La battaglia di Canne del 2 agostoSi svolse il quarto giorno prima delle none di sestile (Macrobio - Saturnalia - Prima Giornata - I,10,26), corrispondenti a tale giorno in quanto secondo il calendario romano le none cadono il 5 di ogni mese. Il quarto giorno prima delle none cade il 2 di ogni mese. del 216 a.C. è stata una delle principali battaglie della seconda guerra punica ed ebbe luogo in prossimità della città di CanneLocalità oggetto di controversia fra gli studiosi moderni, identificata dalla maggioranza dagli storici presso il fiume Ofanto, ma da alcuni presso il fiume Fortore, vedi capitolo Controversie., nell'antica Apulia.

L'esercito di Cartagine, comandato con estrema abilità da Annibale, accerchiò e distrusse quasi completamente un esercito numericamente superiore della Repubblica romana, guidato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone. È stata, in termini di caduti in combattimento, una delle più pesanti sconfitte subite da Roma, seconda solo alla battaglia di Arausio, ed è considerata come una delle più grandi manovre tattiche della storia militare..

Riorganizzatisi dopo le precedenti sconfitte nelle battaglie della Trebbia (218 a.C.) e del lago Trasimeno (217 a.C.), i Romani decisero di affrontare Annibale a Canne, con circa 86 000 uomini tra soldati romani e truppe alleate.Polibio, Le Storie, L. III, 113.5: «Compresi gli alleati, vi erano in tutto ottantamila fanti e poco più di seimila cavalieri.» I Romani ammassarono la loro fanteria pesante in una formazione più serrata del solito, mentre Annibale utilizzò la tattica della manovra a tenaglia. Questa manovra risultò così efficace che l'esercito romano fu annientato come forza di combattimento. A seguito della battaglia di Canne, la città di Capua, un tempo alleata di Roma, e altre città-stato cambiarono alleanza, schierandosi con Cartagine.

Contesto storico e strategico

Poco dopo l'inizio della seconda guerra punica, il generale cartaginese Annibale giunse in Italia, attraversando le Alpi durante l'inverno. Vinse rapidamente due importanti battaglie contro i Romani: la battaglia della Trebbia e la battaglia del Lago Trasimeno, precedute dalla vittoria sui Romani in uno scontro minore, la battaglia del Ticino. Soprattutto la sconfitta sul Trasimeno, in cui l'esercito romano fu quasi annientato, fece tremare Roma; dopo aver subito queste sconfitte, i Romani nominarono Quinto Fabio Massimo dittatore per affrontare la minaccia. Fabio, consapevole delle superiori capacità militari dell'avversario, adottò tattiche di logoramento per affrontare Annibale, intercettando le sue vie di rifornimento ed evitando di impegnarsi in una battaglia campale; da questo suo comportamento derivò il suo soprannome di "Temporeggiatore" (Cunctator), inteso in senso altamente dispregiativo da parte dei Romani, i quali avrebbero voluto un atteggiamento offensivo per vendicare il più presto possibile le sconfitte precedenti.

Non appena il popolo e la dirigenza politica romana ebbero superato la crisi politico-morale causata dalle vittorie iniziali di Annibale, venne rimessa in discussione la saggezza della strategia di Fabio, che sembrava sterile e passiva e che apparentemente aveva solo favorito il consolidamento e il rafforzamento dell'esercito cartaginese sul territorio italico occupato. La strategia di Fabio fu particolarmente frustrante per la maggior parte dei Romani, che erano desiderosi di concludere rapidamente e vittoriosamente la guerra. Era inoltre molto diffuso il timore che, se Annibale avesse continuato incontrastato il saccheggio dell'Italia, gli alleati di Roma avrebbero potuto dubitare della potenza militare della Repubblica e della sua capacità di proteggerli dalla devastante avanzata cartaginese.

