L'assedio di Vienna nel 1529 costituì il primo tentativo dell'Impero ottomano, guidato dal Sultano Solimano il Magnifico, di espandersi a settentrione e conquistare la città di Vienna (Austria). L'assedio segnò il punto più elevato raggiunto dall'Impero ottomano e la fine della sua espansione nell'Europa centrale, malgrado a esso seguissero 150 anni di tensione e di incursioni, culminati nella battaglia di Vienna del 1683.«Il fallimento del primo [assedio di Vienna] segnò un arresto nell'ondata rappresentata dalle conquiste ottomane, che si stava riversando nella valle del Danubio da più d'un secolo». Cfr. A. Toynbee, p. 119; «La spedizione fu almeno politicamente un successo. Solimano aveva spinto Ferdinando fuori dall'Ungheria e aveva insediato al suo posto un suo obbediente vassallo. Ma più significativo fu il fatto che un esercito turco era stato respinto fuori dalle mura di Vienna da una forza numericamente molto inferiore. Ciò può essere considerato come l'inizio della fine della superiorità militare ottomana […] a Vienna Solimano scoprì che l'artiglieria occidentale era di pari qualità rispetto alla sua e che i fanti austriaci e spagnoli, coi loro archibugi e le loro lunghe picche, erano superiori ai suoi Giannizzeri». Stavrianos, p. 77; «Sedendo fuori della capitale austriaca, col suo esercito caratterizzato da problemi logistici apparentemente insormontabili. Solimano fu portato a concludere che l'Impero ottomano non poteva espandersi di più in Europa, che l'espansionismo musulmano in Eurasia era finito, e che probabilmente esso s'era esteso troppo al di là dei suoi naturali limiti territoriali». Sicker, pp. 1–2.

Alcuni storici credono che l'obiettivo principale di Solimano nel 1529 fosse quello di ristabilire il controllo ottomano sull'Ungheria, e che la decisione di attaccare Vienna così tardi nella stagione fosse opportunistica.Fu un «ripensamento verso la fine di una stagione di campagna militare». Riley-Smith, p. 256; «Una decisione dell'ultimo minuto a seguito della rapida vittoria in Ungheria». Shaw e Shaw, p. 94; altri storici, come ad esempio Stephen Turnbull, ritengono la soppressione dell'Ungheria come il prologo programmato per un'ulteriore invasione in Europa: «Giovanni Szapolya [sic] divenne una nota a piè di pagina nella successiva e imponente avanzata turca contro l'Europa nella più ambiziosa campagna del regno del grande Sultano». Turnbull, p. 50. Occorre comunque rilevare che in quel momento l'imperatore Carlo V era impegnato in Italia a combattere il suo tradizionale rivale francese Francesco I e avrebbe avuto grosse difficoltà a soccorrere militarmente Vienna

Antefatti

Nell'agosto del 1526, il sultano Solimano I, conosciuto come Solimano il Legislatore o Solimano il Magnifico, sconfisse le truppe di re Luigi II d'Ungheria e Boemia nella battaglia di Mohács. Conseguentemente gli Ottomani presero il controllo della parte meridionale dell'Ungheria, mentre l'Arciduca di Austria, Ferdinando I d'Asburgo, fratello di Carlo V, reclamò il trono vacante ungherese che spettava di diritto a sua moglie, Anna Jagellone, sorella di Luigi II che non aveva avuto prole. Ferdinando, tuttavia, ebbe il riconoscimento come Re solo nell'Ungheria occidentale; un nobile di nome János Szapolyai, che aveva i suoi domini in Transilvania, nel nord-est dell'Ungheria, lo sfidò per la corona e fu riconosciuto come re da Solimano in cambio dell'accoglienza da parte sua dello status di vassallo all'interno dell'Impero Ottomano.

A seguito della Dieta di Bratislava il 26 ottobreTurnbull, Stephen. The Ottoman Empire 1326 - 1699. New York: Osprey, 2003, p. 49, Ferdinando venne dichiarato Re d'Ungheria poiché aveva sposato la sorella di Luigi e anche perché sua sorella era la vedova di Luigi. Ferdinando cominciò a rafforzare le sue rivendicazioni sull'Ungheria e conquistò BudaTurnbull, Stephen. The Ottoman Empire 1326 - 1699. New York, Osprey, 2003, pp. 49 - 50. Queste vittorie ebbero breve vita e nel 1529, un contrattacco ottomano annullò rapidamente tutte le conquiste fatte da Ferdinando durante la sua campagna di guerra nel 1527 e nel 1528.

