Il sacerdote o la sacerdotessa è una figura religiosa che funge da mediatore tra i fedeli e la divinità, spesso in base a una particolare consacrazione.

Il termine deriva dal latino sacer, sacroChe deriva dal termine latino arcaico sakros rinvenuto sul Lapis Niger, sito archeologico romano risalente al VI secolo a.C. (Così Julien Ries in Saggio di definizione del sacro. Opera Omnia. Vol. II. Milano, Jaca Book, 2007, pag.3: «Sul Lapis Niger, scoperto a Roma nel 1899 vicino al Comitium, 20 metri prima dell'Arco di Trionfo di Settimio Severo, nel luogo che si dice sia la tomba di Romolo, risalente all'epoca dei re, figura la parola sakros: da questa parola deriverà tutta la terminologia relativa alla sfera del sacro.») La radice di sakros, è il radicale indoeuropeo *sak che indica colui che è "attaccato" o che "segue" o che "adora" (Rigveda) o che "onora" o "serve" una divinità. Da qui il termine "consacrato", cioè colui che è completamente dedicato ad una divinità, ed il suo contrario "esecrato" (o maledetto) (Dizionario etimologico online (Consultazione del 13/12/2011), unito al radicale dot, (dal PIE *dʰoh1-t- o *deh3): "io do", nel senso di un ministro che aveva il compito di offrire sacrifici alla divinità.

La figura del sacerdote nelle diverse tradizioni religiose

Tradizione egizia

Tradizione assiro-babilonese

Tradizione greca antica

Tradizione romana antica

Tradizione induista

Tradizione taoista

Tradizione confuciana Nel confucianesimo non ci sono né clero né monachesimo. I templi confuciani sono essenzialmente centri di studio e insegnamento del pensiero di Confucio, dove vengono celebrati anche riti. I rettori dei templi sono maestri della dottrina e del cerimoniale, non preti veri e propriStefania Stafutti, Piccolo libro di istruzioni confuciane, Guanda, 1994.

Tradizione buddhista Il buddhismo primitivo era caratterizzato dall'assenza di sacerdozio, dato che non prevedeva l'offerta di sacrifici a un Dio personale; tale situazione perdura nel buddhismo Hīnayāna, in cui il monaco è semplicemente una persona che aspira alla perfezione spirituale. Nelle regioni dove si sviluppò il buddhismo Mahāyāna, questa religione si trovò a competere con le religioni preesistenti (come avvenne in Cina e in Giappone) e i monaci cominciarono a celebrare rituali (come matrimoni e funerali). Nel buddhismo tibetano il monachesimo ha sviluppato caratteristiche simili a quelle sacerdotali, con un'organizzazione, una gerarchia e una figura centrale come il Dalai LamaAnthony Elenjimittan, Dalle religioni politicizzate alle religioni auto-realizzanti, Verdechiaro Edizioni, 2005.

Tradizione islamica

Le correnti principali dell'Islam non ammettono né riconoscono clero e tanto meno gerarchie, dal momento che si crede non possa esistere alcun intermediario fra Dio e le Sue creature. Da non confondere col clero è la categoria degli imam: musulmani che per le loro conoscenze liturgiche sono incaricati dalla maggioranza dei fedeli di condurre nelle moschee la loro preghiera obbligatoria.

Tradizione bahá'í

Una delle peculiarità più significative della Fede bahai è l’assenza della figura del sacerdote o di un clero organizzato. Contrariamente a molte religioni istituzionalizzate, nella Fede bahá’í non esistono intermediari tra il fedele e Dio. Questa scelta riflette uno dei principi fondamentali del messaggio di Bahá’u’lláh: la responsabilità individuale nella ricerca della verità spirituale. Secondo la visione bahá’í, ogni persona è chiamata a coltivare una relazione diretta con il divino attraverso la preghiera, la meditazione, lo studio personale degli scritti sacri e l’azione al servizio dell’umanità. In questo contesto, la figura del sacerdote — inteso come mediatore o autorità spirituale istituzionale — è ritenuta non necessaria e potenzialmente limitante. La comunità bahá’í è guidata da istituzioni elettive (locali, nazionali e internazionali), composte da membri scelti senza candidati o campagne, sulla base di qualità spirituali e morali. Queste istituzioni non hanno potere sacerdotale, ma amministrano e facilitano la vita della comunità. “Nella Fede bahá’í, la struttura ecclesiastica è sostituita da un sistema amministrativo in cui non esistono né sacerdoti né predicatori. Questo sistema mira a evitare sia la centralizzazione dell’autorità religiosa sia le divisioni settari." in assenza di clero, l'educaziobe spirituale, i matrimoni, i funerali e altre funzioni religiose vengono gestite dalla comunità stessa o dai membri eletti delle istituzioni bahá'í

