Marina di Camerota (Marina re Cammarota in dialetto cilentano meridionale) è la frazione più popolosa del comune di Camerota, in provincia di Salerno, nel parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
Storia Il 17 luglio 1848, Ferdinando II Borbone firma il decreto che stabilisce: "L'aggregato di case lungo il litorale di Camerota prende il nome di Marina di Camerota".
Nel XIX secolo ed agli inizi del XX, Marina di Camerota ha subito il fenomeno dell'emigrazione, rivolta in particolare verso il Sudamerica ed il Venezuela: per i legami mantenuti con quelle terre, in una piazza del centro, di fronte al porto, è stata eretta una statua al "Libertador" venezuelano Simón Bolívar, al quale sono anche dedicati la via principale del paese e al cinema locale.
Marina di Camerota si trova lungo la strada statale 562, ad est di Palinuro, 5 da Camerota, 18 da San Giovanni a Piro, e circa 90 da Salerno. L'area costiera comprende ad ovest le zone e località di Grotta Caprara o del Ciclope (che ospitava una famosa discoteca), Cala del Cefalo, Cala Finocchiara, Cala d'Arconte (con un'isoletta adiacente) e Calanca. Ad est vi sono Lentiscelle.
Sita proprio sul 40º parallelo nord, è il centro abitato più meridionale della Campania. Il punto geografico più meridionale è, invece, Punta degli Iscolelli.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili Palazzo Marchesale Residenza estiva settecentesca dei marchesi di Camerota: la famiglia Marchese prima e Orsini poi. Oggi versa in uno stato fatiscente.
Palazzo Talamo Uno tra gli edifici più antichi di Marina di Camerota è il palazzo della famiglia Talamo; la costruzione risale al 1786 (restaurato poi nel 1844, come testimonia una descrizione ritrovata sul davanzale di una finestra dello stesso edificio).
Gli antenati della famiglia erano pescatori benestanti, provenienti dalla Costiera Amalfitana (più precisamente da Positano), che decisero di stabilirsi nel paesino costiero per intraprendere varie attività commerciali ed agricole. Tra gli antenati si annoverano due sacerdoti, Francesco Saverio Talamo e Giuseppe Antonio Talamo (vissuti rispettivamente nel XIX e nel XX secolo), che hanno contribuito all’allestimento della Chiesa di Sant' Alfonso lasciando a testimonianza dell’operato l’organo monumentale della chiesa e la biblioteca ecclesiastica custodita in casa Talamo e successivamente donata dalla famiglia alla Parrocchia nel 2019.
Dal portone d’ingresso principale, in via Diaz, salendo da uno scalone a due rampe in pietra si accede al primo piano dell’edificio dove si trova l’abitazione della famiglia in cui era presente fino agli anni ‘90 una cappella sconsacrata. Il palazzo originariamente si sviluppava in lunghezza estendendosi fino alla ex via Oberdan.
Il secondo ingresso della casa si trova in piazza San Domenico. Nel corso degli anni quest’ultimo è diventato l’ingresso primario grazie alla posizione e alle caratteristiche architettoniche che lo contraddistinguono. Da questo ingresso, infatti, superando un giardino ed un ponte coperto da un pergolato di buganvillee, glicine e vite, si accede ad una grande terrazza su cui affacciano l’ingresso, la cucina ed altre stanze.
Il palazzo è dotato di numerose ed ampi ambienti e, al pianterreno (via Diaz), si trovano alcuni locali che in tempi passati erano adibiti a magazzini per il deposito di grano, olive ed olio. Gli stessi, nella prima metà del ‘900, hanno ospitato la farmacia del Dr. Francesco Saverio Talamo.
Al terzo piano del palazzo si trova un’ala denominata “Camere di Monsignore”, chiamata così perché utilizzata per ospitare i sacerdoti invitati durante le festività religiose. In essa permane un caratteristico pavimento in ceramica risalente all'epoca borbonica ed alcuni affreschi a soffitto.
Oltrepassate le “Camere di Monsignore” si accede tramite lo scalone principale ad una grande soffitta, utilizzata per la produzione casalinga di sapone e come deposito di anticaglie.