Esercito ottomano Nella primavera del 1529, Solimano raccolse un grande esercito nella Bulgaria ottomana, con l'obiettivo di assicurarsi il controllo dell'Ungheria e di ridimensionare la minaccia posta ai suoi nuovi confini da Ferdinando e dal Sacro Romano Impero. Vari storici hanno dato una stima delle forze di Solimano che va dai a più di uomini.Turnbull ipotizza che Solimano avesse "forse " soldati quando raggiunse Osijek il 6 agosto. Cfr. Turnbull, p. 50; Nelle storie del XIX secolo appaiono cifre più elevate, per esempio quella di Augusta Theodosia Drane nel 1858 che afferma una cifra di "più di uomini"; queste stime potrebbero derivare da resoconti contemporanei: i Diari del veneziano Marin Sanudo, il 29 ottobre 1529, ad esempio, riportano che l'esercito turco era composto da uomini (menzionato in The Government of the Ottoman Empire in the Time of Suleiman the Magnificent di Albert Howe Lyber, p. 107). I libri moderni talvolta riprendono numeri più alti — per esempio, Daniel Chirot, in The Origins of Backwardness in Eastern Europe, 1980, p. 183, dice "circa uomini assediarono Vienna nel 1529"; una cifra alternativa compare in Islam at War: "L'esercito di del sultano apparve davanti alle porte di Vienna nel primo assedio di quella grande città", Walton, et al., 2003, p. 104. Oltre ad unità di spahi (cavalleria leggera) e giannizzeri (fanteria d'élite dotata di artiglieria), l'esercito ottomano comprendeva un contingente di Moldavi e Serbi. Solimano agì da comandante supremo e in aprile scelse il suo Gran visir, un ex-schiavo greco chiamato Pargali Ibrahim Pascià, e gli conferì la qualifica di serasker (serraschiere), un comandante con poteri per dare ordini in nome del Sultano.In aprile l'attestato con cui Solimano confermò la nomina di Ibrahim Pascià a serasker recitava: "Qualsiasi cosa dica e in qualunque maniera decida di considerare le cose, tu dovrai accettarle come se fossero le parole propizie e i decreti che meritano rispetto che escono dalla mia lingua dispensante perle." Citato da Rhoads Murphey in Ottoman Warfare 1500-1700, p. 136.

Solimano lanciò la sua campagna il 10 maggio 1529 e incontrò ostacoli fin dall'inizio.Turnbull, pp. 50-1. Le piogge primaverili, caratteristiche dell'Europa del sud-est, furono particolarmente pesanti quell'anno, provocando inondazioni in Bulgaria e rendendo parti del tragitto appena percorribili. Molte armi da fuoco di grosso calibro si impantanarono senza speranza di recupero e dovettero essere lasciate indietro e un gran numero di cammelli si perse.

Solimano arrivò a Osijek il 6 agosto. Il 18 agosto, sulla piana di Mohács si incontrò con una corposa forza di cavalleria guidata da János Szapolyai, che gli rese omaggio e lo aiutò a riconquistare alcune fortezze perse con la battaglia di Mohács a favore degli Austriaci, compresa Buda, che cadde l'8 settembre.Stavrianos, p. 77. L'unica resistenza arrivò da Bratislava, dove la flotta turca venne bombardata appena salpata nel Danubio.

Misure difensive

Mentre gli Ottomani avanzavano, coloro che erano all'interno di Vienna preparavano la resistenza: la loro determinazione aumentò a causa delle notizie del massacro del presidio di Buda all'inizio di settembre.Keegan e Wheatcroft, p. 283. Ferdinando I si era ritirato e messo in salvo nella Boemia asburgica e chiese aiuto a suo fratello, l'Imperatore Carlo V, il quale era però troppo impegnato dalla sua guerra contro la Francia per concedere più di poca parte della fanteria spagnola alla causa. L'abile Maresciallo d'Austria, Wilhelm von Roggendorf, assunse il controllo della guarnigione, mentre il comando delle operazioni venne affidato al settantenne mercenario tedesco Nicola di Salm, che si era distinto nella battaglia di Pavia nel 1525.