Insoddisfatto della strategia di Fabio, il Senato romano non rinnovò i suoi poteri dittatoriali al termine del mandato, e il comando fu assegnato temporaneamente ai consoli Gneo Servilio Gemino e Marco Atilio Regolo, i quali decisero per il momento di proseguire la guerra con una tattica di attesa.. Nel 216 a.C., nelle nuove elezioni, furono eletti consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone; quest'ultimo, secondo Tito Livio e Polibio, era intenzionato a riprendere, a differenza del prudente Emilio Paolo, una strategia aggressiva per costringere Annibale a una battaglia decisiva.. A loro venne dato il comando di un esercito dalle dimensioni senza precedenti, con lo scopo di sconfiggere in modo definitivo il condottiero cartaginese.

Il console Varrone è presentato dalle fonti antiche come un uomo temerario e arrogante, determinato a sconfiggere Annibale in campo aperto. Al contrario, le fonti presentano l'altro console, Emilio Paolo, come prudente e cauto, dubbioso sull'opportunità di combattere una battaglia campale su terreno scoperto e pianeggiante, nonostante la forza numerica delle legioni. I dubbi del console dovevano essere particolarmente fondati, in quanto Annibale disponeva di una cavalleria superiore a quella dei Romani, sia in termini qualitativi che numerici.

Annibale, dal canto suo, era cosciente delle sue crescenti difficoltà logistiche e di approvvigionamento e del rischio di un logoramento delle sue truppe e del suo prestigio in Italia, oltre che nella madrepatria, in caso di un'estenuante guerra di posizione; egli riteneva necessaria una nuova grande battaglia campale per infliggere ai Romani una sconfitta decisiva, con la quale ottenere finalmente la disgregazione della capacità di resistenza della repubblica e del suo sistema di alleanze..

Antefatti

Il racconto degli antefatti della battaglia di Canne differisce sostanzialmente nelle principali fonti antiche; mentre Polibio, ritenuto da Gaetano De Sanctis di gran lunga più attendibile, narra in modo succinto e chiaro gli avvenimenti, Tito Livio nella sua narrazione, in cui il De Sanctis vede contaminazioni del tendenzioso annalista Valerio Anziate, arricchisce lo svolgimento dei fatti con alcuni episodi dubbi, ricchi di particolari fantasiosi che mirano ad esagerare le difficoltà contingenti di Annibale ed a enfatizzare il discernimento di condottiero di Emilio Paolo..

Polibio narra che Annibale, ancor prima dell'arrivo dei nuovi consoli, mosse con le sue truppe da Geronio e, giudicando vantaggioso costringere i nemici a combattere a ogni costo, si impadronì della rocca della città di nome Canne, in una posizione strategica rispetto a tutto il territorio circostante. In questa i Romani avevano raccolto il grano e gli altri vettovagliamenti dal territorio di Canusio, e da qui li portavano nell'accampamento romano presso Geronio a mano a mano che se ne presentava il bisogno.Polibio, Le Storie, L. III, 107.1-5: I due eserciti rimasero accampati l'uno di fronte all'altro per tutto l'inverno e la primavera seguente: già la buona stagione permetteva di vettovagliarsi con i prodotti dell'annata, quando Annibale mosse con le sue truppe dal campo presso Geronio. Giudicando vantaggioso costringere i nemici a combattere a ogni costo, si impadronì della rocca della città di nome Canne. In questa i Romani avevano raccolto il grano e gli altri vettovagliamenti dal territorio di Canusio, e da qui li portavano nell'accampamento mano a mano che se ne presentava il bisogno. La città veramente era già stata distrutta in precedenza, ma la conquista da parte dei Cartaginesi della rocca e delle vettovaglie produsse fra i Romani non piccolo turbamento: in seguito a quella occupazione, essi si trovarono in difficoltà non solo per i rifornimenti, ma anche perché la rocca di Canne si trovava in posizione vantaggiosa rispetto a tutto il territorio circostante. Secondo i vari scrittori di epoca imperiale (secoli I-II d.C.), la rocca di Canne era situata nella Regio II Apulia et CalabriaPlinio il Vecchio, Naturalis historia,L. III,XVI: L'altre fra terra nella seconda regione, Benevento una colonia degli Irpini, avendo con miglior augurio cambiato nome; perché già, fu chiamata Malevento. Gli Aeculani, gli Aquiloni, gli Abellinati cognominati Protropi, i Compsani, i Caudini, i Liguri che son chiamali Corneliani e Bebiani, i Vescellani; e ancora gli Ausculani, gli Aletrini, gli Abellinati cognominati Marsi, gli Atrani, gli Ecani, gli Alfellani, gli Attinati, gli Arpani, i Borcani, i Collatini, i Corinesi e i Cannesi, nobili per la rotta dei Romani, i Dirini, i Forentani, i Genusini, gli Ordoniesi, gli Irini, i Larinati, cognominati Frentani, i Metinati, i Mateolani da Gargano, i Neritini, i Matini, i Robustini, i Siluini, gli Strabellini, i Turmentini, i Vibinati, i Venusini, gli Ulurtini., presso il fiume Aufidus (odierno Ofanto); Annibale così si mise tra i Romani e le loro fonti principali di approvvigionamento. Come fa notare Polibio, la cattura di Canne «ha causato grande scompiglio nell'esercito romano, perché non è stata solo la perdita del posto e delle scorte in essa che li angosciava, ma il fatto che essa dominava il distretto circostante». I nuovi consoli, dopo aver deciso di affrontare Annibale, marciarono verso sud alla ricerca del generale cartaginese.

