La Gallura (Gaddùra // e Caddura in gallurese) è una subregione storica e geografica della Sardegna. Comprende la parte nord-orientale dell'isola, dal fiume Coghinas che la delimita a ovest, passando poi per il massiccio del Limbara, che ne delimita la parte meridionale, fino al massiccio del monte Nieddu a sudest, nei comuni di San Teodoro e Budoni.

È caratterizzata da un'economia solida dove prevalgono, oltre al rinomato settore turistico, l'industria del sughero e del granito, nelle quali ha raggiunto primati a livello internazionale.

I centri più significativi sono Olbia, Tempio Pausania, Arzachena e La Maddalena per quanto riguarda il settore turistico (in Gallura è situata, ad esempio, la rinomata Costa Smeralda), Calangianus per l'ampia industrializzazione (si è qui sviluppata l'industria sugheriera più grande in Italia e tra le maggiori al mondo).

La lingua sarda ha qui risentito il ripopolamento da parte delle genti corse: il gallurese, derivato dall'interazione tra sardo logudorese e lingua corsa, è la parlata che prevale nei centri galluresi; il sardo resiste oramai solamente ad Olbia, Luras, Budoni e Golfo Aranci, anche se in quest'ultima località si trova oramai solamente nella toponomastica.

Estensione territoriale e comuni

La Gallura è limitata a ovest dal fiume Coghinas, a sud dal monte Limbara ed a sud-est dal monte Nieddu, fino al comune di Budoni ove Punta Ottiolu funge da limite.

La parte attorno all'agro di Olbia è delimitata dagli antichi confini delle Baronie montacutesi di Silvas de Intro e dei Saltos de Giosso, avamposti della confinante regione storica del Monteacuto. Per Silvas de Intro dalla catena del Limbara lungo il confine comunale tra Calangianus e Berchidda la delimitazione seguiva la località Pedra de campos, in passato territorio berchiddese, oggi zona demaniale di Calangianus denominata Santa Caterina. Seguendo il corso del fiume Pedru Nieddu costeggiava il limite meridionale di Telti per poi scendere verso Enas e Su Canale, territori di Silvas de Intro e dunque storicamente non facenti parte della Gallura, nonostante siano abitati da genti galluresofone.

Il confine tra Gallura e Montacuto passa dunque per la Conca di Zappalì, Monte Litu, Funtana Barattu, Punta Maruddu, Punta Santu Paulu, Punta Lacabatu, Punta La ceddha, Li Tre Puntitti, e Andriottu. Da qui si collega alla catena montuosa trasversale di Monte Nieddu che scema verso la piana di Oviddè. Dunque metà del territorio comunale di Loiri Porto San Paolo, pur essendo considerato gallurese per via della lingua che vi si parla, non è da considerarsi Gallura in quanto facente parte della Baronia di Silvas de Intro, legata indissolubilmente ai territori del Montacuto appartenenti in periodo spagnolo ai Duchi di Gandia. In particolare il territorio attorno ai borghi di Loiri e Azzani, fino alle frazioni di Monte Litu, Azzanidò, Santa Giusta.

Ancora nel 1873, la ripartizione del mandamento della neonata pretura di Terranova indicava Enas nella località Silvas de intro, e un decreto dello stesso periodo di concessione di terreni ademprivili alle Ferrovie Sarde, delimitava chiaramente l'avamposto più orientale di Silvas de Intro attorno al villaggio di Azzanì. Territori dunque facenti parte storicamente, amministrativamente e fiscalmente al Monteacuto e non alla Gallura, popolate però a partire dal 1600 da coloni provenienti dall'alta Gallura, Calangianus in particolare. Lo stesso dicasi per i Saltos de Giosso, la cui parte settentrionale ricade nella Valle di Olevà, odierna Berchiddeddu, che a dispetto dell'idioma parlato da una parte della sua popolazione è da considerarsi facente parte della regione storica montacutese e non della confinante Gallura, poiché storicamente Baronia del Monteacuto.

