Saraceno è un termine utilizzato a partire dal II secolo sino a tutto il Medioevo per indicare i popoli provenienti dalla penisola arabica o, per estensione, di religione musulmana.
Generico, sin dalla nascita risulta ad alcuni un termine senza uno stretto significato etnico o linguistico, né religioso (basti pensare alla Chanson de Roland, dove anche i baschi erano così denominati), con diverse variazioni nel corso del tempo. Inizialmente non identificava solo gli arabi, ma anche i berberi.
Sinonimi Sinonimi utilizzati sono stati: Arabi: popolo nomade della penisola arabica, protagonisti della prima storia islamica nel VII secolo. In seguito l'etnonimo fu allargato a tutte le popolazioni che professavano l'islam o parlavano la lingua araba. Tra II e V secolo gli «Arabi» sono sostituiti nelle fonti greche e latine dai «Saraceni», mentre nelle fonti aramaiche si parla di tayyaye. Mori: cioè genti della Mauretania, con particolare riferimento alle popolazioni berbere che costituirono la maggioranza delle truppe che conquistarono una parte della penisola iberica (al-Andalus) nell'VIII secolo, la Sicilia bizantina, la Sardegna e il Sud Italia nel IX secolo. Musulmani: parola menzionata per la prima volta in ambito francese nel 1551, in inglese nel 1615. Islamici, Ismaeliti, Agareni, Maomettani.
Etimologia Numerose sono le etimologie e le paretimologie.
Attraverso il latino «Saraceni» si fa derivare dall'aramaico «sarq[iy]īn» che significa «abitanti del deserto» (da «sraq», «deserto») o «orientali» («sharq[iyy]ūn», dal sostantivo arabo «sharq», «oriente», il dubbio di alcuni è rispetto a chi o a cosa si sia a «oriente»; la risposta ovvia è: rispetto a chi ha creato il termine),LOxford English Dictionary qualifica l'etimo «not well founded», «non ben fondato». o direttamente o attraverso il greco Σαρακηνός («sarakēnós»).
Come descritto da TolomeoTrésor de la langue française: Empr. au lat. médiév. Saraceni, nom des populations musulmanes du Proche-Orient, d'Afrique du Nord et d'Espagne, et celui-ci au gr. byz., att. dep. le VIe s. comme appellation gén. des Arabes (KAHANE Byzanz, col. 402 et 429); en gr. tardif, désignait une population nomade d'Arabie, mentionnée au IIe s. par Ptolémée (cf. FEW t. 11, p. 219a), d'où le b. lat. Sarraceni (IVe-Ve s.). Le gr. doit prob. être rattaché au topon. Saraka, n. d'une ville d'Arabie heureuse citée par Ptolémée, et d'une région de la péninsule du Sinaï mentionnée au VIe s. par Étienne de Byzance (FEW loc. cit.; Kl. Pauly, s.v. Saraka), et non à l'ar. «oriental», dér. de «Orient» (cf. FEW t. 11, pp. 220-221, note 23). Bbg. DAUZAT Ling. fr. 1946, p. 326. RICHARD Kirchenterminologie 1959, pp. 54-55. TOURNIER (M.). L'Envers de 1900. MOTS. 1982, n o 5, p. 118. i Σαρακηνοί («sarakēnói») erano una popolazione araba o derivavano il nome da «Saraka», una città del Sinai. Così anche secondo Stefano di Bisanzio.
Famosa l'etimologia di Isidoro di Siviglia:
Così anche per Giovanni Damasceno.
Le incursioni Lo scopo delle incursioni saracene era di rapire uomini, donne e bambini per farne schiavi o merce da riscatto e di razziare bottino.
I pirati saraceni disponevano di basi fisse nel Maghreb; anche alcune città costiere italiche furono a lungo occupate dai saraceni (che fondarono l'Emirato di Taranto e l'Emirato di Bari), come pure alcune zone montane (ma sempre facilmente raggiungibili da approdi marittimi) della Costa Azzurra (La Garde Freynet, luogo chiamato allora Frassineto).
Da queste basi poi i saraceni partivano per aggredire le città, i villaggi e i monasteri vicini: divisi in bande, saccheggiavano rapidamente gli edifici per poi fuggire via mare; altre volte invece occupavano la città, imponendovi pesanti tasse a chi non si sottometteva convertendosi all'Islam (questo fu causa dello spopolamento di queste terre).
