Il termine Trio Magico, inizialmente denominato Trio d'assi e più genericamente noto come Trio Boniperti-Charles-Sívori, indica il celebre tridente di attaccanti centrali che giocò nella società calcistica italiana Juventus Football Club durante quattro stagioni, a cavallo degli anni 50 e 60 del XX secolo. Era composto, in ordine alfabetico e posizionale, dall'allora capitano di . e Juventus, l'icona bianconera Giampiero Boniperti, dal nazionale gallese John Charles e dal nazionale argentino Omar Sívori, campione sudamericano 1957, di cui fu eletto miglior giocatore, e vincitore quattro anni più tardi del Pallone d'oro conferito dalla rivista francese France Football.

Il trio guidò il club torinese alla conquista di tre campionati italiani – tra cui il decimo titolo nazionale vinto nella Serie A 1957-1958, definito lo «scudetto della prima stella». per il primato stabilito nell'albo d'oro della massima competizione – e due coppe nazionali consecutive dal 1958 al 1961, emergendo come uno dei più prolifici reparti d'attacco mai ammirati nella storia del calcio italiano. Il tridente Boniperti-Charles-Sívori contribuì a riportare la Juventus ai fasti del Quinquennio d'oro dell'anteguerra: la squadra di quel quadriennio, composta anche da giocatori che diverranno decisivi quali il portiere Carlo Mattrel, il «centromediano sistemista» Sergio Cervato e le ali Bruno Nicolè e Gino Stacchini, è inoltre ricordata – oltreché per l'impatto sociale che ebbe in un Paese nel pieno del miracolo economico – tra le formazioni bianconere più competitive e spettacolari del XX secolo,. al pari del già citato Quinquennio e del successivo decennio trapattoniano dipanatosi tra gli anni 70 e 80 del Novecento.

Storia Antefatti

Dopo i successi in Serie A maturati nelle prime stagioni del secondo dopoguerra (1949-1950 e 1951-1952) con un tridente d'attacco di rilievo composto dal giovane Giampiero Boniperti e dai due danesi John e Karl Hansen, a metà degli anni 50 la Juventus attraversò una serie di annate incolori, caratterizzate da organici non all'altezza e posizioni di media se non bassa classifica, in cui patì le affermazioni delle due rivali meneghine, e , oltreché di una rampante . La squadra piemontese, già nove volte campione d'Italia, aveva chiuso le stagioni 1955-1956 e 1956-1957 entrambe a un anonimo nono posto, giungendo dietro a "provinciali" come e financo a rischiare, nell'ultimo torneo e per la prima volta nella storia del girone unico,. la retrocessione in Serie B..

Deciso a invertire la rotta,. nell'estate del 1957 l'imprenditore Umberto Agnelli – dal 27 giugno 1956, quand'era ancora impegnato nella leva obbligatoria come tenente,. eletto da una giunta di soci, tra cui il fratello maggiore Gianni, presidente del club (dopo peraltro una sua breve reggenza nei mesi precedenti) divenendo, ad appena ventuno anni, il più giovane nella storia ad assumerne la massima carica dirigenziale –, chiamò a Torino due giocatori all'epoca ancora poco conosciuti al pubblico della penisola, l'italo-argentino Omar Sívori e il gallese John Charles, con l'obiettivo di riportare sopra le casacche bianconere uno scudetto che mancava ormai da un lustro.

