Scelse lo pseudonimo Prus, poiché era legato da vincoli familiari ai Prus, famiglia prestigiosa appartenente alla Szlachta (la nobiltà polacca). Fu legato, come tanti altri autori suoi connazionali prima e dopo di lui, tanto alla Patria da prender parte, appena quindicenne, alla Rivolta di gennaio (1863) contro l'Impero russo oppressore: fu per questo catturato e imprigionato. Divenne giornalista nel 1872 a VarsaviaEnciclopedia Italiana (1935), Bolesław Prus e partecipò attivamente alla vita culturale della città. Occasionalmente, su alcuni quotidiani sono comparsi suoi brevi racconti e romanzi. Realizzata l'impossibilità di poter ottenere all'epoca l'indipendenza della Polonia dall'Impero, si dedicò attivamente, e - si potrebbe dire - "positivisticamente", allo studio dei problemi sociali del tempo.

Nel 2012 l'UNESCO ha celebrato il centenario della sua morte, ricordando Prus come un importante autore della Letteratura mondiale oltreché di quella polacca.

Biografia Dall'infanzia al Liceo Nacque a Hrubieszów, città oggi situata nel Voivodato di Lublino, posta sul confine con la Ucraina, nella Polonia orientale, da Antoni e Apolonia Głowacki. Sua madre, nata Apolonia Trembińska, morì quando aveva solo tre anni, nel 1850: il giovane Aleksander visse parte dell'infanzia con la nonna materna Marcjanna a Puławy, sempre nel Voivodato di Lublino, poi con la zia Domicela Olszewska a Lublino. Nel 1856 perse anche il padre.

Nel 1862 il fratello Leon, più vecchio di lui di tredici anni e di professione insegnante, lo portò con sé a Siedlce, nel Voivodato della Masovia, e poi a Kielce, nel Voivodato Swiętokrzyskie. L'anno successivo, appena sedicenne, prese parte alla Rivolta di Gennaio contro l'Impero russo, spinto come molti altri giovani dall'entusiasmo degli insegnanti. Il fratello Leon, convinto proprio dal giovane Aleksander, divenne subito uno dei leader della rivolta, ma durante essa fu colpito per la prima volta da una malattia che lo accompagnò sino alla morte (1907). La rivolta fu domata dallo zar, che ordinò imprigionamenti e deportazioni in Siberia.

Il 1º settembre 1863 il neosedicenne Aleksander aveva preso parte alla rivolta del villaggio Białka, a quattro chilometri da Siedlce, e ne aveva riportato dei danni, soprattutto agli occhi, rovinati dalla polvere da sparo. Per questo, quando fu catturato dai russi, fu portato all'ospedale, ma i medici non lo salvarono da quello che era stato un vero e proprio trauma adolescenziale, poi manifestatosi come agorafobia.

Cinque mesi dopo, nel 1864, fu nuovamente arrestato e imprigionato nel Zamek w Lublinie (Castello di Lublino) e sarebbe stato certamente fucilato se la Corte Militare non avesse accertato l'appartenenza ai Prus, ancora molto influenti in Polonia. Il 7 maggio fu rilasciato a patto che trascorresse il resto della propria adolescenza con lo zio Klemens Olszewski, marito di Domicela, com'era stato stabilito il 30 aprile.

Tornato alla vita quotidiana, Aleksander frequentò il Ginnasio a Lublino, dove ebbe come professore Józef Skłodowski, nonno del Premio Nobel Marie Curie. Diplomatosi il 30 giugno 1866, decise di continuare gli studi a Varsavia, città alla quale ha legato il suo nome.

Studente e giornalista Giunto a Varsavia per studiare Matematica e Fisica, iniziò ad avere difficoltà finanziarie nel 1868, così dovette tornare a Puławy nel 1869 per studiare all'Istituto d'Agricoltura locale. A questa cittadina è legato il breve racconto Pleśń świata (La muffa del Mondo), scritto anni dopo, nel 1884. Tornando al 1869, per una discussione avuta con il suo docente di lingua russa fu espulso e così, senza soldi e, apparentemente, speranze, decise di studiare da autodidatta. Suo unico punto di riferimento nello studio fu La Logica del filosofo ed economista britannico John Stuart Mill (all'epoca ancora vivente).

