La Pallacanestro Olimpia Milano, conosciuta per motivi di sponsorizzazione come Armani Olimpia Milano, è una società di pallacanestro italiana con sede nel capoluogo lombardo.
È la squadra più titolata d'Italia e una delle più vincenti in Europa. Nel palmares figurano 32 scudetti, 9 Coppe Italia, 7 Supercoppe italiane e, a livello internazionale, 3 Coppe dei Campioni e altrettante Coppe delle Coppe, 2 Coppe Korać e una Coppa Intercontinentale.
Nel 2016 è stata inserita nella Italia Basket Hall of Fame.
Storia La nascita e l'era Borletti
La nascita della Pallacanestro Olimpia Milano è datata tradizionalmente 1936 (anno della vittoria del primo scudetto), come indicato anche nel logo societario. In realtà l'Olimpia nacque nel 1930 con la denominazione "Dopolavoro Borletti", quando i dirigenti della Fratelli Borletti decisero di formare una squadra di impiegati: la compagine giocava con la maglia granata. La Borletti vinse 4 scudetti consecutivi, dal 1936 al 1939.
Nel 1945 Adolfo Bogoncelli fondò la "Triestina Milano": la società era finanziata dal Partito d'Azione e si rispecchiava nella cosiddetta "triestinità", nel periodo in cui la città era contesa tra Italia e Jugoslavia. In squadra giocavano molti cestisti giuliani, tra i quali spiccava Cesare Rubini. Nel 1946 il Partito d'Azione smise di sovvenzionare la Triestina Milano e Bogoncelli trasferì tutta la squadra in riva al Lario, chiamandola Pallacanestro Como e iscrivendola al campionato di Serie A. Nell'immediato dopoguerra la squadra del "Dopolavoro Borletti" venne allenata da Umberto Fedeli, dipendente della società e atleta partecipante alla prima partita in assoluto della nazionale italiana di pallacanestro il 4 aprile 1926.
Nel 1947, con la Borletti in Serie B, Bogoncelli ebbe l'idea di spostare la squadra “Triestina” nel capoluogo regionale. Nel 1948 la Borletti fu promossa, e le due società si fusero. Il marchio "Borletti" apparve sulle maglie, divenendo il primo sponsor nella storia dello sport italiano. Bogoncelli ebbe anche l'intuizione di indicare il 1936 come anno di nascita della squadra: anno che coincideva con quello della vittoria del primo campionato da parte della Borletti.
Il marchio Simmenthal
Nel 1956 subentra come sponsor il marchio Simmenthal. Fino ad allora l'Olimpia aveva conquistato 9 scudetti. Con il marchio Simmenthal arrivano anche i primi giocatori stranieri; il greco Mimīs Stefanidīs è il primo in assoluto, ingaggiato per la stagione 1955-1956. La stagione 1958-1959 è l'ultima con gli stranieri e le frontiere verranno riaperte per il campionato 1965-1966.
Il 1º aprile 1966 l'Olimpia conquista la prima Coppa dei Campioni nella storia della pallacanestro italiana, grazie anche all'apporto dello statunitense Bill Bradley (futuro senatore USA). Questi, nominato nella stagione precedente miglior cestista universitario, aveva rinviato l'esordio tra i professionisti per studiare a Oxford: Ricky Pagani e Adolfo Bogoncelli lo ingaggiarono per gli incontri di Coppa (in campionato non era utilizzabile). Nelle final four disputate a Bologna, Milano in semifinale eliminò il CSKA Mosca superando in finale l'agguerrito Slavia Praga.
Gli anni 60 e l'inizio dei 70 furono caratterizzati dalla grande rivalità tra le scarpette rosse milanesi e la valanga gialla dei varesini sponsorizzati Ignis, rivalità che culminò con cinque spareggi per lo scudetto, disputati a Bologna e Roma, che arrisero tre volte a Milano e due a Varese. Il marchio Simmenthal, dopo 17 anni e dieci scudetti, è costretto a lasciare il basket perché il pubblico identifica il nome più con la squadra milanese che con la carne in scatola.
