Biografia Della vita di Onorio non abbiamo notizie certe. Il riferimento principale si trova nella conclusione del suo De luminaribus ecclesiae: dopo aver dato l’inventario delle opere degli autori ecclesiastici dall’inizio dell’era cristiana ai suoi giorni, l’autore si firma come Honorius Augustodunendis ecclesiae presbyter et scolasticus, quindi dà l’elenco di ventidue proprie opere (compreso il De luminaribus stesso) e l’indicazione cronologica sub quinto Henrico floruit, intendendo l’imperatore Enrico V di Germania (1106-1125).PL 172, coll. 232-234; cfr. Amann 1922, col. 144. Queste scarne indicazioni hanno dato l’avvio a un ampio dibattito sulla persona storica di Onorio, sulla sua origine e il luogo di attività, su una determinazione cronologica più precisa della sua vita e della sua opera letteraria.

Classicamente l’interpretazione della firma di Onorio ha portato a ritenere che egli fosse stato sacerdote della Chiesa di Autun in Borgogna (Augustodunum è infatti il nome latino di Autun), dove avrebbe insegnato teologia per un certo periodo, quindi si sarebbe ritirato in un monastero (quest’ultima ipotesi spiegherebbe i termini solitarius e inclusus che accompagnano il nome dell’autore in molti manoscritti delle sue opere). Vi erano però delle difficoltà nel sostenere questa teoria: non vi è traccia nella storia di Autun dell’attività di Onorio e per di più non si è sicuri dell’esistenza di un insegnamento teologico regolare in questa città alla sua epoca; inoltre lImago Mundi dell’autore presenta una descrizione molto sintetica della Francia, senza far menzione della Borgogna, mentre la descrizione della Germania, e di Baviera e Franconia in particolare, è molto più particolareggiata.Amann 1922, coll. 140-141.

Questo, unito al fatto che l’autore sembra impiegare alcune parole tedesche nella Gemma animae, ha portato Le Boeuf all’ipotesi che Onorio fosse invece vissuto in Germania: inizialmente è stata proposta la città di Augst presso Basilea (attualmente in Svizzera); un'altra città tedesca candidata fu Augusta in Baviera, ma è stato fatto notare che il nome latino corrispondente è Augusta Vindelicorum, simile ma non uguale ad Augustodunum.Ibid., col. 141.

Sono state avanzate anche delle ipotesi di compromesso, come il fatto che Onorio sarebbe stato sacerdote e scolastico ad Autun, ma si sarebbe poi ritirato in monastero in Germania, dove avrebbe composto alcune delle sue opere.Ibid. Dieterich invece, identificando il Gotteschalcus dedicatario del De libero arbitrio di Onorio con un Gottschalk prevosto della collegiata di Maria auf dem Felde a Magonza intorno al 1120, ha ritenuto che Onorio sia nato o quanto meno vissuto in questa città, giustificando il termine Augustodunensis con l’ipotesi che per una parte della sua vita egli abbia studiato o forse anche insegnato ad Autun; poi verso il 1132 egli sarebbe tornato in Germania e si sarebbe fatto monaco a Ratisbona in Baviera (l’unica città tedesca nominata con precisione nellImago mundi).Dieterich 1837, p. 29; cfr. Amann 1922, col. 141.

Soprattutto l’ipotesi di Ratisbona si è consolidata grazie agli studi di Endres, che ha individuato in Cristiano, abate di San Giacomo degli Scozzesi a Ratisbona dal 1133 al 1153, il dedicatario dellImago mundi e committente del suo Commentario ai Salmi, e ha visto nel portale dell’abbazia una traduzione scultorea del Commento al Cantico dei cantici di Onorio; è in questo monastero benedettino che l’autore avrebbe composto le sue opere. Poiché inoltre in due dei manoscritti che conservano lo Speculum ecclesiae si legge che i fratelli della Chiesa di Canterbury hanno udito predicare Onorio quando ha soggiornato presso di loro, Endres ha spiegato così i punti di contatto esistenti tra il pensiero di Onorio e quello di Anselmo d’Aosta (arcivescovo di Canterbury dal 1033 al 1109).Cfr. Amann 1922, coll. 142-143. Crouse ha però obiettato che la conoscenza del pensiero di Anselmo non presuppone necessariamente la presenza nel luogo dove egli insegnava, ma semplicemente la lettura dei suoi scritti.Crouse 1975, pp. 131 – 139; cfr. Sturlese 1990, p. 96.

