Tyrannosaurus (; il cui nome significa "lucertola tiranna"), la cui specie più famosa (Tyrannosaurus rex, lett. "re lucertola tiranna"), chiamato anche tirannosauro, viene spesso abbreviata in T. rex (diminutivo scientifico) o erroneamente T-Rex, è un genere estinto di dinosauro teropode tirannosauride vissuto nel Cretaceo superiore, circa 72-65 milioni di anni fa, nell'area che oggi corrisponde alla parte occidentale del Nord America. A quell'epoca questa regione era un continente separato chiamato Laramidia.. Tyrannosaurus è noto per essere stato uno degli ultimi dinosauri non aviani prima dell'estinzione di massa del Cretaceo-Paleogene.

Come gli altri tirannosauridi, Tyrannosaurus era un carnivoro bipede con un cranio enorme e massiccio, bilanciato da una lunga coda. Aveva zampe posteriori robuste e braccia anteriori corte ma forti, con due dita artigliate. Era il più grande tra i tirannosauridi, nonché uno dei predatori terrestri più grandi mai esistiti.

L'esemplare più famoso e completo, chiamato "Sue", misura circa 12,4 metri di lunghezza, 4 metri di altezza ai fianchi e pesava fino a 8,4 tonnellate. Tuttavia, un altro esemplare, "Scotty", scoperto nel 1991 e studiato di recente, risulterebbe ancora più grande, con una lunghezza di oltre 13 metri e un peso stimato di 8,8 tonnellate. Secondo stime più recenti questo esemplare potrebbe addirittura aver raggiunto le 10,4 tonnellate. Esistono anche fossili frammentari, come quello soprannominato "C. Rex", che suggeriscono una lunghezza potenziale di 14 metri per alcuni esemplari.

Sul comportamento alimentare di Tyrannosaurus esiste ancora dibattito: alcuni paleontologi lo considerano un predatore al vertice della catena alimentare, capace di cacciare adrosauri, ceratopsidi, anchilosauri e forse anche sauropodi. Altri lo immaginano come un necrofago. L'ipotesi più accettata oggi è che fosse un carnivoro opportunista, in grado di nutrirsi sia di prede vive sia di carcasse.

Tyrannosaurus rex è anche famoso per aver avuto una delle mandibole più potenti mai registrate nel regno animale, con una struttura del cranio rigida come quella dei coccodrilli. Studi recenti hanno stimato una forza di morso di circa 64.000 Newton (6,5 tonnellate), sufficiente a frantumare grandi ossa e carrozzerie d'auto. Con un solo morso avrebbe potuto infliggere ferite profonde fino a 30 cm a grandi erbivori come Triceratops.

Sono stati ritrovati oltre 50 esemplari fossili di Tyrannosaurus, alcuni dei quali conservano persino tracce di tessuti molli. Grazie a questa abbondanza di reperti, è stato possibile studiarne in dettaglio anatomia, crescita e biomeccanica. Restano invece aperte le discussioni su aspetti come il comportamento, la velocità di corsa e l'intelligenza. Anche la classificazione è dibattuta: alcuni considerano Tarbosaurus bataar, scoperto in Asia, una seconda specie di Tyrannosaurus; altri lo classificano come un genere distinto, così come la specie T. mcraeensis, scoperta nel 2024.

Etimologia

Il nome scientifico del tirannosauro si deve a Henry Fairfield Osborn e richiama, in entrambe le sue componenti, un'idea di dominio: Tyrannosaurus è la sintesi del greco τύραννος (týrannos, "tiranno") e σαῦρος (sâuros, "lucertola"); rex è il latino per "re". Dunque, il suo nome scientifico completo significa "Re Lucertola Tiranna".

