Lalpinismo (l'etimologia della parola rimanda alle Alpi e alle scalate delle sue vette) è attualmente considerata una disciplina essenzialmente sportiva basata sul superamento delle difficoltà incontrate durante la scalata di una montagna (pendio e/o parete), con l'ascesa che può avvenire su roccia, neve, ghiaccio o percorsi misti, utilizzando anche tecniche di arrampicata su roccia o su ghiaccio.

Nel 2019 l'UNESCO ha inserito tra i patrimoni immateriali dell'umanità, l'alpinismo in Francia, Italia e Svizzera.

Storia Le origini

L'ambiente alpino è stato popolato fin dalla preistoria e la presenza umana a quote ben superiori al fondovalle è testimoniata da ritrovamenti archeologici. Le motivazioni che spinsero i primi abitanti delle Alpi a salire oltre i boschi ed i pascoli possono essere varie: esplorazione, ricerca minerali, ludiche, legate alla caccia o a riti religiosi.Andrea Zannini, Controstoria dell'alpinismo, 2024, Leterza, ISBN 978 88 581 5377 2 Già Erodoto, Sallustio e Livio descrissero le imprese del passato. Si hanno notizie di alcune salite già nel XIV secolo; il 26 aprile 1336 giorno del salita del Mont Ventoux (1909 m s.l.m. in Provenza) da parte di Francesco Petrarca e del fratello Gherardo.Andrea Zannini, Controstoria dell'alpinismo, cap. 13 Petrarca, ovvero la nascita dell'alpinismo riscritta, 2024, Leterza, ISBN 978 88 581 5377 2 Pochi anni dopo, il 1º settembre 1358, Bonifacio Rotario d'Asti raggiungeva la sommità del Rocciamelone montagna alta ben .

Tra le imprese della “preistoria alpinistica” Andrea Zannini, Controstoria dell'alpinismo, cap. 4 Primissime, prime (forse seconde) ascensioni rinascimentali, 2024, Leterza, ISBN 978 88 581 5377 2riportate nelle cronache va ricordata l'ascensione del Mont Aiguille () nella regione francese del Vercors. Fu effettuata il 26 giugno 1492, su ordine di Carlo VIII, da Antoine de Ville con una squadra di esperti costruttori di chiese. All'ascensione, capitanata da un esperto militare, parteciparono anche religiosi e maestranze locali che eressero in cima tre croci e una piccola cappella votiva. Al di là di questi episodi sporadici, fino alla fine del settecento Andrea Zannini, Controstoria dell'alpinismo, cap. 7 Il salto di qualità degli anni 1770, 2024, Leterza, ISBN 978 88 581 5377 2le alte montagne alpine continuarono a rappresentare letterariamente un territorio privo di risorse di interesse, pericoloso e frequentato solo da cacciatori e da viaggiatori, un ambiente accademicamente in gran parte ignoto e per questo ritenuto popolato da creature malvagie e sovrannaturali.

La salita delle principali vette delle Alpi

Tradizionalmente, la nascita dell'alpinismo viene fatta risalire all'8 agosto 1786, giorno della prima ascensione del Monte Bianco. La spinta ad effettuare la salita venne da uno scienziato ginevrino (Horace-Bénédict de Saussure), ma essa venne realizzata da un medico (Michel Gabriel Paccard) e da un cacciatore e cercatore di cristalli (Jacques Balmat) di Chamonix.T.G.Brown G. De Beer, La prima ascensione del Monte Bianco, 1960, Aldo Martello, Milano

In questa prima fase l'azione è promossa da appartenenti alle classi agiate non residenti in montagna ma è realizzata anche grazie alla partecipazione di abitanti del luogo, conoscitori dell'ambiente montano (le guide alpine). Inizialmente la motivazione a raggiungere la sommità delle principali vette era di poter effettuare misurazioni di pressione e temperatura oltre che di esplorare l'ambiente glaciale ancora sconosciuto. Per esempio prima della salita al Monte Bianco si pensava che una sola notte trascorsa su un ghiacciaio ad alta quota potesse essere fatale.

