Bodhidharma, in una stampa di Yoshitoshi (1887).NomeIn italiano:Bodhidharmasanscrito:बोधिधर्मcaratteri cinesi semplificati:菩提达摩caratteri cinesi tradizionali:菩提達摩cinese abbreviato:達摩 Dámópinyin:PútídámóWade-Giles:P'u-t'i-ta-mogiapponese:菩提達磨 Bodaidarumagiapponese abbreviato:達摩 Darumacoreano:보리달마 Boridalmacoreano abbreviato:달마 Dalmavietnamita:Bồ-đề-đạt-mathailandese:ตั๊กม๊อ Takmormalese:Dharumatibetano: बोधिधर्मोत्तर Bodhidharmottāra
Originario, secondo alcuni tardi resoconti della sua vita«Resoconti della vita di Bodhidharma si sono basati finora su materiali soprattutto agiografici come il Jingde chuangdeng lu (1004). Tuttavia la scoperta di nuovi documenti fra i manoscritti di Dunhuang trovati nell'Asia centrale all'inizio del XX secolo ha indotto gli studiosi cinesi e giapponesi a mettere in dubbio l'autenticità di questi resoconti» Bernard Faure in: Encyclopedia of Religion: Bodhidharma. New York, Mc Millan, 2005, pag.993-6., dell'Impero KusanaBroughton 1999, p. 54–55.Soothill 1995. e di nobile casata, o brahmano, ritenuto primo patriarca del Buddismo Chán (Zen in Giappone), da lui sarebbe nato anche, secondo alcune tarde leggende, lo stile di combattimento di Shàolínq
uán (少林拳).
La presenza storica Si dice che il suo vero nome fosse Jayavarman o Bodhidana.Anand Krishna (2005). Bodhidharma: Kata Awal adalah Kata Akhir (in Indonesian). Gramedia Pustaka Utama. ISBN 979-22-1771-1. Nonostante le diverse agiografie che si susseguirono nel corso dei secoli, sulla figura di Bodhidharma possediamo una sola testimonianza contemporanea della sua esistenza: negli "Annali dei Monasteri di Loyang" (洛陽伽藍記 Luòyáng qiélán jì, giapp. Rakuyō garan ki, T.D. 2092.51.999-1022) scritto nel 557 da Yáng Xuànzhī (楊衒之, ?-?), compare la presenza di Bodhidarma, indicato come "un persiano dagli occhi blu sui 150 anni di età" che praticava la recitazione del nome del Buddha (念佛, niànfó, giapp. nenbutsu) e che aveva espresso parole di elogio per alcuni templi cinesi da lui visitati. La fonte più importante sulla vita di Bodhidharma resta dunque lo Xùgāosēngzhuàn (續高僧傳, T.D. 2060.50.425a-707a) redatto da Dàoxuān (道宣, 596-667) nel 645, e rivisto da lui stesso prima della sua morte, nel 667. In questa opera Dàoxuān parla di un brahmano originario dell'India meridionale che arrivò in Cina per diffondervi le dottrine del Mahāyāna. Giunto per mare a Nanyue, durante la Dinastia Song meridionale (420-479), raggiunse da qui la capitale della Dinastia Wei settentrionale (384-534) Luoyang, dove cercò di raccogliere, ma senza successo, dei discepoli, incontrando persino maldicenze. Solo in due lo seguirono, Huìkě (慧可, 487-593) e Dàoyù (道育,?-?). A loro trasmise la dottrina del Laṅkāvatārasūtra (Il Sutra della discesa a Lanka, 楞伽經 pinyin Lèngqiéjīng, giapp. Ryōgakyō), che riteneva più adatta ai cinesi e la tecnica della meditazione del bìguān (壁觀, guardare il muroVi sono molte interpretazioni su questa tecnica. La più diffusa, popolarmente, ritiene che sia un'indicazione fisica nel senso di porsi di fronte ad un muro. In realtà secondo numerosi studiosi tale interpretazione è in realtà piuttosto tarda e richiamerebbe il miànbì (面壁) piuttosto che il bìguān (壁觀) dove 壁 (bì) andrebbe inteso come avverbio, ovvero guardare sé stessi come se si fosse un muro.(Cfr. ad es. Heinrich Domoulin Early Chinese Zen Reexamined A Supplement to Zen Buddhism: A History Japanese Journal of Religious Studies 1993 20/ 1 pag.33).) per mezzo della pratica (行入 xíngrù ) e del principio (理入 lǐrù). Dàoxuān afferma che Bodhidharma morì sulle rive del Fiume Lo il quale, essendo noto come terreno di esecuzioni, fa supporre che sia stato giustiziato durante le ribellioni del periodo della Dinastia Wei settentrionale.
