Biografia Di nobile famiglia comasca, Benedetto Odescalchi nacque da Livio e da Paola Castelli Giovanelli di Gandino. Personaggi appartenenti a questo casato sono segnalati nella città lariana sin dall'inizio del XV secolo. Gli Odescalchi erano infatti aristocratici cittadini dediti sia alla mercatura internazionale, sia, soprattutto, all'attività bancaria e commerciale d'intermediazione (in particolare cambiavalute), tanto da essere una delle famiglie più ricche della Lombardia spagnola. Ancora oggi, nel centro storico di Como, si può visitare il palazzo dove egli nacque nel maggio 1611.

Benedetto studiò nel locale collegio dei Gesuiti (invitati a stabilirsi nella città lariana proprio dalla famiglia Odescalchi).. Fu iscritto alla Congregazione Mariana, onore riservato agli alunni migliori. A undici anni rimase orfano del padre e a quindici anni (1626), dopo aver ultimato gli studi umanistici, si trasferì a Genova presso lo zio Papirio, che dirigeva la “Società Odescalchi”, un banco di cambiavalute. Nel 1630, si trasferì a Cagno (dove la famiglia aveva possedimenti terrieri e un mulino) per sfuggire all'epidemia di peste, della quale però fu vittima la madre. Si licenziò e ricominciò a studiare: nel 1636, si iscrisse ai corsi dell'Università La Sapienza di Roma e concluse gli studi a Napoli, dove si laureò in utroque iure il 21 novembre 1639.

In età adulta sentì la vocazione religiosa. A Napoli prese la tonsura il 18 febbraio 1640. Successivamente si trasferì a Roma. Grazie all'aiuto del fratello Carlo ricevette i primi incarichi ufficiali durante il pontificato di papa Urbano VIII (1623-1644). L'Odescalchi fece valere la sua notevole preparazione in campo economico e fiscale. Il successore, Innocenzo X (1644-1655), lo nominò dapprima governatore di Macerata (ossia governatore delle Marche)Titolo che spettava solo al governatore di Macerata., poi nel 1648, di Ferrara. Qui, ancora una volta le sue elevate, per l'epoca e per il clero, competenze economiche si rivelarono preziose. La sua accorta politica economica, la lotta alle frodi, la distribuzione di viveri e denaro ai poveri e il calmiere dei prezzi, ridiedero vita all'economia ferrarese afflitta da una prolungata carestia.

Il 6 marzo 1645, papa Innocenzo X lo creò cardinale diacono. Era il 1645: Benedetto Odescalchi aveva 34 anni. Tre anni dopo divenne legato a Ferrara, dove fu inviato (mittimus patrem pauperum, ovvero “padre dei poveri”). per assistere la popolazione colpita dalla carestia. Nel 1650, fu nominato vescovo di Novara. Accettò allora di essere ordinato sacerdote, divenendo presbitero il 20 novembre 1650 e poi vescovo il 30 gennaio 1651, consacrazioni avvenute entrambe a Ferrara.

Pochi anni dopo offrì le dimissioni al pontefice poiché il luogo non giovava alla sua salute. Il nuovo papa, Alessandro VII (1655-1667) accolse la sua richiesta e lo richiamò a Roma (1656). L'Odescalchi ottenne un cospicuo vitalizio, che decise di devolvere interamente alla diocesi di Novara per i bisogni della popolazione. Nel 1667 il suo nome fu tra quelli proposti al conclave, ma la sua elezione fu bloccata dal veto del re di Francia.. Benedetto Odescalchi fu eletto al successivo conclave del 1676, il quinto cui partecipò.

Cronologia incarichi 15 maggio 1640: è protonotario dei Partecipanti; 1642: è referendario dei Tribunali della Segnatura Apostolica. Successivamente è nominato presidente della Camera apostolica; Commissario del Soccorso ad Ancona e provincia; Commissario straordinario delle tasse nelle Marche; 1644: è governatore di Macerata (che porta il titolo di governatore delle Marche). Successivamente unisce tale carica a quella di governatore di Ascoli Piceno; 6 marzo 1645: è creato cardinale diacono; 24 aprile 1645-21 aprile 1659: assume la diaconia dei Santi Cosma e Damiano; 22 gennaio 1647-4 aprile 1650: è prefetto della Segnatura Apostolica; 15 giugno 1648 – 1651: è legato apostolico a Ferrara; 4 aprile 1650 - 6 marzo 1656: è vescovo di Novara; 21 aprile 1659 – 21 settembre 1676: è cardinale presbitero di Sant'Onofrio; 12 gennaio 1660 – 24 gennaio 1661: è camerlengo del Collegio cardinalizio; 21 settembre 1676: è eletto romano pontefice.

