Fra i suoi clienti vi furono terroristi sia di estrema destra che di estrema sinistra, criminali di guerra e militanti scomodi, o personaggi che nessuno voleva difendere, incluso il negazionista dell'Olocausto (di origine ebraica ma ideologicamente diviso tra marxismo e islamismo) Roger Garaudy, il criminale di guerra nazista Klaus Barbie (1987), l'ex vicepresidente dell'Iraq Tareq Aziz (2008) ed il terrorista internazionale islamo-marxista Ilich Ramírez Sánchez, noto attentatore venezuelano-palestinese conosciuto come "Carlos lo sciacallo" (1994).

Nel 2002 si offrì di rappresentare l'ex presidente serbo Slobodan Milošević, che rifiutò, in seguito analogo rifiuto ebbe dalla famiglia di Saddam Hussein nel 2003. I media parlarono di lui chiamandolo coi nomignoli "l'avvocato del diavolo"Il soprannome "avvocato del diavolo" è stato usato dalla stampa europea per indicare anche Giovanni Di Stefano detto Johnny, avvocato e imprenditore condannato per truffe, oltre che con altri come gli avvocati milanesi Sergio e Giuliano Spazzali. e "avvocato del terrore" (titolo del celebre documentario su di lui del 2007), oltre che con il più benevolo "avvocato delle cause perse", e lui stesso contribuì alla sua notorietà intitolando la sua autobiografia The Brilliant Bastard e dando risposte provocatorie durante alcune interviste; quando gli chiesero se avrebbe difeso anche Hitler, lui replicò: "si certo, io difenderei anche Bush! Difenderei chiunque ma solo se fosse d'accordo nel dichiararsi colpevole." A queste condizioni, offrì il proprio patrocinio legale, in caso di processo, anche ad un altro suo nemico ideologico, il generale e premier israeliano Ariel Sharon.

Biografia

Nacque in Thailandia (all'epoca chiamata Siam) nel 1925 - anche se in realtà pare sia stato registrato in ritardo e che il vero luogo di nascita sia Savannakhet nell'attuale Laos, il 20 aprile 1924«Les mille et une vies de Me Vergès» [archive], L'Express, 28 février 2005. - e cresciuto sull'Isola di Riunione (dipartimento d'oltremare della Francia), Jacques Vergès era figlio di Raymond Vergès, un diplomatico francese, e di madre vietnamita, amante e poi convivente del padre, già sposato per la legge coloniale.

Il fratello gemello Paul Vergès (1925-2016), padre della politologa Françoise Vergès, sarebbe quindi più vecchio di lui di circa 9 mesi, e secondo alcuni non avrebbero nemmeno la stessa madre.Franck Johannès, «Mort de Jacques Vergès, avocat brillant, redouté et parfois haï », Le Monde, 15 août 2013 Vergès rimase orfano di madre a soli tre anni. Fu cresciuto secondo la fede buddhista ma presto divenne ateo in gioventù. Nel 1942, con l'incoraggiamento di suo padre, salpò per Liverpool per entrare a far parte di France libre sotto il comando di Charles de Gaulle, e partecipare alla resistenza anti-nazista.Event occurs at 00:04:04 -

Così motivò molti anni dopo la scelta di essere un avvocato controcorrente e garantista:

Dopo la guerra Jacques frequentò l'Università di Parigi studiando legge (suo fratello Paul divenne invece il leader del Partito Comunista di Réunion e in seguito membro del Parlamento europeo nella Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica). Nel 1949 Jacques divenne presidente dell'AEC (Associazione di Studenti Coloniali), dove conobbe Pol Pot, il futuro dittatore cambogiano, all'epoca studente a Parigi con il suo vero nome, Saloth Sar. Aderì al marxismo e fu iscritto al Partito Comunista Francese dal 1945 al 1957. Nel 1950 esaudì la richiesta del suo mentore comunista recandosi a Praga a dirigere una associazione di giovani per quattro anni.

Supporto al movimento di indipendenza algerino: i "processi di rottura"

Dopo il suo ritorno in Francia, Vergès divenne avvocato e guadagnò rapidamente fama per la sua volontà d'impegnarsi in cause controverse. Durante la lotta in Algeria difese molte persone accusate di terrorismo dal Governo Francese. Sostenne il movimento algerino di lotta armata per l'indipendenza dalla Francia, paragonandolo al movimento armato francese contro l'occupazione nazista del 1940. Vergès divenne una nota figura a livello nazionale difendendo dal 1957 un'algerina sospettata di guerriglia anti-francese, Djamila Bouhired; ferita in uno scontro a fuoco e torturata dai militari già in ospedale, fu imprigionata assieme a membri della sua famiglia, e imputata di terrorismo; Bouhired era stata accusata, assieme ad un'altra resistente, di aver posato una valigia esplosiva in un caffè frequentato da francesi, un attacco ai civili che causò 11 morti.

Pur dicendosi non colpevole dell'atto, nel processo affermò che se le fosse stato ordinato dai suoi capi di compiere un attentato simile contro i francesi occupanti, avrebbe eseguito senza dubbio l'ordine. Qui Vergès fece da pioniere per la sua particolare strategia, in cui la maggioranza dei suoi clienti non si dichiaravano estranei o innocenti, ma egli ne richiedeva l'assoluzione o la non processabilità/punibilità, non perché innocenti ma perché giustificabili dalle contingenze o dal diritto bellico. Comunque, Vergès accusò il governo stesso di aver commesso i fatti di cui la donna era stata accusata e di aver finanziato una campagna diffamatoria.

Il processo Bouhired fu il primo "processo di rottura" di Vergès, in cui il legale incolpava l'accusa degli stessi crimini attribuiti agli imputati, riprendendo con molta forza oratoria l'argomento retorico classico della difesa tu quoque.

