Il romanzo d'appendice (in francese feuilleton) è una forma di romanzo popolare che usciva a puntate su quotidiani, riviste o altri periodici. Il termine francese feuilleton designava in origine una sezione del giornale destinata ad articoli letterari, teatrali e di varietà; col tempo passò a indicare anche il romanzo pubblicato a puntate in quello spazio.
In Francia il romanzo d'appendice raggiunse la sua forma più nota nell'Ottocento: nel 1836 La Presse e Le Siècle inserirono romanzi a puntate nella parte bassa del quotidiano. Nei Paesi di lingua inglese la narrativa a puntate seguì percorsi distinti, servendosi di fascicoli mensili, riviste e periodici illustrati, non soltanto del piede del quotidiano. In ogni caso il lettore seguiva la storia nel ritmo di uscita del giornale, della rivista o del fascicolo; solo più tardi il testo veniva raccolto in volume.
Fu proprio nell'ambito del romanzo d'appendice che diversi generi popolari — il romanzo d'avventura, il poliziesco, il sentimentale, il fantastico — trovarono la loro forma, giungendo a un pubblico vastissimo.
Caratteristiche
Nei quotidiani francesi, il romanzo era diviso in puntate collocate nel feuilleton, il piede della pagina, cioè la sua parte bassa; la lettura proseguiva così da un numero all'altro del giornale. La scansione in puntate portò con sé finali sospesi, rivelazioni, personaggi ricorrenti, riconoscimenti improvvisi, fughe, rapimenti, misteri familiari, vendette e cambi di fortuna. A ciò si aggiungevano toni melodrammatici, intrighi criminali, segreti e trame che riprendevano personaggi e situazioni da una puntata all'altra. Svolgendosi per settimane o mesi, la storia poteva estendersi, moltiplicare gli episodi e far tornare più volte gli stessi personaggi davanti ai lettori.
Il nome "romanzo d'appendice" rimanda alla collocazione di queste storie nella parte bassa della pagina del quotidiano, prima che fossero eventualmente raccolte in volume. In francese il termine feuilleton designava in origine quella sezione del foglio; roman-feuilleton diventò poi il nome del romanzo che vi compariva a puntate. Negli anni del Secondo Impero, il nome feuilleton cominciò a indicare anche una narrativa ricca di colpi di scena, attesa del seguito, riconoscimenti improvvisi (agnizioni) e situazioni melodrammatiche, fino a comprendere testi non più usciti nell'appendice del giornale. La pubblicazione in appendice non coincide però con ogni forma di pubblicazione a puntate: Il Circolo Pickwick di Charles Dickens fu distribuito in fascicoli mensili separati, mentre La donna in bianco di Wilkie Collins apparve sul periodico All the Year Round. Contano dunque non soltanto la divisione in puntate, ma anche il supporto scelto, la collocazione nel periodico e il rapporto con l'edizione in volume.
Origini e sviluppo in Francia
Il termine feuilleton deriva da feuille, cioè foglio, e in origine apparteneva al linguaggio degli stampatori e dei legatori, dove indicava un piccolo quaderno ricavato dalla piegatura della pagina a stampa. Passando ai quotidiani, il vocabolo assunse un significato giornalistico: nel 1800 il Journal des débats inaugurò il feuilleton nel piede della pagina (rez-de-chaussée), cioè nella parte bassa del foglio riservata agli articoli di cultura e intrattenimento, separata dalla parte politica del quotidiano. Il Journal des débats acquistò grande influenza con la direzione di Louis-François Bertin, attivo alla guida del giornale dal 1799 al 1841. Fino al 1836, tuttavia, quello spazio non era destinato al romanzo: vi comparivano soprattutto critica letteraria, teatrale, musicale e artistica, resoconti delle accademie e cronaca mondana.
