Formatosi in parte in Francia, dove visse durante gli anni trenta e scrisse anche in lingua francese, svolse un'attività articolata fra poesia, prosa, critica letteraria e d'arte, traduzione, aforistica e pittura. Collaborò con numerose riviste italiane e francesi, fra cui Arts et Idées, L'Âge Nouveau, La Phalange, La Fiera Letteraria e Fermenti. Alla sua opera dedicarono interventi critici, fra gli altri, María Zambrano, Giacinto Spagnoletti, Giorgio Bàrberi Squarotti, Giorgio Caproni, Alberto Frattini e Giovanni Battista Bronzini.

Biografia

Infanzia e formazione Nacque a San Ferdinando di Puglia, allora in provincia di Foggia, il 16 aprile 1910 con i nomi di Marino Pasquale. Rimasto orfano del padre nel 1913, si trasferì con la madre nella casa del nonno materno, dove rimase fino ai diciotto anni. Secondo la cronologia conservata dalla Fondazione Marino Piazzolla, interruppe gli studi regolari a dodici anni, continuando tuttavia a leggere autonomamente i volumi della biblioteca paterna, fra i quali opere di Cesare Lombroso, Charles Darwin e Zino Zini.

Nel 1928 frequentò un corso per allievi sottufficiali e durante il servizio militare riprese la propria preparazione scolastica. Nel 1930 si trovava a Roma per sostenere gli esami di abilitazione magistrale quando morì anche la madre.

Gli anni francesi Nel 1931 si trasferì con la sorella a Parigi, dove lavorò come segretario e bibliotecario presso la Società Dante Alighieri. Entrò così nell'ambiente culturale della capitale francese, conoscendo, fra gli altri, Pierre de Nolhac, Filippo Tommaso Marinetti e Lionello Fiumi.

Negli anni successivi frequentò giovani poeti francesi, fra cui René Méjean, e conobbe il poeta e critico Jean Royère, teorico del «musicismo», attraverso il quale approfondì la conoscenza del simbolismo francese, in particolare di Stéphane Mallarmé e Paul Valéry.

Nel 1935 si iscrisse alla facoltà di Filosofia della Sorbona. Secondo la documentazione biografica della Fondazione Piazzolla, nel 1937 conseguì un diploma di studi superiori di filosofia discutendo una tesi intitolata Le poetiche da Aristotele all'abate Brémond. Nelle ricostruzioni biografiche sono state talvolta indicate date e qualifiche accademiche differenti; la documentazione disponibile non consente di identificare il titolo con certezza con una laurea universitaria italiana.

L'attività pubblicistica francese di Piazzolla fu particolarmente intensa. Nel 1935 pubblicò il poemetto Terre refleurissante sulla rivista parigina Dante; negli anni successivi collaborò regolarmente ad Arts et Idées, diretta da Lucien Combelle.

Su Arts et Idées apparvero, fra il 1937 e il 1939, poesie e saggi quali Aventure, Pirandello et la tragédie, Paul Valéry et l'intelligence du siècle, La poésie de Dante, Nicolas Beaudouin ou la beauté hellénique, Persite et Melasia, L'arbre, Globo, Moi, l'inutile e Bonheur. Il saggio La poésie de Dante apparve nel numero dell'agosto 1937.

Collaborò anche a La Phalange, dove pubblicò fra l'altro L'usignolo nel febbraio 1936 e Deux Poèmes nel maggio 1938, e a L'Âge Nouveau, sulla quale uscì nel febbraio 1939 il saggio Le théâtre et Pirandello.

Nel 1936 partecipò con il componimento A Charles Maurras a un numero della rivista Eurydice dedicato a Charles Maurras. Alla produzione degli anni trenta appartengono inoltre alcuni testi legati al clima politico dell'epoca, quali Devozione a Italo Balbo. Ai Poeti del cielo, un Poeta della Terra (1933), Amore all'Italia di Mussolini (1935) e Italia victrix: grandeur d'un chef (1937).

Durante il soggiorno parigino Piazzolla conobbe André Gide e Paul Valéry. Alla conoscenza personale di Gide avrebbe fatto più volte riferimento negli anni successivi, in particolare negli articoli Gide nel millenovecentotrentotto. Visita ad un utopista, pubblicato su La Fiera Letteraria nel 1949, e Amore di Gide alle lettere italiane, apparso sulla stessa rivista nel 1951. Frequentò inoltre ambienti legati al surrealismo, entrando in contatto, secondo le ricostruzioni biografiche, con André Breton e Paul Éluard.

