Il Giorno è un quotidiano di Milano, con edizioni locali nelle principali province della Lombardia.
Dal 1997 al 2026 è stato di proprietà della famiglia Monti-Riffeser. Dal 2026 è di proprietà della società Lmdv Media di Leonardo Maria Del Vecchio.
Storia Fondazione Il Giorno nasce per iniziativa di Enrico Mattei, intenzionato a dar vita ad un nuovo quotidiano che fosse d'appoggio alla linea politica ed economica da lui espressa. Fondatore, nel 1953, e presidente dell'ENI, società pubblica controllata dal Ministero delle partecipazioni statali, Mattei è fortemente osteggiato dalla grande industria privata, che non gli lesina critiche, anche attraverso i giornali. Decide quindi di fondare un quotidiano per rompere l'accerchiamento e controbattere gli attacchi.
Mattei trova come socio l'editore marchigiano (quindi suo conterraneo) Cino Del Duca, che ha fatto fortuna in Francia ed è desideroso di lanciarsi in una nuova impresa. Del Duca accetta il ruolo di socio di minoranza.. Il 27 settembre 1955 viene costituita a Milano la «Società Editrice Lombarda» (SEL), della quale Mattei detiene il 51% delle quote e Del Duca il 49%. I due industriali nominano presidente della SEL Oreste Cacciabue, noto commercialista milanese. Non è la prima volta che un'azienda pubblica possedeva un giornale: il Banco di Napoli è proprietario del Mattino e della Gazzetta del Mezzogiorno. Però, a differenza dell'istituto bancario napoletano, Mattei decide di non apparire pubblicamente come il proprietario del Giorno, che si presenta ai lettori come un giornale indipendenteGian Luigi Falabrino, Pubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, , seconda edizione 1999, p. 122..
La direzione Baldacci La nuova testata punta a costituire un'alternativa al Corriere della Sera per i lettori milanesi. Cino Del Duca preleva proprio dal giornale concorrente l'inviato Gaetano Baldacci, che promuove alla carica di direttore. Alla guida della "macchina" del giornale vengono scelti Paolo Murialdi e Angelo Rozzoni. Il modello di riferimento è il quotidiano londinese Daily Express. La prima sede milanese del Giorno è via Settala; quella romana via della Mercede. Nel 1957 l'ufficio romano si trasferisce in via Due Macelli..
Il primo numero esce il 21 aprile 1956. Il lancio pubblicitario è affidato ad un manifesto di Raymond Savignac.Giorgio Fioravanti. Il dizionario del grafico. Bologna, Zanichelli, 1993. ISBN 88-08-14116-0. Pagina 412. Alla veste grafica ha lavorato nei mesi precedenti il designer Giuseppe Trevisani, che compie diverse innovazioni: impaginazione su otto colonne invece delle abituali nove; prima pagina a vetrina con titoli grandi e vivaci corredati da fotografie, sul modello della stampa anglosassone; gli articoli in prima pagina occupano uno spazio residuale: dopo 15-20 righe continuano nelle pagine interne. Al posto dell'articolo di fondo, riservato al direttore, compare un commento più breve sotto la testatina «Situazione».
Su quel primo numero il titolo di apertura, che occupava sette colonne sulle otto della pagina, è di politica estera: La distensione a Londra e riferì dei discorsi pronunciati nella capitale inglese da Nikita Chruščëv. In posizione nobile vi era la «Situazione»La "Situazione" del numero 1 fu scritta a quattro mani da Baldacci e Cino Del Duca.. Alcune firme del numero d'esordio: Giacomo Debenedetti (che pubblica Ossessi di Brancati e indifferenti di Moravia), Roberto Longhi, su una mostra dei maestri italiani della pittura a Parigi e lo scrittore Goffredo Parise. Achille Campanile e Roberto De Monticelli raccontarono in due paginoni le nozze fiabesche a Montecarlo di Grace Kelly con il principe Ranieri.Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017, p. 202.
