La Prima Categoria 1914-1915 è stata la 18ª edizione della massima serie del campionato italiano di calcio, disputata tra il 4 ottobre 1914 e il 23 maggio 1915.
Il campionato fu sospeso a causa dell'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale e mai più terminato; la vittoria del torneo fu assegnata al , al suo settimo titolo, per una decisione presa dalla FIGC nel periodo postbellico (ancorché le modalità e le tempistiche del provvedimento di attribuzione del titolo siano oggetto di dibattito storiografico).Cfr. lo speciale sul campionato 1914-1915 di Guerin Sportivo, n. 4 – aprile 2020.Per approfondire, si veda la sezione "La disputa sull'assegnazione del titolo".
Stagione Novità
Sempre più condizionata dalle piccole società, la Federazione ripescò le retrocesse continuando a inflazionare il campionato. La concessione che venne accordata alle grandi squadre all'assemblea federale del 2 agosto 1914 fu un nuovo format con minor spazio alle eliminatorie locali e maggiore per gli scontri a livello nazionale. Questa riforma non risolse tuttavia il problema, anzi lo aggravò, perché la fase regionale divenne un incomodo, con tante gare squilibrate atte solo a procurare infortuni ai giocatori, taluni oramai ingaggiati dalle grandi società con l'esborso di migliaia di lire. La soluzione della vertenza venne rinviata al 1915-1916, allorquando la Prima Categoria dell'Alta Italia sarebbe stata suddivisa in due tornei, una Categoria A e una Categoria B ciascuna di 18 squadre, sostanzialmente riportando il massimo campionato a una versione revisionata del progetto Valvassori-Faroppa, e istituendo una seconda categoria nazionale.Il quotidiano La Stampa diede ai due tornei la denominazione erronea di Divisione A e di Divisione B, cfr. La Stampa, lunedì 3 agosto 1914; mentre gli articoli 9 e 10 del Regolamento Campionati 1914-15, cfr. Il calcio - Bollettino ufficiale della FIGC, anno I, n. 1, 15 ottobre 1914, pp. 14-17, chiamano le due costituende categorie Categoria A e Categoria B.
All'assemblea presero parte anche i delegati delle società romane, che protestarono per la negligenza della Federazione nei confronti del calcio centro-meridionale, ma senza risultati. Nel regolamento dei campionati 1914-15 gli articoli dal 5 al 13 (relativi ai campionati di Prima Categoria, Riserve, Promozione e Terza Categoria) riguardano implicitamente solo i gironi settentrionali, relegando agli articoli successivi (dal 14 al 16) il regolamento dei tornei di ogni categoria disputati nell'Italia Centrale, Meridionale e Insulare, a conferma di come la Federazione mettesse in secondo piano il movimento calcistico del Centro-Sud rispetto a quello del Nord; il Comitato Regionale Lazio, inoltre, chiese invano che i due campionati potessero concludersi a breve distanza l'uno dall'altro, onde evitare che la finalista peninsulare arrivasse a disputare la finalissima nazionale dopo uno stop di alcuni mesi e un inevitabile scadimento di forma, com'era accaduto nel biennio precedente.La riunione delle società romane, Il Messaggero, 31 luglio 1914.
La riunione, tenutasi la stessa domenica della dichiarazione di guerra della Germania alla Russia, si svolse tuttavia all'ombra delle ben più rilevanti notizie di politica internazionale, e già allora il completamento di quella stagione venne messo esplicitamente in dubbio. In particolare, i dubbi sull'opportunità di far disputare il campionato partirono proprio dal presidente federale Carlo Montù, il quale, in qualità di massimo dirigente del Rowing Club Italiano, sancì nella stessa estate la sospensione dell'attività canoistica nazionale; nel febbraio 1915 Montù giunse persino a rassegnare le dimissioni dalla carica presidenziale, salvo ritirarle subito dopo.