Per quanto riguarda l’appellativo di Augustodunensis, Endres ritiene che sia uno pseudonimo dovuto al fatto che il monastero di San Giacomo a Ratisbona è collocato su un’altura (-dunum secondo una radice celtica) legata a una vittoria di Carlo Magno (Augustus); quest’ultima ipotesi non è però parsa molto soddisfacente e non ha portato tutta la critica ad abbandonare l’idea di un legame di Onorio con Autun, pur mantenendo anche l’ipotesi della sua permanenza a Ratisbona.

Si segnala anche l’ipotesi di Kelle, che ha ritenuto che intorno al nome di Onorio si siano raccolte una serie di opere anonime affini in qualche modo allo Speculum ecclesiae a lui attribuito; peraltro la paternità onoriana di questo stesso scritto è contestata dallo studioso, che ritiene si tratti di un adattamento di sermoni di altri autori come Agostino, Gregorio Magno, Rabano Mauro.Kelle 1902, pp. 2-19; cfr. Garrigues 1986, pp. 100-101. Di conseguenza la conclusione del De luminaribus ecclesiae sarebbe un riflesso di questa situazione, per cui non sarebbe degna di fede per una ricostruzione della persona di Onorio; una conclusione così radicalmente distruttiva non si è però imposta nel dibattito critico.Cfr. Amann 1922, col. 143.

La supposta associazione di Onorio con Canterbury e il fatto che San Giacomo a Ratisbona fosse una fondazione di monaci Scottii (irlandesi e scozzesi) ha portato una parte della critica a ipotizzare una sua origine insulare. Bauerreiss ad esempio ritiene che Onorio non abbia semplicemente soggiornato a Canterbury, ma vi abbia ricevuto la sua formazione sotto Anselmo, per spostarsi prima all’abbazia di San Michele a Siegburg, dove avrebbe dedicato il Commentario ai Salmi a Cunone di Raitenbuch (abate dal 1105 al 1126), e poi seguire quest’ultimo quando divenne vescovo di Ratisbona (1126-1132); Augustodunensis potrebbe essere una corruzione di Augustinensis, con riferimento alla chiesa di sant’Agostino a Canterbury.Bauerreis 1935, pp. 28-36; cfr. Sanford 1948, p. 402. Gwynn ha sottolineato come il Cristiano abate di San Giacomo a cui Onorio avrebbe dedicato lImago mundi fosse membro della famiglia reale irlandese dei MacCarthy e si fosse recato in Irlanda due volte, l’ultima delle quali divenendo arcivescovo di Cashel;Gwynn 1952, pp. 66-68; cfr. Dezzuto 2009, p. 72. Southern ha notato che “Cashel” in gaelico significa “collina dei re”, il cui corrispondente latino potrebbe essere Augustodunum: l’indicazione geografica con cui Onorio caratterizza se stesso sarebbe quindi un omaggio al suo abate e adombrerebbe una propria origine irlandese.Southern 1963, p. 216; cfr. Dezzuto 2009, p.72. L’ipotesi che connette Onorio all’Irlanda è stata però contestata da Flint, dal momento che nellImago mundi ne tratta molto rapidamente: da un supposto irlandese ci si aspetterebbe una descrizione più dettagliata della propria patria.Flint 1972a, p. 84.

Un’ulteriore ipotesi sembrerebbe rafforzare l’idea che Onorio abbia trascorso una parte della sua vita in Inghilterra per trasferirsi poi in area tedesca. Flint infatti ha notato che vi è una notevole concentrazione di manoscritti contenenti le sue opere nelle aree di Lambach in Austria e di Worcester in Inghilterra. La studiosa ha quindi ipotizzato che Onorio sia stato prima attivo nella zona di Worcester, per poi trasferirsi a Lambach. A suo parere l’ipotesi è rafforzata dal fatto che a Göttweig (un monastero connesso all’abbazia di Lambach) è conservata una donazione di libri da parte di un certo Enrico a una chiesa non identificata, risalente al XII secolo, nella quale sono elencate 21 delle 22 opere di Onorio citate nel De luminaribus; Flint ha quindi proposto che Enrico sia da identificare con Onorio stesso.Ibid., pp. 63-86. In un secondo momento Flint ha anche proposto di identificare Onorio e l’Enrico autore della donazione con Enrico di Augusta, autore di un Dialogus de musica, adducendo come dimostrazione soprattutto la corrispondenza stilistica tra quest’opera e quelle di Onorio, e alcune corrispondenze di contenuto con certi passi dellImago mundi. Flint sottolinea anche che una copia dellImago mundi definisce l’autore con il nome Henricus, e che nel lascito di Göttweig sono presenti opere di argomento musicale.Flint 1982, pp. 148-158.

