Il termine coscienza indica la capacità della menteCon il termine, generico, "mente" si indica la totalità dei fatti psichici (Umberto Galimberti, in Dizionario di psicologia, Milano, Garzanti, 1999, p. 642; Riccardo Venturini, Coscienza e cambiamento, Assisi, Cittadella Ed., 1998, p. 307). di essere presente in uno stato di veglia (contrapposto a incoscienza) nel quale acquisire consapevolezza della realtà oggettiva e darle senso o significato, raggiungendo una "conosciuta unità" di tutto ciò che viene appreso e giudicato con l'intelletto.Paolo Francesco Pieri, in Enciclopedia filosofica, vol. 3. Milano, Bompiani, 2004, p. 2318.
Il termine deriva dal latino conscientia, a sua volta derivato di conscire, composto da cum e scire, cioè «sapere insieme»Ignazio Poddighe Coscientizzazione ed esperienza religiosa, pag. 108, Armando Editore, 2008. indicando un sapere a cui si aggiunge la consapevolezza che la persona ha di sé e dei propri contenuti mentali. In questo senso il termine "coscienza" viene genericamente assunto non come primo stadio di apprensione immediata di una realtà oggettiva, ma come sinonimo di "consapevolezza" nel suo riferimento "alla totalità delle esperienze vissute, ad un dato momento o per un certo periodo di tempo".Amedeo Dalla Volta, Dizionario di psicologia, Firenze, Giunti, 1974, p. 171.
Etimologia L'etimologia dimostra come i due termini di coscienza e consapevolezza abbiano una diversità di origine cronologica e come all'inizio non si sentisse la necessità di distinguere tra il significato di coscienza e di "essere consapevole". Il termine "coscienza" entra nella lingua italiana nel XIII secolo, derivando dal latino conscientĭa, qui derivando dal termine, sempre latino, conscīre ("essere consapevole"), quindi dal latino scīre ("sapere")Per l'etimologia del termine italiano si rimanda ad Alberto Nocentini, L'etimologico, Firenze, Le Monnier, versione ebook 1.5.0; Per l'etimologia di questo termine latino si rimanda, tra gli altri, a Michel de Vaan, Etymological Dictionary of Latin and other Italic Languages (volume 7 della serie Leiden Indo-European Etymological Dictionary Series curata da Alexander Lubotsky). Brill, Leiden-Boston, 2008, p. 545; e a Antoine Meillet, Dictionnaire étymologique de la langue latine, 1932 (in collaborazione con Alfred Ernout (1879-1973)), Paris: Klincksieck, 1951, pp. 1063 e sgg. con il prefisso co(n), a sua volta legato al latino cum, questo di provenienza indoeuropeaMichel de Vaan, Etymological Dictionary of Latin and other Italic Languages (volume 7 della serie Leiden Indo-European Etymological Dictionary Series curata da Alexander Lubotsky). Brill, Leiden-Boston, 2008, p. 152. Il termine "consapevolezza" entra nella lingua italiana nel XVII secolo, derivando dall'italiano "consapevole" (sec. XIV), e questo dal latino consipĕre, e qui dal latino sapĕre ("sapere")Per l'etimologia di questo termine latino si rimanda, tra gli altri, a Michel de Vaan, Etymological Dictionary of Latin and other Italic Languages (volume 7 della serie Leiden Indo-European Etymological Dictionary Series curata da Alexander Lubotsky). Brill, Leiden-Boston, 2008, p. 538; e a Antoine Meillet, Dictionnaire étymologique de la langue latine, 1932 (in collaborazione con Alfred Ernout (1879-1973)), Paris: Klincksieck, 1951, pp. 1048 e sgg. col prefisso con.