La Gallura raggruppa oggi 21 comuni, quasi tutti compresi nella provincia della Gallura Nord-Est Sardegna: Stemma Comune In lingua gallurese/sarda Superficie PopolazioneOlbiaTarranoa/Terranòa ab.ArzachenaAlzachena/ Artzaghena ab.Tempio PausaniaTèmpiu ab.La MaddalenaMadalena/ Sa Maddalena ab.Santa Teresa di GalluraLungoni/Longone ab.BudoniBuduni/Budune ab.San TeodoroSantu Diadoru/Santu Tiadoru de Oviddè ab.PalauLu Palau/Parau ab.CalangianusCaragnani/Calanzanos ab.Loiri Porto San PaoloLòiri Poltu Santu Pàulu/Loèri e Portu de Santu Pàulu ab.LurasLùrisi/Luras ab.Golfo AranciFìgari ab.TeltiTelti/Tertis ab.Trinità d'Agultu e VignolaLa Trinitai e Vignola/Sa trinidàde e Binzola ab.BadesiLi badesi/Sos badesos ab.LuogosantoLocusantu/Logu santu ab.ViddalbaVidda ecchja/Biddalva ab.Sant'Antonio di GalluraSant'Antoni di Gaddhura/Santu Antòni de Calanzanos ab.AggiusÀggju/Azos ab.AglientuSantu Franciscu di l'aglientu/ Santu Frantziscu de s'alientu ab.BortigiadasBultigghjata/Bortijàdas755 ab.

Territorio

Il territorio è ricompreso nella provincia Gallura.

La natura del territorio gallurese è prevalentemente montuosa (monte Puntaccia, monte Abbalata), specie se paragonata a quella pianeggiante o collinare del confinante Logudoro. Ricca di roccia granitica levigata dal vento, dalla pioggia e dal mare, specie sulle coste, sculture naturali di forme bizzarre come quella dell'Orso nei pressi di Palau, conferiscono alla Gallura un aspetto assai originale, molto simile a quello del sud della Corsica e che lascia spazio solo verso nord a fertili pianure.

La vegetazione spontanea della costa è formata da macchia mediterranea (lentischio, cisto, corbezzolo, mirto ecc.). L'interno, invece, ha un aspetto differente, più riparato dai venti e caratterizzato da imponenti affioramenti granitici e boschi di querce e sughere la cui lavorazione costituisce una delle principali attività produttive.

Coronimo Il significato del coronimo "Gaddùra/Caddùra" (collegabile ad altri toponimi sardi come Gaddaroniài a Oliena o Caddori presso Bultei), che appare nelle prime testimonianze scritte col condaghe di San Pietro di Silki (XI-XII secolo), sarebbe "rocciosa, sassosa".

Secondo Francesco Cesare Casula, il coronimo Gallura deriva da fretum gallicum, l'antico nome dello stretto di Bonifacio.

Storia Origini e preistoria

L'Uomo moderno è arrivato in Sardegna circa anni fa, percorrendo il blocco sardo-corso, dopo aver attraversato lo stretto di mare che si congiunge all'arcipelago toscano. È perciò molto probabile la sua presenza anche in Gallura. La più antica presenza certa dell'uomo in Gallura risale al Neolitico antico, con la comparsa della ceramica cardialeGiovanni Ugas - L'alba dei Nuraghi (2005) - pg.13. Ad Aglientu in località Lu Littaroni e a cala Corsara nell'isola di Spargi è stata trovata una grande quantità di ceramica e di ossidiana proveniente dal monte Arci. Questo indica, ancora una volta, la Gallura come passaggio obbligato "dell'oro bianco e nero" nell'antichità. Nelle fasi successive del Neolitico, il territorio gallurese si distingue per la presenza della cultura di Arzachena; nell'Eneolitico sono scarse le attestazioni della cultura di Monte Claro, di Abealzu-Filigosa e del vaso campaniforme, generalmente diffuse nel resto dell'isola.

Le rotte da e per la Sardegna erano ben conosciute e le sue risorse richiamavano una massiccia affluenza di genti e di idee.

L'attuale Gallura è stata popolata da genti còrse fin dall'antichità preromana. In epoca nuragica la Gallura ha costituito una testa di ponte per la diffusione della cultura nuragica nel sud della Corsica e si segnala in particolare la diffusione e tipicità della tipologia a "corridoio" (imparentata con le tipologie torreane della vicina Corsica) e di quella mista corridoio-tholos, spesso accomunate dall'integrazione tra strutture architettoniche e rocce circostanti.

