La previdenza sociale è un ramo della legislazione sociale che ha come fine la tutela del lavoratore dai rischi conseguenti alla menomazione o alla perdita della sua capacità lavorativa a causa di eventi predeterminati.
Sorta storicamente in relazione alle condizioni di bisogno dei lavoratori subordinati, la tutela previdenziale è stata poi gradualmente estesa a tutti i produttori di reddito da lavoro. In Italia, la previdenza sociale ha assunto un ruolo centrale dell'economia nazionale e nella politica di redistribuzione dei redditi, più che negli altri paesi europei e industrializzati, in quanto la spesa pubblica dello Stato in rapporto al Prodotto interno lordo (PIL) è tra le più alte. Ciò incide anche nelle politiche fiscali, sociali e dello sviluppo in quanto per finanziare con le imposte tale servizio pubblico si è costretti a distoglierle da altri importanti settori o aree economiche-industriali.
Storia
Dall'assistenza allo Stato sociale
Lo Stato sociale inizia il proprio percorso nel maturo XIX secolo, benché le sue radici affondino in Europa nell'assistenza ai poveri(Opera pia), sviluppatasi in tutti gli Stati già dal XVI secolo e tradotta in leggi organiche di stampo assistenziale e a volte repressivo (Poor Laws).
Il fenomeno del pauperismo iniziò a essere oggetto di misure legislative di regolamentazione nell'Inghilterra di Elisabetta I. A norma delle disposizioni che confluirono nella Poor Law del 1601 l'erogazione di sussidi passava per il riconoscimento dello status di povero ovvero per la disponibilità del povero ad accettare il ricovero forzato presso apposite strutture. Quello dell'internamento fu lo strumento più utilizzato, accanto alla pratica della concessione di elemosine o sussidi per alcune categorie di bisognosi. Coloro che non erano in grado di svolgere alcun tipo di lavoro finivano negli ospizi di mendicità, coloro che invece erano in grado di lavorare finivano per svolgere un'attività all'esterno o in istituti appositi, le workhouses. Le finalità repressive della legge elisabettiana ispirarono altre legislazioni europee del periodo.
Seguì una tendenza assai restrittiva, volta a incentivare gli interventi punitivi nei confronti degli indigenti, a limitare l'assistenza pubblica e a favorire il lavoro coatto e l'internamento nelle workhouses.
La povertà venne dunque affrontata in Europa per lungo tempo come una questione di ordine pubblico. Le necessità connesse al nascente decollo industriale e al sistema di mercato, non meno che gli effetti derivanti dalle due rivoluzioni settecentesche e prima ancora dagli stessi principi dell'Illuminismo, non furono prive di conseguenze rispetto al problema del pauperismo. Da un lato, la Rivoluzione francese riconobbe il ruolo attivo dello Stato nei rapporti sociali; dall'altro sia il Gilbert's Act del 1782, con il quale si attenuò il principio dell'obbligatorietà del ricovero nelle workhouses, sia una riduzione delle misure a favore del lavoro coatto fecero emergere l'esigenza di liberalizzare il mercato del lavoro per avere numerosa manodopera disponibile, soprattutto mobile, e a basso costo. D'altronde il processo di creazione di un mercato nazionale del lavoro fu, specie nella culla del capitalismo nascente segnato da spinte contraddittorie: nel maggio 1795 venne varata la Speenhamland Law che, di fatto, stabilì il principio dell'assistenza proporzionata al costo della vita per i poveri abili al lavoro, ossia una sorta di pretesa legale alla sussistenza. Si assicurava così ai poveri un reddito minimo indipendente dai loro guadagni, riportando in auge il sistema paternalistico dell'organizzazione del lavoro precedente e ostacolando l'istituzione di un mercato concorrenziale del lavoro.
La Speenhamland Law rappresentò una delle ultime forme di protezione – portato di un certo paternalismo reazionario – dell'Inghilterra rurale e quindi della stessa popolazione lavoratrice rispetto alla forza del meccanismo di mercato..
L'industrializzazione e le sue conseguenze modificarono l'atteggiamento nei confronti della povertà, sollecitando una maggiore sensibilità per i problemi sociali. Le risposte al pauperismo furono differenti, diversificate e complementari. In Inghilterra la legge sui poveri del 1834 comportò un peggioramento dell'assistenza, informandosi alle principali interpretazioni liberali e utilitaristiche del tempo. Nel 1834 venne introdotta la Poor Law Reform Act, che, con l'abolizione della Speenbamland Law, segno «la vera data di nascita della classe operaia moderna» e la definitiva trasformazione della società in un'economia di mercato.. Il First Reform Bill e il Poor Law Amendment Act vennero considerati come il punto di avvio del sistema capitalistico, ponendo fine a ciò che è stata chiamata la «norma del padrone bonario e del suo sistema di assistenza».. Di fatto con l'affermarsi dei principi del liberismo economico si modificò in senso restrittivo la legislazione sui poveri, confermando la tendenza di disimpegno dello Stato rispetto alla loro assistenza. Di converso fu in seno alle prime associazioni operaie che si ebbe l'importante affermazione del principio mutualistico. Le società di mutuo soccorso (friendly societies) sorsero inizialmente in Gran Bretagna (per tutelare solo le élite degli operai specializzati) e vennero prese poco dopo in considerazione anche in Germania, come alternativa all'assicurazione sociale statale. Il radicarsi dell'associazionismo operaio portò alle prime rilevanti conquiste normative. Anche il resto d'Europa conobbe lo sviluppo delle organizzazioni del movimento operaio e socialista e un progressivo prevalere della componente politica su quella sindacale. Una delle reazioni dei governi, dinnanzi alla paura di sconvolgimenti rivoluzionari, fu allora l'invenzione delle assicurazioni sociali.