Descrizione Dimensioni

Il Tyrannosaurus rex fu il più massiccio e pesante tra i teropodi giganti, nonché uno dei carnivori terrestri più grandi di tutti i tempi. L'esemplare più completo, e fino a poco tempo fa considerato il più grande scoperto (inventariato come FMNH PR2081 e noto con il nomignolo di "Sue"), ha uno scheletro lungo 12,3 metri e alto 4 metri ai fianchi. Le stime del suo peso in vita variano da 4,5 tonnellate fino a oltre 7,2, anche se le stime più recenti lo collocano tra 5,4 e 6,8 tonnellate. Uno studio del 2011 ha determinato che il peso massimo di "Sue" potrebbe variare tra 9,5 e 18,5 tonnellate. Tuttavia, gli autori dello studio hanno precisato che tali stime presentano margini d'errore significativi e che i modelli utilizzati potevano risultare "smilzi", "grassi" o "sproporzionati". Packard et al. (2009), applicando agli elefanti i metodi usati per stimare il peso dei dinosauri, rilevò che tali approcci tendevano a sovrastimare il peso, suggerendo quindi che il peso reale di Tyrannosaurus rex potrebbe essere stato inferiore rispetto alle stime precedenti. Altri studi hanno indicato che gli esemplari più grandi potessero raggiungere o superare le 9 tonnellate.

Nel marzo 2019, un team di paleontologi guidati da Scott Pearson ha stabilito che il reperto denominato "Scotty" (RSM P2523.8), scoperto nel 1991 e completamente recuperato solo recentemente a causa di difficoltà nello scavo, rappresenta il tirannosauro più grande mai rinvenuto. Il fossile è considerato completo per circa il 70%, e dallo studio delle zampe posteriori e del femore il gruppo di ricerca ha determinato che "Scotty" misurava oltre 13 metri di lunghezza e pesava circa 8,845 tonnellate, superando così il record stabilito da "Sue". Particolarmente sorprendente è la robustezza dell'animale, che lo rende il predatore terrestre più massiccio mai scoperto. Inoltre, "Scotty" risulta essere anche il più anziano tirannosauro conosciuto, avendo vissuto per circa trent'anni.

Altri tirannosauri di taglia "extra large" , seppur molto incompleti, includono l'esemplare "MOR 008", il cui peso è stato stimato in 7 tonnellate per una lunghezza di 14 metri, e il reperto soprannominato "C-REX" , le cui stime – eseguite da Jack Horner – attribuirebbero al T. rex un peso compreso tra 9,6 e 11 tonnellate e una lunghezza superiore ai 14 metri. Si tratta, comunque, di stime basate su reperti parziali, dedotte in particolare dalle dimensioni degli arti inferiori.

Come negli altri teropodi, il collo di Tyrannosaurus era curvato a forma di "S", ma si distingueva per la sua limitata lunghezza e per la muscolatura potente necessaria a sostenere la testa massiccia. Gli arti anteriori erano dotati di sole due dita, con un metacarpo ridotto che rappresenta un terzo dito vestigiale. Al contrario, gli arti posteriori erano tra i più lunghi, in proporzione al corpo, rispetto a qualsiasi altro teropode. La coda era lunga, robusta e pesante (fino a mezza tonnellata), composta a volte da oltre 40 vertebre, e serviva a bilanciare il peso della testa e del torace massiccio. Molte delle ossa erano cave, un adattamento che alleggeriva l'animale senza compromettere la robustezza strutturale.

Cranio La testa, in quanto tale, era eccezionalmente massiccia, lunga oltre 1 metro e mezzo, e, rispetto a quella di altri teropodi precedenti e contemporanei, fortemente modificata nella forma. Ad oggi, l'esemplare con il cranio più grande risulta essere "Scotty", con una lunghezza compresa tra 159 e . L'area posteriore del cranio era molto allargata, mentre il muso si restringeva in corrispondenza delle narici. Di conseguenza, gli occhi godevano di un eccellente campo visivo nella regione anteriore e anteriore/inferiore, fornendo all'animale una visione stereoscopica ritenuta superiore a quella delle altre specie contemporanee.

Le ossa nasali, fuse tra loro, conferivano al cranio una struttura particolarmente robusta e resistente. Molte ossa erano pneumatiche, come negli uccelli, consentendo così una riduzione del peso senza compromettere la solidità, e migliorando al contempo la flessibilità. Queste caratteristiche indicano una notevole potenza del morso, considerata di gran lunga superiore rispetto a quella di tutti gli altri non tirannosauridi.