Periodo romano

Dopo la conquista della Sardegna da parte dei Romani (238 a.C.), che la sottrassero al controllo punico nel corso della guerra dei mercenari, la città di fondazione greca di Olbia assume notevole importanza essendo il porto maggiormente vicino alla penisola, collegato a Caralis e Colonia Iulia Turris Libisonis. Periodo giudicale e pisano: il Giudicato di Gallura

Dopo il decadimento di Olbia a seguito delle incursioni dei Vandali, dal 594 la sede vescovile viene insediata, probabilmente nello stesso territorio, a Phausiana per iniziativa del papa Gregorio Magno, poi sostituita in periodo giudicale da quella di Civita. Nel Medioevo, dalla metà del IX secolo circa, la Gallura costituisce uno dei quattro giudicati (o regni) autonomi in cui era divisa l'isola. Le rotte che toccavano la Sardegna ripresero ad essere frequentate in occasione della crisi del predominio delle flotte arabe; le risorse dell'isola ripresero a richiamare mercanti e navigatori provenienti soprattutto dalla Liguria e dalla ToscanaGiuseppe Meloni, Contributo allo studio delle rotte e dei commerci mediterranei nel Basso Medioevo, in "Medioevo. Saggi e Rassegne", 3, Cagliari, 1977. = Medioevo Catalano. Studi (1966-1985), Sassari, 2012, pp. 153 sgg. Il Giudicato comprendeva le attuali regioni storiche della Gallura, delle Baronie e parte del Nuorese, con capitale Civita. Infatti, in seguito all'aiuto pisano dato ai sardi contro i tentativi di invasione araba di Mujāhid al-ʿĀmirī verso l'inizio dell'XI secolo, le ingerenze pisane sull'Isola si sarebbero fatte sempre più forti. Lo stesso Giudicato di Gallura sarebbe passato integralmente sotto il controllo di Pisa con la morte, nel 1296, dell'ultimo giudice Nino Visconti.

Nel 1073 in una epistola che il papa Gregorio VII indirizza ai Giudici sardi per invitarli alla sottomissione alla chiesa di Roma compare per la prima volta la denominazione "Gallura" nel riferimento Costantinus Gallurensis. In successivi documenti comparirà anche nelle forme Gallul, Gallulu, Gallula e poi Gallura. Occorrerà invece attendere una Carta Pisana della metà del XIII secolo per veder riportato il termine Galorj (nei pressi dell'attuale Punta Nera a Palau) su una carta geografica. Nel periodo giudicale, fino al 1600 circa, i centri principali del giudicato sono le attuali Tempio Pausania e Calangianus (Tempio e Calanjanus in Gemini).

Il giudicato era diviso nelle seguenti curatorie (tra parentesi, i centri situati all'interno delle stesse): Gemini (Tempio, Calanjanus, Nughes, Aggius, Bortigiadas, Luras, Vignas o Campo de Vigne o de Vinyes, Villa Latignano o Latinacho) Taras o Caras (Villa Abba, Cokinas, Malacaras, Bongias, Morteddu) Montanea o Montangia (Arcagnani, Assuni, Alvargius, La Paliga, Melassani, Agnorani, Villa Logusantu) Balaniana o Balariana (Balarianu, Batore, Nuragi, Oranno, S. Stefano, Telargiu, Albaico, Vigna Maggiore) Canahim o Canahini (Canahini, Agiana o Hagiana, Villa Canaran) Unale josso (Villa de Muru, Agugheda-Cucchè, Nurachi, Corache-Cares (Orividdo-Siddai), Gonarium o Unale, Villa del Castro o Corte di Dorgali, Ortomurcato, Scopeta, Siffilionis, Thurcali-Cartagine Sulcos) Civita o Fundimonte (Terranova, Villaverri, Puzzolo, Caresos, Tertis, Villa maior, Talanyana, Larathanos, Offilo, Villa Petresa) Orfili (Orfili, Ossude, Villadanno, Guardoso, Lappia) Posada (Posada, Torpè di Posada, Lodedè, Lorade, Pelarà, Palterisca, Stelaia, Siniscola) Barbagia di Bitti (Bitti, Garofai, Onani, Dure, Norgale) Orosei Galtellì (Galtellì, Orisè o Orosei, Irgoli, Onnifai, Locoli, Lulla, Dilisorre, Duassodera, Gorgorai, Ircule) Franca di Jirifai.

Periodo aragonese e iberico In periodo tardo medioevale e aragonese all'abbandono di Civita (i pisani fondarono Terranova, più vicina al porto) e allo spopolamento delle coste oppresse dalle incursioni piratesche arabe corrisponde un maggiore sviluppo delle zone interne e delle città di Tempio e Calangianus, le quali diverranno le due città principali della Gallura, favorite dalla posizione che le preservava da barbari e pestilenze.