Il Bollettino della Vittoria è il proclama ufficiale emanato dopo la battaglia di Vittorio Veneto e l'armistizio di Villa Giusti con cui il generale Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito, annunciò, il 4 novembre 1918, la resa dell'Impero austro-ungarico e la vittoria dell'Italia nella Prima guerra mondiale.

Il bollettino originale è esposto nel Museo risorgimentale Duca d'Aosta presso il Castello di Sanluri in Sardegna.

Autore materiale Il suo autore materiale sarebbe stato, in realtà, il generale Domenico Siciliani, capo dell'Ufficio stampa del comando supremoGiuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 615. Ogni anno, il 4 novembre, le istituzioni italiane celebrano l'avvenimento con la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Analogamente fu redatto, dall'ammiraglio Paolo Thaon di Revel, comandante supremo della Regia Marina, il Bollettino della Vittoria Navale. Non fu mai redatto un analogo bollettino per le forze aeree, visto che queste ultime facevano capo al Servizio Aeronautico, reparto destinato agli aeromobili del Regio Esercito: la Regia Aeronautica, terza forza armata del Regno d'Italia, fu infatti istituita nel 1923, dopo la fine della Prima guerra mondiale.

Il testo

Ultimo passo Giorgio Bonacina ha fatto notareAA. VV., Italia - Ventesimo Secolo, (Selezione dal Reader's Digest S.p.A., 1985), p. 115 come l'ultima frase del bollettino sia sì a effetto, ma, a suo dire, conterrebbe un errore semantico: da un punto di vista strettamente letterale, a discendere le valli con "orgogliosa sicurezza" fu il potente esercito austro-ungarico nel pieno della sua potenza e non i suoi resti che poi le risalirono in disordine dopo la sconfitta. Il linguista Giorgio De Rienzo, nella rubrica «Scioglilingua» da lui tenuta sul Corriere della Sera, ha invece affermato che le due righe non contengono alcun errore. Nemmeno l'aggettivo "asprissima" (invece di "asperrima"), che s'incontra nel primo paragrafo, sarebbe da considerarsi un errore, dal momento che l'aggettivo "aspro" ammette la forma superlativa assoluta in "issimo", consolidata da secoliErrimo, superlativi in, La grammatica italiana (2012), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani.

Influenza culturale Successivamente all'apposizione della targa in tutti i municipi d'Italia, la fama e il nome di Diaz divennero quelli di un eroe nazionale; in alcune versioni, tuttavia, essa non terminava con il nome e il cognome del generale, ma semplicemente con "FIRMATO, DIAZ" (nella forma abbreviata "F.TO, DIAZ"), spesso addirittura senza la virgola. La celebrità data al personaggio, unito alla relativa ignoranza o ingenuità della molta parte del popolo che a malapena sapeva leggere, fece credere a molti genitori che "firmato" fosse il nome dell'eroe, così, nei primi anni venti del Novecento, in Italia si diffuse, soprattutto nelle fasce più umili, il nome di battesimo "Firmato", talvolta modificato nel più noto "Firmino" in quanto, pur se presente nel calendario cristiano (i santi Firmato e Flavina, martiri di Auxerre prima del VI secolo, si festeggiano il 5 ottobre) esso non ha mai avuto vera diffusione.

Galleria di immagini Di seguito una breve carrellata delle targhe commemorative poste in varie Città italiane.

Note

Voci correlate Bollettino di guerra n. 887 Armando Diaz Bollettino della Vittoria Navale Domenico Siciliani Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate

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