Inviato giovanissimo a studiare a Roma, entrò in contatto con i valori della riforma cluniacense probabilmente grazie agli insegnamenti di Lorenzo d'Amalfi e Giovanni Graziano, futuro papa Gregorio VI. Divenuto, sotto Papa Leone IX, consigliere papale, iniziò a esercitare una fortissima influenza, tanto che si è spesso arrivati a parlare di "riforma gregoriana" per indicare quella trasformazione in atto nella chiesa del tempo. Il 22 aprile 1073 venne eletto papa per acclamazione, senza seguire le norme canoniche previste, suscitando critiche riguardo alla legittimità che perdureranno per tutto il suo pontificato.
Durante il suo pontificato, Gregorio VII si spese energicamente per combattere la simonia, il nicolaismo e, soprattutto, nell'affermare il primato papale sul potere laico. Scrisse, probabilmente nel 1075, il celebre Dictatus papae, una serie di 27 affermazioni riguardanti diritti e prerogative che nelle sue intenzioni dovevano essere attribuite al papa. La sua ferma intenzione a sottrarre al potere laico il diritto di investitura lo condusse a uno scontro, passato alla storia come "lotta per le investiture", che lo vide contrapposto al re (e futuro imperatore) Enrico IV di Franconia, quest'ultimo desideroso, invece, di ripristinare l'autorità imperiale. La lotta sfociò in eventi drammatici e inediti, con Enrico che arrivò a destituire Gregorio e quest'ultimo a rispondere scomunicandolo. Emblematica la cosiddetta "umiliazione di Canossa" con la quale il giovane imperatore intendeva chiedere il perdono del papa.
La lotta si concluse negativamente per Gregorio che fu costretto a fuggire da Roma e a mettersi in salvo a Salerno grazie alla protezione del normanno Roberto il Guiscardo. Gregorio sarebbe morto in esilio nel 1085, tuttavia la sua azione caparbia aveva oramai impattato profondamente sulla Chiesa e cambiato i rapporti di forza con il potere temporale. Considerato uno dei papi più importanti della storia, contribuì indiscutibilmente al formare l'assetto della Chiesa che, sostanzialmente, permane tutt'oggi, favorendo quel processo di trasformazione che la portò a configurarsi come una monarchia teocratica dal potere centralizzato. Il culto tributatogli sin dalla morte venne ratificato nel 1606 da papa Paolo V, che ne proclamò la santità. La sua memoria liturgica è il 25 maggio.
Contesto storico
Papa Gregorio VII nacque all'inizio dell'XI secolo, quando il mondo cristiano occidentale stava raggiungendo il culmine di un periodo di relativa stabilità politica e crescita culturale, conosciuto come "rinascimento ottoniano", e di sviluppo economico inquadrato nella cosiddetta "rinascita dell'anno Mille".. L'affermazione della dinastia ottoniana con Ottone I di Sassonia, incoronato imperatore nel 962, aveva rafforzato il potere centralizzato andato in crisi con la disgregazione dell'impero carolingio a seguito del trattato di Verdun dell'843. I successori di Ottone I, Ottone II e Ottone III, avevano perseguito l'ideale della renovatio Imperii senza tuttavia avere pienamente successo.. Nonostante l'autorità che gli ottoniani seppero imporre, la società europea rimaneva ancora fortemente basata sul sistema feudale, caratterizzato da una frammentazione dei centri di potere. La situazione politica non era cambiata molto nemmeno con l'avvento della dinastia salica, salita al trono imperiale nel 1027 con Corrado II il Salico.. Se in Germania il re governava dovendo talvolta fronteggiare i diversi principi locali, spesso molto potenti, nel frattempo l'Italia meridionale era stata da poco conquistata dal popolo dei Normanni, mentre nel regno di Francia dal 987 si era affermata la dinastia capetingia, che al tempo di Gregorio governava su di un territorio molto più piccolo rispetto alla Francia attuale. In Inghilterra, nel 1066, Guglielmo il Conquistatore aveva invece strappato l'isola agli Anglosassoni..
Dalla nascita al pontificato Origini familiari
Pochi e incerti sono i dati sulle origini e sulla condizione sociale della famiglia del futuro papa Gregorio VII. Si sa per certo che nacque in Maremma, a Sovana, in una data imprecisata ma probabilmente da collocarsi tra il 1015 e il 1020. Il suo nome di battesimo, Ildebrando, testimonia la probabile origine germanica della sua famiglia e suo padre si chiamava Bonizone (o Bonizo). Sembra fosse di modesta estrazionePer la tradizione popolare locale appartenne alla famiglia degli Aldobrandeschi, o secondo taluni, agli Aldobrandini, ma non esistono fonti storiche a sostegno di questa tesi. In . e, secondo alcune fonti, intenzionate a mostrare un certo parallelismo con Gesù, suo padre sarebbe stato un falegname...
Formazione
Il contesto in cui Ildebrando crebbe fu caratterizzato da una vera e propria crisi morale della chiesa (un periodo conosciuto come saeculum obscurum), da tempo screditata dalla pratica dalla compravendita delle cariche ecclesiastiche (detta simonia) e dalla diffusione del concubinato o del matrimonio per gli appartenenti al clero (nicolaismo), situazioni frequenti in particolare in Italia, Germania e Francia. In risposta a tale situazione fin dalla fine del X secolo aveva avuto inizio una profonda riforma della chiesa, partita in particolare dal mondo monastico, che mirava a ottenere una maggiore autonomia rispetto al potere laicale e a imporre una moralizzazione della condotta, sia del clero che del ceto della cavalleria, grazie alle iniziative della pace di Dio e, successivamente, della tregua di Dio. Il movimento riformatore venne largamente sostenuto dalla congregazione cluniacense (originario dell'abbazia di Cluny) ma non solo: protagoniste delle riforma furono anche le abbazie benedettine di Brogne, in Belgio, e di Gorze in Lorena (celebre per la Riforma di Gorze)...
