Annoverato tra gli intellettuali italiani più conosciuti e letti in Europa e nel mondo, il suo romanzo più celebre, Fontamara, emblematico per la denuncia della condizione di povertà, ingiustizia e oppressione sociale delle classi subalterne, è stato tradotto in innumerevoli lingue; tra il 1946 e il 1963 ha ricevuto dieci candidature al premio Nobel per la letteratura.
Per molti anni esule antifascista all'estero, ha partecipato attivamente e in varie fasi alla vita politica italiana, animando la vita culturale del Paese nel dopoguerra: tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia, ne viene in seguito espulso per la sua dissidenza con la linea stalinista; si sposta dunque su posizioni affini al socialismo democratico. La rottura con il Partito Comunista Italiano, negli anni del secondo dopoguerra, lo porterà a essere spesso osteggiato dalla critica italiana e solo tardivamente riabilitato, mentre all'estero"Soul-searching" Economist [London, England] 17 May 1997: 13+. è stato sempre particolarmente apprezzato.
Biografia Infanzia nella Marsica
Figlio di Paolo, piccolo proprietario contadino ed ex-emigrante in Brasile e di Marianna Delli Quadri, tessitrice, Ignazio trascorre l'infanzia nel paese natale abruzzese di Pescina, nella Marsica (è molto probabile che il cognome acquisito Silone affondi le proprie radici nell'antichità del popolo dei Marsi, considerata la memoria di personaggi antichi come Quinto Poppedio Silone, condottiero marso).
Alla morte del padre (1911), il primogenito Domenico assume il compito di sostituirlo nel lavoro dei campi, mentre la madre lavora come tessitrice e il piccolo Secondino inizia gli studi ginnasiali nel locale Seminario diocesano. Interrompe presto gli studi a causa delle condizioni disagiate della famiglia.
Il 13 gennaio 1915 la Marsica è messa in ginocchio dal terremoto di Avezzano che provoca nel solo paese natìo dello scrittore oltre 3 500 vittime; muoiono sotto le macerie la madre e altri numerosi familiari; Secondino riesce a salvarsi con il fratello Romolo, il più piccolo della famiglia. Il dramma personale del non ancora quindicenne Silone lo segnerà per tutta la vita e trasparirà anche nella sua produzione letteraria, come ricorda Richard W. B. LewisRichard W.B. Lewis, Introduzione all'opera di Ignazio Silone, Opere Nuove, Roma, 1961: «Il ricordo del terremoto erompe dalle sue pagine con lo stesso significato che per Dostoevskij ebbe l'esperienza di scampare all'ultimo minuto dall'esecuzione capitale».
Così scrive al fratello, alcuni mesi dopo il sisma, di ritorno dal Seminario di Chieti (dove studiava) al paese natale distrutto:Archivio Centrale dello Stato - Roma, Ministero dell'Interno, Direzione Generale Amministrazione Civile, Ufficio Servizi Speciali, Terremoto della Marsica, 13 gennaio 1915, Richieste di sussidi da parte di studenti. Lettera T.
Incontro con Don Orione Nei drammatici giorni che seguono il sisma, i due fratelli Tranquilli vengono affidati alle cure della nonna materna Vincenza. Questa riesce ad ottenere per il maggiore l'assistenza del Patronato Regina Elena e il successivo trasferimento in un collegio romano nei pressi del cimitero del Verano. Silone ne fugge dopo poco tempo e per tale motivo ne viene espulso.
Un prete si era speso molto per i disastrati del terremoto e concede asilo a Silone e al suo amico Mauro Amiconi, destinando i due giovani presso un collegio di Sanremo; il sacerdote si chiama don Luigi Orione e da quel momento avrà sempre un occhio benevolo per i due fratelli.
Così Silone ricorderà più avanti l'incontro con quello che definì «uno strano prete»:Ignazio Silone, Uscita di Sicurezza, Vallecchi, Firenze, 1965.
L'anno successivo, da Sanremo, il giovane Silone viene trasferito nel collegio San Prospero di Reggio Calabria, anch'esso gestito da don Orione, a causa di problemi di salute e anche per il suo carattere irrequieto e insofferente alla disciplina.