Fonti Fonti antiche La parola "arabi", a significare "nomadi", viene utilizzata da tutte le fonti antiche delle popolazioni confinanti: assire (ar-ba-a-a e a-ri-bi), la Bibbia (carab), le fonti greche (αραβες, αραβιοι), latine (arabes), i testi sudarabici (crb e ɔcrb) e aramaici (carabaya), ad indicare i nomadi del deserto loro confinanti, indipendentemente dal fatto che fossero di lingua araba o meno, poiché nessuna di queste denominazioni sembra avere una connotazione linguistica.
Tra il II secolo e il V secolo si osserva una progressiva scomparsa degli arabi dalle fonti antiche, e compare più frequentemente il termine "saraceni".
Tolomeo, nella sua Geographia, nomina sarakene come una regione tra Egitto e Palestina, che comprende il Sinai, chiamata così per la città di Saraka, e menziona anche la tribù dei sarakenoi che abitavano il nord-est arabo.
Ippolito di Roma, Bardesane e Uranio Antonino menzionano tre gruppi etnici distinti in Arabia fin dalla prima metà del III secolo: i saraceni, i taeni (da identificare con i tayyaye) e gli Arabi. I Tayyi si localizzavano a oriente, in direzione dell'Eufrate, mentre i saraceni a nord di questi.
Nella Notitia dignitatum, datata al III secolo, alcuni saraceni combattevano nelle unità dell'esercito romano, partecipando a formare la cavalleria. Sempre saraceni erano i nemici sbaragliati da Diocleziano in una sua campagna del deserto siriano. I saraceni combattevano tanto nelle compagini regolari romane quanto tra quelle Sasanidi durante le guerre romano-persiane.
NellHistoria Augusta, Aureliano riferisce di come la regina Zenobia di Palmira incuta timore anche tra i saraceni. Dello stesso periodo, una cronaca bizantina redatta da Giovanni Malalas definisce i Palmireni "saraceni", mentre per lHistoria Augusta i Palmireni non erano né saraceni né arabi.
In tempi posteriori ad Ammiano Marcellino, la parola "saraceno" era diventata popolare nella letteratura greca e latina, tanto da confondersi con "arabo".
Fonti medievali Secondo l'arabista Jan Retsö gli Omayyadi si arrogarono il termine "Arabi" per loro stessi, lasciando ai più recenti correligionari l'etnonimo di appartenenza (Siriani, Persiani, ...). Il termine "Saraceni" quindi si diffuse in maniera prorompente verso occidente, seguendo la graduale conquista islamica del Mediterraneo occidentale, avvenuta in tempi eccezionalmente brevi (Nordafrica nel 698, penisola iberica nel 711, Settimania nel 719).
Secondo Philippe Sénac, la costruzione dell'immagine dell'Islam e dei musulmani nell'Europa cristiana nel Medioevo risulta primariamente dalle relazioni secolari-religiose tra i saraceni (arabo-berberi andalusi) e i Franchi. E "saraceni" diventano tutte le popolazioni ostili alla potenza franca, in particolare i Baschi che sbaragliano l'esercito di Carlo Magno e gli Arpitani che controllano i passi alpini.
Storia Il Maghreb
La conquista islamica di paesi come l'Egitto e la Siria aveva permesso ai musulmani la creazione in un tempo relativamente breve di una flotta capace di insidiare la supremazia bizantina nel Mediterraneo.
Soprattutto sulla costa maghrebina e su quella spagnola si erano andati costituendo vari emirati dove la componente locale si fuse presto con quella araba e berbera. Ciascun emirato aveva a capo un emiro il quale, a parte una formale sudditanza ad uno dei tre califfi che tra VIII e IX secolo si spartivano l'Impero islamico (Cordova, Il Cairo e Baghdad), erano sostanzialmente indipendenti.
Creta e il ritorno al Mediterraneo occidentale
Le repressioni dei movimenti insurrezionali da parte del potere omayyade in al-Andalus furono sanguinarie ed è in questo periodo (818) che si colloca l'emigrazione in massa di andalusi (così indicati, indipendentemente dall'origine etnica e dalla religione) lungo due direttive, in parte verso il Marocco e altri in Egitto. Da qui diedero man forte ai correligionari per la conquista islamica della Sicilia iniziata nell'827. Sempre in quest'anno, ad Alessandria d'Egitto venne fondato un regno andaluso autonomo, a cui il califfato abbaside pose fine nell'825. Quindi gli andalusi partirono alla volta dell'Egeo, dove istituirono l'emirato di Creta, indipendente e florido dal punto di vista commerciale e culturale, nonché potente dal punto di vista militare, sino alla riconquista bizantina del 961.
