Fu ministro nel 1920 e nel 1944-1945, presidente del Senato nel 1953 e senatore a vita dal 1963.

Biografia Dall'ingresso in politica agli incarichi governativi Dopo la laurea in Giurisprudenza all'Università di Bologna, nel 1899 entrò nell'amministrazione dello Stato e nel 1912 divenne direttore generale per il Mezzogiorno presso il ministero dei lavori pubblici. Rispetto alla questione meridionale propugnava, al pari del lucano Francesco Saverio Nitti, un piano nazionale che stimolasse l'espansione produttiva del Paese e potesse in tal modo ridurre la cesura del Mezzogiorno dal resto d'Italia.

Già nel 1901 era stato iniziato Loggia massonica Rienzi di Roma.Vittorio Gnocchini, L'Italia dei liberi muratori, Mimesis, Milano, 2005, p. 244Ideali e uomini della Massoneria per la Costituzione, Quaderno dei Martedì Letterari del Casinò di Sanremo, a cura di Marzia Taruffi, ed. De Ferrari, Genova, 2016.

Nel 1904 aveva aderito all'ala riformista del Partito Socialista Italiano e nel 1907 era stato eletto consigliere comunale di Roma e provinciale a Reggio Emilia.

Nel 1913 fu eletto deputato per la lista radicale nel collegio di Castelnuovo Monti, determinando una rottura con il partito socialista. Nello stesso anno fu nominato consigliere di Stato.

Prese parte al dibattito sulla partecipazione italiana alla prima guerra mondiale su posizioni fieramente interventiste, e allo scoppio del conflitto si arruolò come volontario, meritandosi l'elogio di Francesco Saverio Nitti alla Camera e del generale Diaz e ottenendo una medaglia d'argento al valor militare. A gennaio 1919 entrò a far parte del governo Orlando come sottosegretario all'Industria, Commercio e Lavoro, e tenne l'incarico sino al marzo 1920, anche sotto il governo Nitti I. Alle elezioni del novembre 1919 fu rieletto deputato per la lista radicale. Nell'effimero governo Nitti II, rimasto in carica dal 22 maggio al 10 giugno 1920, rivestì la carica di ministro delle colonie.

L'opposizione al fascismo Nettamente avverso al fascismo, Ruini avviò una coraggiosa campagna contro il regime dalle colonne del quotidiano Il Mondo. Nel novembre del 1924, pur non essendo parlamentare, si unì alle opposizioni durante la secessione dell'Aventino e aderì quindi all'Unione Nazionale di Giovanni Amendola. Nel 1927 fu estromesso dal Consiglio di Stato, costretto ad abbandonare tutte le attività politiche e privato dell'esercizio dell'avvocatura e dell'insegnamento, vivendo di una modesta pensione. Si dedicò allora principalmente agli studi storici.

Nel 1942 fondò in clandestinità, con Ivanoe Bonomi, il partito della Democrazia del Lavoro di cui fu anche segretario. Alla caduta del fascismo fu tra i promotori del Comitato delle forze antifasciste e poi del C.L.N. in rappresentanza di Democrazia del Lavoro. Entrò a far parte della Consulta nazionale.

Fu ministro senza portafoglio nel Governo Bonomi II (giugno-dicembre 1944) e ministro dei lavori pubblici nel Governo Bonomi III (dicembre 1944-giugno 1945). Fu poi ministro per la Ricostruzione nel governo Parri (giugno-dicembre 1945). Dal gennaio del 1945 era intanto diventato presidente del Comitato interministeriale della ricostruzione (CIR) e presidente del Consiglio di Stato, che presiedette sino al raggiungimento dei limiti d'età, il 14 dicembre 1947XXXIX Annuario del Consiglio di Stato, p. 8.. Suo consigliere economico nonché capo di gabinetto fu il giovane economista Federico Caffè.

Deputato alla Costituente Il 2 giugno 1946 fu eletto deputato all'Assemblea Costituente, e divenne presidente della "Commissione dei 75", incaricata di redigere il testo costituzionale.Sul contributo di Ruini alla Costituente, si veda Fondazione Lelio e Lisli Basso. La via alla politica. Lelio Basso, Ugo La Malfa, Meuccio Ruini protagonisti della Costituente, a cura di Giancarlo Monina, Milano, Franco Angeli, 1999. Gli fu riconosciuta, da presidente della Commissione dei 75, la dote di mediatore tra le diverse istanze politiche e sociali che si manifestarono durante la stesura della Costituzione.

La presidenza del Senato In virtù della terza disposizione transitoria e finale della Costituzione, Ruini, che era stato deputato per tre legislature senza compromissioni con il fascismo, divenne senatore di diritto della I legislatura della Repubblica Italiana e aderì al gruppo misto.

Fine conoscitore del regolamento parlamentare, il 24 marzo 1953 fu eletto presidente del Senato in sostituzione di Giuseppe Paratore, dimessosi il giorno precedente mentre era in corso l'ostruzionismo parlamentare delle opposizioni per ostacolare il tentativo della maggioranza di approvazione di una contestata riforma elettorale. Nel discorso di insediamento dichiarò:

Nei pochi giorni di presidenza - il Parlamento sarebbe stato sciolto dal presidente della Repubblica il 4 aprile - fu duramente contestato per l'atteggiamento avuto durante il dibattito sulla cosiddetta legge truffa. Poco prima che il testo di legge fosse messo ai voti senza discussione degli emendamenti - la maggioranza aveva infatti posto la questione di fiducia sul provvedimento - l'ex presidente dell'Assemblea Costituente Umberto Terracini, membro del gruppo comunista, dichiarò nei suoi confronti:

L'indomani, a provvedimento approvato, se le forze della maggioranza plaudevano alla modalità con la quale il presidente del Senato aveva condotto i lavori d'aula nonostante il clima di tumulto, i gruppi parlamentari del PCI e del PSI affidarono congiuntamente alla stampa un durissimo comunicato nel quale annunciavano la volontà di denunciare Ruini per attentato contro la costituzione dello Stato (art. 283 del codice penale) e attentato contro gli organi costituzionali (art. 289). L'iniziativa non ebbe seguito.

