Cosenza (, IPA: , Cusenza in dialetto cosentino) è un comune italiano di abitanti capoluogo dell'omonima provincia in Calabria.

Fondata dai Bruzi che ne fecero la loro capitale nel IV secolo a.C.F. Lenormant La Magna Grecia Vol. III. Il riferimento originale è da intendersi quello dello storico romano Tito Livio che parlando di alcuni insediamenti bretti scrive “Consentia Aufugum Bergae Baesidiae Ocriculum Lymphaeum Argentanum Clampetia multique alii ignobiles populi”, indicando che questi nel 204 a.C. passarono dalla parte del console Gn. Servilio, incaricato della guerra contro Annibale, ed il quale “in Bruttis erat”. Solo alcuni di questi centri sono identificabili, mentre per alcuni di essi non esiste alcuna ipotesi di ubicazione concreta, esercitò un ruolo egemonico nella regione sino alla conquista da parte dei romani e dal XVI secolo assunse il ruolo di capoluogo della Calabria Citeriore. La città moderna è fulcro di un agglomerato urbanoIstat pag 37EurostatOcseMetropilitan Areas in Spain and Italy comprendente tra gli altri i comuni di Castrolibero e Rende, dove ha sede il campus dell'Università della Calabria.

Geografia fisica Territorio

Cosenza sorge su sette colli nella valle del fiume Crati, alla confluenza di quest'ultimo con il Busento. Tale confluenza consente di distinguere l'area dell'insediamento primigenio, posta in alto fino al colle Pancrazio, e la città moderna, sviluppatasi lungo la riva sinistra del Crati in territorio pianeggiante.

La zona a sud è bagnata anche dai fiumi Cardone e Iassa, mentre la zona nord-ovest del perimetro comunale è attraversata dal torrente Campagnano che rappresenta il punto di contatto con Castrolibero e Rende, due dei comuni che costituiscono l'area urbana di Cosenza.

L'intera area di insediamento è protetta a ovest dalla Catena Costiera (che separa la città dal mar Tirreno) e a est dalla Sila, l'altipiano boscoso in cui vive ancora il lupo, animale totemico della città e simbolo della locale squadra di calcio.

Il territorio comunale si estende su una superficie di , a un'altitudine sul livello del mare pari a 238 metri (quota riferita a piazza Bilotti). Il Municipio, sito in piazza dei Bruzi, è posto a 233 metri sul livello del mare, alle coordinate geografiche di 39°17'36"N 16°15'23"E. Il dislivello altimetrico della città è di 402 metri, con il punto più alto situato a sud-est (c.da Destra di Tornaturo a quota 589) e il più basso a nord (via Popilia, località Torrevecchia a quota 187).

Clima L'ubicazione della città, in una vallata interamente circondata dai rilievi della Catena Costiera, della Sila e del Pollino, incide sul locale microclima. La scarsa presenza di venti dovuta alle caratteristiche orografiche del territorio favorisce il fenomeno dell'inversione termica, con accentuata escursione termica e frequente formazione di foschie o banchi di nebbia.

D'inverno le temperature minime sono di norma più basse di quanto altitudine e latitudine lascino prevedere, e oscillano tipicamente tra i 3-4 gradi notturni e i 10-13 diurni, con frequenti brinate; nonostante la modesta altitudine, in condizioni particolari gli accumuli di neve possono raggiungere anche i 50–. In estate, specie in condizioni di calma di vento, le temperature diurne sono molto elevate e si accompagnano a valori di umidità molto bassi, ma non è infrequente che nelle ore centrali della giornata la calura generi nubi cumuliformi e temporali.

Storia

Non esistono certezze sulla data della sua fondazione, ma la sua corrispondenza con l'antico villaggio italico di Kos (o Kossa) la datano almeno all'VIII secolo a.C.; fu poi conquistata dai Bretti, che ne fecero la loro capitale "" (Metrópolis tōn Bréttion) nel IV secolo a.C., ed esercitò un ruolo egemonico nell'area brettia della regione sino alla conquista da parte dei romani.

