È il pilota più titolato nella storia del motomondiale.

Biografia Gli inizi Primogenito di quattro fratelli (con Gabriele, Mauro e FeliceAnche il fratello minore, Felice, si dedicò alle competizioni motociclistiche, principalmente in ambito fuoristradistico, conquistando la vittoria per la classe 50 del Campionato italiano Cross Cadetti, nel 1971, con la Aspes.), Giacomo Agostini nacque in un ospedale di Brescia, dove la madre Maria Vittoria era stata prudenzialmente ricoverata in previsione di un parto difficoltoso. Il padre Aurelio svolgeva le funzioni di segretario comunale a Costa Volpino ed era altresì titolare di una piccola azienda di trasporti con chiatte e rimorchiatori sul Lago d'Iseo. In Val Camonica, e precisamente nella frazione Lanico del Comune di Malegno, trascorse i primi anni di vita, fino a quando la famiglia si trasferì a Lovere.Mario Donnini, Agostini al Tourist Trophy oltre la leggenda, Giorgio Nada Editore, 2016, pag.18 Giacomo si è sempre ritenuto ed è sempre stato considerato da tutti, compresa la stampa, come nativo di Lovere, tanto che il dato viene spesso riportato erroneamente anche da alcune biografie.Mario Colombo, Giacomo Agostini, Motociclismo d'Epoca - n.1, 2000, Edisport, Milano

Sin da bambino venne fortemente attratto dal mondo dei motori, ma fu costretto a limitare i suoi primi impegni agonistici a gare clandestinamente organizzate da ragazzini, in sella all'"Aquilotto" di famiglia, sulle strade sterrate e tortuose che costeggiavano il Lago d'Iseo, oppure nelle locali gare di gincana, a causa della ferma contrarietà del padre verso l'insicura, in tutti i sensi, carriera di pilota. Il primo contatto con la moto l'aveva avuto a nove anni, quando decise di "rubare" il "Galletto" di papà per compiere qualche giro in paese. Giunto nella piazza, cadde rovinosamente a terra appena dopo aver fermato il veicolo, non avendo previsto l'impossibilità di toccare terra con i piedi, determinata dall'ancora insufficiente statura. Con l'"Aquilotto", però, era un vero "mago" e riusciva regolarmente a battere gli specialisti della provincia nelle gincane organizzate in occasione delle sagre paesane. Riuscì anche a farsi regalare una Parilla da fuoristrada, ma il neo-istituito Trofeo Nazionale Gincane, riservato agli iscritti FMI, gli precluse la partecipazione alle competizioni più importanti.Carlo Perelli, Agostini gincanista emerito, Motociclismo d'Epoca, fascicolo n.3/2000, pag.113

Compiuti i 18 anni, età minima allora prevista in Italia per l'iscrizione, previa autorizzazione paterna, alle gare ufficiali, l'insistenza di Giacomo cominciò a farsi pressante. Il padre, forse temendo d'essere troppo severo, si consultò con l'anziano notaio di famiglia, per sentirne il parere in merito al proprio timore che la motocicletta fosse troppo pericolosa o potesse distrarre il figlio dallo studio. L'austero notaio, che era notoriamente saggio, ma anche discretamente sordo, intese "bicicletta" al posto di "motocicletta", e sentenziò: «Dai Aurelio, firma. Fagli fare dello sport. Lo sport fa bene, soprattutto ai giovani. Li tiene lontani da altre distrazioni, altri pericoli.»Angelo Roma, Giacomo Agostini, YoUbi n.1 del 2008, F.D. Stampa, Bergamo, pag.44-47 Fu grazie a questa piccola "commedia degli equivoci" che Giacomo Agostini, nel 1961, riuscì ad avere la moto dei sogni suoi e di buona parte dei suoi coetanei: una Moto Morini 175 Settebello.