Ambiti
A seconda dell'ambito nel quale viene osservata, la coscienza viene intesa nei seguenti modi: Coscienza - in neurologia, è lo stato di vigilanza della mente contrapposta al coma. Coscienza - in psicologia, è lo stato o l'atto di essere consci, contrapposta all'inconscio: esperienza soggettiva di eventi o di sensazioni. Coscienza - in psichiatria, come funzione psichica capace di intendere, definire e separare l'io dal mondo esterno. Coscienza - in etica, come capacità di distinguere il bene e il male per comportarsi di conseguenza, contrapposta all'incoscienza. Coscienza - in filosofia, acquista un valore teoretico in quegli autori che intendono la coscienza come interiorità e fanno del ritorno alla coscienza del raccoglimento in sé stessi, lo strumento privilegiato per cogliere verità fondamentali, altrimenti inaccessibili. Nel corso della storia della filosofia ha assunto significati particolari e specifici distinguendosi dal termine generico di consapevolezza, attività con la quale il soggetto entra in possesso di un sapere. Autocoscienza - è la presa di coscienza del soggetto di se stesso come persona. Coscienza di classe - secondo le teorie marxiste della società e della storia, è la consapevolezza che gli appartenenti di una specifica classe sociale hanno di sé come gruppo.
L'equivalente biblico è il termine lev, cuore, centro dell’essere vivente, sede della sapienza da cui scaturisce l’ascolto.
Storia della nozione di "coscienza"
Occorre ricordare che nella storia della cultura occidentale il termine "coscienza" ha assunto ulteriori significati indipendenti da quello di "consapevolezza"Enciclopedia Garzanti di filosofia. Milano, Garzanti, 1985, p.187.Così in Georges Ivanovič Gurdjieff nel suo Racconti di Belzebù a suo nipote - critica oggettivamente imparziale degli uomini (Neripozza editore, Vicenza 2000) sostiene che anticamente la parola "coscienza" si riferiva infatti a qualcosa di diverso da ciò che si ritiene oggi nell'ambito psicologico e filosofico. Non tutti gli antichi dividevano l'uomo in mente e corpo. Anzi, era molto diffusa l'idea che l'uomo avesse tre funzioni relativamente indipendenti chiamate "centro intellettivo", "centro motore-istintivo" e "centro emozionale", collocate rispettivamente in una parte dell'encefalo, nella parte terminale della colonna vertebrale (dove un tempo nell'uomo compariva la coda) e nella zona del plesso solare, in quelli che sono oggi chiamati "gangli del simpatico e del parasimpatico". Ebbene "coscienza" indicava quello stato di unità interiore rappresentato dalla sintonia tra i tre centri (sapere insieme) che, se raggiunto, permetteva all'uomo di elevare la propria ragione.
La coscienza in Omero
Nella cultura omerica «la riflessione interiore è per l'uomo conversazione dell'io con il thumos (θυμός), o del θυμός con l'io»R. B. Onians, Le origini del pensiero europeo, Milano, Adelphi 1998, p. 35.
Il Sogno maligno inviato da Zeus raggiunge Agamennone per convincerlo ad armare gli Achei, fatto questo, il Sogno maligno lo lascia lì a φρονέοντ' ἀνὰ θυμὸν ("a pensare nella sua mente").Così quando Menelao riflette sul da farsi: "disse (εἶπε) al suo magnanimo θυμός" (εἶπε πρὸς ὃν μεγαλήτορα θυμόν, Iliade XVII, 90); quindi, meditando di abbandonare le armi e il corpo di Patroclo, si domanda: ἀλλὰ τί ἤ μοι ταῦτα φίλος διελέξατο θυμός? (XVII, 97: "perché il mio θυμός medita, διελέξατο, queste cose?"). Il θυμός (thūmós) è quindi la "mente", la "coscienza" dell'uomo che si interroga, ma anche lo spirito vitale e la sede delle emozioni.
La nozione di θυμός a volte risulta sovrapponibile a quella di ψυχή (psyché), in altri casi è ben evidente che ψυχή e θυμός sono due elementi differenti.Ad esempio:
o ancora
In tal senso θυμός viene usato quando questi è racchiuso nei polmoni (ritenuti organi dell'intelligenza) come un elemento caldo; il termine diviene invece ψυχή quando abbandona il corpo con l'ultimo respiro, divenendo un elemento freddo.
Ma accade anche che θυμός e ψυχή lascino insieme il corpo, tuttavia ψυχή lo abbandona giungendo nell'Ade come ἠύτ ὄνειρος (un fantasma visto in sogno) mentre θυμός viene distrutto dalla morte.
Onians ricorda quindi come la ψυχή sia associata, come localizzazione, alla testa da dove veniva espirata, e che essa corrisponde piuttosto alla σκιά (skiá, ombra) come descritta nellOdissea (Odissea, X, 495, XI, 207) piuttosto che all'anima-respiro (questa nell'ambito del θυμός).