Età antica

Le origini della città risalgono almeno all'VIII secolo a.C., quando sul suo territorio sorgeva il villaggio italico di Kos ("Kossa" nell'elenco delle città situate in Calabria compilato nel V secolo a.C. dallo storico greco Ecateo di Mileto; Ecat. FGrHist 1 FF 64-71), le cui monete, risalenti al 420 a.C., sono custodite presso il British Museum di Londra; nel IV secolo a.C. fu probabilmente conquistata dal popolo bruzio, parte meridionale del macro-gruppo sabellico insieme ai Siculi della Locride, che fece la propria capitale di Cossa (o Cosa) nella Valle del Crati, poiché ritenuta strategica per il controllo dell'area. Il primo toponimo, Kos/Kosa, forse richiama l'otre di pelle (dal greco kuus, "tagliato"/"giuntato") con cui probabilmente gli abitanti prendevano l'acqua nei due fiumi della città o si riparavano dalle intemperie {senza fonte e paretimologico}; successivamente, con i Bruzi Cosa o Cossa passa a rappresentare un esito sabellico di una base indoeuropea per "caverna" o "grotta" (città di "grotte" costruita nel tufo), mentre i Romani, dopo la sconfitta patita per mano degli alleati bruzi di Annibale (circa il 201 a.C.) cambiano il nome in Co[n]sentia per deviare l'attenzione dalla sconfitta e per ricordare il "consenso" dei due fiumi (Livio: «ubi consentiunt flumina»), cioè il loro congiungersi. La città si sviluppò rapidamente e giunse a esercitare il proprio controllo anche sulla Lucania e su quasi tutte le città della Magna Grecia calabra, che caddero una dopo l'altra sotto i continui attacchi dei Bruzi.

Quando il territorio venne sottomesso dai romani, Cosentia divenne un'importante statio lungo la Via Capua-Regium. Sotto l'impero di Augusto assunse le caratteristiche di città commerciale che mantenne sino all'età tardo-imperiale. Il 're dei Visigoti', generale dell'esercito romano, Alarico, dopo il sacco di Roma del 410, muore a Cosenza per malattia, venendo sepolto vicino al fiume Busento.

Medioevo ed età moderna

Trasformata in ducato nel 568, dall'VIII al IX secolo la città fu sotto al dominio bizantino e assunse il nome di Constantia. La città, violentemente contesa da saraceni e longobardi, fu quasi distrutta e riedificata nel 988. Oppostasi senza troppo successo all'occupazione normanna dell'XI secolo, successivamente divenne ducato degli Svevi, tra le città predilette da Federico II. In età angioina, sebbene mantenesse una certa autonomia, la città attraversò un periodo buio, attanagliata dalla miseria e dal brigantaggio. Solo nel XV secolo fu prescelta da Luigi III d'Angiò come luogo di residenza: in quegli anni Cosenza poté assurgere a fulcro del ducato di Calabria.

Nel periodo aragonese la città divenne capoluogo della Calabria Citeriore, che comprendeva grosso modo la provincia cosentina. In questo periodo nacque l'Accademia Cosentina che, soprattutto sotto la guida di Bernardino Telesio, divenne una delle principali istituzioni culturali dell'Italia Meridionale. In riferimento alla tradizione culturale acquisita tra XV e XVI secolo è identificata come "Atene della Calabria".

Età contemporanea

Durante l'età napoleonica la città fu contrassegnata da un orientamento anticlericale e libertario, di matrice fortemente antiborbonica. Con la Restaurazione non mancarono le iniziative liberali e patriottiche che culminarono con la rivolta del 15 marzo 1844, durante la quale vi fu uno scontro a fuoco nel Largo dell'Intendenza tra i soldati borbonici e 21 patrioti poi condannati a morte. A quella rivolta il successivo 25 luglio si ispirarono i Fratelli Bandiera che, a capo di un gruppo di repubblicani veneziani, cercarono di aiutare i "fratelli calabresi" a emanciparsi dal giogo borbonico.

Interessata in epoca fascista da un ampio processo di riqualificazione ed espansione urbana, la città patì i ripetuti bombardamenti della seconda guerra mondiale. Quando gli Alleati liberarono Cosenza, avvenne una rivolta popolare da parte della popolazione cosentina, adirata poiché il prefetto fascista era rimasto al potere. L'incontrollata espansione edilizia connotò anche il secondo dopoguerra, egemonizzato da classi dirigenti democristiane cui si affiancarono in un secondo tempo i socialisti.

