L'Aquila 1927, meglio nota come L'Aquila, è una società calcistica italiana con sede nella città dell'Aquila. Milita in Serie D, la quarta divisione del campionato italiano.

L'origine ufficiale del sodalizio è datata 8 ottobre 1931, quando fu costituita lAssociazione Sportiva L'Aquila; tuttavia, la nascita della compagine è tradizionalmente anticipata al 1927, anno a cui risale presumibilmente la formazione dei club pionieristici Società Sportiva Città dell'Aquila e Società Sportiva (Fascista) Aquila.Dante Capaldi, «Ormai è acclarato da più fonti: l'Aquila Calcio è nata nel 1931», Il Messaggero, 22 settembre 2022 Il primo campionato disputato dall'AS L'Aquila fu la Seconda Divisione 1931-1932.

Nel 1934-1935 è stata la prima formazione abruzzese a partecipare alla Serie B, torneo in cui annovera 3 campionati consecutivi disputati negli anni trenta. Dopo un incidente ferroviario che ha decimato la rosa e la successiva retrocessione, l'undici aquilano non è più riuscito a tornare in serie cadetta, trascorrendo numerosi campionati in Serie C e molti altri tra i dilettanti. Ha subito tre fallimenti, nel 1994, nel 2004 e nel 2018.

I suoi colori sociali sono il rosso e il blu, mentre il suo simbolo è l'aquila. Gioca le sue partite interne allo stadio Gran Sasso d'Italia-Italo Acconcia.

Attualmente occupa il 102º posto per la classifica perpetua della Serie B e il 97º nella graduatoria della tradizione sportiva dei club calcistici secondo i criteri della FIGC.

Storia Gli inizi del calcio aquilano

Le primissime origini del calcio all'Aquila si fanno risalire intorno al 1910. Il primo sodalizio sportivo è ritenuto essere la Folgore, una polisportiva i cui atleti, oltre al calcio amatoriale, praticato a partire dagli anni venti, erano dediti anche a discipline come sci, pugilato e tiro a segno, p. 23. Il primo documento storico certificato è, tuttavia, una stampa del 25 aprile 1915, in cui viene citata per la prima volta lAquila Foot-Ball Club, p. 22, con ogni probabilità la prima società calcistica della città. Nella metà degli anni venti, in seguito all'arrivo del portiere di origine bolognese, il professor Rusconi, la squadra adottò i colori sociali rosso e blu. A partire dal 1926 è documentata l'esistenza di un Football Club L'Aquila, p. 24: la squadra inizialmente vestiva una maglia a scacchi rossi e blu anche se successivamente venne utilizzata anche una maglia bianco-nera e una azzurro Savoia.

Sul finire del decennio (alcune fonti parlano del 1929, p. 25 ma ne è documentata l'esistenza sin dal 1927Il sodalizio è citato nella rivista "L'Abruzzo Sportivo" del 28 giugno 1927.) fu, invece, costituito un nuovo club con il nome di Società Sportiva Città dell'Aquila, dai colori sociali bianco-blu, di cui si hanno poche notizie e che ebbe vita breve; sempre al 1927, viene ricondotta l'origine della Società Sportiva (Fascista) Aquila, che non risulta però affiliata alla FIGC. Dalla SS Città dell'Aquila scaturì nel 1930 la compagine del GUF Aquila (Gruppo Universitario Fascista) che fu la prima squadra aquilana iscritta, nel 1930-1931, ad un campionato ufficiale, seppur a carattere regionale, che concluse al sesto posto. Le partite venivano disputate sul campo di gioco di piazza d'Armi che era privo di qualsiasi struttura accessoria. La stagione successiva il direttorio abruzzese non organizzò il torneo e, pertanto, la squadra rimase inattiva per un anno. Negli anni seguenti il gruppo abbandonò completamente il calcio.

La fondazione dell'Aquila Calcio L'eredità del GUF venne raccolta l'8 ottobre 1931 dallAssociazione Sportiva L'Aquila, il cui organico era composto proprio dai calciatori del gruppo universitario nonostante le due società non avessero nulla in comune a livello dirigenziale. Anche lA.S. L'Aquila fu con ogni probabilità una polisportiva, dal momento che la società viene citata anche per incontri di pugilato. Per un certo periodo il GUF e l'AS Aquila coesistettero in seno alla FIGC.