El Cabezón Sívori

Consigliato al Dottore dall'ex bianconero del Quinquennio Renato Cesarini,. il quale ne fu il pigmalione nelle giovanili del ,. il sudamericano Sívori era un fantasista ventunenne dal tocco mancino che sul rettangolo verde metteva in mostra tutta la sua picardia criolla, quell'«astuzia diabolica» a cui univa genio, visione di gioco. e, soprattutto, parecchia irriverenza nei confronti degli avversari, che soleva scherzare a colpi di dribbling, finte, tunnel.. e gol da posizioni all'apparenza proibitive. Nonostante la giovane età, aveva già avuto modo di cogliere due campionati argentini consecutivi (1955 e 1956) con la maglia dei Millonarios nonché, con quella albiceleste dell', il Campeonato Sudamericano del 1957 assieme ai connazionali Corbatta, Maschio, Angelillo e Cruz, un quintetto passato alla storia come Gli angeli dalla faccia sporca.Noto in lingua originale come Los Ángeles de la Cara Sucia o, più semplicemente, Los Carasucias, cfr. Proprio tale appellativo tradiva il carattere stravagante e un po' indisciplinato del gruppo, in particolar modo di Sívori – coi suoi «calzettoni arrotolati, il ciuffo, il pugno chiuso da caudillo peronista» – il quale venne per questo accolto in Italia tra varie perplessità legate anche al suo corpo minuto, sopra al quale spiccava una folta chioma che gli fece presto guadagnare il soprannome di Cabezón (il testone); nomignolo cui poi si aggiunse, per il perenne «sguardo strafottente», anche quello di Zingaro.

Il Gigante Buono Charles

Charles, ventiseienne britannico, segnalato ad Agnelli dall'amico Gigi Peronace. grande esperto di calcio inglese,. era invece all'opposto, sia fisicamente sia caratterialmente.. Pur essendo anche lui molto dotato in quanto a tecnica, abile soprattutto nel liberarsi dalle marcature e nel concludere a rete, indifferentemente, con entrambi i piedi, King John (così era da tempo noto oltremanica) era una classica punta d'area di rigore che praticava un gioco semplice e senza fronzoli;.. insomma, un ariete che si batteva in campo dal primo all'ultimo minuto, bravo a scardinare le retroguardie avversarie e a creare spazi per gli inserimenti dei compagni. La sua imponente mole – che, unita alla grande correttezza e generosità che sempre mostrava in campo, ne fece immediatamente un Gigante Buono agli occhi dei tifosi bianconeri. – gli permetteva di eccellere in particolar modo nel gioco aereo tanto che il , club dov'era salito alla ribalta divenendo, nell'annata 1956-1957, capocannoniere del torneo inglese con uno score di 38 reti, all'occorrenza lo impiegava con successo anche come difensore centrale aggiunto.

Capitan Boniperti I due nuovi arrivi andarono ad affiancare in avanti capitan Boniperti. Irridentemente soprannominato Marisa dagli avversari. per via dei boccoli biondi, rimase fedele alla maglia bianconera per tutta la sua carriera da professionista, vestendola per la prima volta nel 1946 quando prese immediatamente le redini del reparto offensivo juventino: un «centrattacco». per certi versi atipico, che spaziava liberamente per il campo, arretrando quando necessario, senza che ciò inficiasse sul suo bottino realizzativo.. Capocannoniere a diciannove anni nel campionato 1947-1948, negli anni 50 fu poi uno dei principali elementi che risollevarono una nazionale azzurra orfana del blocco granata perito a Superga..

In Serie A rimase stabilmente in doppia cifra sino alla metà del successivo decennio. Tuttavia, ricalcando una parabola comune ad altri nel suo ruolo, con l'annata 1957-1958 il Sire di Barengo,. alla soglia dei trent'anni, si era ritrovato a dover mutare il proprio raggio d'azione come trequartista o mezzala: trasformatosi da bomber a "cervello" della Vecchia Signora, passò quindi dal mettere i palloni in rete al dettare l'ultimo passaggio verso l'area di rigore. Il capitano juventino mostrò la sua duttilità esprimendosi al meglio anche in questa nuova posizione – una scelta in qualche modo consigliata da Gianni Brera, decano del giornalismo sportivo nazionale, il quale proprio in tale frangente coniò, per la prima volta nella lingua italiana, il termine «centro-campista» (inizialmente scritto col trattino) in luogo dei precedenti «mezzala» o «mediano».. Nella rinnovata Juventus, Boniperti si apprestava quindi a divenire l'uomo-assist della debuttante coppia-gol bianconera..