La seconda metà del XX secolo vide tre figure politiche apicali: Giacomo Mancini, leader del PSI e ministro dei lavori pubblici (grazie a lui fu realizzata l'autostrada Salerno-Reggio Calabria), l'esponente della sinistra DC Riccardo Misasi, ministro della pubblica Istruzione, e il più volte Ministro e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dario Antoniozzi, questi ultimi artefici, tra l’altro, della nascita ed insediamento nell’area cosentina dell'Unical, uno fra i più rinomati atenei del Mezzogiorno. Grazie a questi tre importanti esponenti politici la città di Cosenza crebbe in termini socio-economici, culturali ed infrastrutturali.

Nel 1971 la popolazione residente superò i abitanti, contro gli appena 57.000 di venti anni prima: furono quelli gli anni di abbandono del centro storico cittadino in favore di periferie urbane, spesso prive di servizi. Negli anni successivi Cosenza ha visto un repentino calo della popolazione, a vantaggio dei comuni della cintura urbana.

Simboli

Lo stemma di Cosenza riconosciuto con decreto del Capo del Governo n. 3061-6 promulgato il 24 aprile 1941, Di verde al monte all'italiana di sette cime d'oro, raffigura i sette colli d'oro sentinelle dell'indipendenza della città, in campo verde.

Il bozzetto che accompagna il decreto di concessione del 1941 presenta i sette colli al naturale, fondati su una campagna di verde.

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi di interesse

Architetture religiose

Cattedrale di Santa Maria Assunta: Il Duomo costituisce il principale edificio religioso del centro storico. Realizzato nel XII secolo per iniziativa dell’arcivescovo Luca Campano, autore anche della prima platea dell’allora nuovo arcivescovato, rappresenta un punto di riferimento della vita ecclesiastica cittadina, che in epoca bizantina era limitata al rango di semplice vescovato.

Chiesa di San Giovanni Battista: La chiesa di San Giovanni Battista, risalente al X secolo, è considerata l’edificio sacro più antico della città. Chiesa di San Francesco d’Assisi: Il complesso di San Francesco d’Assisi, databile al XIII secolo, sorse nel 1217 come insediamento monastico e nel corso del tempo subì diversi interventi strutturali e decorativi, che ne modificarono l’aspetto originario. Rappresenta uno dei principali esempi dell’architettura religiosa medievale locale. Chiesa di Sant’Agostino: La chiesa e il complesso di Sant’Agostino, edificati nel XV secolo, costituiscono una delle opere religiose più significative del periodo, sia per l’impianto architettonico sia per il ruolo svolto nella vita comunitaria. Chiesa di San Francesco di Paola: L’edificio, eretto nel 1444, è strettamente legato alla figura di san Francesco di Paola, che vi stabilì la propria dimora abituale. Il complesso presenta rilevanti elementi storici connessi alla diffusione del movimento paolano. Chiesa del Santissimo Crocifisso (della Riforma): La chiesa del Santissimo Crocifisso, nota anche come chiesa della Riforma, appartiene al XVI secolo e rappresenta una significativa testimonianza dell’architettura sacra dell’epoca. Chiesa della Madonna del Carmine: La chiesa della Madonna del Carmine, situata in piazza Venti Settembre, fu assegnata ai Carmelitani dell’Antica Osservanza a seguito della donazione di Bernardino Mollica, come attestato da una bolla di papa Pio V del 1567. Distrutta dal terremoto del 1635, venne ricostruita e completata nel 1696. Un ulteriore intervento, nel 1756, portò alla realizzazione dell’altare maggiore e del dipinto di Santa Maria della Bruna. I terremoti del 1783 e del 1854 causarono nuovi danni, in seguito ai quali la chiesa fu restaurata assumendo l’attuale configurazione neoclassica. Chiesa di San Domenico: La chiesa di San Domenico, di origine cinquecentesca, è considerata la più rilevante dopo il Duomo per pregio architettonico e importanza storica.