Tradizione biblica ed ebraico-cristiana

Il termine sacerdote traduce nella Bibbia l'ebraico כּוהן (kôhên) e il greco ἱερεύς (hiereus). Secondo la Bibbia "sacerdote" è l'uomo autorizzato da Dio a offrirgli sacrifici per sé, per il popolo e per le altre persone. Nel popolo d'Israele erano sacerdoti solo i discendenti di Aronne, fratello di Mosè. Antico Testamento

Il sacerdote è un uomo che in virtù del suo ufficio e nell'ambito di una data tradizione religiosa è "santo" cioè particolarmente dedicato alla divinità: egli ha la "conoscenza" di Dio, della cui volontà è interprete e ha spesso, ma non necessariamente, una parte importante nel culto. Anche in Israele il sacerdozio costituisce un'istituzione permanente di uomini dedicati al servizio di Yahweh, le cui origini risalgono alle origini stesse del popolo e sono collegate alla tribù di Levi, cui appartenevano Mosè e Aronne. Nei tempi più antichi i Leviti formavano una specie di corporazione religiosa particolarmente fedele a Yahweh, al suo culto e alle sue leggi (cfr. Esodo 32:26-28, Deuteronomio 33:8-11).

Nell'epoca patriarcale i sacerdoti non avevano l'esclusiva del sacerdozio, soprattutto per quel che riguarda i sacrifici (cfr. Genesi 12:7; 13:18 ecc.). Nell'epoca più antica i sacerdoti erano stimati e ricercati per la loro conoscenza delle cose divine e perché sapevano interrogare Yahweh mediante le sorti (Urim e Tummim ed Efod) cfr. la storia di Mica in Giudici 17:4-13. Con il sorgere della monarchia il sacerdozio di Gerusalemme viene riorganizzato e sviluppato, fino a diventare uno dei cardini della religione di Israele; al nucleo dei sacerdoti levitici (cfr. Abiathar, 1 Samuele 22:20, 2 Samuele 20:25, della casa di Eli, probabilmente di famiglia levitica) si aggiunge la dinastia sacerdotale di Tsadok. Il sacerdozio era ereditario e in stretto legame con la monarchia. Le sue attribuzioni non erano limitate al culto, come generalmente si crede: ai sacerdoti apparteneva l'insegnamento della Legge intesa come volontà di Dio. A questo insegnamento sacerdotale risalgono la legislazione scritta di Israele e la trasmissione delle antiche tradizioni sulle origini e parte della poesia cultuale.

La riforma di Giosia è la naturale conclusione di questo sviluppo del sacerdozio di Gerusalemme. I sacerdoti degli altri santuari, che non avevano cessato di avere una certa importanza, sono allora stabiliti in una posizione subordinata (2 Re 23:9) e quelli che si trasferiscono a Gerusalemme sono assimilati agli inservienti del tempio, ai quali è da allora riservato il nome di Leviti. Questa distinzione si precisa con l'esilio, nel progetto di Ezechiele (Ez 44:10-14) e nella legislazione sacerdotale. Quest'ultima descrive le funzioni dei sacerdoti e dei Leviti come erano nel secondo Tempio, pur attribuendo idealmente ogni cosa al tempo del deserto. Si veda i passi che ne trattano: il sacerdozio limitato alla casa di Aronne: Esodo 28:1, Numeri 3:2-4, 10; la consacrazione sacerdotale, Esodo 29, Levitico 8; i paramenti; la purità rituale dei sacerdoti: Levitico 21; i proventi dei sacrifici e delle decime: Numeri 18:8-32; la divisione in ventiquattro mute: 1 Cronache 24:1-19, cfr. Levitico 1:8-9; le famiglie levitiche: Numeri 4; le funzioni dei leviti: Numeri 3:5-9, 1 Cronache 23:28-32; loro consacrazione: Numeri 8:5-26; a essi appartennero (più tardi) i cantori, 1 Cronache, e i portinai, 1 Cronache 26:1-19. L'organizzazione del sacerdozio era strettamente gerarchica ed ereditaria: appartenendo alla tribù di Levi, i sacerdoti erano tali in quanto discendenti di Aronne; fra questi il sommo sacerdote rappresentava la linea primogenita. Egli aveva funzioni religiose e insieme civili e politiche ed era, dopo l'esilio, il vero capo della comunità di Israele, che egli in certo modo impersona (cfr. Numeri 27:1).

