La forchetta è una posata da tavola costituita da un manico e da due o più punte, dette rebbi, disposte a pettine. Serve a infilzare cibi solidi e portarli alla bocca, oppure a tenerli fermi mentre si tagliano con il coltello. Il nome è un diminutivo di forca, dal latino furca.

Le forchette da tavola sono oggi realizzate quasi sempre in acciaio inossidabile; in passato erano diffusi l'argento, l'alpacca e l'ottone, spesso argentati. Esistono forchette monouso in plastica o legno per la ristorazione veloce e forchette da cucina e da servizio di dimensioni maggiori.

Reperti di forchette sono noti dall'antichità, ma l'uso a tavola è documentato con continuità solo a partire da Bisanzio e dall'Italia dell'XI secolo; in gran parte dell'Europa la forchetta individuale si affermò tra il XVII e il XVIII secolo.

Storia Antichità Utensili in osso a due rebbi sono stati rinvenuti in sepolture della cultura di Qijia, in Cina, datate tra il 2400 e il 1900 a.C.

Nel mondo romano forchette in bronzo e in argento, a due o più rebbi, sono attestate archeologicamente tra il I e il V secolo; un esemplare del III secolo, combinato con cucchiaio e altri utensili in un set da viaggio, è conservato al Fitzwilliam Museum di Cambridge. La loro funzione resta incerta, perché nessuna fonte letteraria o iconografica antica ne descrive l'uso a tavola: Greci e Romani mangiavano di norma con le mani, aiutandosi con cucchiaio e coltello.

Persia e Bisanzio L'uso della forchetta a tavola è documentato con maggiore continuità nella Persia sasanide a partire dal V secolo e nell'Impero bizantino dal X secolo, dove compare nei corredi di posate delle classi elevate.

Italia medievale Le più antiche raffigurazioni italiane di forchette compaiono nelle miniature del De universo di Rabano Mauro eseguite a Montecassino intorno al 1023, che riprendono modelli persiani e bizantini.

Alla stessa epoca risale il passo più citato sulla forchetta medievale: Pier Damiani, in un'opera rivolta alle monache, descrive una principessa bizantina, moglie di un doge di Venezia, che non toccava il cibo con le mani ma se lo faceva tagliare in piccoli pezzi dagli eunuchi e lo portava alla bocca con forchette d'oro a due rebbi; la morte della donna, il cui corpo andò in putrefazione, è presentata come punizione di tanta mollezza.Pier Damiani, De institutione monialis, cap. XI, in Patrologia Latina, CXLV, col. 744: «Cibos quoque suos manibus non tangebat, sed ab eunuchis eius alimenta quaeque minutius concidebantur in frusta. Quae mox illa quibusdam fuscinulis aureis atque bidentibus ori suo, liguriens, adhibebat». Damiani non fa nomi. Ludovico Antonio Muratori identificò la donna con Maria Argyropoulaina, nipote dell'imperatore Basilio II, sposata nel 1004 a Giovanni Orseolo, figlio del doge Pietro II Orseolo, e morta di peste a Venezia nel 1007. Una tradizione ottocentesca, tuttora diffusa, la identifica invece con Teodora Ducas, moglie del doge Domenico Selvo: l'ipotesi è però incompatibile con la cronologia, perché quel matrimonio fu celebrato nel 1075 e Damiani era morto nel 1072. L'idea, ripetuta da molta divulgazione, che Maria Argyropoulaina abbia "introdotto" la forchetta in Occidente è una lettura moderna di un racconto a scopo edificante, non un dato documentato.

Le critiche di Damiani vanno lette nel quadro della polemica ecclesiastica contro il lusso: la Chiesa non condannò mai ufficialmente l'uso della forchetta. Forchette compaiono sulla tavola dell'Ultima Cena nei mosaici della Basilica di San Marco a Venezia, e un regolamento monastico dei primi del Seicento ne prevede l'uso.