Nicola di Salm arrivò a Vienna alla testa di una forza di supporto che comprendeva Lanzichenecchi (dei picchieri mercenari tedeschi) e moschettieri spagnoli, e iniziò a puntellare le mura, vecchie di trecento anni, che circondavano la Cattedrale di Santo Stefano, vicino alle quali stabilì il suo quartier generale. Per assicurarsi che la città potesse resistere a un lungo assedio egli bloccò le quattro porte della città e rinforzò le mura (che in alcuni punti erano spesse meno di due metri) e fece erigere bastioni terrestri e un baluardo più interno, abbattendo gli edifici dove necessario.

Assedio

L'esercito ottomano, che arrivò verso la fine di settembre a Vienna, si era assottigliato nella lunga avanzata nei territori austriaci, lasciando così Solimano a corto di cammelli e di armi pesanti. Gran parte delle sue truppe arrivò a Vienna in un pessimo stato di salute, dopo aver affrontato le privazioni della lunga marcia e, fra quelli idonei a combattere, un terzo era parte della cavalleria leggera, o sipahi, inadatti per operazioni d'assedio. Il sultano inviò degli emissari (tre prigionieri austriaci vestiti riccamente) per negoziare la resa della città; Nicola di Salm rimandò indietro tre musulmani ben vestiti senza una risposta. L'artiglieria di Solimano allora iniziò a martellare le mura della città, ma non riuscì a danneggiare in modo significativo i terrapieni difensivi austriaci; ai suoi arcieri andò un po' meglio, rivelandosi per lo meno molesti.

Quando l'esercito ottomano si mise in posizione, il presidio austriaco fece i primi tentativi per arrestare lo scavo dal basso di trincee e buche per mine, in un caso riuscendo quasi a catturare Ibrahim Pascià. Gli Austriaci scovarono e fecero esplodere diverse mine, e il 6 ottobre inviarono soldati per attaccare le operazioni di scavo ottomane, riuscendo a distruggere molte mine ma subendo gravi perdite, quando la calca impedì loro la ritirata all'interno della città.

L'11 ottobre piovve ancora e, con il fallimento della strategia di piazzare mine, le possibilità di una rapida vittoria ottomana si affievolirono col passare del tempo. Inoltre i Turchi stavano esaurendo il foraggio per i loro cavalli e gli infortuni, le malattie e le diserzioni iniziarono a diradare le loro file.Spielman, p. 22. Perfino l'élite dei Giannizzeri manifestò il proprio scontento riguardo allo stato della spedizione.Fisher, p. 214. In risposta a questi fattori Solimano non ebbe altra alternativa che pensare alla ritirata: egli tenne un consiglio di guerra il 12 ottobre in cui si decise di tentare un ultimo attacco, con ricompense extra offerte alle truppe. Tuttavia, anche questo assalto venne respinto, poiché ancora una volta gli archibugi e le lunghe picche degli Austriaci riuscirono a tenere fuori i Turchi.Stavrianos, p. 78. Il 14 ottobre, dopo il fallito assalto contro la città, giunse una forte nevicata che ricoprì il campo di battaglia e convinse definitivamente Solimano a levare l’assedio: questo fatto straordinario fu interpretato dai difensori come un intervento divino. La stessa notte si udirono grida dall'accampamento turco: erano le grida dei prigionieri che venivano uccisi dagli Ottomani prima di andarsene. Alcuni dei difensori che avevano previsto solo la resa interpretarono la loro liberazione come un miracolo.

Pesanti nevicate fuori stagione resero la ritirata turca un disastro: durante questa infatti vennero perse molte salmerie e pezzi di artiglieria. La flotta fluviale turca venne nuovamente attaccata a Bratislava, e si ritiene che siano morti più turchi che assalitori nelle piccole battaglie lungo il percorso di ritorno.

Conseguenze