Durante i suoi frequenti ritorni a Pescina, Silone inizia a partecipare attivamente alle vicende del paese, la cui popolazione è afflitta dai problemi sociali, accentuatisi nel post-terremoto; in una delle piccole "rivoluzioni" che si consumano nel paese marsicano e a cui lo scrittore prende parte (una sorta di lotta contro i locali Carabinieri venuti a trarre in arresto tre soldati in licenza per questioni di gelosia), Silone rimedia un processo e una condanna a mille lire di ammenda.
Frattanto non si interrompe il rapporto con il sacerdote (che nel frattempo si occupa anche del fratello minore Romolo destinandolo al collegio di Tortona) con il quale Silone intrattiene un costante rapporto epistolare.
Prime esperienze politiche Dopo aver appreso alcune notizie circa ruberie e malversazioni da parte delle autorità che avevano colpito alcuni paesi della Marsica nel periodo del dopo-terremoto, Silone prende le difese di quei cafoni (che descriverà con passione nel suo capolavoro letterario) e decide di inviare una dettagliata denuncia all'Avanti!, tramite tre lettere pubblicate sul "foglio" socialista. Esse non producono gli effetti sperati.
Si iscrive quindi alla Lega dei Contadini e, alla fine del 1917, la sua scelta politica può dirsi compiuta con l'abbandono degli studi e del paese natale per recarsi a Roma, dove si iscrive alla Unione Giovanile Socialista, aderendo alle idee propugnate durante la Conferenza di Zimmerwald (1915).
Si avvicina alla politica quando il Partito Socialista Italiano è diviso tra riformisti e rivoluzionari (questi ultimi avevano trovato il loro punto di riferimento nel bolscevismo della Rivoluzione russa del 1917). Silone si inserisce in una posizione vicina a quella della corrente di sinistra, allineato alle posizioni dei suoi due esponenti principali, Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci.
Silone e il Partito Comunista Nel 1919 diviene segretario dell'Unione Socialista romana e viene successivamente schedato dalla questura come sovversivo. Il 15 gennaio 1921 è uno degli oratori, a nome dei giovani socialisti, al XVII Congresso del partito che si tiene al Teatro Goldoni di Livorno. Tale congresso sancisce la spaccatura del partito, con la conseguente convocazione di un congresso costitutivo di un nuovo partito, guidato da Gramsci e Bordiga, in cui Silone entra tra i fondatori: il Partito Comunista d'Italia.
Partecipa come delegato del partito al congresso della Terza Internazionale che si tiene a Mosca ed è lì che conosce Lenin. Ne ricava impressioni che si manterranno a lungo nella sua memoria; dell'incontro con il rivoluzionario russo, dirà quasi cinquant'anni dopo:Intervista ad Alfredo Todisco su il Corriere della Sera del 22 aprile 1970, pag. 3.
Silone rimase anche subito deluso dall'incapacità di dialogo dei bolscevichi (Lenin compreso) saliti al potere, appena ebbe modo, a Mosca, di conoscerli da vicino:
Entra nelle simpatie di Bordiga che gli affida sovente incarichi esterni, come il controllo dei congressi locali del partito, su cui Silone stende puntuali relazioni e inizia a eseguire per conto del partito molte missioni politiche all'estero.Si reca in quegli anni con Bordiga a Berlino e subito dopo in Spagna.
Nel periodo in cui il fascismo inizia la sua scalata al potere (1922), Silone è a Trieste, impiegato nella redazione de Il Lavoratore. Il giornale, per la sua propaganda politica comunista, viene più volte sottoposto a minacce e attentati da parte dei fascisti. A Trieste ha un rapporto sentimentale con Gabriella Seidenfeld, ebrea fiumana di origine ungherese conosciuta un anno prima durante uno dei suoi frequenti viaggi politici all'estero. Alla fine dell'anno, in seguito all'opera repressiva sempre più intensa, che colpisce tra i tanti, anche il suo giornale, Silone viene arrestato.