Il conclave del 1676

Innocenzo XI fu eletto papa il 21 settembre 1676 nel Palazzo Apostolico e fu incoronato il 4 ottobre dal cardinale protodiacono Francesco Maidalchini. In memoria di Innocenzo X, che lo creò cardinale, e per l'amicizia con il cardinale Alderano Cybo-Malaspina, parente di Innocenzo VIII, scelse il nome pontificale di Innocenzo XI..

Presero parte alla fase finale del conclave (iniziato il 2 agosto e terminato il 21 settembre 1676) 63 cardinali.

Subito i voti si concentrarono su due candidati: Celio Piccolomini, appoggiato dagli Altieri, e l'Odescalchi, sostenuto dai Chigi. L'ostilità tra le due famiglie perdurò a lungo. Il Piccolomini ottenne dapprima molti voti, ma non sufficienti da raggiungere la maggioranza richiesta. Successivamente le preferenze confluirono sul cardinale Odescalchi.

Ricevuta la notizia dell'elezione, egli rifiutò esortando i cardinali a scegliere un'altra persona. Ci fu una pausa dei lavori, poi si tenne un'ulteriore votazione al termine della quale l'Odescalchi risultò di nuovo vincitore con 47 voti.

Innocenzo non perse tempo nel dichiarare e manifestare nella pratica il suo zelo di riformatore dei costumi e correttore degli abusi amministrativi. La cerimonia d'incoronazione, avvenuta il 4 ottobre 1676, fu infatti singolarmente semplice e modesta, perché il nuovo papa volle che il denaro che si sarebbe potuto risparmiare in tale occasione fosse distribuito alle chiese e ai poveri di Roma.

Presagio della volontà di ferro di papa Odescalchi era già stata, peraltro, la sua decisione di fare sottoscrivere ai cardinali una dichiarazione elettorale come condicio sine qua non per la sua accettazione del pontificato: Benedetto Odescalchi voleva avere la mano libera nell'affrontare la riforma della Chiesa e dei costumi, sia dei chierici sia dei laici.

Il pontificato

Relazioni con le istituzioni della Chiesa Decisioni generali ecclesiastiche Taxa Innocentiana: si indica con questo nome un decreto emanato il 1º ottobre 1678. Il provvedimento elencava i servizi per i quali le cancellerie vescovili potevano chiedere il pagamento di una somma. Il decreto prescriveva inoltre che i vescovi non dovessero chiedere alcun pagamento in danaro per: assunzioni (o dimissioni) riguardanti incarichi lavorativi; istituzione di benefici; dispense matrimoniali. In questi casi si potevano accettare solo offerte volontarie. Il pontefice ordinò che i candidati al sacerdozio svolgessero, nei dieci giorni precedenti l'ordinazione, gli esercizi spirituali. L'11 settembre 1681 indisse un giubileo straordinario per invocare l'aiuto di Dio contro le difficoltà della Chiesa. Il 3 luglio 1686 Innocenzo XI prescrisse a tutta la cattolicità la lettura dell'opera Mistica città di Dio ("Mística Ciudad de Dios") della religiosa spagnola María di Ágreda. Il libro era stato scritto nel 1650; dopo diverse vicissitudini il testo, che era anche finito nell'Indice dei libri proibiti, fu approvato definitivamente dall'Inquisizione.

Curia romana Innocenzo XI decise di non assegnare cariche pubbliche ad alcun parente e cercò di abolire le sinecure.