I romanzi erano comparsi nei periodici prima di entrare nei quotidiani: riviste letterarie come la Revue de Paris e la Revue des Deux Mondes avevano già pubblicato, dal 1829, romanzi di Balzac, Sue, Dumas, Karr, Vigny e Sand. Per Balzac, nel 1831 uscirono due estratti de La pelle di zigrino (La Peau de chagrin, 1831): Une débauche nella Revue des Deux Mondes e Le Suicide d'un poète nella Revue de Paris, prima dell'edizione in volume del 6 agosto 1831. Nel 1836 il romanzo entrò nei quotidiani politici, che fino ad allora stampavano un numero limitato di copie. In quell'anno Émile de Girardin fondò il quotidiano La Presse, riducendo il prezzo dell'abbonamento da 80 a 40 franchi e servendosi del romanzo d'appendice per attrarre nuovi abbonati. Girardin compensò il ribasso del prezzo introducendo progressivamente la pubblicità; il romanzo d'appendice serviva ad ampliare il pubblico e a far tornare i lettori da un numero all'altro. Armand Dutacq fondò Le Siècle con un progetto editoriale analogo; i due quotidiani aprirono insieme l'era della stampa di massa.
Il feuilletoniste era pagato a puntata o a riga, lavorando sotto la pressione di scadenze ravvicinate; molti autori si avvalevano di collaboratori di cui non rivelavano il nome. Fra tutti, il caso più discusso è quello di Alexandre Dumas, che lavorò a lungo con Auguste Maquet: Maquet compilava archivi e proponeva piani narrativi, poi Dumas decideva, riscriveva e vi apponeva la propria impronta. La pratica fu denunciata nel 1845 dal pamphlet Fabrique de romans: Maison Alexandre Dumas & Cie di Eugène de Mirecourt; Dumas intentò un processo, al termine del quale Mirecourt fu condannato a sei mesi di prigione e a un'ammenda.
La contessa di Salisbury (La Comtesse de Salisbury, 1836) di Dumas comparve su La Presse dal 15 luglio all'11 settembre 1836. Dal 23 ottobre al 4 novembre dello stesso anno, sempre su La Presse, toccò a La signorina Cormon (La Vieille Fille, 1836) di Honoré de Balzac, prima opera balzachiana a comparire in appendice, poi raccolta nella Comédie humaine. Frédéric Soulié fu un prolifico feuilletoniste per La Presse, il Journal des débats e Le Siècle; Le memorie del diavolo (Mémoires du diable, 1837) si divise tra La Presse e il Journal des débats. Tra il 1836 e il 1845, grazie alla presenza regolare dei romanzi d'appendice, i principali quotidiani parigini raddoppiarono il proprio tiraggio, cioè il numero di copie stampate.
I misteri di Parigi (Les Mystères de Paris, 1842-1843) di Eugène Sue apparve sul Journal des débats fra il 19 giugno 1842 e il 15 ottobre 1843, in 140 puntate. Melodramma, denuncia sociale, mistero urbano e attesa del seguito vi si intrecciavano con effetto immediato su lettori di ogni ceto, come testimoniò Théophile Gautier sulle colonne de La Presse; da quel romanzo derivò in Europa la fortuna dei "misteri" cittadini. Dello stesso Sue, L'ebreo errante (Le Juif errant, 1844-1845) è un altro romanzo popolare a sfondo sociale. Negli stessi anni I tre moschettieri (Les Trois Mousquetaires, 1844) di Alexandre Dumas padre comparve a puntate su Le Siècle, mentre Il conte di Montecristo (Le Comte de Monte-Cristo, 1844-1846) fondava il proprio fascino su vendetta, attesa del seguito, riconoscimenti improvvisi e colpi di scena: tutti elementi tipici della narrativa d'appendice.
Pierre Alexis Ponson du Terrail fu uno dei feuilletonisti più fecondi della stampa francese. Il suo personaggio Rocambole, apparso per la prima volta nel 1857, diede origine all'aggettivo "rocambolesco", usato per indicare vicende avventurose e piene di svolte impreviste. Alla stessa corrente appartiene Paul Féval, autore de I misteri di Londra (Les Mystères de Londres, 1844), Il gobbo e del ciclo degli Habits noirs, nei cui testi ricorrono intrighi criminali, travestimenti, colpi di scena e scene costruite in modo teatrale. Tra gli autori popolari francesi figura anche Xavier de Montépin, autore de La portatrice di pane.