L'ascensione sulle vette alpine venne ben presto affiancata dal gusto della scoperta come estensione del turismo alpino praticato in particolare da inglesi e tedeschi. Nella prima metà dell'ottocento vengono salite per la prima volta tutte le cime principali delle Alpi tra cui: Großglockner – 1800 Punta Giordani (Monte Rosa)– 1801 Ortles – 1804 Jungfrau – 1811 Bernina – 1829 Pelmo – 1857 Monviso – 1861 Grandes Jorasses – 1865 Marmolada – 1864 Cervino – 1865 Cimon della Pala - 1870 Vezzana - 1878

Questo periodo si conclude idealmente il 14 luglio 1865 con la prima scalata del Cervino. Se la salita del Monte Bianco era stata in qualche misura suscitata da un interesse scientifico e di scoperta, l'impresa dell'inglese Edward Whymper contiene gli ingredienti che caratterizzeranno l'alpinismo in futuro: la sfida fine a sé stessa con una montagna di grande attrazione estetica (nessun barometro fu portato in cima al Cervino), la competizione tra diverse cordate e nazionalità (la prima ascensione avvenne in un clima di aspra competizione con una cordata italiana), la tragedia di un incidente mortale (durante la discesa persero la vita quattro dei sette componenti della cordata) e le successive polemiche.

Nascita dei Club alpini

Nello stesso periodo si costituiscono le prime associazioni alpinistiche: l'Alpine Club inglese nel 1857, l'Österreichischer Alpenverein austriaco nel 1862, il Club Alpino Italiano (C.A.I) nel 1863, il Deutscher Alpenverein nel 1869, la Società degli Alpinisti Tridentini (S.A.T.) nel 1872, il Club Alpino Francese e la Società Alpina Friulana (S.A.F.) nel 1874.

La salita delle pareti, la ricerca delle difficoltà e l'avvento del sesto grado

Lo stesso giorno della conquista del Cervino un'altra cordata inglese apriva un nuovo itinerario sul Monte Bianco scalando il versante italiano della Brenva, una parete molto vasta e complessa, sicuramente ben più difficile della via di salita utilizzata settantanove anni prima durante la prima ascensione. Poco dopo, siamo nel 1872, W.M. Pendlebury, C. Taylor con F. Imseng, G. Spechtenhauser e G. Oberto riescono in un'impresa ancora più ardua e soprattutto molto più pericolosa: scalano infatti la celebre parete est del Monte Rosa a Macugnaga, la più alta delle Alpi e l'unica di dimensioni himalayane.

L'interesse non è più la conquista della cima ma percorrere i versanti o le strutture della montagna (creste, canaloni, cenge) ancora inesplorati; al posto di cercare la via più agevole si identifica un versante o una struttura esteticamente attraente e si affinano le capacità tecniche necessarie a superare gli ostacoli posti dalla montagna. Un esempio sono le scalate dell'inglese Albert Mummery che il 5 agosto 1881 assieme alle guide Burgener e Venetz raggiunge per primo la cima del Grèpon (Aiguilles de Chamonix) superando difficoltà fino al IV grado.

Nei primi anni del Novecento le capacità tecniche di arrampicata su roccia trovano espressione ideale nelle aguzze e slanciate cime dolomitiche e dei massicci calcarei austriaci dove sono particolarmente attivi alpinisti di lingua tedesca che portano il livello delle difficoltà massime intorno al V e V grado superiore. In particolare si distinguono Hans Dülfer e Paul Preuss. Mentre il primo ammetteva l'uso di chiodi per ridurre il rischio di caduta e forse anche per facilitare la progressione (Totenkirchl, parete ovest nel 1912) il secondo praticava un'etica severa escludendo l'uso di mezzi artificiali e spesso realizzando le proprie imprese in solitaria (ad esempio Campanile Basso di Brenta, parete est il 28 luglio 1911).