Anche l'acquisto della moto, però, non fu privo di ostacoli. In primo luogo per il fatto che il padre gli diede il permesso di acquistarla, ma non il denaro per farlo. Inizialmente Giacomo aveva scelto la MotoBi 175, ordinandola direttamente alla Casa pesarese, in quanto veniva fornita, su richiesta, già dotata di freni, gomme, cambio e carburatore adatti alle competizioni. Ma le settimane e i mesi passavano senza che la moto venisse consegnata e, nel timore di perdere l'inizio della stagione sportiva, Giacomo si recò presso la concessionaria Rovaris di Bergamo, acquistando un "Settebello" da strada, al prezzo di , da pagarsi in 30 rate mensili. La scelta della cilindrata era determinata dal fatto che la classe 175 era la maggiore prevista nei campionati juniores di velocità dell'epoca. Le rate della moto vennero onorate con i premi gara e, soprattutto, con le scommesse vinte nelle sfide motociclistiche sulla costiera del Lago d'Iseo.

Alcuni biografi ipotizzano che, se Agostini avesse iniziato prima a gareggiare, per poi debuttare nel Motomondiale a diciassette anni, come Ángel Nieto, avrebbe potuto raggiungere risultati ancora maggiori. Altri, all'opposto, sostengono che l'approccio più maturo al mondo delle corse consentì al pilota di unire il grande talento di guida ad una razionale concretezza tattica, costituendo così il necessario presupposto per gli strabilianti risultati ottenuti.

L'esordio sportivo da privato La prima gara ufficiale, a cui partecipò con la fiammante "Settebello" portando i colori del Moto Club Costa Volpino, fu la gara in salita "Trento-Bondone" del 18 luglio 1961, nella quale si classificò secondo, alle spalle del celebre "Scoiattolo della montagna", al secolo Attilio Damiani, campione italiano in carica e considerato imbattibile nelle cronoscalate. Seguirono altre gare con buoni piazzamenti e qualche caduta che, fortunatamente, non danneggiò seriamente la moto.

Nell'inverno il "Settebello" venne dotato di freno anteriore Oldani a doppia camma e il motore fu inviato alla casa madre per la necessaria elaborazione. Il primo contatto tra Agostini e la squadra corse della Moto Morini avvenne in una gara della Temporada Romagnola a Cesenatico, il 1º maggio 1962, e non fu dei migliori. Dopo aver ottenuto il miglior tempo nelle prove, la moto di Giacomo venne sabotata nottetempo, nel parco chiuso, da ignoti che tranciarono il congegno dell'acceleratore, rendendo impossibile la partecipazione alla gara. Nel tentativo di trovare un pezzo di ricambio, Giacomo si precipitò nei box della Moto Morini, dove il direttore sportivo Dante Lambertini, privo del ricambio richiesto e dispiaciuto per l'atto antisportivo, a titolo consolatorio propose a Giacomo di effettuare qualche giro di pista con il muletto ufficiale, durante le prove libere del mattino. Dopo un solo giro di riscaldamento, il muletto guidato da Agostini abbassò ulteriormente il tempo di qualifica e, nel giro successivo, segnò il record della pista. Tanto bastò a Lambertini per affidare il muletto al giovane pilota affinché potesse disputare la gara. Inizialmente Agostini dominò la gara, ma dovette ritornare ai box per aver piegato la leva del cambio in una caduta, finendo al terzo posto. Questo episodio fu da lui attribuito alla mancanza di concentrazione dovuto alla nottata movimentata che aveva passato e determinò la scelta di un comportamento pre-gara "monastico" in tutta la carriera successiva. Infatti nonostante la sua passione per le donne, ricambiata vivamente dalle ammiratrici, Agostini divenne solito trascorrere i giorni precedenti la gara in totale astinenza di rapporti sessuali e libagioni alcooliche. Prese anche l'abitudine di pernottare in albergo, allo scopo di restare lontano dall'atmosfera godereccia che usualmente animava le notti del Continental CircusGiacomo Agostini, Giacomo Agostini, autobiografia, Moto Storiche - 9/1996, Editoriale C&C, Milano.

