Per il suo stile di vita ed il suo animo misericordioso è ricordato nella memoria popolare con il titolo di beato, anche se non venne mai confermato dall'autorità ecclesiastica.
Biografia Discendente dagli Alfieri, una delle più antiche e nobili famiglie astigiane che diede i natali al poeta Vittorio Alfieri e all'architetto barocco dei Savoia Benedetto Alfieri, Enrico nacque da Guglielmo ed Agnesina Alfieri e giovanissimo (intorno ai 15 anni) entrò nel convento dei frati Francescani di Asti la cui chiesa, vicina alla residenza di famiglia, era anche il sepolcreto di famiglia.
Enrico subentrò al teologo Francesco Degli Abati alla reggenza del convento francescano e a 57 anni nel 1372 divenne superiore della provincia genovese dei frati minori a cui anche Asti apparteneva.
In seguito alla morte del ministro generale dell'ordine Martino San Giorgio, papa Urbano VI lo nominò vicario generale e nel capitolo del 1387 venne eletto ministro generale.
Durante il proprio mandato (durato 18 anni) il beato Enrico attraversò il difficile periodo del Grande Scisma d'Occidente.
Sotto di lui si tennero sei Capitoli generali.
Merito di fra' Enrico fu quello di aver promosso la riforma degli osservanti, iniziata da fra Paoluccio Trinci, morto nel 1392 continuata poi da San Bernardino da Siena, cercando nel medesimo tempo di unificare le varie componenti dell'Ordine minoritico.
Fu sepolto in Ravenna nel pavimento della chiesa di San Francesco ed una lapide corredata da un'iscrizione nel muro soprastante lo ricorda.
Il marchese Carlo Emanuele Alfieri, nel 1829 commissionò all'artista Alessandro Massarenti la riproduzione della lapide e l'iscrizione nella cappella Alfieri nella chiesa di San Martino Alfieri..
Ecco cosa riporta l'iscrizione in caratteri semigotici che il canonico Vassallo, studioso di storia locale, tradusse e riportò nella sua Memoria :Carlo Vassallo, Il b. Enrico Alfieri. Memoria del Can. Prof. C. Vassallo, Asti, Tip. G. Vinassa, 1890
Qui sequeris sancti pedibus vestigia nudis Francisci, si pulchra juvant exempla tuorum, Hunc quoque qui jacet hic supplex venerare Parentem, Quem tulit Astensi proles insignis in Urbe "Alfera", vir sancta gravitate collendus et omni Eximia virtute nitens censorque severus Propter honestatis et Religionis amorem, Sic jam ut pietas in condo pectore semper Firma foret, fideique pugil contemptor honorum Ambitiosa quibus mortalia corda tumescunt. Jam bis novenos Generalis rexerat annos, Vixerat et novies denos Henricus in Orbe Clarus in astriferi cum sede receptus Olympi Liquit humi longa confectum aetate cadaver.
O tu che nudi i piè di San Francesco Segui l'orme, de' tuoi se i begli esempi Membrar ti giova, venera qual padre Anche costui che supplice qui giace, Cui la chiara produsse Alfera stirpe Nell'Astense città; uom grave d'ogni Nobil Virtude esempio, e, per amore Di religione ed onestà, severo Censor, serbando in cor pietade sempre; Atleta della fede, e degli onori, Che il mondo ambisce, spezzator modesto. Per due novenii già come ministro General retto avea la gran famiglia E da diciotto lustri Enrico al mondo Era vissuto, allor che allo stellante Olimpo, chiaro a splendervi chiamato, Sfatto dagli anni il fral rese alla terra.
Nel complesso di San Pietro in Consavia, esiste un'altra copia in gesso del monumento di Ravenna sempre opera del Massarenti.Giacinto Burroni, I Francescani in Asti. Studii e ricerche storiche, Asti, Scuola tipografica Michelerio, 1938.
Note
Bibliografia Alfredo Bianco, Asti Medioevale, Asti, Cassa di Risparmio di Asti, 1960 Venanzio Malfatto, Asti antiche e nobili casate, Cuneo, Il Portichetto, 1982 Stefano Giuseppe Incisa, Asti nelle sue chiese ed iscrizioni, Asti, Cassa di Risparmio di Asti, 1974 Guglielmo Visconti, Diocesi di Asti e Istituti di vita religiosi, Asti, Gazzetta d'Asti, 2006
Voci correlate Storia di Asti Alfieri (famiglia)
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