Tuttavia ad un'attenta lettura, questa biografia presenta alcune contraddizioni: tratta di un maestro di dhyana che pratica lo "sguardo verso il muro" e che non stima le scritture, mentre contemporaneamente promuove un sutra di origine Cittamātra, il Laṅkāvatārasūtra. È evidente che Dàoxuān opera almeno su due fonti contraddittorie. Da una parte, sulla pratica del bìguān, si rifà allo Èrrù sìxíng lùn (二入四行論, giapp. Ninyū shigyō ron, Trattato sulle due entrate e le quattro pratiche) testo rinvenuto nella grotta n. 17 delle Grotte di Mogao, redatto a partire dagli insegnamenti del maestro intorno al 600 dal discepolo di Bodhidharma (ma più probabilmente un discepolo di Huìkě), Tànlín (曇林, 506–574); dall'altra, per le informazioni sul Laṅkāvatārasūtra, si rifà ad un erede della tradizione Chan, Fǎchōng (法沖, 587?-665)Fǎchōng è un personaggio che compare nelle ultime stesure del Xùgāosēngzhuàn da parte di Dàoxuān. Viene descritto come un monaco anti-convenzionale, critico nei confronti di Xuánzàng e delle ordinazioni monastiche, che viveva come un mendicante e coltivava lo studio del Laṅkāvatārasūtra. In questa biografia si sostiene che lo studio del Laṅkāvatārasūtra era propugnato dallo stesso Huìkě..
Nella introduzione all'Èrrù sìxíng lùn, TànlínTànlín sarebbe stato anche un sanscritista e studioso, nonché propugnatore, del Śrīmālādevīsiṃhanādasūtra ("Sūtra sul ruggito del leone della regina Śrīmālā", 勝鬘師子吼一乘大方便方廣經 o 勝鬘經 pinyin Shèngmánjīng, giapp. Shōmangyō, conservato nel Bǎojībù) tradotto in un fascicolo da Gunabhadra nel 436 (T.D. 353.12.217a-223b) e come il Laṅkāvatārasūtra, sutra che espone la dottrina del Tathāgatagarbha., indica Bodhidharma come terzo figlio di un re 'brahmano' dell'India meridionale "attraversando montagne e mari".. Tuttavia, secondo Jeffrey Broughton: «This more historically feasible Bodhidharma came to North China via Central Asia». In Bodhidharma. Encyclopedia of Buddhism. New York, McMillan, 2004, pag. 57. Di certo al tempo di Dàoxuān Bodhidharma non era ancora considerato il 28º patriarca indiano del Buddismo Chán.
Altra considerazione importante, e storicamente abbastanza accertata, è che ai tempi di Dàoxuān, sul Monte Dòngshān (東山, Picco o Monte orientale)Il nome di questo Monte lo si deve alla montagna Shuāngfēng (雙峰, Vette gemelle, situato nella parte orientale della provincia di Hubei) di cui rappresenta il Picco orientale., nasceva una nuova scuola forse di origine Tiāntái, fondata dai monaci Dàoxìn (道信, 580-651) e Hóngrěn (弘忍, 601-674) e praticante esclusivamente la tecnica del dhyāna. I discepoli di Hóngrěn, Fǎrù (法如, 638-689), Huìān (惠安 o 慧安, 582-709) e Shénxiù (神秀, 606-706), diffusero a Chang'an e a Luoyang le dottrine di questa nuova scuola, avviando la redazione del Chuánfǎbǎojì (傳法寶紀, giapp. Denhō bōki, T.D. 2838.85.1291) e del Lèngqié shīzī jì (楞伽師資記, giapp. Ryōgashijiki, T.D. 2837.85.1283-1291) in cui amalgamarono la tradizione monastica di Dòngshān e la tradizione scolastica del Laṅkāvatārasūtra. La nuova scuola buddista cinese si sviluppò rapidamente e venne denominata come Dámózōng (達摩宗, dal nome del fondatore) o Lèngqiézōng (楞伽宗, dal nome del sutra di riferimento). Con la sua diffusione, il fondatore Bodhidharma acquisì conseguentemente le sue caratteristiche leggendarie.
La fondazione della scuola Chán e i suoi possibili primi lignaggi Esistono differenti e contraddittorie fonti sul lignaggio della scuola buddista Chán e sul suo fondatore Bodhidharma, tutte risalenti tra il VII e il IX secolo.