Al tempo dei Maccabei sacerdote e sovrano si identificano. Solo il sommo sacerdote poteva entrare nel luogo santissimo nel giorno delle espiazioni. In questo periodo tuttavia le funzioni sacerdotali restano praticamente limitate al culto sacrificale: l'insegnamento o meglio l'interpretazione della legge oramai fissata passano a una nuova categoria, gli Scribi. Tale era la situazione del sacerdozio anche al tempo di Gesù: i sacerdoti erano l'antica nobiltà religiosa (i Sadducei), ancora influente a Gerusalemme, ma la cui funzione era limitata alla celebrazione dei sacrifici. La funzione importante di maestri e guide del popolo era passata ai Farisei. Con la distruzione del Tempio sparirono .

Nuovo Testamento Nel Nuovo Testamento ogni sacerdozio particolare è abolito, in quanto Gesù Cristo è il sommo sacerdote eterno, "secondo l'ordine di Melchisedec" (cfr. Ebrei 5:6 e cap. 7-8, 10:21). Le differenze col sacerdozio levitico sono: il sacerdozio di Cristo non è riservato ai Leviti e non si eredita con la primogenitura; per il perdono dei peccati di Israele, il sommo sacerdote sacrificava l'agnello senza difetti nel Tempio ovvero allontanava l'agnello (o capro espiatorio) nel giorno di Yom Kippur; Cristo è l'agnello sacrificale per i peccati di tutto il genere umano, non solo di Israeledi Gesù è detto «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!» () Gesù è sia il sommo sacerdote: "...per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele..."; : "Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio..." offerente che l'agnello-vittima sacrificale (primi 10 minuti). Cita ST II-II q. 22 e q. 26.: in croce offre se stesso (Carne visibile e Spirito invisibile) a Dio Padre; il kohen gadol e l'agnello sono soggetti distinti; il sacrificio di Cristo è sia visibile che invisibile (offre a Dio anche il suo Spirito, cfr,. ); l'agnello è solo un sacrificio visibile, non avendo gli animali uno spirito; il sacrificio di Cristo non è solo fine al perdono, ma anche a conservare l'uomo nello stato di grazia e perché l'anima possa unirsi a Dio perfettamente; il sacrificio nel Tempio era cruento in quanto prevedeva lo spargimento del sangue animale sull'altare; eccettuato il sacrificio della Passione e morte di croce, il sacrificio eucaristico nell'Ultima Cena e nell'altare delle chiese cristiane che la celebrano è incruento.

Nei Vangeli troviamo la parola sacerdote riferendosi unicamente ai sacerdoti del popolo ebraico. Coloro che Gesù ha chiamato a sé come pastori del gregge sono chiamati apostoli ("inviati") o discepoli. La parola "sacerdote" non è mai riferita a loro.

Gli Atti degli apostoli e le lettere pastorali di Paolo si riferiscono ai ministeri della chiesa con le parole "episcopato" che ha una valenza di controllo e vigilanza, "presbiterato" ovvero l'anziano della comunità, "diaconia" per il servizio pratico.

La Lettera agli Ebrei spiega chiaramente che nella religione cristiana non vi sia più bisogno di sacerdoti come nell'Antico Testamento perché esiste un unico grande sommo sacerdote nella persona di Gesù Cristo, che si è offerto al Padre una volta per tutte per togliere i peccati degli uomini. In un altro senso, tutti i credenti sono un real sacerdozio (, e Ap 19,6). Il Nuovo Testamento usa "sacerdote" e "sacerdozio" in riferimento a tutti i battezzati.