La macroeconomia è la branca delle scienze economiche che studia l'economia a livello aggregato, ovvero si occupa della struttura economica e della performance economica di interi Stati o di entità sovranazionali, e del comportamento economico dei macrogruppi di individui, diversamente dalla branca ad essa complementare detta microeconomia.

Oltre al suo apporto teorico, la macroeconomia affianca la capacità di compiere previsioni e formulare indicazioni sulle politiche economiche volte a incrementare la ricchezza delle nazioni in un orizzonte temporale di lungo termine. Pertanto, la macroeconomia è un campo di interesse sia per coloro che si occupano di economia in senso stretto (per esempio nel momento in cui si svolge un'analisi di mercato), che per coloro che si occupano di politica e finanza pubblica (ad esempio un dicastero economico nella regolare attività di programmazione economico-finanziaria), nonché di scienze sociali.

Introduzione Obiettivi e attività principali della macroeconomia e differenza con la microeconomia La struttura economica e la performance di uno Stato o di entità sovranazionali. Per esempio, tenta di capire da cosa è innescata la crescita economica nel lungo termine e con che indicatori si misura. Di contro, tenta anche di capire cosa crea il rallentamento della crescita, la decrescita o la stagnazione economica o, nell'ultimo caso, da cosa deriva la fluttuazione dello sviluppo economico. Tra le altre tematiche fondamentali, studia anche l'occupazione, la disoccupazione e l'inattività, e tenta di spiegare cosa causa la disoccupazione sia in tempi di prosperità che di ristrettezze economiche. La macroeconomia si spinge fino a tematiche che riguardano la politica monetaria; ad esempio cerca di spiegare come mai i prezzi (di un prodotto, di una fascia di prodotti come quelli di uso e consumo domestico o di tutti i prodotti sui mercati in generale, siano essi beni o servizi) salgono o calano, ovvero come mai sono soggetti a inflazione o deflazione al punto tale da creare delle vere e proprie crisi.

Siccome le nazioni vivono in un contesto di globalizzazione dei mercati, di aree di libero scambio e di unioni doganali (ad es. Unione europea, GATT, Mercosur, Comunità Andina, ASEAN, Unione Africana, Consiglio di Cooperazione del Golfo...), di esistenza di entità sovranazionali, di flussi facilitati di persone, beni, servizi e capitali (per pagare qualcosa o investire in qualcosa) e di superpotenze globali emergenti unite a paesi in via di sviluppo (PVS) e paesi tuttora sottosviluppati, la macroeconomia spiega anche come questo contesto generico di internazionalizzazione e connessioni tra economie più o meno potenti impatta sulle singole nazioni e sull'economia mondiale (world economy). Pertanto, il target di studio non è solo una singola economia o un'economia sovranazionale e simili (ad es. l'andamento macroeconomico dei paesi membri della Comunità Andina) ma, come terza alternativa, è l'intera economia mondiale. Esistono delle istituzioni globali che si occupano di aspetti di questa portata, come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Dagli obiettivi, si possono ricavare alcuni temi fondamentali della materia. Per esempio, se la macroeconomia cerca di studiare la disoccupazione, le sue cause, le sue misurazioni e come si combatte, uno dei temi fondamentali è proprio la disoccupazione.

Quando si tenta di capire come funziona un fenomeno, si sviluppa sempre una teoria macroeconomica, cioè un modello corredato da formule matematiche per effettuare misurazioni e previsioni e che è il frutto della ricerca in campo macroeconomico condotta nelle istituzioni e università (i risultati sono pubblicati in testi scolastici, riviste specializzate e report pubblici consultabili dai database di siti appositi). Tutte queste conoscenze compongono la macroeconomia come campo di studi e materia universitaria. La ricerca è sempre continua nella misura in cui non tutti i problemi di macroeconomia hanno una risposta o alcune teorie in particolare hanno dei sostenitori e detrattori. L'evolvere dell'assetto nazionale, sovranazionale e globale può anche generare nuove sfide per la macroeconomia. Di solito, le teorie macroeconomiche sono dei modelli aventi delle assunzioni base, delle formule e hanno la possibilità di essere usati concretamente e di essere confermati indipendentemente, se sono modelli ben formati e ben formulati.

Un modello va sempre testato empiricamente e, durante la sua elaborazione, lo studioso non deve commettere fallacie e/o essere soggetto a bias cognitivi (e.g. cherry picking, utilizzo di argomentazioni irrilevanti o insufficienti per dimostrare la tesi, bias di conferma ecc.). Il punto di partenza è sempre una domanda di ricerca, una volta preso coscienza di un problema, di un fenomeno, di un'incognita ecc. Questo processo coinvolge l'uso e la produzione di dati economici, che sono reperibili presso istituzioni pubbliche e private. Le prime li rendono disponibili gratis (si pensi per esempio all'ISTAT e alla Banca d'italia o a simili istituzioni in altri stati o ai dati prodotti dalle organizzazioni sovranazionali e internazionali come la Banca Centrale Europea/BCE e l'FMI). Alcune idee in macroeconomia sono largamente condivise, altre ancora sono moderatamente controverse mentre una minore quantità di teorie e tematiche sono estremamente divisive, difficili e controverse.

