Il gatto maestro, o Il gatto con gli stivali, è una fiaba popolare europea che racconta la storia di un gatto che utilizza l'astuzia per offrire il potere, la fortuna e la mano di una principessa al suo padrone povero e senza soldi. La più antica attestazione scritta della storia risale a Giovanni Francesco Straparola, che la incluse nella raccolta Le piacevoli notti (pubblicate a partire dal 1550) con il titolo di Costantino Fortunato; è incerto se Straparola abbia inventato la fiaba o abbia semplicemente trascritto un racconto della tradizione orale.

Un secolo più tardi vide la luce la versione di Giambattista Basile, intitolata Cagliuso. Nel Romanticismo tedesco fu Ludwig Tieck a scrivere questa fiaba con linguaggio tipicamente romantico, prendendosi gioco della letteratura del tempo. Apparve in Fiabe popolari dello stesso Tieck, insieme ad altre celebri fiabe come Barbablù; la loro caratteristica era quella di nascondere l'orrore attraverso la comicità, o l'ironia. Celebri divennero anche la versione create da Charles Perrault e quella dai fratelli Grimm con il titolo "Il povero garzone e la gattina". La versione classica di questo racconto è quella scritta alla fine del XVII secolo da Charles Perrault (1628-1703). Appare su un manoscritto illustrato, intitolato Les Contes de ma mère l’Oye ("I racconti di mia madre l'oca"), datato 1695, due anni prima della pubblicazione della raccolta di otto racconti Histoires ou contes du temps passé avec des moralités ("Storie o racconti del tempo passato con morale") presso l’editore Claude Barbin nel 1697.

Il gatto con gli stivali ha avuto un successo immediato e rimane popolare al giorno d'oggi, nonostante una morale ambigua. Esistono numerosissime analisi e studi, basati sui suoi personaggi e sui suoi temi, riguardanti la simbologia e la morale di questa fiaba. Il gatto con gli stivali può essere visto per esempio come un racconto iniziatico (lotta contro l’orco), ma anche come riflesso dei costumi dell'epoca di Perrault (investitura reale, ruolo della borghesia, diritto di primogenitura, etc.), in quanto storia immorale che fa l'apologia dell'inganno e dell'imbroglio sul lavoro onesto.

Vi si ritrovano anche vecchi temi popolari legati a motivi indoeuropei e al culto degli animali diffuso un po' ovunque nel mondo, sotto l'influenza culturale francese alla fine di un periodo di splendore della Francia. Il gatto con gli stivali conosce una diffusione rapida e mondiale, al punto da ispirare disegnatori, compositori, coreografi, e molti altri artisti. Questo gatto appare in particolare nel terzo atto del balletto La bella addormentata di Čajkovskij e fino all'epoca moderna, i suoi adattamenti sono molteplici, dal teatro ai film e ai romanzi o al fumetto, passando per le parodie, come dimostrato dal personaggio del Gatto con gli stivali che compare in Shrek 2 (e seguenti), e al quale è dedicato un successivo spin-off.

Trama

Alla sua morte, un vecchio mugnaio lasciò ai suoi tre figli tutti i suoi beni. Il primo, che era il più anziano, ereditò il mulino; il secondo l'asino; l'ultimo, il più giovane, un gatto. Senza un soldo in tasca e non sapendo cosa fare di tale eredità, quest'ultimo inizialmente pensò di mangiare il suo bene. Il gatto, rivelandosi dotato di parola, convinse il padrone a dargli un sacco, un cappello ben piumato ed un paio di stivali. Così vestito, l'astuto animale era ora determinato a fare la fortuna del suo padrone.

Per fare ciò, con il sacco il gatto creò una trappola e catturò un coniglio nella foresta, e lo portò al re come dono da parte del suo padrone, il marchese di Carabas. Vedendo che il regalo era stato ben accettato, decise di portare regolarmente della selvaggina al re per alcuni mesi, facendo crescere la fama e la curiosità del re riguardo a questo marchese di cui non conosceva l'esistenza.