Tra XIII e XIV secolo l'uso della forchetta si legò in Italia alla diffusione della pasta cotta, scivolosa e bollente, difficile da mangiare con le mani. Il Liber de coquina, di ambiente angioino, prescrive di mangiare le lasagne con un punctorio ligneo, una punta di legno. La novella 124 del Trecentonovelle di Franco Sacchetti, in cui Noddo d'Andrea divora maccheroni bollenti, contiene una delle prime attestazioni della parola forchetta in italiano. Per Giovanni Rebora l'area di diffusione della pasta coincide a lungo con quella della forchetta, tanto da parlare di una "civiltà della pasta e della forchetta".

In Francia la forchetta è attestata per iscritto dai primi del Trecento, ma con uso limitato alla frutta fresca e candita e a cibi che macchiavano le dita; l'inventario del 1380 di Carlo V di Francia elenca forchette d'oro e d'argento accanto ai cucchiai.

Età moderna

Nel XVI secolo l'uso della forchetta individuale era ormai consueto in Italia e stupiva i viaggiatori stranieri: l'inglese Thomas Coryat, che attraversò la penisola nel 1608, la descrisse come una singolarità italiana e raccontò di averne adottato l'uso al ritorno in patria, attirandosi lo scherno dei connazionali.

Secondo una tradizione priva di fondamento documentario, la forchetta sarebbe stata portata alla corte di Francia da Caterina de' Medici; il racconto, nato nel Novecento, contrasta con le attestazioni francesi trecentesche. Il suo uso si diffuse alla corte di Enrico III, che lo aveva osservato a Venezia nel 1574, e fu bersaglio della satira L'Isle des Hermaphrodites di Thomas Artus (1605), che ne fece un simbolo di effeminatezza cortigiana. L'aneddoto per cui la forchetta sarebbe servita a non sporcare le grandi gorgiere fu invece costruito nell'Ottocento da Henry Havard.

Ancora Luigi XIV mangiava di preferenza con le dita; la forchetta si impose alla tavola francese con la Reggenza e sotto Luigi XV. Nel corso del Settecento la forma si stabilizzò: i due rebbi diritti lasciarono il posto a tre e poi quattro rebbi con profilo leggermente incurvato, adatto anche a raccogliere il cibo; forchette di questo tipo compaiono in dipinti francesi già nel 1735. Una tradizione napoletana attribuisce la forchetta corta a quattro rebbi al ciambellano Gennaro Spadaccini, che l'avrebbe ideata intorno al 1770 alla corte di Ferdinando IV di Borbone per consentire di mangiare gli spaghetti; l'episodio, riportato dal gastronomo Vincenzo Buonassisi, non è documentato.

Età contemporanea

Nell'Ottocento la produzione industriale e l'argentatura galvanica resero le forchette accessibili a strati sociali più ampi; nel Novecento l'acciaio inossidabile sostituì gli altri metalli nella produzione corrente.

Tipi

Da coperto Forchetta da tavola, a quattro rebbi Forchetta da pesce, più larga e con rebbi corti, abbinata al coltello da pesce Forchetta da dolce e forchetta da frutta, di dimensioni ridotte Forchetta da fonduta, a due rebbi e manico lungo Forchettina da lumache, a due rebbi Forchetta da crostacei, sottile con rebbi corti e ricurvi, per estrarre la polpa da chele e zampe

Da servizio Forchetta da servizio, grande, a tre rebbi Forchetta da insalata, abbinata al cucchiaio nelle posate da insalata Forchettone da arrosto, a due rebbi lunghi e robusti, usato anche in cucina Forchetta da sottaceti, piccola, a due rebbi

Uso

Nel galateo europeo la forchetta si tiene nella mano sinistra e il coltello nella destra per tutta la durata del pasto; nell'uso statunitense, dopo aver tagliato, il coltello viene posato e la forchetta passa nella mano destra.

Note

Riferimenti

Voci correlate Posata Cucchietta Lusikkahaarukka

Altri progetti

Collegamenti esterni

(Fitzwilliam Museum)