anche in AM; Rai Radio 3 Classica (ex quinto canale della filodiffusione o FD5) in FM raggiunge solo cinque città italiane (Ancona, Milano, Napoli, Roma, Torino), che costituivano la Quarta Rete Radiofonica Sperimentale;