Un giorno, sapendo che il re e la principessa, sua figlia, avrebbero viaggiato lungo il fiume, il gatto persuase il suo padrone a togliersi i vestiti da mugnaio e ad entrare nel fiume. Una volta nascosti i vestiti del suo padrone dietro una roccia, aspettò l'arrivo della carrozza del re, per poi andare loro incontro gridando aiuto. Il gatto spiegò al re che il suo padrone, il "marchese di Carabas", era stato derubato dei suoi vestiti e poi gettato nel fiume e ora rischiava di annegare. Il re offrì immediatamente soccorso mandando le sue guardie ad aiutare il giovane ad uscire dall'acqua e dandogli i migliori vestiti a sua disposizione. Infine, lo invitò a sedersi nella carrozza al fianco della figlia che di lui si innamorò immediatamente. Il giovane, non realmente consapevole di ciò che stava accadendo, accettò di buon grado tutte le offerte del re e si innamorò perdutamente della principessa.

Nel frattempo, il gatto con gli stivali corse avanti lungo la strada, dove incontrò un gruppo di contadini che lavoravano nei campi e nei frutteti vicini, e ordinò loro di dire al re che quelle terre appartenevano al marchese di Carabas, altrimenti avrebbero subito la sua ira. Arrivò poi in un bel castello abitato da un orco molto ricco e possessore delle terre da lui appena attraversate.

L'orco ricevette il gatto il quale, saputo delle abilità magiche dell'orco, lo sfidò a trasformarsi in un leone. Spaventato dalla ferocia del ruggito del leone che si trovò davanti, il gatto con gli stivali chiese all'orco se fosse stato in grado di trasformarsi in un piccolo indifeso topino. L'orco ridendosela, si trasformò in topino, ed immediatamente il gatto gli saltò addosso e lo divorò in un sol boccone. A questo punto, il gatto annunciò a tutti i servitori che da quel momento in poi avrebbero dovuto sottostare al marchese di Carabas ed immediatamente fece preparare le più belle stanze del castello.

In quel momento passò davanti al castello la carrozza del re. Il gatto si precipitò all'ingresso dando il benvenuto al re nella residenza del "marchese di Carabas". Il re, ammirando il bellissimo castello e tanta ricchezza, decise di offrire la mano di sua figlia al ricco gentiluomo. Il gatto diventò di conseguenza un nobile signore che caccia i topi solo per divertimento.

Il racconto ha da due morali: «[...] L'industria e il saper fare sono meglio dei beni acquisiti»; «[...] L'abito, la maniera e la gioventù, per ispirare tenerezza, non sono mezzi sempre indifferenti».

Progettazione dell'opera Precedenti

Charles Perrault non è l'inventore della figura del gatto burlone e malizioso (chiamato in inglese trickster),. poiché diversi secoli prima della pubblicazione delle fiabe di Perrault, il bramino Kashmir Somadeva ha raccolto una vasta collezione di fiabe indiane, il Kathâsaritsâgara (letteralmente LOceano dei fiumi delle fiabe) che contiene numerosi personaggi e oggetti di fiabe come spade invincibili, navi che rigenerano il loro carico e animali servizievoli. Nel Pañcatantra, una raccolta di racconti in sanscrito del V secolo, una storia descrive un gatto che tenta di fare fortuna al palazzo reale..

Nel 1553 La gatta di Costantino il ricco (o Costantino Fortunato), un racconto simile al gatto con gli stivali, fu pubblicato a Venezia nel Le piacevoli notti di Giovanni Francesco Straparola.. Tuttavia, nel racconto di Straparola, il povero figlio del mugnaio è figlio di una vedova boema, il gatto è una fata travestita da gatta, la principessa si chiama Elisetta e il castello non appartiene ad un orco ma ad un signore recentemente morto. Il ragazzo povero diventa infine il re di Boemia. Un'edizione francese della raccolta viene pubblicata nel 1560. Questo racconto potrebbe essere di origine orale, poiché molte versioni orali sono state trascritte..

