Lolita è un romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov scritto in inglese, pubblicato inizialmente a Parigi nel 1955 e dieci anni più tardi tradotto in russo dallo stesso autore.

Il romanzo suscitò immediato scandalo per il contenuto scabroso, la passione di un uomo maturo per una ragazza pre-adolescente. Il narratore è un professore di letteratura di trentasette anni ossessionato da Dolores, dodicenne, con la quale intreccia una relazione sessuale dopo esserne diventato il patrigno. Lolita è il soprannome che l'uomo dà in privato alla fanciulla. Il termine «lolita» - complice anche la trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick - entrò nella cultura di massa e nel linguaggio prendendo a significare, per antonomasia, una giovanissima ragazza sessualmente precoce o comunque attraente,«Ragazza adolescente di aspetto provocante che suscita desideri sessuali anche in uomini maturi» (De Mauro, il dizionario della lingua italiana, Paravia). che appare comportarsi in maniera seduttiva nei confronti di uomini maturi. Questa visione, indotta soprattutto dal film di Kubrick, fu combattuta dallo stesso autore. Famosa fu l'intervista di Bernard Pivot del 1975 durante la trasmissione Apostrophes in cui Nabokov precisa: "Lolita non è una ragazzina perversa, è una povera bambina, che viene corrotta e i cui sensi non si risvegliano mai sotto le carezze del lurido signor Humbert."

Il romanzo ha avuto una seconda trasposizione filmica realizzata da Adrian Lyne nel 1997.

Genesi «Il primo vero palpito di Lolita mi attraversò verso la fine del 1939 o all'inizio del 1940 a Parigi, mentre ero immobilizzato da un forte attacco di nevralgia intercostale» scrisse Nabokov nella prefazione alle edizioni francese (1957) e italiana (1966) del romanzo. Da quella dolorosa, forzata immobilità ne uscì un bel racconto dalla vita fortunosa, prima ritenuto perduto durante il trasferimento in America nel 1940, poi ritrovato e pubblicato col titolo L'incantatore. Ma il tema del racconto - l'attrazione di un uomo maturo per una fanciullina nella fase di passaggio fra l'infanzia e l'adolescenza - aveva continuato ad agitare per via sotterranea la vena creativa dello scrittore se egli ci ritornò per dargli pieno sviluppo negli anni Cinquanta.

Benché Nabokov abbia sempre negato - in diverse interviste - di aver attinto la storia dalle cronache, nel 2018 Sarah Weinman pubblica il libro The Real Lolita asserendo che l'autore russo prese spunto da un vero caso. Nel giugno 1948 Florence Sally Horner, una ragazzina di 11 anni, fu rapita all'uscita dalla sua scuola a Camden, nel New Jersey, dopo essere stata ingannata da Frank La Salle, un cinquantenne che si fece passare per agente FBI. Tenuta prigioniera viaggiando in diversi posti per 21 mesi attraverso gli USA, l'adolescente fu ripetutamente abusata dall'uomo; dopo aver trovato il coraggio di confidarsi, fu finalmente liberata ma, una volta tornata nella sua comunità, la vittima innocente ne uscì moralmente colpevolizzata come "prostituta". L'amara vicenda si concluse con la morte di Florence in un incidente stradale ad appena 15 anni. Ad attestare l'influenza diretta della vicenda nel romanzo, oltre all'esplicita menzione che Nabokov fa del caso Horner nel capitolo 33, parte seconda del libro, la Weinman cita gli appunti sulla storia di Florence e la nota sulla morte dell'adolescente vergati sul manoscritto del romanzoAlessia Grossi, «Lolita fu Sally: il caso che ispirò Nabokov. Note a margine. La realtà. Lo scrittore russo negò fino alla morte di aver attinto dalla cronaca, ora si smentisce da sé», martedì 12 settembre 2018, Il Fatto Quotidiano, p.23. Già nel 2005 il critico Alexander Dolinin ipotizzò che il prototipo della storia di Humbert e Dolores "Lolita" fosse proprio il caso Horner. Tuttavia, la scrittura de L'incantatore, il lavoro non pubblicato del 1939, tende a dimostrare invece che l'idea del molestatore e della sua giovane vittima che in hotel si fanno passare per padre e figlia si agitassero nella mente di Nabokov molto prima del caso Horner.

Nel 2004 il critico tedesco Michael Maar segnalò l'esistenza di numerose somiglianze nella trama tra Lolita di Nabokov e un racconto, intitolato anch'esso Lolita, contenuto nella raccolta di racconti Die verfluchte Gioconda scritta dal dimenticato autore tedesco Heinz von Eschwege-Lichberg, sotto lo pseudonimo di Heinz von Lichberg, e pubblicata nel 1916 dalla Falken-Verlag di Darmstadt. Il racconto Lolita di Lichberg parlava di un intellettuale di mezza età che, durante un viaggio all'estero, si innamorava di Lolita, la giovanissima figlia del suo padrone di casa, la quale, alla fine del racconto, moriva. Maar suggerisce che la vicenda, più che al plagio, debba essere attribuita a un fenomeno di criptomnesia da parte di Nabokov.