La mobilitazione preventiva dell'esercito, decisa da Vittorio Emanuele III, mise in seria difficoltà i numerosi club già penalizzati dalla partenza della classe 1894 per la leva obbligatoria, avvenuta tra il settembre e l'ottobre del 1914.Domenico Quirico, Naja. Storia del servizio di leva in Italia. Milano, Mondadori, 2008. ISBN 978-88-04-57598-6. Il Savoia di Milano rinunciò già dalla prima gara,I giocatori già tesserati furono dichiarati dalla FIGC liberi di tesserarsi per altre società e furono assorbiti dagli altri club milanesi. Alcuni andarono a fondare lo Sport Iris Milan (libro del XX anno di fondazione del club 1914-1934 conservato in Biblioteca Nazionale Braidense). e l'Itala Firenze addirittura prima della redazione dei calendari, mentre un mese di gioco bastò per stroncare l'esistenza del Piemonte. La situazione divenne ancor più grave nella primavera 1915, quando furono precettati i nati nel primo semestre della classe 1895, e ciò ben prima della mobilitazione generale stabilita dal Ministero della Guerra.
Formula Il torneo settentrionale era strutturato in sei gironi locali (gestiti dai Comitati Regionali) composti da sei squadre ciascuno: alla fase nazionale accedevano le prime due classificate oltre alle quattro migliori terze. Tutti i club del Nord piazzatisi oltre il terzo posto sarebbero dovuti retrocedere.Regolamento Campionati 1914-15 (consultabile in Il calcio - Bollettino ufficiale della FIGC, anno I, n. 1, 15 ottobre 1914, pp. 14-17), articolo 10: «Un altro gruppo di diciotto squadre formato dalle rimanenti tre di ogni batteria del 1914-15 (escluse le tre ultime sostituite dalle tre vincenti di Promozione) costituiranno la Categoria B». Non è completamente chiara la questione delle retrocessioni da quanto scritto nel Regolamento 1914-15. Posto che certamente le quarte e le quinte classificate di ogni girone sarebbero state sicuramente declassate in Categoria B (insieme a tre delle sei ultime classificate), non è chiaro il criterio con cui la FIGC intendesse scegliere le tre retrocesse in Promozione, dato che i gironi erano sei e le retrocessioni in Promozione erano soltanto tre. In assenza di evidenze concrete, non è possibile conoscere quali fossero le tre retrocesse in Promozione, posto che tutte le retrocessioni furono annullate al termine della prima guerra mondiale. Per tale motivo, nei verdetti non si indicherà in quale campionato le squadre siano risultate retrocesse, in quanto per le sei ultime classificate non è chiaro quali siano state le tre declassate in Categoria B e quali siano state le tre retrocesse in Promozione. La fase nazionale si articolava su gironi di semifinale di quattro squadre ciascuno, le cui vincitrici accedevano al girone finale per l'assegnazione del titolo settentrionale: il campione del Nord si contendeva il titolo nazionale in una finalissima contro la squadra vincitrice del torneo centro-meridionale.
Il torneo peninsulare, secondo le previsioni originarie, era stato diviso in tre Sezioni su base geografica: Centrale (Marche, Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzi), Meridionale (Campania, Calabria, Basilicata e Puglie) e Insulare (Sicilia e Sardegna). A loro volta, le Sezioni erano state organizzate in gironi regionali, le cui squadre prime classificate avrebbero avuto accesso ai gironi interregionali atti a determinare le vincitrici di zona. La primatista insulare avrebbe dovuto sfidare in gara doppia la primatista meridionale e la vincente di tale incontro, sempre in gara doppia, avrebbe dovuto disputare contro la primatista centrale la finale per il titolo di "Campione dell'Italia centro-meridionale". Alla competizione, tuttavia, parteciparono solo club di Toscana, Lazio e Campania, e la FIGC cambiò in corsa le regole ammettendo al girone finale dell'Italia Centrale le prime due classificate dei campionati di Lazio e Toscana..Regolamento Campionati 1914-15 (consultabile in Il calcio - Bollettino ufficiale della FIGC, anno I, n. 1, 15 ottobre 1914, pp. 14-17).