Si può infine segnalare la ricostruzione biografica di Garrigues: secondo la studiosa il nome Honorius sarebbe uno pseudonimo perché non esistono attestazioni indipendenti dell’esistenza di un personaggio con questo nome; il termine Augustodunensis invece non può che riferirsi alla diocesi di Autun dove l’autore avrebbe forse ricevuto l’ordinazione, poiché in altri luoghi delle sue opere egli utilizza il termine Augustodunum sempre in riferimento a questa città francese. La permanenza nello Schottenkloster di san Giacomo a Ratisbona e l’influenza che nella sua opera avrebbero certe conoscenze legate alla chiesa irlandese farebbero pensare a una sua provenienza da quest’area, dove dev’essere nato non dopo il 1080. LElucidarium, sua prima opera, e il Sigillum beatae Mariae sarebbero però state scritte in Inghilterra, dove avrebbe studiato e ricevuto l’influenza di Anselmo, tra 1098 e 1101. Verso il 1102 egli avrebbe poi lasciato la Gran Bretagna, forse proprio per Autun; tra 1105 e 1125 si sarebbe dedicato all’insegnamento in un monastero non identificato, e avrebbe scritto una serie di opere (tra cui lImago mundi, il De neocosmo, lInevitabile) che mostrerebbero l’influenza degli insegnamenti che all’epoca si potevano ricevere negli ambienti di Parigi o di Laon; il De vita vere apostolica sembra affermare che Onorio abbia ascoltato le lezioni di Guglielmo di Champeaux. Garrigues postula in questo periodo anche un viaggio in Italia, perché questo paese riceve una trattazione molto dettagliata nellImago mundi. Verso il 1126 sarebbe pressoché certa la presenza di Onorio in Germania, forse prima a Siegburg dove avrebbe conosciuto Cunone di Raitenbuch, poi a Ratisbona dove si sarebbe stabilito. Nella regione tedesca avrebbe contemporaneamente condotto la propria vita monastica e composto opere di polemica ecclesiastica; successivamente avrebbe abbandonato questa forma di impegno per dedicarsi alla meditazione sulle Sacre Scritture. Sono infatti i manoscritti di quest’epoca e questa regione a definire Onorio con i termini di solitarius e inclusus; forse Onorio si era ritirato nel priorato di Weih-Sankt-Peter, dipendente dall’abbazia di san Giacomo. Infine, Garrigues ricorda una testimonianza del 1154 dell’abate Gregorio, che tesse le lodi di un suo reclusus anonimo molto anziano che si dedicava all’esegesi biblica; la studiosa propone di identificarlo con Onorio poco prima della morte.Garrigues 1988, pp. 178-181.

Opere Inventari delle opere di Onorio Opere elencate nel De luminaribus ecclesiae La fonte principale per la conoscenza delle opere di Onorio Augustodunense è l’elenco di ventidue opere che egli ha apposto alla fine del quarto libro del De luminaribus ecclesiae, delle quali 19 sono conservate dalla tradizione manoscritta (Elucidarium, Sigillum beatae Mariae, Inevitabile, Speculum ecclesiae, Offendiculum, Summa totius, Gemma animae, Sacramentarium, Neocosmus, Eucharistion, Cognitio vitae, Imago mundi, Summa gloria, Scala coeli, De anima et de Deo, Expositio totius Psalterii, Expositio in Cantica canticorum, Clavis physicae, De luminaribus ecclesiae), tre risultano invece perdute (Evangelia quae beatus Gregorius non exposuit, Refectio mentium, Pabulum vitae).PL 172, coll. 232-234; cfr. Flint 1972b, pp. 215-219; Garrigues 1986, pp. 14-15.