Rispetto al carattere occasionale, residuale e discrezionale dell'assistenza l'introduzione dell'assicurazione obbligatoria (il nucleo forte del welfare moderno) segna una vera cesura. La Germania la introdusse nel 1883 contro le malattie, nel 1884 contro gli infortuni e nel 1889 contro la vecchiaia e l'invalidità. Se l'ulteriore processo di industrializzazione aveva infatti favorito il varo di più schemi assicurativi, l'influenza delle politiche bismarckiane giocò un fattore altrettanto decisivo, soprattutto in ordine al nuovo ruolo dello Stato in materia sociale. Gli elementi di novità delle assicurazioni erano nella loro obbligatorietà che, di fatto, ne istituzionalizzava il carattere occupazionale (e contributivo),I sistemi di sicurezza sociale occupazionali sono basati su mutue e prevedono prestazioni diverse a seconda del reddito e dell'occupazione di partenza. Quelli universalistici sono basati su sistemi di sicurezza nazionale e prevedono prestazioni di base eguali per tutti i cittadini. nel beneficiario al quale si rivolgevano (il lavoratore appartenente al settore industriale avanzato), nella loro natura di fondo. A differenza della tradizionale assistenza ai poveri le assicurazioni sociali crearono un diritto individuale dell'assicurato alle prestazioni che non erano stabilite a discrezione delle istituzioni locali, bensì in base a quanto stabilito dalla legislazione nazionale in modo centralizzato e secondo l'implicito riconoscimento che «esistevano cause sociali di bisogno di cui il singolo non era responsabile»..
Il primo schema assicurativo obbligatorio fu quello contro gli infortuni, scelta, questa, dovuta più motivi. Poco dopo si ebbe l'estensione dell'assicurazione alle malattie e alla vecchiaia/invalidità sino a quella contro la disoccupazione che rappresentò il passaggio di maggiore rottura rispetto alla tradizione liberale, incline a considerare la disoccupazione come portato di mera incapacità individuale (non prodotto dai meccanismi della società e del mercato). Pioniera fu la Gran Bretagna (1911), seguita da Italia e Austria (1919 e 1920). La vicinanza tra i vari paesi negli anni di introduzione dei primi schemi assicurativi – da fine Ottocento ai primi anni del Novecento – fu dovuta a una comune cornice. In primis la necessità da parte degli Stati nazionali di garantire l'integrazione sociale delle masse lavoratrici inserite nel sistema capitalistico-industriale; la crescente razionalizzazione degli apparati statali europei che fornì le risorse amministrative necessarie; e infine, la diffusa e sempre maggiore mobilitazione dei lavoratori. Rispetto a questi fattori, fu peculiare la singola realtà politica e istituzionale nella quale essi agirono. Nei contesti monarchici autoritari l'organizzazione operaia costrinse i governi, allertandoli, a concedere l'assicurazione obbligatoria ai fini del controllo sociale e della autolegittimazione; in quelli parlamentari essa venne fatta propria dai programmi dei partiti delle classi lavoratrici e introdotta con consistenti maggioranze parlamentari. Sino alla Prima guerra mondiale si sperimentarono soluzioni istituzionali e amministrative che avrebbero fornito le basi alla successiva crescita dei vari welfare state.
Già a partire dagli ultimi anni dell'Ottocento in alcuni paesi (in particolare in Danimarca e in Nuova Zelanda) venne adottato un nuovo criterio rispetto a quello occupazionale e contributivo proprio delle prime forme di welfare, il quale avrebbe trovato una più estesa applicazione all'inizio del nuovo secolo.
La stagione di riforme apertasi a fine secolo trovò un punto di approdo nella legge svedese varata poco prima dello scoppio della guerra (1913), con la quale vennero istituiti uno schema pensionistico obbligatorio per la vecchiaia e l'invalidità dall'impronta universalistica, come era stato per la Danimarca e sarebbe stato per la Gran Bretagna.. Il riformismo di inizio secolo si accompagnò a una nuova stagione politica. Nel Regno Unito sotto il nuovo governo di collaborazione tra l'ala progressista del partito liberale e il nascente partito laburista si puntò alla realizzazione di alcune rilevanti riforme sociali. Si presero i primi provvedimenti per affrontare il problema della disoccupazione sino all'assicurazione obbligatoria del 1911; si mise mano a una riforma della legislazione sul lavoro; si arrivò al nuovo provvedimento di tipo universalistico relativo alle pensioni di vecchiaia. La novità era sia in questa impronta universalistica sia nel fatto che solo lo Stato finanziava il sistema pensionistico, tramite l'incremento contribuzione fiscale. Tuttavia nonostante l'alto valore simbolico, la legge ebbe una «modesta portata economica»,. dovuta a una serie di effettivi limiti.
In Francia sotto la spinta di una nuova stagione politica si presero alcuni importanti provvedimenti in campo assistenziale e previdenziale volti, a incrementare l'intervento dello Stato. Tuttavia anche qui alcune disposizioni si rivelarono limitate, in ordine all'esiguità delle pensioni erogate e ai requisiti stabiliti.
Negli Stati Uniti d'America, dove la situazione era più arretrata e dove, a differenza dell'Europa, aveva avuto grande valore la tutela privata, si giunse solo ai primi del Novecento ad alcuni importanti provvedimenti tra i quali l'introduzione dello schema di assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro. Le novità e le caratteristiche principali assunte dagli esordienti sistemi nazionali di protezione sociale concernevano: l'affermazione piena dell'obbligatorietà delle assicurazioni con il progressivo declino del loro carattere volontario; lo sviluppo di un nuovo e ulteriore schema di tutela (a copertura del rischio di disoccupazione); l'ampliamento dei beneficiari.
Le politiche sociali degli anni Trenta in Europa e oltreoceano