All'interno, le cronache nazionali ed estere sono riunite sotto l'unica testata di «Fatti della Vita», che rimarrà un marchio distintivo del giornale. Il Giorno introduce anche una pagina interamente dedicata agli Spettacoli ed una ad Economia e finanza: si tratta di due novità assolute nel panorama giornalistico italiano.. Scompare la tradizionale terza pagina culturale. La cultura è spostata nella seconda parte del quotidiano, prima degli Spettacoli. Il redattore letterario è Giorgio Zampa. Il «Diario» è la cronaca di Milano. I servizi sportivi sono curati da Gianni Brera. Il talentuoso giornalista pavese costruisce la redazione sportiva: Mario Fossati si occupa del ciclismo, Giulio Signori dell'atletica, Gianni Clerici del tennis, Gian Maria Gazzaniga del calcio, Franco Grigoletti della pallacanestro. L'unica donna in redazione, prima nella redazione di Roma e poi a Milano, è Adele Cambria: cura in particolare una rubrica mondana che appare in prima pagina col titolo Confino rosa. Originale, per un foglio del mattino, è anche la scelta di una pagina dedicata a fumetti e giochi (solamente un altro quotidiano l'ha proposta: Paese Sera). Il Giorno è il primo quotidiano nazionale italiano a dotarsi di un ufficio grafico, cioè un nucleo di giornalisti dediti a tempo pieno all'organizzazione grafica di titoli, testi e immagini sulla pagina..
Il giornale è diretto a tutti quei milanesi che non amano il Corriere della Sera e soprattutto disdegnano quel suo crisma di "ufficialità". Per questo il Giorno deve sempre cercare di stupire ed essere alternativo, dissacrante. Baldacci amava dire ai suoi collaboratori:
Nell'edizione mattutina il quotidiano usciva sempre arricchito con qualche supplemento: Il Giorno dei Ragazzi (per il quale Benito Jacovitti crea, tra i tanti, «Cocco Bill»), della TV, ecc. Amplia l'offerta informativa l'inserto quotidiano di otto pagine a colori stampato in rotocalcografia (novità assoluta nel dopoguerra). Anche la prima pagina è stampata con questa tecnica. La domenica l'inserto è portato a 16 pagine: viene venduto con il giornale dentro.. La testata si schiera politicamente a sostegno del nascente centro-sinistra e in difesa dell'intervento pubblico nell'economia. Per i primi mesi esce in due edizioni giornaliere. Per ragioni di concorrenzialità nei confronti del Corriere, che esce nel pomeriggio con il Corriere d'Informazione, anche il Giorno vara un'edizione pomeridiana, diretta da Giorgio Susini e stampata in formato tabloid; i rilevanti costi di gestione, però, impongono il termine dell'esperimento a fine luglio.
I dati della tiratura media sono buoni per un giornale appena nato: 120-130.000 copie.. Però la crisi generata dal deficit prodotto nel primo esercizio induce Del Duca a ritirarsi dall'azionariato. L'Eni di Mattei rimane così l'unico proprietarioL'ingresso dell'ENI nel Giorno era datato 31 agosto 1956. Si era trattato di un vero e proprio salvataggio: il quotidiano, infatti, a pochi mesi dalla nascita aveva già accumulato perdite consistenti. L'ENI rilevò la maggioranza del giornale sotto la copertura di un fittizio "Istituto Bancario Romano". Vittorio Emiliani, Gli anni del Giorno. Il quotidiano del signor Mattei, Baldini&Castoldi.. "Ufficialmente" il quotidiano appartiene a un gruppo bancario: ancora nel 1958 il premier Adone Zoli e il ministro Giorgio Bo escludono qualsiasi partecipazione statale nella società editriceAlberto Mazzuca, Penne al vetriolo, op. cit., p. 204.. Per i primi tre anni il giornale ha problemi di raccolta pubblicitaria: le grandi industrie, infatti, non vogliono apparire sulle pagine del «Giorno». Il quotidiano fatica a trovare inserzionisti privati disposti a comprare spazi pubblicitariGian Luigi Falabrino, op.cit., pag. 123..
La situazione si sblocca nel 1959: Oscar Maestro, titolare della SPE, la concessionaria di pubblicità dei giornali dell'Eridania (società privata da sempre in polemica con l'Eni), offre al Giorno la "pace degli zuccherieri" in cambio della gestione pubblicitaria del quotidiano.