Presidente della nuova società era Adelchi Serena, all'epoca podestà (sindaco) della città e in seguito ministro dei lavori pubblici e segretario del Partito Nazionale Fascista, mentre furono confermati i colori sociali rosso e il blu già utilizzati dallAquila F.C., nonostante i dirigenti Gualtieri e fratelli Agamben preferissero il neroverde cittadino in omaggio alla municipalità del post sisma 1703 e poi spendibile dal futuro rugby di Tommaso Fattori.

L'A.S. L'Aquila esordì in campionato nel 1931-1932. Al termine della stagione chiese ed ottenne l'ammissione in Prima Divisione. Il campo da gioco era sito a piazza d'Armi, anche se precedentemente le compagini aquilane giocarono anche in piazza San Basilio, di fronte l'omonimo convento, o sul prato antistante la basilica di Santa Maria di Collemaggio; dal 1933 la squadra iniziò a disputare le gare casalinghe nel nuovo stadio XXVIII Ottobre, p. 31, un impianto all'avanguardia per l'epoca, successivamente condiviso con L'Aquila Rugby e, a partire dagli anni sessanta, intitolato alla memoria dell'ex rugbista e allenatore Tommaso Fattori. Nel 1933-1934 la compagine guidata dal tecnico Ottavio Barbieri (già campione d'Italia da giocatore con la maglia del ) vinse il girone e, superando gli spareggi finali contro Andrea Doria, Falck e Pro Gorizia, centrò la promozione in Serie B, p. 33, prima abruzzese a riuscirci.

La Serie B All'esordio in cadetteria, la società aquilana si presentò con un nuovo presidente, l'avvocato Giovanni Centi Colella. Nonostante l'inesperienza, al suo primo campionato nel 1934-1935, i rossoblù allenati dall'italo-ungherese Joseph Ging si piazzarono al quarto posto del loro girone con 32 punti, a 5 lunghezze dal , vincitore del raggruppamento, p. 34. Meno brillante fu il campionato successivo, nella stagione 1935-1936, il primo che prevedeva la Serie B a girone unico: gli aquilani conclusero la stagione al nono posto, centrando peraltro una tranquilla salvezza e mantenendo quindi la categoria, p. 38.

La tragedia di Contigliano, la sfida con l'Ambrosiana-Inter e la retrocessione

La terza stagione di fila dell'Aquila in Serie B (1936-1937) fu segnata irreparabilmente dalla tragedia di Contigliano, un incidente ferroviario in cui morirono 8 persone tra cui il tecnico aquilano Attilio Buratti mentre tutti gli altri componenti della rosa (tredici giocatori, due dirigenti e una massaggiatore) rimasero gravemente feriti. La littorina sulla quale il 3 ottobre 1936 la comitiva aquilana viaggiava verso Verona, per disputare il giorno seguente la quarta giornata di andata contro la compagine locale, centrò nei pressi della cittadina reatina un vagone postale partito da Terni. Il motivo dello scontro è probabilmente dovuto ad un errore del capostazione di Rieti. Le dimensioni della tragedia potevano aumentare ulteriormente qualora il convoglio, rimasto in bilico sulla tratta ferroviaria, fosse precipitato nello strapiombo sottostante, cosa che fortunatamente non si verificò.

Dei calciatori sopravvissuti, pochissimi tornarono a calcare i campi di giocoTra i calciatori sopravvissuti, poterono continuare a giocare solo il portiere Orlando Sain, che poi ebbe una discreta carriera imponendosi in Serie A con le maglie di Ambrosiana-Inter, Novara e Genova 1893, e il centrocampista Giovanni Battioni.. Marino Bon, addirittura, perse i sensi per le gravi ferite riportate e fu dichiarato morto all'arrivo dei primi soccorritori; solo in seguito alla richiesta del presidente Centi Colella venne medicato e riuscì a salvarsi. La tragedia risparmiò solo tre giocatori aquilani: gli squalificati Brindisi e Michetti, e il giovanissimo portiere Stornelli che non riuscì a svegliarsi in tempo per prendere il treno.