Nel 1872, tornato a Varsavia, Aleksander iniziò la sua fortunata carriera di giornalista e così, come ha più tardi sostenuto, imparò la scienza dello scrivere e a usare i doni dell'intelletto. Scrisse e pubblicò, nello stesso tempo, alcune opere filosofiche di un certo interesse scientifico: Sulla struttura dell'universo e Sulle scoperte e le invenzioni. Lesse e commentò con apprezzati articoli vari filosofi, economisti e studiosi contemporanei tra i quali il già citato Mill, Darwin, Alexander Bain, Herbert Spencer e il meno conosciuto Henry Thomas Buckle. A livello puramente letterario, s'interessò soprattutto al grande H.G. Wells, uno dei maggiori autori di Fantascienza di sempre.

In quanto giornalista, in questi anni visitò diversi luoghi che ne influenzarono l'opera: la miniera di sale di Wieliczka, la città di Nałęczów (Voivodato di Lublino) - nella quale si trova una sua statua - e nel 1887 a Mława poté assistere a un'eclissi solare. Quanto al lavoro, Filosofia, Scienza e Letteratura a parte, teneva soprattutto le pagine della cronaca. Scrisse comunque molto sulle varie discipline scientifiche, Matematica soprattutto, sostenendo, come del resto tutti gli autori positivisti, la loro importanza nella vita sociale e nazionale.

Fu soprattutto il pensiero sociologico di Herbert Spencer a influenzarlo: infatti l'idea che solo il più forte in natura sopravvive è il motivo ricorrente di diversi suoi racconti e romanzi. Aleksander, che aveva iniziato a firmarsi Bolesław Prus, ne parla descrivendolo come l'Aristotele del XIX secolo. Il paragone, comunque, non regge: il grande filosofo greco fu un punto di riferimento culturale sino al Romanticismo, quando i poeti si allontanarono dalla Poetica e il romanzo ottenne il proprio successo: Spencer è ancora oggi una figura essenziale della nostra cultura, ma il suo campo è di gran lunga meno vasto di quello di Aristotele. Fu quindi Spencer, e non Auguste Comte, il suo "filosofo di riferimento".

Con la fama e il sostegno dei letterati suoi contemporanei, Bolesław Prus ottenne finalmente stabilità per le proprie finanze. Così, il 14 gennaio 1875, sposò Oktawia Trembińska, sua lontana cugina - come si faceva tra nobili. Ella fu la sua unica moglie e da lei non ebbe mai figli, così più tardi decise di adottare Emil Trembiński (nato l'11 settembre 1886), un suo nipote, quando questi aveva solo due anni.

Inizia dunque in questo periodo la sua attività di scrittore, ma inizialmente la sua fama di autore fu limitata a racconti di un certo umorismo. Tuttavia fu questo un periodo di breve durata: infatti, nel 1878 l'Università di Varsavia gli chiese di ritirare un feroce articolo contro il poeta connazionale Wincenty Pol e Prus, rifiutando, venne duramente attaccato e contestato da critici, professori e studenti - uno di questi ultimi, tale Jan Sawicki, arrivò a schiaffeggiarlo nel corso di una conferenza. Questo episodio rimase sempre impresso nella memoria dello scrittore: a Parigi, anni dopo, ricordò di avere avuto un attacco di agorafobia quel giorno e di aver inizialmente pensato di denunciare lo studente.

La produzione letteraria Nel 1882 Prus succedette allo scrittore connazionale positivista Aleksander Świętochowski alla guida della rivista filosofica e letteraria Nowiny (Novità), nella quale - raccontò più tardi - faceva soltanto un'osservazione di fatti sociali per dare il proprio contributo all'evoluzione scientifica del proprio Paese. Continuò per il resto della propria vita a lavorare per il Nowiny, scrivendo articoli, racconti e occasionalmente romanzi.