Nel 1634 un altro racconto con un gatto malizioso come eroe, chiamato Cagliuso, è pubblicato nel Pentamerone di Giambattista Basile. Né la raccolta, né il racconto sono stati pubblicati in Francia durante la vita di Charles Perrault. Nella versione di Basile, il ragazzo povero è un mendicante di nome Cagliuso la cui ricchezza è garantita in modo simile alla storia del Gatto con gli stivali. Tuttavia, la storia finisce diversamente: per mostrare la sua gratitudine, Cagliuso promette al gatto che lo seppellirà in una bara d'oro. Tre giorni dopo, il gatto prova il suo padrone fingendo di essere deceduto ed è inorridito quando sente Cagliuso chiedere alla moglie di afferrare il cadavere per le zampe e gettarlo fuori dalla finestra. Il gatto salta, esclama che questa è la sua ricompensa per aver aiutato un mendicante a diventare ricco, poi scappa lasciando il suo padrone cavarsela da solo.

Le somiglianze con il Gatto con gli stivali sono impressionanti e una teoria ha voluto che Perrault si fosse strettamente ispirato a Cagliuso, di cui avrebbe soppresso la morale iniziale riguardante l'ingratitudine del giovane mendicante, poiché triste. Pierre Saintyves mette in evidenza queste somiglianze e cita gli autori che pensano che Charles Perrault se ne sia ispirato per il Gatto con gli stivali, ma non prende posizione su una possibile influenza.. Iona e Peter Opie pensano che Perrault non conoscesse La Chatte de Constantine le Fortuné e Cagliuso (La Gatta di Costantino il fortunato e Cagliuso), che sono stati pubblicati prima del gatto con gli stivali.. Thierry Delcourt, al contrario, afferma che Perrault conosceva bene le versioni letterarie di queste due fiabe. e Armand Langlois cita La Chatte de Constantine le Fortuné e Cagliuso come fonte d'ispirazione di Perrault.

Altre storie simili al Maître Chat (Maestro Gatto) sono notate da Charles Deulin: il racconto danese Le Palais aux piliers d’or (Il Palazzo dei pilastri doro), il racconto norvegese Seigneur Pierre o ancora il racconto bretone Le Chat et sa mère (Il gatto e sua madre) mettono in scena gatti o gatte che aiutano il loro padrone ad ottenere la fortuna. Alcune versioni mostrano l'ingratitudine del padrone verso il suo animale, il padrone non esita a lasciar morire l'animale o a lasciarlo senza sepoltura, come nella versione di Basile.

Pubblicazione Storie o racconti del tempo passato Charles Perrault scrisse Les Histoires ou Contes de temps passé () di cui fa parte il Maître Chat ("Maestro Gatto"), o il Chat Botté ("Il gatto con gli stivali") all'epoca in cui era membro dell'Accademia Francese e della corte di Luigi XIV. La prima versione di questo racconto figura in un manoscritto riccamente rilegato, illustrato e scritto in bella forma, che circolava nei salotti letterari parigini e alla corte di Versailles nel 1658. Fu donato alla signorina Elisabetta Carlotta d’Orléans, la nipote di Luigi XIV, e conteneva cinque fiabe, La Bella Addormentata nel Bosco, Cappuccetto Rosso, Barbablù e Le Fate accanto al Gatto con gli stivali. A causa dell’esistenza della dedica firmata “P. Darmancour”, la paternità delle storie o dei racconti del tempo passato e quindi di Le Maistre Chat ou Le Chat botté è talvolta attribuita a Pierre Darmancour.

Traduzioni Nel 1729 la prima traduzione in inglese di Robert Samber, The Master Cat or Puss in Boots, è pubblicato a Londra da J. Pote e R. Montagu nella raccolta Histories, or Tales or Past Times, by Mister Perrault. La traduzione di Samber è descritta come: «fedele e giusta, riportata in modo attraente e conciso, l’entusiasmo e il tono gentilmente ironico della prosa di Perrault, che imita l’approccio diretto della narrazione orale in un elegante semplicità». La pubblicità dell’epoca parla di un libro “molto divertente e istruttivo per i bambini”. Il Gatto con gli stivali è ugualmente tradotto in tedesco, poiché nel 1812, i fratelli Grimm includono una versione del racconto nella loro raccolta Kinder und Hausmarchen. Secondo le note dei fratelli Grimm, loro avrebbero fatto la conoscenza di questo racconto grazie all’intermediario di Jeanette Hassenpflug che era figlia di migranti ugonotti.

Illustrazioni