Dopo la presidenza Nelle elezioni del 1953 Meuccio Ruini non si ricandidò in Parlamento annunciando il ritiro dalla politica attiva e l'impegno a sviluppare l'approfondimento teorico delle questioni aperte dalla nuova Costituzione repubblicana, che si tradusse nella fondazione della collana I quaderni della Costituzione.

Nel 1957 fu tuttavia nominato primo presidente del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, che presiedette sino al maggio 1959. Del CNEL Ruini "può essere considerato il padre".Paolo Bagnoli, L'istituzione del dialogo, Nuova antologia. luglio-settembre 2008, pp. 90-91: «Durante l’occupazione di Roma, mentre è rifugiato in San Giovanni in Laterano, per sfuggire alla cattura pensa all'Istituzione di un Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro che, nella sua proposta, si configura in maniera ben più profilata ed incisiva rispetto a come, successivamente, verrà varato. All'Assemblea costituente, quindi, Ruini porta il pensiero di una riflessione politico-giuridica che viene da lontano; un pensiero motivato dalle preoccupazioni che lo scontro sociale, come era avvenuto nell’Italia liberale dopo la Prima guerra mondiale, precipitasse di nuovo come allora era successo».

Il 2 marzo 1963 il presidente della Repubblica Antonio Segni lo nominò senatore a vita "per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale". Tenne l'incarico nominalmente nella III legislatura (all'atto della nomina il Parlamento era già stato sciolto e le elezioni indette per il successivo 28 aprile), e poi nella IV e nella V legislatura. Il 5 giugno 1968, nella seduta di insediamento del Senato, in qualità di senatore più anziano anagraficamente servì da presidente provvisorio sino all'elezione di Amintore Fanfani. Morì a 92 anni il 6 marzo 1970. Fu sepolto nel cimitero di Canossa, in provincia di Reggio Emilia.

Vita privata Ruini fu legato sentimentalmente sin dal primo decennio del Novecento a Maria Biggi, sposata al deputato socialista Angiolo Cabrini. All'epoca non esisteva l'istituto del divorzio e Ruini e Biggi poterono sposarsi solo nel 1938, dopo la morte di Cabrini. La coppia ebbe due figli: Anna (nata nel 1908) e Carlo (nato nel 1914).

Pubblicazioni Le opere pubbliche in Calabria, Bergamo, 1913 La questione meridionale e l'ora presente, Roma, 1914 Il pensiero di Wilson, Bologna, 1918 Il Consiglio nazionale del lavoro, Bologna, 1920 Il fatto cooperativo in Italia, Bologna, 1922 Le possibilità economiche d'Italia, Roma, 1922 La democrazia e l'unione nazionale, Milano, 1925 Le quattro vite di P. Rossi, in Nuova Rivista Storica, XIII, 1929, pp. 271–290 Luigi Corvetto genovese, Ministro e restauratore delle finanze di Francia, Bari, 1929 La signora di Staël, Bari 1931 Verso la Costituzione, problemi della Costituzione, Roma, 1945 Breve storia della Svizzera come nazione e come società di nazioni, Roma 1948 Il diritto di stampa nella Costituzione, Milano, 1952 Il Parlamento e la sua riforma, Milano, 1952 Il referendum popolare e la revisione della Costituzione, Milano, 1953 La funzione legislativa (tecnica delle leggi e lavori parlamentari), Milano, 1953 La organizzazione sindacale e il diritto di sciopero nella Costituzione, Milano, 1954 La nostra e le cento Costituzioni del mondo, Milano, 1961 Profili di storia, Federico List, Milano, 1961 Nazione e comunità di nazioni, dal nazionale al sovranazione, Milano, 1961 Profili di storia. Pensatori e politici del Risorgimento e Presorgimento d'Italia, Milano, 1962 Ricordi, Milano, 1973

Incarichi parlamentari Presidente della Commissione per la Costituzione dal 19 luglio 1946 al 31 gennaio 1948 Presidente del Senato della Repubblica dal 25 marzo al 25 giugno 1953

Onorificenze

Note

Altri progetti

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Categoria:Ministri dei lavori pubblici del Regno d'Italia Categoria:Ministri delle colonie del Regno d'Italia Categoria:Consiglieri di Stato (Italia) Categoria:Deputati della XXIV legislatura del Regno d'Italia Categoria:Deputati della XXV legislatura del Regno d'Italia Categoria:Deputati della Consulta nazionale Categoria:Deputati dell'Assemblea Costituente (Italia) Categoria:Senatori a vita italiani Categoria:Senatori della I legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Senatori della III legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Massoni Categoria:Presidenti del Senato della Repubblica Italiana Categoria:Politici del Partito Democratico del Lavoro Categoria:Politici del Partito Socialista Italiano Categoria:Politici del Partito Radicale Italiano Categoria:Governo Nitti II Categoria:Governo Bonomi II Categoria:Governo Bonomi III Categoria:Governo Parri Categoria:Studenti dell'Università di Bologna Categoria:Cavalieri di gran croce dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia Categoria:Cavalieri di gran croce OMRI