Ildebrando venne inviato giovanissimo a studiare a Roma dove suo zio era priore dell'abbazia cluniacense di Santa Maria sull'Aventino, riformata nel X secolo da Oddone da Cluny per volontà di Alberico II di Spoleto. Qui Ildebrando iniziò la sua formazione ecclesiastica diventando, quasi certamente, monaco. Tra i suoi maestri vi fu Lorenzo d'Amalfi e molto probabilmente anche Giovanni Graziano, futuro papa Gregorio VI, un fervente sostenitore della riforma.. L'istruzione impartita al giovane fu per lo più mistica piuttosto che filosofica; egli attinse maggiormente ai salmi o agli scritti di papa Gregorio Magno (il cui nome assumeranno lui e il suo maestro una volta divenuti pontefici) rispetto a quelli, ad esempio, di Sant'Agostino.
Cappellano di Gregorio VI Quando Gregorio VI salì al trono di San Pietro, al giovane Ildebrando venne affidato l'incarico di cappellano del papa. Il pontificato che ne seguì fu particolarmente turbolento e terminò con l'intervento militare dell'imperatore Enrico III di Franconia in Italia che, il 20 dicembre 1046, in occasione del sinodo di Sutri rimosse il pontefice, accusato di simonia, per imporre al suo posto papa Clemente II... L'anno seguente Ildebrando seguì l'oramai deposto Gregorio VI nel suo esilio in Germania e con lui rimase fino alla sua morte avvenuta nel 1048. Nonostante non fosse stato pienamente convinto di lasciare Roma, la permanenza in Germania si dimostrò per Ildebrando di grande valore formativo, risultando fondamentale per la sua successiva attività ecclesiastica.
Consigliere dei papi
Nel frattempo, a Roma si erano verificati alcuni eventi controversi: in rapida successione, i due papi designati dall'imperatore, Clemente II e Damaso II, erano morti. Quando, nel 1048, Brunone di Toul venne proclamato papa, Ildebrando, che lo aveva incontrato a Cluny dove esercitava il priororato, gli suggerì di togliersi la porpora pontificia per recarsi nella capitale della cristianità come un semplice pellegrino, chiedendo il rinnovo e la conferma della sua nomina al clero e al popolo, come era consuetudine. I romani accolsero positivamente tale dimostrazione di umiltà e Brunone poté essere elevato, il 1º febbraio 1049, al soglio pontificio con il beneplacito di tutti assumendo il nome pontificale di Leone IX.. Su esplicita richiesta del nuovo pontefice, Ildebrando venne invitato a ritornare a Roma, cosa che fece nel 1049 seppur controvoglia, iniziando una carriera che lo porterà a essere uno dei più influenti ecclesiasti.
Infatti, poco dopo l'elezione, venne nominato suddiacono ricevendo l'incarico di amministrare le finanze della Santa Sede, in quel momento cadute in una situazione disastrosa.. Grazie a questo incarico, egli poté esercitare un notevole influsso sul papa, tanto che gli storici hanno spesso sottolineato come gli atti più importanti del pontificato di Leone IX furono compiuti solo a seguito del suo parere. L'influenza di Ildebrando non terminò con la morte di Leone ma continuò a essere un autorevole consigliere anche dei successori. In questo modo egli poté essere uno dei protagonisti della riforma in atto, tanto che in seguito alcuni storici la chiameranno "riforma gregoriana", venticinque anni prima che diventasse egli stesso papa. Grazie ai suoi consigli, gli organi di governo pontificio vennero riorganizzati sul modello imperiale e ai cardinali vennero affidati numerosi e importanti incarichi; inoltre, il collegio cardinalizio, una volta riservato esclusivamente agli appartenenti alle famiglie nobiliari romane, venne aperto anche agli "stranieri" a dimostrazione del carattere universale della Chiesa e, nel contempo, sottraendo tali nomine a possibili compravendite..
Nel 1054 Ildebrando venne inviato come legato papale in Francia per indagare sull'eresia di Berengario di Tours il quale affermava che vi fosse solamente una presenza spirituale di Cristo nell'Eucaristia. Berengario venne deferito al Concilio di Tours del 1055, presieduto dallo stesso Ildebrando, in occasione del quale decise di compiere una professione di fede dove riconobbe la transustanziazione del pane e del vino nel corpo e il sangue di Cristo..
Leone IX morì nel 1054 e una delegazione romana a cui appartenne anche Ildebrando si recò alla corte imperiale tedesca per condurre i negoziati per la successione riuscendo, stante il Privilegium Othonis, a convincere Enrico III del Sacro Romano Impero a scegliere Gebhard dei Conti di Calw, poi conosciuto come papa Vittore II, come successore. In questo modo il partito riformatore rimase quindi al potere nella Santa Sede, sebbene il papa continuasse a essere nominato dall'imperatore. A seguito della morte di Enrico, venne eletto imperatore il giovane figlio di 6 anni con il nome di Enrico IV di Franconia, tuttavia fu imposta la reggenza temporanea di Agnese di Poitou, vedova del defunto.. Nonostante quest'ultima fosse vicina al movimento cluniacense, la sua debolezza causò delle difficoltà alla causa riformista dovendo ella subire l'influenza dei nobili che la costrinsero a nominare come prelati persone da loro indicate..