Lanastrofe (pronuncia: anàstrofe, dal greco ἀναστροφή, anastrophē, «inversione») o anteposizione è una figura retorica consistente nell'inversione dell'ordine abituale di un gruppo di termini successivi. È affine all'iperbato ma, a differenza di esso, non implica l'inserimento di un inciso tra i termini.
Ad esempio, in Leopardi:
Allor che all'opre femminili intenta sedevi, assai contenta (Canti, A Silvia, 10-11)
O più recentemente, Ungaretti:
E il cuore quando d'un ultimo battito avrà fatto cadere il muro d'ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano (Sentimento del tempo, La madre, 1-4)
Nel libro sesto dell'Iliade, al verso 443, si può citare l'anastrofe delle parole κακός ὡς, kakós hōs, invece del previsto ὡς κακός, hōs kakós, "come un vile".
Voci correlate Iperbato Figura retorica Similitudine (figura retorica)
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