La bocca del T. rex presentava circa trenta denti nell'arcata superiore e ventotto in quella inferiore, caratterizzati da un'elevata eterodonzia (ossia, differenze nella forma). La loro lunghezza variava dai 10 ai 30 cm. In generale, avevano una sezione trasversale ovale e bordi finemente seghettati. I premascellari superiori, invece, erano più ravvicinati e presentavano una sezione a D. I denti rimanenti erano robusti, più distanziati e dotati di nervature di rinforzo; piegati all'indietro con una forma complessiva a "banana", erano strutturati per evitare fratture durante il morso e lo strappo della carne. Le dimensioni dei denti potevano raggiungere fino i 30 cm (inclusa la radice), rendendoli i più grandi tra quelli conosciuti nei dinosauri carnivori.

Il morso del Tyrannosaurus rex era poderoso, ben 4 volte più potente rispetto a quello dell'attuale coccodrillo marino, tuttavia, non era in grado di eguagliare la potenza assoluta dei grandi coccodrilli preistorici. Ciò nonostante, la sua forza era sufficiente a perforare e frantumare le ossa di grandi prede, come dimostrano i segni dei denti ritrovati su numerosi resti fossili. Secondo una simulazione condotta da Gregory Erickson (Florida State University) e Paul Gignac (Oklahoma State University) e pubblicata su Scientific Reports, la mandibola del T. rex poteva esercitare una forza di circa 36.000 N, successivamente rivalutata fino a 53.000 N. La pressione raggiunta era dell'ordine di 700 kg/cm². Nonostante queste cifre impressionanti, esse risultano inferiori a quelle attribuite a grandi coccodrilli come Purussaurus o Rhamposuchus. Come afferma Gignac, grazie a questa capacità ''il T. rex è riuscito a sfruttare maggiormente le carcasse dei grandi dinosauri cornuti e dei dinosauri dal becco d'anatra, le cui ossa erano ricche di sali minerali e di midollo''.

Nel 2019 sono stati condotti nuovi studi sul cranio e sul morso del T. rex. Ian N. Cost, del Dipartimento di Patologia e Scienze Anatomiche dell'Università della Columbia, a capo di un'équipe multidisciplinare, ha ricostruito una complessa mappa 3D del cranio dell'animale e ne ha analizzato le dinamiche anche con metodi ingegneristici. Dallo studio è emerso che il morso del Tyrannosaurus rex poteva raggiungere una forza di 64.000 N, pari a circa 6,5 tonnellate, cioè quattro volte superiore a quella del coccodrillo marino. Alcuni studi arrivano addirittura a ipotizzare cifre più elevate, con stime che triplicherebbero i valori sopra indicati, suggerendo una potenza massima teorica del morso pari a 195.000 N.

Pelle

Benché non esistano prove dirette della presenza di piumaggio in Tyrannosaurus, molti paleontologi, all'inizio del secondo decennio del XXI secolo, ipotizzavano, basandosi sulla presenza di piume in specie affini di taglia simile,Keim, B. (2012). "" Wired, April 4, 2012. accesso August 8, 2013, https://www.wired.com/wiredscience/2012/04/yutyrannus-huali-feathers/ che l'animale potesse avere il corpo almeno parzialmente ricoperto di piume. Mark Norell, dell'American Museum of Natural History, dichiarò che, malgrado l'assenza di prove dirette, la motivazione per ritenere che T. rex fosse piumato, almeno in una fase della sua vita, era paragonabile a quella per supporre che l'australopiteco Lucy avesse una pelliccia.

Le prime indicazioni a favore della presenza di piumaggio nei tirannosauroidi risalgono alla scoperta della specie Dilong paradoxus, nella Formazione Yixian (Cina, 2004). Il suo scheletro fossilizzato conserva strutture filamentose comunemente interpretate come precursori delle piume. Poiché fino a quel momento tutte le impronte cutanee dei tirannosauroidi giganti mostravano solo squame, i ricercatori ipotizzarono che le piume fossero presenti negli esemplari giovani di specie di grandi dimensioni e negli adulti di specie più piccole, per poi scomparire con la crescita nei taxa più grandi. Tuttavia, scoperte successive hanno dimostrato che anche alcuni tirannosauridi adulti e di grande taglia, come Yutyrannus huali, presentavano un'estesa copertura piumata, mettendo in discussione l'ipotesi della correlazione inversa tra taglia e piumaggio.