Il primo documento del lignaggio Chán è rappresentato da un epitaffio collocato nei pressi del monastero Shàolín (少林寺). In questo epitaffio, denominato Epitaffio di Fǎrù (法如, o Fa-ju), databile intorno al 689Tadeusz Skorupski e Ulrich Pagel. The Buddhist Forum: Seminar Papers School of Oriental and African Studies, University of London, Pubblicato da Routledge, 1990, pag. 89, viene indicato il fondatore, Bodhidharma, seguito da altri cinque nomi: Huìkě (慧可, 487-593), Sēngcàn (僧璨, ?-606), Dàoxìn (道信, 580 - 651), Hóngrěn (弘忍, 601 - 674) e Fǎrù (法如, 638-689). Mentre nel Lèngqié shīzī jì (Memorie dei maestri e dei discepoli di Lanka, 楞伽師資記, giapp. Ryōga shiji ki, T.D. 2837.85.1283-1291) opera di Jìngjué (淨覺, 683-750?) allievo di Xuánzé (玄則, ?) a sua volta allievo di Shénxiù (神秀, 606?-706) fondatore della scuola Chán denominata Beizōng (北宗, Scuola settentrionale) si sostiene, invece, essere il fondatore di questa scuola il monaco indiano (o singalese) Guṇabhadra (cinese 求那跋陀羅, Qiúnàbátuóluó, 394-468), il secondo traduttore in cinese del Laṅkâvatārasūtra e in questa fonte considerato il maestro di BodhidharmaPhilip B. Yampolsky. The Platform Sutra of the Sixth Patriarch, Columbia University Press, New York, 1967, pag.20.. Il Lèngqié shīzī jì omette peraltro Fǎrù e lo sostituisce come sesto patriarca con Shénxiù aggiungendo Pǔjí (普寂, 651-739) come settimo patriarca Chán. Il Chuánfǎbǎojì (傳法寶紀 T.D. 2838.85.1291) opera dell'VIII secolo il cui autore è un non meglio conosciuto Du Fei segue l'elenco dell'Epitaffio di Fǎrù aggiungendo come settimo patriarca, dopo Fǎrù, Shénxiù. Le fonti del Chán "meridionale", (denominato Nánzōng 南宗禪) come il Liùzǔ tánjīng (六祖壇經, Sutra della piattaforma del sesto patriarca, T.D. 2008.48.346a-362b) tradizionalmente attribuito a Huìnéng (慧能, 638-713), fanno invece seguire il quinto patriarca Hóngrěn da Huìnéng considerato il sesto ed ultimo patriarca cinese della scuola Chán. Tutte le scuole del Buddismo Chán e del Buddismo Zen oggi esistenti seguono questo lignaggio. Un'altra fonte del Chán "meridionale", lo Yǒngjiā zhèngdào gē (永嘉證道歌, Canto dell'immediata illuminazione, T.D. 2014.48.395c-396c) opera del monaco Yǒngjiā Xuánjué (永嘉玄覺, giapp. Yoka Daishi, 665-713), discepolo di Huìnéng, il sesto patriarca Chán secondo la tradizione della scuola del Sud (Nánzōng 南宗禪), viene riferito per la prima volta che Bodhidharma è il ventottesimo patriarca di una trasmissione dell'insegnamento che ha in Mahākāśyapa, discepolo del Buddha Śākyamuni, il primo patriarca. Nel Bǎolín zhuán (寳林傳) risalente agli inizi del IX secolo«"The Chan list of Indian patriarchs was conventionally fixed at twenty-eight in the Baolin chuan (Transmission of the Treasure Grove), completed in 801». In: Albert Welter Lineage, Encyclopedia of Buddhism, New York, McMillan, 2004, pag.463. viene inoltre riportato il seguente lignaggio indiano di Bodhidharma: Buddha Śākyamuni 1. Mahākāśyapa 2. Ānanda 3. Śaṇakavāsa 4. Upagupta 5. Dhṛṭaka 6. Micchaka 7. Vasumitra 8. Buddhanandin 9. Buddhamitra 10. Pārśva 11. Puṇyayaśas 12. Aśvaghoṣa 13. Kapimala 14. Nāgārjuna 15. Kānadeva 16. Rāhulata 17. Saṅghanandin 18. Gayāśata 19. Kumārata 20. Jayata 21. Vasubandhu 22. Manorhita 23. Haklena 24. Āryasiṃha 25. Basiasita 26. Puṇyamitra 27. Prajñātāra 28. Bodhidharma. Anche questo lignaggio indiano è quello riconosciuto da tutte le scuole Chán/Zen oggi esistenti, che derivano dalle scuole Chan di lignaggio cosiddetto "meridionale" (南宗, nánzōng).
La vita secondo le agiografie
Il Luòyáng qiélán jì (洛陽伽藍記)