La Rivoluzione francese fu un periodo di sconvolgimento sociale, politico e culturale, avvenuto in Francia tra il 1789 e il 1799, poi allargatosi in Europa con le guerre rivoluzionarie francesi e le guerre napoleoniche. In storiografia segna lo spartiacque tra età moderna ed età contemporanea.. È detta anche Prima rivoluzione francese o Grande rivoluzione francese, per distinguerla dalla Rivoluzione di luglio del 1830 (Seconda rivoluzione francese), dai moti rivoluzionari del 1848 (Terza rivoluzione francese), che furono l'episodio locale del periodo di rivolte europee conosciuto come la Primavera dei popoli, e dalla Comune di Parigi del 1871.
Fu un evento assai complesso e articolato in varie fasi. Le sue principali conseguenze immediate furono: l'abolizione della monarchia assoluta capetingia e la rapida proclamazione della repubblica; l'eliminazione delle basi economiche e sociali dellAncien Régime, il sistema politico e sociale precedente, ritenuto colpevole della disuguaglianza e povertà dei suoi sudditi; la stesura della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, futuro fondamento delle costituzioni moderne..
La Rivoluzione francese finì con il periodo imperiale-napoleonico e poi la Restaurazione da parte dell'aristocrazia europea. Tuttavia, insieme a quella americana, segnò il declino dell'assolutismo e ispirò le successive rivoluzioni borghesi liberali e democratiche del XIX secolo (i cosiddetti moti rivoluzionari), aprendo la strada a un nuovo sistema politico basato sul concetto di Stato di diritto o Stato liberale, in cui la borghesia diviene la classe dominante. Questo fu a sua volta la premessa per la nascita dei moderni Stati democratici..
Contesto socio-economico e politico
Nella Francia del XVIII secolo, in base al diritto divino dei re, il potere politico risiedeva nella monarchia assoluta, rappresentata da Luigi XVI. Salvo alcune eccezioni, l'intero sistema istituzionale francese si compendiava nella figura del Re che, nelle parole di Jean Bodin, era l'immagine di Dio in terra..
Il Re aveva il comando supremo dell'esercito e, ogni cosa decidessero i tribunali, poteva usare il suo potere di justice retenue per prevenire o annullare ogni sentenza e richiamare ogni causa dalle corti ordinarie al Consiglio con una lettre de cachet.
L'autorità del sovrano non era quella di un capo titolare di un regime amministrativo ma l'esercizio personale del proprio bon plaisir: governando come individuo, il re investiva ogni funzionario, secondo l'ordine e grado, di una frazione della propria autorità chiamandolo ad agire in base al potere e alle istruzioni discrezionali ricevute. Aveva il solo limite di non poter licenziare i funzionari, dato che molti di questi accedevano alla carica pagando una somma corrispondente al valore di mercato.
In dettaglio, il potere esecutivo impersonato dal Re era esercitato attraverso numerosi consigli: il Conseil d'en haut o Conseil secret era presieduto dal Re e sovrintendeva alle principali questioni di governo ed alla politica estera, il Conseil de Dépeches presiedeva all'amministrazione interna e ai ricorsi giudiziari, il Conseil de Finances ed il Conseil de Commerce erano specializzati nelle materie economiche, il Conseil de Conscience era competente nella materia dei benefici ecclesiastici, infine il Conseil de Partis esercitava la giurisdizione privata del sovrano e dirimeva i conflitti di competenza giurisdizionali.
Durante il regno di Luigi XIV, tuttavia, i consigli persero buona parte della propria importanza e prestigio in favore dei quattro ministri di stato, ovvero Affari esteri, Guerra, Marina, Maison du Roi (preposto alla sicurezza della Corte e della Capitale) e del Controllore generale delle finanze. Questi, nominati e consultati direttamente dal sovrano, a loro volta avevano a disposizione uffici e personale autonomo.. Infine, non c'era un Primo Ministro: i sovrani, da Luigi XIV in poi, erano soliti trattare gli affari di stato con i singoli ministri. Il coordinamento dell'intero governo dipendeva dalle capacità del sovrano.