Nell'Italia dell'Ottocento ebbero largo seguito anche autori francesi come Paul de Kock ed Émile Gaboriau. De Kock si era specializzato in romanzi ambientati nella vita quotidiana parigina, rivolti a lettori borghesi e popolari. Fu invece con Gaboriau che il romanzo d'appendice aprì alle storie di indagini giudiziarie e poliziesche: L'affare Lerouge (L'Affaire Lerouge, 1866), uscito prima in appendice, segnò l'avvio del romanzo poliziesco francese. Il romanzo comparve su Le Pays dal 14 settembre al 7 dicembre 1865, prima di essere ripreso sul Soleil nel 1866.
Jules Verne, che aveva stretto nel 1864 un contratto con l'editore Hetzel per due romanzi l'anno, pubblicò a partire dal 1865 la maggior parte dei titoli dei Viaggi straordinari a puntate nel Magasin d'éducation et de récréation, rivista bimensile di Hetzel rivolta alla famiglia, poi raccolti in volumi illustrati. Il giro del mondo in 80 giorni (Le Tour du monde en quatre-vingts jours, 1872) apparve prima sul quotidiano Le Temps dal 6 novembre al 22 dicembre 1872, poi in volume presso Hetzel l'anno successivo.
Fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, Michel Zévaco e Gaston Leroux spinsero la narrativa popolare a puntate verso nuovi filoni. Zévaco, giornalista di formazione anarchica, pubblicò dal 1902 la serie di cappa e spada dei Pardaillan (Les Pardaillan, 1902-1918): dieci romanzi ambientati nelle guerre di religione francesi del Cinquecento, apparsi prima sulla Petite République di Jean Jaurès, poi su Le Matin. Leroux, già cronista giudiziario, esordì come romanziere nel 1907 con Il mistero della camera gialla (Le Mystère de la chambre jaune, 1907), uscito a puntate nel supplemento letterario de L'Illustration; nel 1909-1910 Il fantasma dell'Opera (Le Fantôme de l'Opéra, 1910) apparve su Le Gaulois, per essere pubblicato in volume nel 1910.
All'inizio del Novecento scrittori d'avanguardia e surrealisti attinsero volentieri agli schemi e agli effetti del romanzo d'appendice. Non vi fu aliena neppure la letteratura colta: Madame Bovary (1857) di Gustave Flaubert uscì nella Revue de Paris dal 1º ottobre al 15 dicembre 1856, apparendo poi in volume l'anno successivo. Analogamente, Il Capitan Fracassa (Le Capitaine Fracasse, 1863) di Théophile Gautier apparve in appendice nella Revue nationale et étrangère fra il 25 dicembre 1861 e il 30 giugno 1863, prima dell'edizione in volume presso Charpentier.
Narrativa a puntate nei Paesi di lingua inglese Nei Paesi di lingua inglese la narrativa a puntate uscì in fascicoli mensili, riviste illustrate, giornali metropolitani e giornali provinciali, secondo forme diverse dal modello francese del feuilleton.
Nel Regno Unito
Nella narrativa vittoriana illustrata molte opere uscirono in fascicoli o su periodici prima dell'edizione in volume; per i lettori dell'epoca la storia si presentava attraverso puntate accompagnate da illustrazioni, copertine, annunci e pause tra un'uscita e l'altra. Fra gli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento le nuove tecniche di incisione su legno e su acciaio permisero la nascita di romanzi illustrati a puntate, nei quali testo e immagine contribuivano insieme allo sviluppo della trama.
Il Circolo Pickwick (The Posthumous Papers of the Pickwick Club, 1836-1837) di Charles Dickens uscì in fascicoli mensili fra il 1836 e il 1837. Le prime puntate vendettero poche centinaia di copie, mentre verso la fine ogni fascicolo raggiunse circa quarantamila. Molti romanzi successivi di Dickens uscirono in venti dispense mensili, di solito vendute a uno scellino; altri furono pubblicati a puntate settimanali nelle riviste che lo stesso autore dirigeva. Uscire a puntate cambiava il modo di scrivere: l'autore doveva distribuire la trama episodio per episodio e tenere vivo l'interesse del lettore per mesi.