Il 27 maggio, alla Bologna-San Luca, Agostini partecipò con la sua "Settebello" di serie e vinse a tempo di record, conquistando il primo posto assoluto. Tra gli spettatori era presente Alfonso Morini, al quale non sfuggì il significato di quella vittoria, soprattutto in rapporto alla scarsità di mezzi con cui era stata realizzata. Il commendatore si presentò la sera stessa nella pensione dov'era alloggiato Giacomo, offrendogli una moto ufficiale e un ingaggio per la Squadra Corse. Totalmente inattesa, la proposta superava ogni più rosea speranza di Agostini e ricevette subito l'entusiastico assenso del pilota, ma doveva anche essere approvata formalmente dal padre, stante la sua minore età.

La Moto Morini

Superato il problema di far firmare il contratto d'ingaggio al sempre più preoccupato genitore, la carriera sportiva di Giacomo Agostini iniziò ad assumere caratteristiche professionali. Ora disponeva di una "Settebello Aste Corte", preparata per lui dal reparto corse Moto Morini, e di un meccanico per l'assistenza in pista. L'unico dubbio che gli restava era il tipo di specialità a cui iscriversi. Nelle corse sui tracciati montani, dove conta molto più l'abilità del pilota che la potenza del motore, aveva sempre ottenuto ottimi risultati, ma con la moto ufficiale avrebbe potuto ben figurare anche nelle gare in circuito. Non sapendosi risolvere, decise di partecipare sia al Campionato Italiano della Montagna, che al Campionato Italiano di Velocità Juniores, conquistandoli entrambi e aggiudicandosi tutte le gare della stagione 1963, all'infuori di due gare del campionato juniores, nelle quali arrivò secondo.

Un tale sfoggio di talento e agonismo, congiuntamente al burrascoso abbandono di Tarquinio Provini per passare alla Benelli, convinse la Moto Morini a promuovere "Ago" come prima guida del reparto corse, schierandolo nel campionato Seniores e nelle "partecipazioni dimostrative" al Motomondiale, in sella alla "250 Bialbero". Anche il campionato italiano 250 si aggiunse al suo palmarès e inoltre egli si comportò egregiamente nelle sue prime esperienze nel campionato mondiale: dopo aver debuttato al GP delle Nazioni 1963, ritirandosi per la rottura del collettore dello scarico, fece il suo esordio all'estero sul circuito di Solitude (Stoccarda), il 19 luglio 1964, nel GP di Germania Ovest e, successivamente, partecipando al GP delle Nazioni sul circuito di Monza, conquistando il 4º posto in entrambe le gare.

La prima gara internazionale, vinta da Agostini, fu nella classe 250 della prestigiosa Coppa d'oro Shell, svoltasi il 19 aprile 1964 sul Circuito di Imola, dove si misurò con l'ex compagno di squadra Provini e la sua Benelli quadricilindrica. Dopo una gara molto combattuta, vinse Agostini, segnando tempi di gara e sul giro addirittura inferiori a quelli fatti registrare da Jim Redman su Honda, vincitore della "350".

Il ristretto budget destinato dalla Moto Morini al reparto corse, che già era stato causa della mancata vittoria di Provini nella classe 250 per la stagione 1963, non poteva consentire una competitiva partecipazione al campionato mondiale del pilota bergamasco, sul quale molti team avevano ormai messo gli occhi.

La MV Agusta

Nonostante il forte legame con la Moto Morini, attraverso l'opera mediatrice del conterraneo campione Carlo Ubbiali che lo segnalò al conte Domenico Agusta, Agostini approdò alla MV Agusta, inizialmente con l'incarico di sviluppare la nuova "tre cilindri" e poi come seconda guida nel motomondiale 1965, dove poté competere nelle classi 350 e 500.

Raggiunse la seconda posizione nel campionato, in entrambe le classi; alle spalle del compagno di squadra Mike Hailwood in "500" e alle spalle di Jim Redman e della sua Honda in "350", dopo aver perso l'ultima e decisiva gara in Giappone, a causa dell'improvviso distaccarsi dal condensatore di un filo elettrico male saldato che determinò il ritiro del pilota. L'aver mancato la sua prima conquista mondiale per colpa di un guasto tanto banale e prevedibile, acuì a dismisura l'attenzione di Agostini nei confronti dei particolari tecnici, originandone la leggendaria pignoleria che, per tutta la carriera, gli fece controllare e ricontrollare personalmente ogni minimo dettaglio.