In conseguenza di ciò, nel 1973 arriva il marchio Innocenti, cui segue nel 1976 quello Cinzano. La squadra vince la Coppa delle Coppe, ma retrocede in Serie A2. L'anno successivo c'è il ritorno in A1 e dal 1978-79 arriva lo sponsor Billy (gruppo Levissima-Sanpellegrino). Per tutti gli anni 70 la squadra si avvale di Toni Cappellari come direttore sportivo. Bogoncelli, prima di lasciare, rende il suo ultimo servizio alla società ingaggiando Dan Peterson, l'allenatore statunitense che aveva vinto lo scudetto 1976 con la Virtus Bologna.
L'epoca Gabetti La famiglia Gabetti, e in particolare il presidente Gianmario Gabetti, subentrata nella proprietà ad Adolfo Bogoncelli nell'estate del 1980, stupisce tutti e acquista nella stagione successiva il nemico numero uno Dino Meneghin; inizia così un periodo aureo ancora senza uguali nel basket moderno. Sono gli anni dello "sputare sangue petersoniano" e con Mike D'Antoni, Dino Meneghin, Vittorio Ferracini, John Gianelli, Franco Boselli, Vittorio Gallinari e Roberto Premier non può non arrivare subito, nel 1981-82, il ventesimo scudetto, quello della doppia stella.
Dal 1982 al 1989 l'Olimpia disputa otto finali scudetto consecutive, vincendone cinque: nel 1982 e 1985 contro Scavolini Pesaro, nel 1986 e 1987 contro Mobilgirgi Caserta e nel 1989 contro Enichem Livorno. Gli sponsor vincenti si chiamano Billy (con cui apre il ciclo), Simac, Tracer, Philips e le star americane sono ormai all'ordine del giorno: Mike D'Antoni, Antoine Carr, Joe Barry Carroll, Bob McAdoo.
Nel 1987, l'anno del grande slam (Scudetto, Coppa dei Campioni, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale), la Tracer, diventata nel frattempo la squadra dei grandi vecchi, riporta dopo 21 anni la Coppa dei Campioni a Milano, vincendo a Losanna contro il Maccabi Tel Aviv B.C. per 71 a 69. La Tracer bissa il successo europeo l'anno dopo a Gand sempre contro il Maccabi Tel Aviv B.C. questa volta per 90 a 84. Lo scudetto numero 24 arriva con il marchio Philips, con i giovani Riccardo Pittis e Davide Pessina tra i campioni e le famose cinque partite contro l'Enichem Livorno.
Nel 1990 Mike D'Antoni lascia il parquet e diventa capo allenatore: al suo primo anno porta la squadra alla finale scudetto, dove la Philips tutta corsa e grinta da lui voluta perde però in casa gara-5 contro Caserta. Nella stagione 1991-92 Milano è terza in regular season ma viene eliminata a sorpresa ai quarti di finale dei play-off; raggiunge di nuovo le Final Four di Eurolega dove però sarà superata in semifinale dal Partizan Belgrado guidato dai due astri nascenti Danilović e Djordjevic; nel 1993 invece, sempre con il marchio Philips e Mike D’Antoni in panchina, vince la coppa Korac, superando nella doppia finale la Virtus Roma grazie alle grandi prestazioni di Antonello Riva e del neoacquisto Djordjevic.
Stefanel e il venticinquesimo scudetto Nel 1994, Bepi Stefanel entra prima come sponsor e poi anche come proprietario, e con lui la Pallacanestro Olimpia Milano festeggia i suoi 60 anni vincendo prima la Coppa Italia e poi il venticinquesimo scudetto (1995-96). Tra gli artefici dello scudetto milanese grandi giocatori come Gregor Fučka, Ferdinando Gentile, Dejan Bodiroga, Flavio Portaluppi, Rolando Blackman, guidati da un allenatore esperto come Boša Tanjević.
Il 1997 e il 1998 sono caratterizzati da stagioni discrete: l'Olimpia si qualifica sempre in Europa, arrivando nel '98 alla finale di Coppa Europa contro lo Žalgiris Kaunas, a Belgrado, persa di 15 punti. L'anno dopo, con lo sponsor Sony sulle maglie, l'Olimpia disputa ancora una stagione su buoni livelli chiudendo al quinto posto in campionato, guadagnando così l'ennesima qualificazione in Europa.
Caputo, Bryant e Tacchini Nell'agosto 1999 avviene un nuovo cambio di proprietà: Bepi Stefanel cede infatti la società a Pasquale Caputo, italo americano leader nel settore caseario. Cambia anche lo sponsor con l'arrivo del marchio Adecco. Durante l'anno, a Caputo si aggiunge come socio Kobe Bryant, stella della NBA, in rappresentanza del quale agisce il padre Joe, ex giocatore anche nel campionato italiano.