I successi

Quelli di Sívori e Charles furono due acquisti decisamente onerosi, rispettivamente 10 milioni di pesos (tra i 160 e i 180 milioni di lire) per l'oriundo – il più grande esborso fin lì compiuto dalla Juventus per il cartellino di un calciatore, non a caso presentato all'epoca dal Calcio e Ciclismo Illustrato come il «più caro del mondo» – e 65 000 sterline (105 milioni di lire) per il gallese: con le cospicue cifre incassate, i precedenti club d'appartenenza poterono completare e ammodernare i loro impianti, rispettivamente El Monumental di Buenos Aires ed Elland Road di Leeds, mentre la Juventus metteva in chiaro i suoi propositi di riscossa nei confronti dei nerazzurri di Jesse Carver (già coach bianconero), dei rossoneri di Gipo Viani e dei viola di Fulvio Bernardini; pur se visto il grande ricambio attuato nell'organico, con otto nuovi innesti nell'undici titolare, i bianconeri non erano nel lotto dei favoriti allo scudetto... A gestire l'ambiziosa formazione torinese arrivò in Italia Ljubiša Broćić, tecnico che si era fatto notare alla guida di e , il quale si propose direttamente al Dottor Agnelli:. una recente e larga vittoria della sugli azzurri (6-1). aveva infatti destato l'interesse italico nei confronti del calcio serbo-croato, tanto che, come la Juventus, varie società della penisola optarono per un allenatore slavo..

1957-1959

Insieme a calciatori come il giovane portiere Mattrel, il mediano Ferrario, l'ala sinistra Stacchini e il diciassettenne Nicolè il quale si ritagliò presto un suo spazio alle spalle dei tre «mostri sacri» dell'attacco,.. nel 1958 i piemontesi ebbero la meglio sulla Fiorentina e su un'assoluta rivelazione,. il catenacciaro Padova del paròn Nereo Rocco,. passando nell'arco di dodici mesi da una paventata retrocessione. alla vittoria del titolo italiano; proprio un pareggio a reti bianche coi gigliati, il 4 maggio,. diede agli juventini il decimo scudetto della loro storia, cucendosi sul petto quella stella nata, a suggello del nuovo record di campionati vinti,. da un'idea dello stesso Umberto Agnelli e poi ratificata come prassi dall'allora Lega Nazionale Professionisti (LNP). La maglia su cui venne apposto il nuovo distintivo, portata al debutto nel 1957-1958, fu inoltre quella che sdoganò il soprannome di Gobbi ai bianconeri:. un appellativo entrato nell'iconografia del club grazie alle ampie casacche da gioco, più simili a camicie, indossate da Boniperti, Charles, Sívori e compagni; durante la corsa in campo, queste generavano un curioso rigonfiamento sulla schiena (una sorta di "effetto paracadute") dando l'impressione che i calciatori avessero, per l'appunto, la gobba..

A dispetto dei risultati, l'avvio della suddetta stagione non era stato dei più incoraggianti, con una pesante sconfitta (1-6) subìta in precampionato per mano del . Proprio tale rovescio fu tuttavia alla base dei futuri successi del Trio Magico: preso atto che un «attacco atomico» non poteva bastare, da solo, a dare equilibrio alla squadra, da lì in avanti capitan Boniperti arretrò definitivamente a centrocampo, per poter all'occorrenza fornire aiuto anche in fase difensiva ai due mediani di copertura, Colombo ed Emoli. Da questo nuovo assetto, che vedeva inoltre Corradi e Garzena impiegati come terzini, e il diciannovenne Stacchini (il quale sfruttò i guai fisici del titolare Stivanello) all'ala, ne scaturì una Juventus dalla retroguardia solida seppur non ermetica, ma con un attacco praticamente senza eguali in campionato.