Tema Il delirio passionale per una minorenne era urtante per la morale comune e ne ebbero paura i 4 editori americani che rifiutarono il manoscritto. Quel che ignoravano o sottovalutavano dell'opera erano la ricerca dei particolari e l'approfondimento della psiche e dei sentimenti dei protagonisti, l'uso sapiente dell'arma dell'ironia che insidiava, smorzandoli, i passaggi più scabrosi. Nel 1956, al suo apparire in America, fu sommerso dai fischi, dalle proteste, e dalle severe condanne dei benpensanti che non seppero trovarvi altro che un libello pornografico. Il romanzo divenne un best seller tradotto in 30 lingue, con oltre 50 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

La passione di Humbert Humbert, tipico prodotto della cultura della vecchia Europa, attraversa indenne il grottesco di un matrimonio, e l'adempimento dei relativi doveri coniugali, con la madre di Lolita, pur di continuare a stare accanto a lei senza destare sospetti. Liberatosi inaspettatamente il campo con la morte, quasi cercata, della moglie che aveva scoperto quell'orripilante attrazione sessuale, Humbert fugge in auto con l'oggetto dei suoi desideri, in una corsa senza meta, zig-zagante per tutto il vasto continente americano, di Stato in Stato, di motel in motel, di albergo in residence appartati, con le toilette delle stazioni di servizio, i supermercati, i gelati al pistacchio e i fumetti di Lolita, gli hamburger, i tanti letti sfatti, disordinati, per strade e autostrade con il cattivo gusto della provincia come sfondo. È un amore on the road per una donna che ancora non è donna, maniacalmente perseguito e inseguito per tutta l'America, agli occhi di un europeo terra ancora giovane, senza sedimentazioni, ancora plasmabile, proprio come la sua Lolita. Un amore-malattia dello spirito che ha per oggetto Lolita, ora dolce ora scorbutica, sempre mutevole, impenetrabile, inafferrabile. Proprio come un sogno. Un amore ideale, sublime anche se distorto, proiezione dei desideri di Humbert, suo "alter ego" inesistente nella realtà, per cui vana è la tensione a un suo possedimento totale, come vana è quella lunga corsa per il giovane continente, che non approda né a una conciliazione, né alla conoscenza di sé stesso. Humbert l'incantatore, il predatore, alla fine è lui il predato, l'incantato. Le parti si invertono quando Lolita, improvvisamente scomparsa e altrettanto inaspettatamente ricomparsa nella normalità di una donna sposata con un coetaneo, gli rivela il ruolo di "gioco" da lui sempre rivestito, uno dei tanti giochi da lei amati, come il tennis, come una nuotata. Nabokov ancora una volta mette in discussione la realtà e il suo effimero, perdente rapporto con quanto è apparente, frutto del sogno, della fantasia.

L'attacco non è frontale ma dissimulato sotto una valanga di artifici e di depistanti indizi. Per Nabokov la letteratura è sempre libero esercizio della fantasia, è gioco che, al pari della divina facoltà creatrice, ha il potere di ampliare a dismisura il mondo reale dando corpo alle sensazioni, ai desideri, alla fantasia. Creatura del XX secolo, Lolita è capricciosa, imbronciata, civettuola quel tanto da farsi inseguire "per gioco" in un lungo viaggio picaresco che porta in nessun dove, già in sé concluso e significante. Lolita è come Lilith, la prima moglie di Adamo come lui generata da Dio dalla polvere e dalla terra e incline alla disobbedienza e alla libertà (l'opposto di Eva, seconda moglie di Adamo nata per opera di Dio da una costola d'Adamo e incline all'obbedienza e alla maternità) che sfugge ancora una volta di mano all'uomo. Alla cognizione dello spaesamento, della perdita, della sofferenza, Nabokov oppone in Lolita la sublime arma del riso dissacranteGemma Gallo, «Lolita ci guarda. Un mito che non tramonta», La Voce, 27 marzo 1994, pp. 16-17.

Trama Parte prima

Il professore Humbert Humbert, voce narrante del racconto, annoiato insegnante quarantenne di letteratura francese, dopo un matrimonio fallito e dopo essersi ripreso da un esaurimento nervoso si trasferisce nella piccola città di Ramsdale nella Nuova Inghilterra per dedicarsi interamente alla scrittura. Affitta una stanza nella casa di Charlotte Haze, una vedova: è qui che fa la conoscenza di Dolores (chiamata anche Lo, Lola o Dolly), la figlia dodicenne della padrona. Ribelle e maliziosamente spregiudicata, Lolita gli richiama subito alla mente Annabelle, il suo primo amore da tredicenne.

Nonostante la differenza di età, Humbert perde la testa per la ragazzina e inizia con lei un sottile rapporto di ingenua complicità che porta Dolores a salutare Humbert prima di partire per la colonia con un casto bacio sulle labbra. Mentre la figlia si trova al campo estivo, Charlotte, che intanto si è innamorata di Humbert, si dichiara: egli accetta di sposarla al solo fine di continuare a vivere vicino alla sua Lolita.

Poco tempo dopo, a Charlotte capita di leggere il diario dell'uomo e, appresi i veri sentimenti e intenzioni di lui, progetta di fuggire e di inviare Dolores in un collegio: minaccia Humbert di esporlo a un pubblico scandalo come «detestabile, abominevole criminale bugiardo». Il destino tuttavia interviene a favore del professore: mentre sta attraversando la strada, Charlotte viene investita da un'automobile e rimane uccisa.

A questo punto Humbert va a riprendere Dolores dal campeggio raccontandole inizialmente che la madre è stata ricoverata in ospedale, ma invece di tornare a casa i due cominciano un lungo vagabondaggio da un motel all'altro in giro per gli Stati Uniti. La prima sera fa ingurgitare dei sonniferi alla ragazzina con l'intenzione di averla tutta per sé. Viene però a scoprire che Dolores ha già perduto la verginità con un ragazzo della sua età al campeggio.

Parte seconda Dopo avere ammesso la morte della madre, Humbert propone a Lolita di accettarlo come suo patrigno e affidatario. Humbert comincia anche a pagarla per ottenerne i favori sessuali e al fine di impedirle di denunciarlo alla polizia, la spaventa dicendole che se lo arrestano lui finirà in prigione e lei chissà dove per mano dei servizi sociali.