In virtù della tragedia, il direttorio federale della FIGC propose alla società la salvezza d'ufficio senza dover disputare il campionato, ma il club rifiutò. Vennero invece accolti gli aiuti delle altre società calcistiche italiane che offrirono gratuitamente dei giocatori per ricomporre la rosa, tra cui Otello Trombetta e Giacomo Valentini arrivati dalla , p. 41; nonostante il calciomercato fosse chiuso, la società fu autorizzata a tesserare calciatori senza contratto o che ancora non avessero disputato gare di campionato. La squadra venne affidata al tecnico ungherese András Kuttik, che ebbe a disposizione solo una dozzina di uomini, e tornò a giocare il 1º novembre contro la Pro Vercelli. Alla fine del torneo non riuscì tuttavia a salvarsi e retrocedette in Serie C; pesò sul rendimento soprattutto la disputa dei recuperi di partite durante la settimana e la sterilità dell'attacco. Da allora i rossoblù non sono più riusciti a tornare tra i cadetti.

Inoltre L'Aquila era impegnata anche in Coppa Italia dove fece un discreto cammino arrivando, dopo aver battuto il nel turno eliminatorio, sino ai sedicesimi di finale. Il 6 gennaio 1937 i rossoblù sfidarono a Milano l'Ambrosiana-Inter di Giuseppe Meazza venendo battuti 4-3 al termine di una partita epica che le cronache raccontano essere stata giocata dagli aquilani «con le unghie e con i denti».

Dalla sfida con la Juventus all'arrivo della guerra Dopo la retrocessione, il primo torneo di Serie C (1937-1938), ancora con Kuttik in panchina, fu concluso dall'Aquila al secondo posto alle spalle della , con i rossoblù che mancarono solo all'ultima giornata il ritorno in Serie B.

L'Aquila, in compenso, fece molta strada in Coppa Italia, competizione nella quale, dopo aver eliminato SIME Popoli, Ilva Bagnolese, e , si ritrovò ad affrontare nei sedicesimi di finale la titolata , p. 45. La partita in gara secca si giocò in posticipo l'8 dicembre 1937 sul terreno dell'allora stadio Mussolini, e terminò 4-1 per i bianconeri; secondo le cronache dell'epoca, la formazione abruzzese (in vantaggio dopo 5 minuti con Battioni) giocò un'ottima partita e poté recriminare per le numerose palle gol sfumate nel corso del primo tempo, oltre che per un rigore non concesso dall'arbitro. La Juventus vinse poi il trofeo.

Successivamente, L'Aquila giocò altre cinque stagioni in terza serie, alternando annate positive ad altre più anonime. Nel 1938-1939, in particolare, la squadra aquilana fu caratterizzata dalla più alta presenza di calciatori locali, sette, p. 48. Per qualche stagione ancora si riuscì a giocare senza il timore della seconda guerra mondiale, anche se alcuni calciatori furono chiamati alle armi, mentre spesso erano i militari a rimpolpare le rose. A partire dal 1940-1941, i rossoblù vennero inclusi nel girone a prevalenza umbro-laziale, al di sopra delle loro possibilità, e, nel 1942-1943 (ultimo campionato che si disputò a guerra in corso), si classificarono penultimi con una squadra di giovani locali, tra cui il giovane talento Italo Acconcia. Dopodiché, gli eventi bellici posero fine a tutte le attività sportive.

Il dopoguerra Nell'ottobre del 1943 fu fondata la Sportiva L'Aquila 1944, così chiamata dall'anno in cui avrebbe ripreso le attività. Il presidente Giuseppe Scipioni, proprietario di un noto ristorante del centro storico, confermò alla guida tecnica Pietro Piselli, già allenatore dellA.S. L'Aquila: il sodalizio partecipò al campionato misto non ufficiale abruzzese, arrivando in quarta posizione, p. 60. L'anno successivo, il 1945-1946, L'Aquila riprese le attività disputando il girone centro-meridionale della Serie C, classificandosi sesta. In quella stagione si misero in luce definitivamente tre giovani talenti rossoblù, il già citato Acconcia, Leonzio e Masci, poi ceduti per far cassa e ripianare il deficit in bilancio tra le vibranti proteste dei tifosi aquilani.