La società era suddivisa in tre classi: la nobiltà, il clero e il terzo stato. Quest'ultimo, che rappresentava il 98% circa della popolazione, racchiudeva un assortimento eterogeneo di ceti sociali, dagli strati più abbienti della borghesia fino a quelli più poveri e disagiati del sottoproletariato, tutti accomunati però da una posizione subalterna alle precedenti classi, in quanto isolati dalla sfera del potere e sottoposti a un regime fiscale più esoso e iniquo in confronto ai privilegi di aristocratici ed ecclesiastici..
Una serie di problemi economici provocarono malcontento e disordini nella popolazione: ci fu dapprima il crollo dei prezzi agricoli della viticoltura dal 1778, nel 1785 la siccità provocò una enorme moria del bestiame e dal 1786 la produzione industriale entrò in crisi. Nel 1788, infine, un pessimo raccolto causò una grande crisi che fece aumentare il prezzo del pane fino a quattro soldi per libbra nella sola Parigi e a otto in svariate province del Regno; i lavoratori salariati vennero quindi ridotti alla fame.. Su 24 milioni di abitanti che contava la Francia, intorno ai 20 milioni erano contadini, primaria quindi la questione delle campagne per quanto riguardava l'economia nazionale.
In quel 1788, in una situazione di arretratezza nello sfruttamento della terra, campi troppo poco estesi, troppo frazionati, troppo mal coltivati, anche considerando il semplice sostentamento del coltivatore, la cui sopravvivenza finanziaria persisteva grazie all'industria contadina della filatura e della tessitura della lana, disastroso fu il clima. «(...) la raccolta era stata falcidiata da una grandinata in una parte della Francia, un inverno rigido gelò i fiumi, e i mulini smisero di girare»André Alba, Histoire contemporaine, Cours d'histoire contemporaine après 1789, Classiques Hachette, Paris 1954, p. 4 - 5.. Alcuni studiosi hanno citato anche gli effetti della disastrosa eruzione del Laki (1783), vulcano dell'Islanda, come concausa della grave crisi agricolaRichard H. Grove, Global Impact of the 1789–93 El Niño in Nature 393 (1998), 318-319.
La situazione economica fu esacerbata dalla gravissima crisi finanziaria iniziata sotto il regno di Luigi XV (e prima ancora sotto il regno di Luigi XIV per le numerose guerre combattute contro gli altri paesi europei che prosciugarono le casse dello Stato) e progressivamente aggravatasi a seguito delle enormi spese sostenute per la guerra anglo-francese., combattuta tra il 1778 e il 1783, e che non avevano reso alcun vantaggio al paese, tranne che per la restituzione da parte del Regno Unito delle colonie del Senegal e di Tobago..
La necessità di risolvere pertanto la gravissima crisi in cui la Francia era precipitata non trovò soluzione nell'operato dei successori di Luigi XIV. Egual fallimento ebbero poi i tentativi di riforma al sistema giudiziario e fiscale. Perno del sistema fiscale era la taille, il cui gettito globale veniva fissato anno per anno dal Consiglio delle Finanze e poi ripartito fra le varie généralités su basi profondamente inique: città come Parigi, Orléans, Rouen e Lione godevano piena esenzione; altri centri urbani come Bordeaux e Grenoble versavano una somma forfettaria o un'addizionale agli octroi (le accise sui beni commestibili introdotti nei centri urbani)..
Laddove il tributo era calcolato su base personale, nobili, clero e numerosi titolari di uffici pubblici avevano ottenuto una piena esenzione mentre negli altri casi era pressoché impossibile accertare la corretta base imponibile, data la mancanza di registri catastali aggiornati. A causa di ciò, l'onere della taille gravava principalmente sulla popolazione delle campagne ed i tentativi della corte di introdurre correttivi quali la capitazione (1695) o la dixième, un'imposta pari al 10% di tutti i redditi (1710), senza eccezione alcuna, avevano avuto vita breve, data la forte opposizione di nobiltà e clero.