Oltre allo studio teorico, la seconda attività in macroeconomia è compiere delle previsioni macroeconomiche e statistiche (forecasts) sul futuro in base a un orizzonte temporale; quelli basilari, usati anche in finanza, sono il breve termine (fino a un anno), medio termine (fino a cinque anni) e lungo termine (fino a dieci anni o oltre). Più le previsioni sono nel lungo termine, più sono incerte, ma un certo livello di incertezza aleggia sempre in una qualunque previsione, ragion per cui le previsioni formulate in modo esaustivo di base contengono sempre più di uno scenario; i tre scenari più basilari sono quello ottimista, quello pessimista e quello intermedio tra i due; in alternativa, gli scenari più basilari sono quello più probabile, meno probabile e quello intermedio tra i due (si ricorda che nelle previsioni non esiste la certezza assoluta). Cambiando un solo presupposto su cui si basa la previsione, il risultato finale previsto (outcome) può anche ribaltarsi, ragion per cui le assunzioni base vanno selezionate con cura, esplicitate e sono anch'esse criticabili.

Queste previsioni si possono legare all'attività di analizzare una proposta politica che riguarda un topic trattato dalla macroeconomia, siccome si possono capire gli effetti probabili nel lungo termine o simili; in base alle previsioni, si può decidere se intraprendere o meno un'azione politica o emendarla per migliorarla. L'analisi positiva si limita a identificare le conseguenze di una riforma, mentre l'analisi normativa cerca di capire se si deve mettere in atto concretamente o meno (la scelta finale, in democrazia, spetta ai voti in Parlamento o a eventuali referendum popolari). La figura professionale che si occupa di analisi macroeconomica delle policy è l'analista macroeconomico (macroeconomic analyst), che possono essere consiglieri per i governi o possono lavorare anche per enti pubblici nazionali e internazionali come la Federal Reserve, la Banca Mondiale e l'FMI.

La macroeconomia ha un approccio teorico e pratico, siccome utilizza l'indispensabile conoscenza teorica per proporre delle soluzioni a delle problematiche nell'economia nazionale, sovranazionale e mondiale e che sono di interesse per la politica o per il dibattito intorno al tema (si pensi allo stesso interesse della stampa nazionale e internazionale). Per esempio, i macroeconomisti propongono delle soluzioni per diminuire il livello di disoccupazione, aumentare il PIL/GDP, aumentare i livelli di esportazione in contesto di deficit commerciale, aggiustare i livelli di inflazione o deflazione indesiderati e tenere un buon tasso di crescita economica nel lungo termine, siccome la ricchezza e la crescita generate vanno anche mantenute nel tempo.

Siccome queste soluzioni hanno dei costi in termini di denaro (oltre che di tempo) per essere implementate, esse si collegano direttamente alla finanza pubblica siccome lo Stato, nelle figure dei suoi ministri del governo di turno, deve capire quanti finanziamenti gli servono e come procurarseli (e.g. obbligazioni statali, tasse, prestiti in banca, vendita di asset/beni statali, soldi già accumulati tramite per esempio la partecipazione azionaria o obbligazionaria dello Stato in un'azienda). Pertanto, la macroeconomia non è un campo avulso da collegamenti con altre branche dell'economia e della politica siccome, per esempio, si collega in primis alla finanza pubblica e all'economia monetaria. Laddove si trattano per esempio le cause della disoccupazione legate allo sviluppo tecnologico, come rendere il diritto societario più attraente per le società già aperte e quelle future o la storia economica di una nazione, nascono ulteriori collegamenti secondari più o meno blandi con il campo della scienza e tecnologia, del diritto e della storia.

Alcuni dubbi possono sorgere riguardo alla differenza tra la macroeconomia e la microeconomia: come i nomi indicano in parte, sono l'uno l'opposto dell'altro perché la microeconomia ha le stesse basi e obiettivi della macroeconomia ma li cala in un contesto "micro", più ristretto, ovvero il singolo prodotto (o fascia di prodotto), investimento, mercato, consumatore o fascia di consumatore, lavoratore e azienda/società (a prescindere dalla sua grandezza e dalla market cap, e.g. micro-impresa startup di tipo nano-cap VS grande impresa multinazionale di tipo mega-cap). Il livello di studio non è quello statale/nazionale, in cui tutti i prodotti, investimenti mercati, consumatori, lavoratori e aziende/società sono aggregati insieme senza più distinzione di sorta; non è nemmeno sovranazionale, in cui più stati appartenenti a un'istituzione politica o di altra natura (e.g. i paesi dell'OCSE, del G7 e del BRICS) sono aggregati insieme; non è nemmeno mondiale, in cui tutti gli stati del mondo o gli stati membri delle Nazioni Unite/ONU (cioè quasi tutti) sono aggregati insieme. In sintesi, nella microeconomia il target di studio non raggiunge mai l'aggregato a livello nazionale: il livello di aggregazione è sempre inferiore.

A questo, si aggiunge che la macroeconomia non è equivalente alla politica ma, dal punto di vista della politica, la macroeconomia è un attrezzo: ergo, i due campi possono sovrapporsi ma non sono equivalenti, pure se i teorici o analisti di macroeconomia sono anche politici e viceversa (talvolta, ciò può avvenire). Un politico potrebbe trovare poco attraente una proposta che, dal punto di un macroeconomista, è molto utile in contesto (e.g. imporre delle barriere al commercio o toglierle; entrare o uscire dalla zona euro; aumentare o diminuire la spesa pubblica, i licenziamenti di statali, l'età pensionabile, le tasse ecc.): l'incontro tra politica e macroeconomia può anche essere problematico.

Il pensiero classico contrapposto al pensiero keynesiano Alcuni temi e modelli macroeconomici sono controversi e la causa principale è l'esistenza di più scuole di pensiero, filosofie, visioni e approcci, per esempio il monetarismo e la supply-side economics. Ma la più grande e longeva controversia storica è quella tra la scuola di pensiero classica e la scuola di pensiero keynesiana.