Uscito di prigione, col nome di battaglia di "Romano Simone" parte per Berlino, dove si rifugiano numerosi esuli politici in fuga dall'ondata di arresti che, in quei primi mesi del 1923, colpisce duramente l'organizzazione comunista. Subito dopo, l'Internazionale Giovanile lo invia in missione in Spagna, dove coordina anche l'attiva del Soccorso Operaio Internazionale di Willi Münzenberg. Proprio intervistando una funzionaria del SOI, mercoledì 19 dicembre 1923 sul quotidiano di Madrid L'Opinión, Tranquilli usa per la prima volta lo pseudonimo Silone: non dunque l'anno successivo collaborando con il periodico di Barcellona, La Batalla, come si è a lungo ritenutoA parte Dario Biocca che sostiene (smentito) non sia stata rinvenuta nessuna corrispondenza a firma «Silone» ne La Battalla (Biocca 2005, p. 76), le biografie confermano la collaborazione con la rivista (vedasi per esempio Rigobello 1975, p. 2; Martelli 1994, p. 21 – 22; Falcetto 1999, p. XLIX; Napoleone 2023, p. 576).. La sua sovraesposizione non gli consente una più lunga permanenza e riesce a evitare in extremis un arresto, grazie ai buoni uffici di una suora. Non va bene invece alla sua Gabriella, che deve subire un periodo di detenzione a Madrid.
Vive per un periodo a Parigi, dove diviene redattore del giornale La Riscossa. Vi ritrova la compagnia di Gabriella. A causa della sua intensa attività politica, viene notato dalla polizia francese, arrestato ed estradato in Italia all'inizio del 1925.
Controllato dalla polizia, si rifugia a Pescina dove conduce una vita ritirata, seppure densa di contatti con il partito. Inizia ad avvicinarsi alle posizioni filo-moscovite di Gramsci. Comincia a lavorare per il partito, voluto proprio da Gramsci, con incarichi alla Commissione stampa e propaganda.
Nel periodo che segue la morte di Lenin, e dopo un nuovo soggiorno a Mosca, Silone prende sempre più atto con orrore del regime totalitario che Stalin sta instaurando in Russia. Scriverà più tardi in Uscita di sicurezza, che in quel regime ogni divergenza di opinione col gruppo dirigente «era destinata a concludersi con l'annientamento fisico da parte dello stato».
Nel 1926, in seguito al giro di vite del regime fascista, il Partito Comunista entra nella clandestinità, trasferendo la segreteria politica a Sturla. Vi si trasferisce anche Silone, con Camilla Ravera e altri esponenti del partito. Silone prende alloggio in un edificio da lui ribattezzato "la casa dell'ortolano" (per l'orto incolto antistante che funge da copertura) e da dove inizia a occuparsi di far stampare l'Unità e di tenere i contatti con le organizzazioni di base.
Nel maggio del 1927 viene inviato come delegato all'VIII Plenum dell'Internazionale e si reca a Mosca con Palmiro Togliatti. Da questa nuova esperienza russa esce amareggiato, sia per il malanimo serpeggiante contro la delegazione italiana, sia per la piega che prende il congresso che decreta l'espulsione di Grigorij Zinov'ev, critico verso lo stalinismo, cui seguirà qualche tempo dopo quella più clamorosa di Lev Trotsky.
L'arresto del fratello Romolo (1928) e la sua odissea in carcere (vedi nota a lato) segnano Silone: egli negherà anche negli anni successivi che il fratello si sia mai iscritto al Partito Comunista, nonostante le conferme di Romolo stesso e di altre testimonianze accreditate.
Intanto il centro estero del partito si trasferisce in Svizzera e Silone sceglie l'esilio prima a Lugano e successivamente nella più sicura Basilea; dalla Svizzera ritorna più volte in Italia, dove rischia l'arresto, riuscendo sempre a cavarsela, in un'occasione anche grazie al provvidenziale intervento di don Orione.Antonio Ruggeri, Don Orione, Ignazio Silone e Romoletto, Edizioni Don Orione, Tortona, 1981