Il palazzo, che conserva ad oggi ancora tutte le caratteristiche strutturali dell’epoca, è tuttora di proprietà della famiglia Talamo. Villa Mariosa Villa Mariosa è opera di un architetto francese. È costituita da due torri limitrofe e un grande loggione con arcate, che si affaccia direttamente sugli scogli, con una scaletta che arriva fino al mare. Qui intonò i primi accordi vocali la bella Rina Mariosa, un famoso mezzosoprano degli anni trenta, la quale sposò il noto direttore d'orchestra Ermanno Wolf-Ferrari, amante di questo luogo. Spesso veniva a villeggiarvi anche Gaetano Lama, il noto maestro napoletano, che proprio lì compose la celebre melodia "Marì dint'o silenzio", conosciuta poi come "Silenzio Cantatore" su testo di Libero Bovio. Una targa, all'esterno della villa (situata fra Calanca ed il porto) e con alcune strofe della canzone, commemora l'evento. Architetture militari Torri di avvistamento Nel territorio di Marina di Camerota si trovano 13 torri saracene, di cui una è stata inglobata nel palazzo Marchesale; vennero costruite in epoche diverse con pietrame ricavato in loco. La più antica, la torre degli Iscolelli, risale al 1235 e venne costruita sotto il regno di Federico II di Svevia.
Vi sono tre "torri del telegrafo" o "saracene", risalenti all'epoca vicereale, che costituivano un sistema di vedetta e comunicazione ed erano dislocate in punti strategici lungo la costa tirrenica meridionale: la Torre dell'Isola, la Torre del Poggio e la Torre Zancale. Altre torri si trovano lungo il litorale di Camerota ( circa), ma si trovano abbastanza lontano dal paese e sono quasi tutte ridotte a rudere come ad esempio quella di cala d'Arconte, la Fenosa o Capo delle Gatte.
Dal 1566, per difendere il territorio dai corsari, furono costruite altre torri. quelle presenti nel territorio di Camerota sono:
Torre Mingardo Torre Mozza Torre Finosa Torre di Arconte Torre dell'isola Torre di Teano Torre del Poggio Torre Lajella o della marina Torre dello Zancale Torre Calabianca Torre degli Iscolelli Torre calamoresca o di Marcellino Torre degli Infreschi
Aree naturali Spiagge Calanca: incastonata tra due piccoli promontori rocciosi, è la spiaggia col fondale più basso, perfetta per i bambini. Dalla spiaggia della Calanca inoltre si vede l'isola di Marina di Camerota. Si trova praticamente a 5 minuti a piedi dal centro abitato. Marina delle Barche: di sabbia finissima a 10 minuti a piedi dal centro abitato. Lentiscelle: a circa dal paese. La spiaggia è costituita da piccoli sassi e ciottoli. Mingardo: serie di spiagge lunga circa , tra cui la cala del Cefalo, la cala d'Arconte e la spiaggia la Vela, così chiamata per uno scoglio a forma, appunto, di vela. Si trovano tutte fuori dal centro abitato, nella zona comunale di Camerota, lungo la strada che collega Marina di Camerota a Palinuro. Prevalentemente di sabbia finissima, sono note per la profondità dei fondali. del Troncone: è una spiaggia di sassi finissimi, difesa da un'alta parete rocciosa. Dal 2011 è ufficialmente autorizzata al naturismo dall'amministrazione comunale di Camerota.
Altro Leone di Caprera
Una delle grotte di Lentiscelle è stata temporaneamente adibita a piccolo museo all'aperto dov'è stato esposto il Leone di Caprera, una goletta che nel 1890-1891 attraversò l'Atlantico da Montevideo a Livorno, il cui nome è un omaggio a Giuseppe Garibaldi, così soprannominato.Uno dei 3 membri dell'equipaggio, Pietro Troccoli (1852-1939), era cittadino di Marina di Camerota, emigrato giovanissimo in Uruguay. Dal marzo 2007, e per due anni circa, l'imbarcazione è stata a Livorno per restauri. A restauri ultimati, mancando in loco un museo in grado di ospitarla e proteggerla, la storica goletta ha avuto una nuova destinazione museale, entrando a far parte delle collezioni del Museo del Risorgimento e venendo esposta nel Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Aree archeologiche Grotte paleontologiche Per via della natura carsica del suolo, Marina di Camerota è nota ai paleontologi per le interessanti grotte sparse per tutto il suo territorio, nella maggior parte delle quali, a partire dagli anni '50 del '900, sono stati fatti importanti ritrovamenti archeologici, risalenti principalmente all'età della pietra.