L'iniquità del sistema era aggravata da un vasto e complicato sistema di imposte indirette: l'imposta sul sale, la gabelle (gettito passato da 23 a 50 milioni di livre tra il 1715 ed il 1789) era riscossa con un trattamento così discriminatorio tra le varie regioni del paese (ben cinque regimi differenti) che il prezzo finale del sale poteva variare da mezzo soldo fino a dodici o tredici soldi la libbra, creando così un forte e regolare contrabbando di sale; le traites e le aides, rispettivamente i dazi riscossi alla frontiera o alle barriere interne e le accise sui beni di consumo (quali bevande, tabacco, ferro e cuoio) erano profondamente regressivi ed aumentavano il prezzo delle merci all'interno del paese fino al punto da renderle proibitive per i più poveri..
Quanto al resto, il tesoro integrava le entrate attraverso i diritti di bollo, la lotteria, la vendita di uffici pubblici ed il don gratuit (un donativo di 2 -3 milioni versato dal clero, che, però godeva di circa 120 milioni annui di livre di entrate).. Nel 1749 fu introdotta, su impulso del controllore generale Machault d'Arnouville, la vingtiéme, un'imposta universale pari al 5% di tutti i redditi, ma l'efficacia della nuova imposta fu notevolmente compromessa allorché il Parlamento di Parigi rifiutò l'estensione alle proprietà e ai redditi fondiari del clero.
In conclusione, il complicato ed iniquo sistema fiscale non era in grado di garantire né un'efficace mobilitazione di risorse economiche in caso di guerra né di contrastare il deficit del Paese e la continua crescita del debito pubblico per tutto il XVIII secolo..
L'assetto istituzionale dello stato era, inoltre, minato dalla presenza dei parlamenti che assolvevano a funzioni giudiziarie (religione, commercio, industria, morale censura) e avevano avuto un ruolo estremamente importante nell'estensione dell'autorità del sovrano: i membri dei parlamenti, oltre , in origine venivano reclutati tra gli avvocati ed i letterati ma in seguito la carica divenne ereditaria oppure acquisita tramite acquisto, fatto che rendeva i parlamentari assai vicini agli interessi dei ceti privilegiati..
Tra queste corti sovrane spiccava il Parlamento di Parigi, che aveva giurisdizione su oltre un terzo del Paese e aveva mantenuto il diritto di pronunziare rimostranze nei confronti del Sovrano e la prerogativa di rifiutare la registrazione dei decreti regi; il sovrano aveva pur sempre la facoltà di imporre la registrazione mediante la procedura formale del lit de justice, così come di esiliare magistrati o perfino un'intera corte, ma i Parlamenti potevano replicare sospendendo i procedimenti giudiziari o sobillando l'opinione pubblica attraverso la pubblicazione delle rimostranze.
Durante il lungo regno personale di Luigi XIV i parlamenti avevano perso buona parte del loro prestigio, ma con i regni di Luigi XV e Luigi XVI divennero il centro dell'opposizione alle riforme finanziarie e all'opera di unificazione amministrativa e legislativa, aggravando l'instabilità della monarchia.
L'avversione dei sudditi francesi nei confronti della monarchia aumentò grazie anche alla presenza impopolare di Maria Antonietta - moglie di Luigi XVI - che, legatissima alla sua patria austriaca e perciò integratasi scarsamente nella società francese, veniva chiamata con disprezzo dal popolo francese lAutrichienne (letteralmente "l'Austriaca" ma con le sillabe finali pronunciate marcatamente, in maniera tale da presentare un'omofonia con la parola chienne, che in francese significa "cagna")..
Al contempo s'era andata affermando da svariati anni ormai, soprattutto in Francia, una nuova e vivace cultura filosofico-politica, l'Illuminismo, alla cui base v'erano tre principi fondamentali: razionalismo, egualitarismo e contrattualismo (quest'ultimo era una corrente di pensiero nata dal rifiuto della monarchia assoluta, basata sull'idea della politica intesa come espressione d'un contratto stipulato liberamente tra popolo e governanti).