Creta divenne il centro di numerose spedizioni militari nell'Egeo. In Italia ci fu il saccheggio di Roma nell'846 e nel Sud vennero fondati la colonia di Traetto, nell'876, e gli emirati di Bari e di Taranto. Nel Mediterraneo occidentale, a causa dell'indebolimento dell'Impero carolingio e della sua flotta, Marsiglia venne razziata nell'838 e nell'846, Arles nell'842 e nell'850 e Fréjus nell'869. I musulmani stabilirono proprio in questi anni un rifugio in Camargue, come raccontano le cronache di San Bertino, e da lì imperversavano nella valle del Rodano.
Le Baleari vengono conquistate definitivamente alla causa omayyade andalusa nel 902.
La conquista della Sicilia e le incursioni nell'Italia meridionale
Dall'827 gli emiri aghlabidi di Qayrawan, nell'odierna Tunisia, iniziarono la conquista della Sicilia, che richiese molto tempo ma che segnò l'apogeo del dominio saraceno nel Mediterraneo, per almeno due secoli. La conquista fu ultimata nel 902, grazie all'offensiva contro i Bizantini, cui erano stati tagliati i rifornimenti prendendo loro Creta (827) e Malta (870).
L'insediamento dei Saraceni fu talora incoraggiato e sostenuto anche dai signori locali, come aiuto nelle dispute, come nel caso di Andrea, duca di Napoli, che era vessato dal principe longobardo di Benevento Sicone e, dopo essersi rivolto inutilmente a Ludovico il Pio, chiese aiuto ai Saraceni. L'intervento venne nuovamente sollecitato anche contro il successore di Sicone, Sicardo: i Saraceni si comportarono con correttezza verso i Napoletani, aiutandoli a sconfiggere i Beneventani e firmando accordi di pace e commercio. In cambio i Napoletani soccorsero i Saraceni durante l'assedio di Messina dell'843 e mantennero una complice neutralità, fin quando caddero sotto il dominio islamico Punta Licosa e le isole di Ischia e Ponza: a quel punto il ducato di Napoli reagì associandosi ad Amalfi, Sorrento e Gaeta nella Lega Campana.
In precedenza sempre i Napoletani, per indebolire Benevento, avevano invitato i Saraceni ad assalire Brindisi nell'838, dalla quale essi si estesero a Taranto e Bari, che diventò sede dell'omonimo emirato dall'840 all'871.
Sconfitta una flotta veneziana nel Quarnaro, i Saraceni approfittavano ormai delle rivalità tra i poteri locali, facendo da padroni e mettendosi al servizio ormai anche degli stessi Beneventani senza scrupoli.
Nell'anno 840 Siconolfo, signore di Salerno, in lotta con Radalgiso (o Radelchi) e Landolfo signori di Benevento e Capua, chiamò in suo aiuto i Saraceni, spesso e volentieri assoldati dal duca di Napoli Andrea II e che in seguito si sarebbero insediati nella colonia sotto la collina del Traetto, alle foci del Garigliano. Dopo sanguinose incursioni in alcune parti dell'Italia meridionale, i Saraceni trovarono modo di prosperare grazie alle loro razzie e al loro offrirsi come mercenari ai più diversi signori cristiani dell'epoca.
Nell'846, dopo il saccheggio di Roma, compiuto arrivando a Ostia e risalendo il Tevere, razziando l'antica basilica di San Pietro in Vaticano e quella di San Paolo fuori le mura, i Saraceni si spinsero fino a distruggere Fondi e Formia, iniziando a minacciare i territori dell'Abbazia di Montecassino.
Il gesto spinse ad una reazione contro "lo nero periglio che vien dal mare" che non tardò. Un primo tentativo di cacciare i Saraceni fu fatto dal futuro imperatore Lodovico II che, sceso in Italia con un esercito franco, rafforzato dalle truppe alleate di Papa Sergio II, fu però battuto.