A cominciare dal confine con Palinuro, lungo la cosiddetta Cala del Cefalo si ritrovano grotte che fino all'epoca delle scoperte erano abitate da pastori con le famiglie: tra di esse, sono da menzionare la Grotta del Pesce, quella dell'Autaro e quella Caprara (quest'ultima, per molti anni, ha ospitato una famosa discoteca). Ai margini settentrionali dell'abitato, esisteva la Grotta della Calanca, oggi non più esistente per via di un crollo. Altre importanti sono la Grotta Sepolcrale o del Poggio, la Grotta di Manfregiudice (a pozzo e pericolosissima), la Grotta della Serratura (sulla spiaggia di Lentiscelle, e così chiamata per la sua forma), la Grotta della Cala o dell'Uomo preistorico (unica ad essere attrezzata turisticamente) ed il Riparo del Poggio o Nicchia Gamba (che rappresenta i resti di quella che fu una grotta, crollata già in epoca preistorica).
Altre ancora si trovano sulla costa e sono raggiungibili solo via mare: tra queste, sono da menzionare la Grotta di Santa Maria e la Grotta delle noglie o delle noie, cosiddetta per il doppio ingresso a forma di salsicce napoletane (dette appunto noglie).
Nel 1960, alcuni resti di crani umani ritrovati nella Grotta Sepolcrale e, mal ricostruiti, fecero per breve tempo ritenere che fosse stato ritrovato un "anello mancante" nella catena evolutiva umana, giacché i reperti (risalenti al Paleolitico Medio) si presentavano come quelli di un individuo dal mento sporgente e dalle notevoli capacità craniche, in netta contrapposizione all'Uomo di Neanderthal. Al presunto ominide venne dato il nome di Homo camerotensis, ma dopo poco tempo studi approfonditi ne fecero cadere la già debole identità.
Inoltre nella Grotta Taddeo sulla spiaggia La Calanca sono stati ritrovati quattro denti neandertaliani. Duna fossile di Capo Grosso A circa ad ovest dell'abitato, nelle vicinanze di Capo Grosso, è stata scoperta alla fine degli anni '60 una duna fossile che ha restituito interessanti reperti dell'era Paleolitica e Neolitica.
Società
Tradizioni e folclore
Nei mesi di luglio ed agosto, per permettere a tutta la popolazione, sia residente che turista, di assistere alla messa, quest'ultima, la domenica, viene celebrata sul sagrato della chiesa, e tutta la piazza viene riempita dalla folla che assiste alla celebrazione.
San Domenico di Guzman Si festeggia il 4 agosto. San Domenico di Guzman è il patrono di Marina di Camerota, e la festa del 4 agosto è la più sentita dalla popolazione locale. Dopo la messa (celebrata all'esterno della chiesa) la statua del santo viene portata in processione per le strade di Marina. Il programma civile della festa inizia ben 3 giorni prima (1º agosto), con mercatini, giostre, concerti di cantanti conosciuti a livello locale e nazionale, e gli immancabili spettacoli pirotecnici, con i fuochi che partono dal mare.
Il miracolo di San Domenico La prima domenica di marzo, vi è una festa votiva, in memoria del miracolo fatto da san Domenico il 27 dicembre 1937 a quattro marinai di Marina. I quattro partirono da Marina il 26 dicembre, per recarsi ad Agropoli, dove dovevano caricare delle mercanzie. Quando ripartirono per il viaggio di ritorno, presso Pisciotta furono sorpresi dal cattivo tempo, ma proseguirono lo stesso, confidando nel fatto di esser quasi arrivati a casa. Ma il tempo non migliorò, anzi, i quattro persero sia la vela che i remi in mare. Il più giovane dei quattro aveva con sé un'immagine di san Domenico; la gettò in mare, chiedendogli di calmare le acque. All'improvviso apparve una grande luce tra le nubi e la piccola barca di pescatori miracolosamente venne trasportata in salvo presso il porto natio.
Madonna del Carmine