Nell'estate 1959 il Giorno si è già collocato tra i maggiori fogli nazionali, raggiungendo le copie. Nello stesso anno diventa noto al pubblico come il vero proprietario del quotidiano sia lo Stato."La vera proprietà del Giorno non fu rivelata per tre anni". Enzo Forcella, Millecinquecento lettori, introduzione di Guido Crainz, pag. XI, Donzelli, 2004. Il 49% appartiene all'Eni di Enrico Mattei, un altro 49% all'IRI e il restante 2% al Ministero delle partecipazioni stataliGiornalismo italiano. Volume III: 1939-1968. Mondadori, collana «I Meridiani». Pag. 1878.. La mano pubblica si fa sentire alla fine dello stesso 1959: è il governo, allora presieduto da Antonio Segni, che licenzia il primo direttore del Giorno, in una riunione del Consiglio dei ministri del 23 dicembre.
Gli anni di Italo Pietra Nonostante il successo di vendite, Il Giorno continua ad avere elevati costi di gestione. Mattei decide, con spregiudicatezza, di utilizzare denaro pubblico per ripianarne i debitiEugenio Marcucci, Giornalisti grandi firme, p. 51..
A Baldacci viene data la soddisfazione di nominare il suo successore: Italo Pietra, amico e collega fin dai tempi del Corriere della Sera. Pietra rimane alla guida del quotidiano dal 1960 al 1971. Socialista, si batte «per l'incontro tra cattolici e socialisti, per avviare l'Europa a una dimensione più ampia, per dare al nostro Paese strutture più moderne, più giuste, più adatte ai tempi»Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, p. 10..
Questi sono gli anni più vitali nella storia della testata. La redazione si avvale di una serie di collaboratori fra i più prestigiosi del Paese: Arbasino (famosa una sua intervista allo scrittore Carlo Emilio Gadda nel 1963), Bianciardi, Cederna, Emiliani, Citati, Eco, Pasolini, Ernesto Rossi, e ancora Cassola, Ottiero Ottieri, Soldati, ed altri ancora. Il 14 gennaio 1962 un reportage da Vigevano di Giorgio Bocca sul boom economico diventa uno dei pezzi più citati del giornalismo italiano.
La crisi degli anni settanta Nel 1971 Il Giorno è il quarto quotidiano italiano d'informazione, con una vendita media di copieV. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età della tv, Laterza 1994.. L'esercizio 1970 si conclude però con una perdita di quasi 3 miliardi e mezzo di lireGiampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, p. 9.. L'ENI pensa dapprima a cedere il giornale, poi decide di sostituire Italo Pietra, considerato un direttore-interventista (per i numerosi articoli scritti sul quotidiano), con un direttore-organizzatore. Avutane notizia in anticipo, Pietra si dimette il 9 giugno.
Al suo posto viene chiamato Gaetano Afeltra. Nel suo editoriale di presentazione, il nuovo direttore afferma, riguardo alla linea politica, che «non muterà l'impegno democratico, civile e, quindi, antifascista. La notizia è sacra, il commento è libero»Giampaolo Pansa, op.cit., p. 69.. Afeltra realizza invece un altro progetto: quello di smontare il Giorno per distoglierlo dalle precedenti posizioni politicheGiampaolo Pansa, op.cit., pp. 107 e 109.. La linea di «disimpegno» e «spoliticizzazione» viene osteggiata dalla redazione, che entra per due volte in sciopero, a breve distanza di tempo: il 27 settembre 1972 e il 20 gennaio 1973. Nel 1973 escono dal giornale, per disaccordi con il direttore, Enzo Forcella, editorialista, e Paolo Murialdi, primo redattore capo. Nella primavera del 1973 Il Giorno aumenta di copie la tiratura, ma il passivo rimane elevato. La crisi economica porta alla rinuncia alle pagine a colori e all'inserto in rotocalco.
Nel 1976 anche Giorgio Bocca lascia il quotidiano per partecipare alla fondazione de la Repubblica, "pensato per lo stesso tipo di lettore del Giorno". Oltre a Bocca, il suo fondatore, Eugenio Scalfari, riuscì a portar via dal quotidiano milanese tutte le sue firme illustri: Gianni Brera, Bernardo Valli, Natalia Aspesi, Alberto Arbasino, Pietro Citati, Mario Pirani e Gianni Locatelli. Il quotidiano romano in poco tempo si ritagliò un suo spazio tra i lettori di centro-sinistra, posizionandosi in un segmento medio-alto. Il Giorno non seppe dare una risposta efficace e cominciò a perdere copie.
Dal 1980 al 1996