Nel campionato, le cose vanno discretamente bene con l'eliminazione nei quarti di finale dei play-off, dopo aver superato al primo turno la più quotata Scavolini Pesaro. Lontano dal parquet, invece, le cose degenerano fino quasi all'irreparabile. Nell'ottobre del 2000, però, Sergio Tacchini rileva la società dalle mani dei due soci e in poco tempo costruisce una squadra che, dopo un inizio di stagione stentato, si risolleva disputando un campionato più che onorevole, anche se manca la zampata finale con la qualificazione alla postseason. Nella stagione successiva le cose non vanno per il meglio e, al termine di un campionato fatto di pochi alti e molti bassi, nonostante la squadra fosse composta da giocatori di buon talento, l'Olimpia, ancora targata Adecco, riesce a conquistare la salvezza solo nell'ultima giornata battendo l'Andrea Costa Imola.
La presidenza Corbelli Nel luglio 2002, Tacchini cede la società a un nuovo proprietario, Giorgio Corbelli, imprenditore romagnolo con un passato nella pallacanestro tra Brescia, Forlì e Roma. Nel giro di un mese il nuovo proprietario ricostruisce da zero la squadra, riportando a Milano gente che aveva già nel passato lasciato un segno nel cuore dei tifosi biancorossi come Warren Kidd, Hugo Sconochini e Paolo Alberti, oltre a campioni del calibro di Claudio Coldebella e, più tardi, Petar Naumoski. L'Olimpia inizia il campionato con tre vittorie e zero sconfitte, ma senza una sponsorizzazione sulle maglie. A ottobre, però, arriva anche lo sponsor. Si tratta della F.lli Salviato, società con sede a Castronno, nel varesotto, con il marchio Pippo. La stagione regolamentare si chiude con un buon quinto posto, ma la squadra delude le aspettative dei tifosi, venendo sconfitta nel primo turno dei play-off da una ben meno quotata Varese.
La stagione 2003-04 la squadra disputa una mediocre stagione e non si qualifica nemmeno per i play-off. Al termine della stessa le voci delle difficoltà economiche societarie sono sempre più insistenti, tanto che si rischia la cessione dei diritti della gloriosa società.
Ma grazie ad una manifestazione in piazza alla Scala il 2 giugno e al successivo interessamento del sindaco di Milano, Gabriele Albertini la società riesce a trovare importanti appoggi da Adriano Galliani, dalla famiglia Moratti e da Giorgio Armani, attraverso la sponsorizzazione con il marchio Armani Jeans. Giorgio Corbelli resta presidente. Viene chiamato un giovane coach: Lino Lardo, che entra subito nei cuori dei tifosi. La squadra fa una stagione 2004-05 esaltante, i tifosi la seguono con entusiasmo sia durante la stagione regolare disputata al Palalido (ad eccezione delle gare contro Bologna e Cantù, disputate al Forum di Assago), sia durante i play-off (anche questi disputati nell'impianto di Assago). La squadra di Lardo riesce a conquistare la finale contro la Fortitudo, che perde in gara-4 per un tiro sulla sirena di Rubén Douglas inizialmente annullato e poi convalidato dagli arbitri dopo l'instant replay, davanti ad un Forum strapieno. Riesce inoltre ad ottenere la qualificazione in Eurolega.
La stagione successiva 2005-06 è deludente: l'Olimpia esce al primo turno di Eurolega e in campionato non va oltre il settimo posto. Ai play off esce al primo turno con la Benetton Treviso, non riuscendo pertanto ad ottenere il pass né per l'Eurolega né per la Coppa Uleb. Nel corso dell'anno, a gennaio, viene esonerato coach Lardo e al suo posto viene chiamato Aleksandar Đorđević. Dopo la stagione 2006-07, culminata con l'eliminazione in semifinale ad opera della Virtus Bologna, la dirigenza decide di rifondare la squadra, chiamando Zare Markovski (allenatore proprio della Virtus) al posto di Djordjevic e ingaggiando numerosi nuovi giocatori. Il progetto, però, si interrompe all'indomani della 6ª giornata con la squadra in ultima posizione (1 vittoria e 5 sconfitte). Markovski viene esonerato e Gino Natali, duramente contestato dalla tifoseria fin dalle sue prime mosse da General Manager, si dimette.