La nozione di coscienza nella filosofia greca Il primo autore a considerare una nozione di "coscienza" come luogo di riflessione e interiorità fu il filosofo neoplatonico Plotino:
Già lo stoicismo aveva evidenziato il carattere di interiorità della coscienza che si manifesta come colloquio dell'anima con se stessa di fronte al "non senso" del mondo e delle sue realtà caduche, l'unica via che rimane al saggio è il ripiego su sé stessi che dà significato alla propria esistenza individuale.
La nozione di coscienza nelle teologie cristiane antiche e medievali
Sant'Agostino riprende questa concezione stoica presentandola come occasione ideale per tutti gli uomini saggi e per i cristiani di cogliere la verità:
La strada del in te ipsum redi è quella che avvia alla verità assoluta rappresentata da Dio.
Per San Tommaso (in Summa Theologiae, I, q. 79, a. 13) «coscientia deriva da cum alio scientia [scienza unita ad altro]» nel senso che la coscienza è la consapevolezza di un sentimento di moralità per cui «... si dice che la coscienza attesta, impedisce, incita, come pure che accusa, rimorde e riprende. E tutto ciò proviene dall'applicazione di una nostra cognizione o scienza alle nostre azioni. Ora, questa applicazione avviene in tre modi. Primo, riconoscendo di aver fatto o di non aver fatto un'azione, secondo quel detto della Scrittura [Qo 7, 23]: «La tua coscienza [il tuo cuore] sa che anche tu hai detto tante volte male degli altri». E in questo caso diciamo che la coscienza attesta. Secondo, giudicando con la nostra coscienza di dover fare o di non dover fare una data cosa: e in questo caso si dice che la coscienza incita o trattiene. Terzo, giudicando con la coscienza se una data azione è stata fatta bene o male: e allora si dice che essa scusa, oppure che accusa o rimorde».
Secondo Tommaso, la coscienza è una modifica reale dello stato in cui vive il soggetto conoscente: del corpo animato se si tratta di conoscenza sensibile; dell'anima, se si tratta di conoscenza intellettuale. La conoscenza, inoltre, inerisce all'oggetto conosciuto che è ad essa esterno e la trascende, è coscienza di qualcosa che è altro-da-sé, quindi non è come un accidente interno al soggetto.Sofia Vanni Rovighi, Elementi di Filosofia, 3. La Natura e l'Uomo, Biblioteca (n. 6), Scholé, 2022, p. 99 La conoscenza è il risultato di una species impressa (generalmente, ma non sempre), dell'intelletto agente e dell'intelletto possibile personali.
La coscienza può essere paragonata a un quadro che può essere visto come un oggetto fisico composto da una tela e dagli elementi chimici che determinano i colori, così come essere considerato quale rappresentazione di Tizio oppure di Caio. In modo analogo, anche la coscienza può essere vista come realtà psicologica del soggetto conoscente oppure con riferimento all'oggetto rappresentato.
La nozione di coscienza nella filosofia moderna Il primo autore a elaborare la nozione di "coscienza" nella sua moderna accezione fu Gottfried Wilhelm von Leibniz, il quale, agli inizi del XVIII secolo, distinse le petites perceptions subliminali dalle aperceptions attraverso le quali le prime si manifestano a livello cosciente:
La nozione di coscienza nella filosofia della scienza Nel XX secolo di pari passo con lo sviluppo della fisica moderna e delle neuroscienze sono state proposte diverse teorie sulla formazione della coscienza, nessuna delle quali ancora provata sperimentalmente; una di queste è stata elaborata dal fisico teorico Roger Penrose ed implicherebbe fenomeni connessi alla meccanica quantistica e alla teoria della relativitàMarco Passarello, La coscienza è un effetto quantistico: Roger Penrose rilancia la sua teoria, Il Sole-24 ORE, 10 sett.2015 e, in ambito neuropsicopedagogico, il Modello Sferico della Coscienza è stato proposto da Patrizio Paoletti, per simboleggiare la fenomenologia della coscienza, utilizzando le proprietà geometriche della sfera.
Al 2022 non esiste prova che la coscienza possa essere l'effetto di un processo fisico e in particolare cerebrale o neuronale. Sono note solamente correlazioni fra stati neuronali e stati di coscienza.