Avvenimenti Il campionato
La nuova formula aveva reso le eliminatorie regionali del Nord Italia un fastidioso incomodo dall'esito scontato; tutte le principali società non ebbero difficoltà a superarle. Gli unici fatti di rilievo avvennero fuori dal campo: il fu punito per l'irregolarità del tesseramento ai fini militari di Alessandro Bollani dall', tuttavia la retrocessione in categoria B delle "Rondinelle" fu prima congelata e poi annullata per i successivi eventi extrasportivi; il , invece, fu accusato di corruzione per il tentato tesseramento professionistico di Angelo Mattea dal e subì una multa e la squalifica del Campo di via del Piano per due partite (disputate nel vicino Stadium di piazza Verdi), pur avendo rischiato conseguenze ben peggiori essendo stata riscontrata l'aggravante della recidività a causa di precedenti scandali analoghi (per esempio, i casi di Enrico Sardi e Aristodemo Santamaria nella stagione 1913-1914).Cfr. Il Calcio - Bollettino Ufficiale della FIGC n. 3 (15 novembre 1914), pp. 2-3.Sardi, Santamaria e il sottil morbo del professionismo, in calcioromantico.com.
Il gioco si fece interessante solo dopo le vacanze natalizie, quando iniziarono i quattro gironi di semifinale: i due gruppi più interessanti furono l'A e il C, in cui il Genoa riuscì a eliminare i casalesi campioni in carica che non furono in grado di ripetere l'impresa dell'anno precedente, e il Torino a sua volta ebbe la meglio su un'ormai vecchia Pro Vercelli; decisamente più agevoli furono, viceversa, i percorsi delle due grandi milanesi nei rispettivi raggruppamenti. A livello organizzativo, le semifinali del Nord Italia furono assai perturbate dalle abbondanti nevicate invernali e subirono diversi rinvii: conscia della possibilità che il torneo venisse interrotto a causa della Grande Guerra, La Gazzetta dello Sport propose di dare la vittoria a tavolino al Torino nell'ultima ininfluente partita col Como del girone C e di iniziare con una giornata di anticipo il girone finale del Settentrione; il Consiglio Federale si oppose e calendarizzò il match, ma i comaschi diedero comunque forfait.
Nel frattempo le eliminatorie toscane e laziali, che qualificarono al girone finale Centro il Pisa, il Lucca, il Roman e la Lazio, furono caratterizzate da una modifica regolamentare in itinere. Con una delibera della Commissione Tecnica datata 7 novembre 1914, fu stabilito di ammettere al girone finale Centro anche le seconde classificate delle eliminatorie regionali.Cfr. Il Calcio - Bollettino Ufficiale della FIGC n. 5 (15 novembre 1914), p. 4 (sulla modifica del primo capoverso dell'articolo 15). L'allargamento dei quadri, auspicato dai club romani fin da luglio 1914, venne implementato con la motivazione ufficiale di far terminare il torneo centro-meridionale a breve distanza temporale da quello settentrionale, affinché il campione del Centrosud potesse disputare la finalissima in condizioni fisiche ottimali. Per Il Ponte di Pisa, assai critico sulla modifica regolamentaria, avrebbe influito invece l'«intromissione di qualche membro interessato dei due Comitati regionali»; nella primavera del 1915 il Consiglio Direttivo del Pisa protestò energicamente ma invano per l'ammissione delle seconde classificate. Peraltro, nonostante l'allargamento dei quadri fosse già stato stabilito nel novembre 1914, un comunicato del Comitato Regionale Toscano, datato 20 febbraio 1915, menziona una lettera federale del 4 febbraio che avrebbe apportato modifiche proprio all'articolo del regolamento riguardante le ammesse alle finali dell'Italia Centrale.Il calcio - bollettino ufficiale della FIGC, anno II, n. 5, 15 marzo 1915, pp. 8-9.