Nel 1939 pubblicò a Parigi, presso le Éditions des Deux Artisans, le raccolte poetiche in francese Horizons perdus e Caravanes.

Il ritorno in Italia Rientrato in Italia nel 1940, pubblicò a Trani Ore bianche e il poemetto mitologico Pèrsite e Melàsia. In seguito si dedicò all'insegnamento della storia e della filosofia.

Nel 1945 si stabilì a Roma, dove entrò in rapporto con scrittori e artisti. Nel 1946 fondò e diresse la rivista Narciso. Letteratura e psicologia dei sessi. Nell'amore, nell'arte, nella vita, attorno alla quale si raccolsero letterati e pittori.

Nel 1948 conobbe al Caffè Greco Vincenzo Cardarelli, allora direttore de La Fiera Letteraria. Cardarelli gli affidò in seguito una rubrica di critica poetica e Piazzolla divenne un assiduo collaboratore del periodico.

La collaborazione con La Fiera Letteraria comprese numerosi interventi su poeti, narratori e artisti italiani e stranieri. Fra il 1949 e i primi anni sessanta scrisse, fra gli altri, su Stéphane Mallarmé, André Gide, Sandro Penna, Diego Valeri, Giuseppe Villaroel, T. S. Eliot, Georges Rouault, Eugenio Montale, Henri Michaux, Rafael Alberti, Emilio Cecchi, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche e Paul Valéry.

Fra gli articoli più significativi di questa fase figurano Il poeta di Narciso deriva da Mallarmé (1949), Gide nel millenovecentotrentotto. Visita ad un utopista (1949), Amore di Gide alle lettere italiane (1951), T. S. Eliot poeta cattolico (1959), Eugenio Montale (1960), Michaux surreale, L'Assoluto di Mallarmé e Valéry il perfetto (1961).

Parallelamente collaborò con quotidiani e periodici quali Il Piccolo, Gazzetta del Sud, Il Gazzettino, Iniziative e altri. Negli anni cinquanta pubblicò articoli dedicati, fra gli altri, a Paul Claudel, Edgar Allan Poe, Omero, Blaise Pascal, Nietzsche, Friedrich Hölderlin, Marcel Proust, Franz Kafka, James Joyce, Giuseppe Ungaretti, Federico García Lorca, Guillaume Apollinaire e Vittorio Sereni.

L'affermazione poetica Nel 1951 pubblicò Elegie doriche, con cui ottenne il Premio Etna-Taormina per l'opera prima. Nel 1952 apparvero Un negro in Paradiso e Lettere della sposa demente, poemetto che sarebbe stato più volte ripubblicato negli anni successivi.

Nel 1953 Cesare Vivaldi ed Elio Filippo Accrocca accolsero nella Collana del Canzoniere Esilio sull'Himalaya, con cui Piazzolla ottenne, insieme con Luigi Bartolini, il Premio Chianciano. Seguirono Le favole di Dio (1954), Pietà della notte (1957), Il paese di nessuno, Poemetti e Adagio quotidiano (1958).

Corrado Govoni incluse alcune liriche di Piazzolla nell'antologia Splendore della poesia italiana, mentre Aldo Vallone si occupò della sua produzione in Aspetti della poesia italiana contemporanea.

Nel 1956 ottenne la cattedra di filosofia e pedagogia presso l'Istituto magistrale «Benedetto Croce» di Avezzano. Nel 1957 Pietà della notte ottenne il Premio di poesia Città di Avezzano.

Nel 1960 pubblicò Mia figlia è innamorata, per il quale ricevette una medaglia d'oro del Presidente della Repubblica nell'ambito del Premio Viareggio, e il volume di prose E l'uomo non sarà solo.

Nel 1962 uscì Il paese d'Iride. Nel 1964 pubblicò Gli occhi di Orfeo, che ottenne ex aequo il Premio Tarquinia-Cardarelli; nello stesso anno vinse il Premio nazionale letterario Pisa nella sezione poesia inedita.

Pittura, satira e attività degli anni sessanta e settanta A partire dai primi anni sessanta Piazzolla si dedicò anche alla pittura, sviluppando una produzione che definì «ideografica» e che fu presentata anche in esposizioni a Parigi e Milano. Alla sua attività figurativa furono dedicati interventi di critici e artisti, successivamente raccolti nella documentazione della Fondazione Piazzolla.