Nello stesso tempo, l'attività letteraria di Prus ebbe un incremento significativo: studiando la concezione delle Arti del filosofo francese Hippolyte Taine, prese maggior coscienza delle proprie capacità e nuovi spunti per altri racconti. Lo scrittore connazionale suo contemporaneo Józef Ignacy Kraszewski osservò nella sua opera l'interesse per diversi autori anglofoni e francesi: per i primi il britannico Dickens e lo statunitense Mark Twain, per i secondi Victor Hugo, Gustave Flaubert, Alphonse Daudet e Émile Zola - tutti "mostri sacri" della Letteratura all'epoca ancora viventi. Tuttavia questi interessi non sono necessariamente dimostrazioni di influenze letterarie vere e proprie: infatti lo stile di Prus è decisamente originale.

Inizialmente concentrò la sua opera su quelle che i britannici chiamano micro-story o micro-fiction, spaziando da esse alla novella, genere che verso la fine del XIX secolo era ancora coltivato da grandi scrittori (si pensi, per esempio, all'italiano Giovanni Verga). Esse erano di fatto trascrizioni di storielle comuni, forse pure poco originali, ma spassose per il sottile senso dell'umorismo di Prus. I personaggi, infatti, non sono eroi, come di solito sono i protagonisti delle opere dei maggiori autori ottocenteschi - e questo dimostrerebbe apparentemente la scarsa influenza romantica. Dagli autori prima citati, Prus prese la consapevolezza dei limiti dell'essere umano, la voglia di superarli con qualunque espediente e, in parte, l'interesse per il Gotico. Comunque, Prus contrastava la poetica dei Romantici, specialmente dei tedeschi Friedrich Schiller e Novalis: infatti, entrambi sostenevano il valore eterno della Poesia, ma Prus se ne distanziava - e così, inevitabilmente, da tutto il Romanticismo - scrivendo che era la Prosa a essere eterna, perché vicina alla gente e non solo a poche persone privilegiate. Per i Romantici tutto era romantik, Prus, negando quest'altro essenziale principio, dimostra di non esser stato un autore post-romantico, bensì un convinto positivista. Il Romanticismo, dunque, verso la fine dell'Ottocento non era più ritenuto moderno.

Scrisse poi - ci si deve rifare a un altro termine inglese - historical fiction. Riguardo ad esse, fu certamente influenzato dal connazionale Premio Nobel per la Letteratura Henryk Sienkiewicz, del quale lesse e apprezzò la Trilogia. Nel 1888 Prus scrisse un racconto intitolato Una leggenda dell'Antico Egitto (Z legend dawnego Egiptu), il suo ultimo importante racconto prima dei due grandi romanzi, La bambola e Il Faraone. Il racconto fu essenziale per preparare il terreno sul quale, sette anni dopo, sorse il celebre romanzo storico nel 1895.

I suoi romanzi più celebri sono La bambola e Il Faraone: oltre a essi, si ricordano L'avamposto (Placówka), scritto durante un soggiorno a Nałęczów, dove tornò frequentemente in questi anni, e La nuova donna (Emancypantki), scritto nel 1893 - opera influenzata dall'ideologia femminista e dalla figura della romantica Mary Shelley. La bambola (Lalka) fu scritta pochi anni prima di quest'ultima, precisamente nel 1889: i protagonisti sono un tale Wokulski, un mercante molto brillante, e Ignacy Rzecki, un commesso con tanti ricordi dell'avventura napoleonica, che affronta i tumulti del suo tempo (la Rivolta di Gennaio e la Guerra turco-russa). Lalka è stato elogiato per la superba descrizione della realtà sociale di Varsavia del periodo. Romanzo forse di morale socialista, risente molto dell'influenza del pensiero di Herbert Spencer e della sua citazione, ricorrente, sopravvive il più forte. Alcuni hanno rispecchiato in questi due personaggi Prus stesso e l'amico filosofo, psicologo e scrittore Julian Ochorowicz. Il Faraone Il Faraone è forse il romanzo più importante di tutta l'opera di Prus: in esso, infatti, Prus tratta forse il tema che gli stava più a cuore, cioè la lotta per il potere nella società contemporanea.