In questo periodo gli alpinisti iniziano a praticare la montagna senza guide che, specialmente nelle economie stremate del dopoguerra, si troveranno private dei ricchi clienti che avevano progettato e realizzato le prime salite delle cime alpine. Uno degli ultimi esempi di guide alpine del “periodo d'oro” è l'ampezzano Angelo Dibona che effettuò numerose importanti prime salite sia nelle Alpi Orientali (ad esempio Cima Una, Croz dell'Altissimo) che nel gruppo del Monte Bianco ed in Delfinato. La guida fassana Tita Piaz fu tra le prime a proporsi con uno spirito moderno effettuando anche parecchie nuove ascensioni esclusivamente per propria scelta. Dopo il primo conflitto mondiale vi fu un rilevante aumento dell'attività da parte di alpinisti austriaci e tedeschi che cercavano una sorta di rivincita ed un'affermazione nazionalistica. La “Scuola di Monaco” raffinò la tecnica di arrampicata ed introdusse la pratica dell'allenamento sistematico.

Anche in Italia si sviluppò una mentalità nazionalista, spesso in competizione con le cordate d'oltralpe. In questo periodo vi fu una grande espansione delle vie ferrate nelle zone dolomitiche. L'avvento dei regimi totalitari favorì l'interpretazione dell'alpinismo come dimostrazione della superiorità razziale e di forza ed impeto virile. Nelle Dolomiti vengono salite le pareti più imponenti raggiungendo il massimo grado di difficoltà del tempo: il VI grado, probabilmente raggiunto per la prima volta nel 1925 da Emil Solleder con la sua nuova via lungo la parete Nord-Ovest del Civetta (salita che tradizionalmente si indica come la prima via di sesto grado e come metro per le successive imprese). Nel 1929 il sesto grado veniva finalmente raggiunto anche da un italiano, con le salite, effettuate più o meno negli stessi giorni, di Emilio Comici sulla Sorella di Mezzo, di Renzo Videsott e Domenico Rudatis lungo lo spigolo della Cima della Busazza e della guida fassana Luigi Micheluzzi sul pilastro Sud della Marmolada. Le salite di estrema difficoltà più significative di questo periodo furono:

il pilastro sud della Punta Penia (Marmolada), Luigi Micheluzzi, 1929 la parete nord del Lyskamm Orientale, Julius Evola, 1930 la parete nord della Cima Grande di Lavaredo, Emilio Comici, 1933 la parete nord-ovest della Punta Civetta, Alvise Andrich, 1934 la parete sud della Torre Trieste, Raffaele Carlesso, 1934 la parete nord della Cima Ovest di Lavaredo, Riccardo Cassin, 1935 la parete sud della Punta Rocca (Marmolada), Giovanni Battista Vinatzer, 1936.

Nelle Alpi Occidentali rimanevano irrisolti tre grandi problemi: le pareti Nord del Cervino, delle Grandes Jorasses e dell'Eiger. La Nord del Cervino venne salita nel 1931 da due alpinisti austriaci, i fratelli Franz e Toni Schmid con un solo bivacco. Le possibilità di trasporto erano evidentemente meno agevoli di oggi, infatti i due fratelli fecero il viaggio in bicicletta e con tutta l'attrezzatura da Monaco di Baviera a Zermatt e ritorno. L'alpinismo non era più lo sport di nobili e benestanti viaggiatori inglesi. Per inciso, è dello stesso anno un'altra grande impresa: la salita della parete est del Monte Rosa di Macugnaga alla Punta Gnifetti per la via "dei Francesi" (Jacques Lagarde e Lucine Devies).

La Nord delle Grandes Jorasses fu oggetto di numerosi tentativi, a partire dal 1931, da parte di cordate francesi, austriache ed italiane. Il successo fu ottenuto nel 1935 da una cordata tedesca formata da Peeters e Meier, lungo il cosiddetto "sperone Croz", che non conduce direttamente alla cima principale. Il problema fu definitivamente risolto nel 1938 dalla cordata lecchese di Riccardo Cassin, Ugo Tizzoni e Gino Esposito, lungo lo sperone Walker, che con un itinerario diretto, all'epoca al massimo livello di difficoltà, sbucarono sulla cima principale delle Grandes Jorasses. L'Eiger (Oberland Bernese) fu l'ossessione degli alpinisti austriaci e tedeschi che numerosi, spinti anche dalla propaganda di regime, persero la vita nel tentativo di scalarne la parete Nord. La prima salita fu effettuata nel 1938 da una cordata composta dagli alpinisti tedeschi Heckmair e Vorg e dagli austriaci Harrer e Kasparek.