Nel 1963-1964 e nuovamente nel 1969 diresse il periodico umoristico e satirico L'Idiota, da lui concepito come rivista antiletteraria. Alla poesia affiancò progressivamente la prosa satirica e aforistica, la riflessione filosofica e la critica di costume.

Nel 1966 pubblicò in due volumi I detti immemorabili di R. M. Ratti, costruiti attorno alla figura immaginaria di Renato Maria Ratti. Seguono Quando gli angeli ascoltano (1969), Minuetto per ombre sole e Gesù muore ogni giorno (1971), Gli anni del silenzio (1972).

Nel 1973 pubblicò Viaggio nel silenzio di Dio, premiato al Premio di poesia Città di Capua, e Il perfetto assoluto dell'entità numerica del 3. Nello stesso periodo iniziò a collaborare con la rivista Fermenti, diretta da Velio Carratoni, collaborazione che proseguì nell'ultima fase della sua attività.

Nel 1974 raccolse le favole umoristiche nel volume I fiori c'insegnano a sorridere, illustrato da Giovanni Omiccioli.Marino Piazzolla, I fiori c'insegnano a sorridere: favole per adulti, Verona, Edizioni d'arte Giorgio Ghelfi, 1973. Collaborò inoltre ai Cahiers de l'Herne, ai quali contribuì con uno scritto dedicato a Charles de Gaulle.

Negli anni settanta tornò anche a pubblicare in lingua francese: Un monde sans paix apparve nel 1974 sulla rivista parigina L'Appel, seguito nello stesso anno da L'utopie possible e nel 1975 da Lettre de Rome.

Nel 1978 fu intervistato per France Culture in una serie di conversazioni dedicate alla sua vita e alla sua produzione poetica, artistica, saggistica e filosofica.

Nel 1979 pubblicò presso Fermenti Sugli occhi e per sempre, che suscitò interventi di diversi poeti e critici, fra cui Aldo Vallone, Giorgio Bàrberi Squarotti, Carlo Betocchi, Ferruccio Ulivi, Guglielmo Petroni e Giorgio Caproni.

Gli ultimi anni Nel 1980 morì Liliana, la donna alla quale Piazzolla era stato legato per circa vent'anni. Alla sua memoria dedicò la raccolta L'amata non c'è più. Nello stesso periodo pubblicò Parabole dell'angelo di cenere e curò la traduzione della raccolta Il canto tornante e altre poesie dell'amico francese René Méjean.

Nel 1981 L'amata non c'è più ottenne il Premio nazionale di poesia e cultura Città di Tagliacozzo. Nello stesso anno apparve Un saio nell'infinito.

Gli ultimi anni furono caratterizzati da una produzione particolarmente intensa: apparvero Un patibolo chiamato Loreto, Dolore greco, Amore greco, Agalmata, Lo strappo, Un po' di meraviglioso e Sinfonie.

Morì a Roma il 22 giugno 1985. Poco prima della morte poté vedere una copia del suo ultimo libro, Il pianeta nero, pubblicato da Fermenti nel giugno dello stesso anno.

Per volontà testamentaria fu successivamente costituita la Fondazione Marino Piazzolla, riconosciuta dalla Regione Lazio nel 1988, con lo scopo di conservare le opere e i documenti dell'autore e di promuovere attività nel campo della cultura letteraria contemporanea.

Poetica e ricezione critica La produzione di Piazzolla comprende poesia, prosa, aforistica, satira, traduzione, critica letteraria e d'arte e scritti di argomento filosofico. La formazione maturata durante il soggiorno francese ebbe un peso significativo nella sua poetica, soprattutto attraverso l'incontro con la tradizione simbolista di Mallarmé e Valéry e con la cultura letteraria parigina degli anni trenta.

La presenza della cultura francese si riflette anche nella scelta di comporre direttamente in francese una parte della propria produzione: oltre alle raccolte Horizons perdus e Caravanes, Piazzolla pubblicò per diversi anni poesie, prose e saggi nei periodici francesi.

Nella produzione italiana ritornano frequentemente temi quali il mito, la solitudine, l'eros, la morte, il sacro e il rapporto fra esperienza individuale e dimensione metafisica. Una parte della critica ha sottolineato, accanto alla componente religiosa, la presenza di elementi mitici, onirici, favolistici e grotteschi.