Ordini e Istituti religiosi Barnabiti Il pontefice modificò le disposizioni capitolari approvate da Alessandro VII e consentì ai Chierici regolari di San Paolo di accumulare beni sia a Roma che a Milano. Bartolomiti Il 7 giugno 1680, il pontefice riconobbe la comunità religiosa fondata dal sacerdote tedesco Bartolomeo Holzhauser, lInstitutum clericorum saecularium in communi viventium (conosciuto come "Bartolomiti"). Francescani Il 20 novembre 1679, il pontefice pubblicò il motu proprio Sollicitudo pastoralis sulla regola francescana. Gesuiti In risposta a una richiesta del missionario fiammingo Ferdinand Verbiest (vice-provinciale dell'Ordine in Cina), il pontefice autorizzò i cristiani cinesi a partecipare alle cerimonie tradizionali, considerate non come riti religiosi ma come manifestazioni civili. Il rescritto, datato 3 dicembre 1681, confermò precedenti pronunciamenti di Clemente XI e Alessandro VII.. Durante la crisi con il clero francese (vedi infra), il pontefice chiese e ottenne (1685) l'allontanamento dall'Ordine di padre Luigi Maimbourg (1610-1686), che aveva preso posizione in favore di re Luigi XIV. Certosini Con la costituzione apostolica Iniunctum nobis ("Ci è stato ingiunto", 27 marzo 1688) approvò gli statuti dell'Ordine.

Chiese orientali Nel 1681, diede il pallio e conferì il titolo di patriarca della Chiesa cattolica caldea a Mar Yosep I, arcieparca di Amida.

Missioni Nel 1687, il pontefice inviò in missione nel Borneo il padre teatino Antonino Ventimiglia; giunto nell'isola nel 1689, nel 1691 divenne il primo vescovo del Borneo; Il pontefice eresse le università domenicane di Manila (nelle Filippine) e in Guatemala; inoltre favorì le missioni carmelitane in Persia; Al fine di essere tenuto al corrente sulle situazioni locali, il pontefice era solito ricevere personalmente i missionari. Ebbe quindi contezza della situazione di schiavitù in cui versavano molte popolazioni indigene. Si adoperò quindi per l'abolizione del commercio degli schiavi.

Decisioni in materia liturgica Il 30 aprile 1686, Innocenzo XI accordò la facoltà di acquistare l'indulgenza plenaria anche a coloro che nelle chiese dei francescani avessero partecipato al rito della via Crucis. All'epoca solo i francescani celebravano la via Crucis. Il provvedimento del pontefice allargò la partecipazione del rito a tutti i fedeliClaudio Bernardi, La drammaturgia della settimana santa in Italia, 1991, p. 90.. Nel 1688, diede il placet alla pubblicazione del Breviario nella lingua degli Schiavoni per le chiese (di rito latino) di Dalmazia ed Illiria e per quelle dei Russi e dei Bulgari di rito greco.

Decisioni in materia morale Il pontefice rinnovò la condanna del probabilismo, già espressa dal suo predecessore Alessandro VII (decreto della Sacra Congregazione del Concilio Cum ad aures recepito dal pontefice il 12 febbraio 1679)«La Civiltà Cattolica», Volume 2; Volume 57, Edizione II, 1906, p. 103.Giovanni Andrés, Dell'origine, progressi e stato attuale di ogni letteratura, Borel E. Bompard, 1838, pp. 275-276 (nota 1).. Nel 1687 condannò, con la bolla Sanctissimus Dominus, 65 proposizioni “lassiste” (cioè eccessivamente tolleranti), riconducibili a tre gesuiti spagnoli: padre Tommaso Sanchez (1550-1610), padre Antonio Escobar (1589-1669) e padre Francisco Suárez (1548-1617). Definite propositiones laxorum moralistarum, vietò a chiunque di insegnarle, pena la scomunica.

In opposizione al probabilismo era nata verso la metà del Seicento una nuova dottrina: il probabiliorismo. Adottata nel 1656 dai domenicani, nel 1680 Innocenzo XI consentì anche ai gesuiti di insegnare tale dottrina«La Civiltà Cattolica», Volume 7; Volume 18, Anno 1902, p. 577.Pier Davide Guenzi, Inter ipsos graviores antiprobabilistas: L'opera di Paolo Rulfi (1731 ca.-1811), Effatà Editrice, 2013, p. 433..