Tito Livio invece descrive come Annibale, assediando la piccola città apula di Geronio, si trovasse in difficoltà: i viveri del suo esercito erano sufficienti per meno di dieci giorni e alcuni contingenti di Iberi meditavano di disertare; l'esercito romano gli avrebbe anche inflitto una sconfitta locale.. Quando entrambi gli eserciti, quello romano e quello cartaginese, erano accampati presso Geronio,. Annibale avrebbe anche teso un tranello ai Romani, che sarebbe stato sventato soprattutto grazie alla sagacia di Emilio Paolo, in contrasto con l'avventatezza di Varrone.

Di notte Annibale avrebbe finto di abbandonare il suo accampamento, pieno di bottino, e avrebbe nascosto l'esercito dietro un'altura, pronto all'agguato, con il proposito di scagliarsi contro il nemico quando avesse iniziato a saccheggiare l'accampamento, apparentemente abbandonato. Egli avrebbe lasciato accesi nel campo molti fuochi, come per far credere ai consoli che il campo era ancora occupato, con un inganno simile a quello da lui usato con Fabio Massimo l'anno precedente. Quando fu giorno, i Romani si accorsero ben presto che l'accampamento era stato abbandonato e i legionari richiesero con forza ai consoli di ordinare di inseguire i nemici e di saccheggiare l'accampamento. Anche Varrone sarebbe stato di questo avviso.

Emilio Paolo, più prudente, mandò fuori in esplorazione il prefetto Marco Statilio con uno squadrone di Lucani. Egli, dopo essere entrato nell'accampamento, riferì che certamente si trattava di un tranello: i fuochi erano stati lasciati accesi nella parte rivolta verso i Romani, le tende erano aperte e tutte le cose più preziose lasciate in vista. Questo racconto tuttavia avrebbe esaltato la voglia di bottino dei legionari e Varrone avrebbe dato il segnale di penetrare nell'accampamento. Emilio Paolo, dubbioso ed esitante, ebbe però sfavorevoli auspici dai sacri polli,Prima dell'attacco si dava da mangiare al pollame e, se questo beccava svogliatamente (come a Canne), ciò era ritenuto di pessimo auspicio per le sorti della battaglia. e lo comunicò a Varrone, che ne fu intimorito. In un primo momento le truppe non obbedirono al comando di rientrare nell'accampamento, ma due servi, che erano stati catturati in precedenza dai Numidi ed erano ora fuggiti dalla prigionia, sarebbero tornati proprio in quel momento, riferendo che l'esercito di Annibale era in agguato. Il tempestivo arrivo di costoro avrebbe ridato autorità ai consoli; Tito Livio osserva tuttavia tendenziosamente che ormai la «sbagliata arrendevolezza» ("prava indulgentia") di Varrone «aveva indebolito [...] la sua autorità presso i soldati» (primum apud eos [..] maiestatem solvisset)..