Egli distingueva "processo di connivenza", il processo classico in cui si riconosce il diritto di giudicare, e il "processo di rottura" che verrà adottato da molti militanti, a seconda dell'atteggiamento dell'imputato verso la "giustizia" e il sistema, anche se ciò può essere solo apparente: Ancora:

Djamila Bouhired fu comunque condannata a morte in Francia per ghigliottina nel 1958, ma venne poi graziata, la pena fu commutata in ergastolo e lavori forzati da scontare nel carcere di Reims, dal presidente René Coty su richiesta di molti, tra cui intellettuali, cineasti e la principessa-diplomatica 'A'isha del Marocco; fu infine liberata con amnistia nel 1963, a seguito delle pubbliche pressioni provocate dalla campagna lanciata da Vergès col supporto di Georges Arnaud, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e l'ambiente degli esistenzialisti di sinistra francesi. I casi di Djamila Bouhired e quello simile di Djamila Boupacha furono utilizzati dai militanti anticolonialisti francesi come Sartre e de Beauvoir come esempio delle atrocità compiute dai militari in Algeria.

Il pamphlet Pour Djamila Bouhired, a firma di Arnaud e Vergès, costituì - assieme alla testimonianza dell'ex militare Robert Bonneau sul giornale sartriano Les temps modernes e al libro La tortura del militante franco-algerino Henri Alleg (con prefazione dello stesso Sartre) - uno dei cardini della denuncia contro le atrocità compiute dall'esercito francese nella colonia d'Algeria, che avrebbe infine ottenuto l'indipendenza nel 1962.Simone de Beauvoir, Political Writings, University of Illinois Press, 2014, note pp. 69-70 Vergès subì attentati alla sua vita dal movimento colonialista, compresa una bomba nel suo appartamento e una nella sua automobile. Vergès sviluppò un forte legame con la sua cliente; secondo il giornalista Lionel Duroy fu colpito dal suo coraggio e dallo sprezzo e derisione verso i suoi giudici e i militari: «questo avvocato tutto d'un pezzo, che apostrofava spavaldo magistrati e colleghi, incontrando Djamila, la quale esce dal letto dove è stata torturata, cede, piange, è sconvolto... Non so se è di Djamila che si innamora. Oppure se è del suo eroismo. Di certo si innamora di una donna che lo sconvolge».Eugenio Renzi, Il riflesso abbagliante di Djamila Bouhired, il Manifesto

Dopo alcuni anni (1965), Djamila sposò Vergès - la cui prima moglie era stata Colette Karin Vergès -, che si era convertito all'Islam (praticandolo per una parte della sua vita) nel 1957, assumendo il nome arabo di Mansoor (منصور, "colui che è vittorioso"); ebbero due figli, Meriem (1967) e Liess Vergès (1969); da Meriem e suo marito Fouad Habboub arriverà anche una nipote, Fatima Nur Arcanys Vergès-Habboub (1995). Benché avessero poi vissuto separati dal 1970, il matrimonio è durato formalmente 46 anni, fino al decesso dell'avvocato nel 2013, non essendo mai ufficializzato il divorzio.

Vergès difese e talvolta fece assolvere diversi combattenti algerini. Celebre fu la sua difesa del movimento francese che si mobilitò in difesa dei ribelli algerini, durante la Francia di Charles de Gaulle, movimento guidato da Francis Jeanson, la famosa rete Jeanson ("réseau Jeanson"), da cui fu tratto anche un film di Gianni Serra, La rete. A causa di un tentativo di limitare il suo successo nella difesa di clienti algerini, Vergès venne condannato nel 1960 a due mesi di carcere e gli venne temporaneamente vietata l'attività professionale per attività contro lo Stato. Nel 1962 fu insignito della cittadinanza algerina, trasferendosi temporaneamente ad Algeri; nel 1963 conobbe personalmente Mao Tse-Tung e, in seguito, Ernesto Che Guevara.

Palestinesi e movimenti anti-coloniali Nel 1965 andò in Israele per assumere la difesa del militante palestinese di Fatah Mahmud Hijazi, ma gli fu impedito perché straniero. Hijazi fu liberato con uno scambio di prigionieri nel 1971.

Ai movimenti indipendentisti è dedicato il suo libro Quant'erano belle le mie guerre! in cui scrive, rivolgendosi ai suoi clienti e amici:

È stata definita come la più intensa e toccante opera di Jacques Vergès, nella quale colui che è stato chiamato "l'irriducibile, destabilizzante difensore dei già-dannati-dal-grande-tribunale-d'Occidente" (e, proprio per questo, della dignità di ogni essere umano)", si racconta in sequenze play-back solo tessute dalla libera associazione della memoria, e si rivolge agli amici caduti nelle guerre contro la tirannia e l'oppressione.

Gli anni misteriosi

Fra il 1970 ed il 1978 Vergès scomparve senza nessuna spiegazione; venne visto l'ultima volta il 24 febbraio 1970. Lasciò la sua famosa moglie Djamila e tagliò almeno ufficialmente tutti i suoi legami, mentre la famiglia e gli amici continuavano a chiedersi se fosse stato ucciso. Molti credettero infatti che fosse stato rapito e assassinato.Event occurs at 00:50:29 - He was last seen on 24 February 1970, at an anti-colonial rally in Paris. He made a speech and vanished. After 3 months, Djamila Bouhired and his friends, were sure he was dead. Pare sia vissuto in incognito o in clandestinità tra Beirut, Cuba e Berlino Est.

Dove sia stato durante questi anni rimane un mistero e lui non lo volle rivelare; alcuni diranno fosse in Cambogia con i Khmer rossi, ma si dice che Pol Pot ("fratello n. 1") abbia negato così come Ieng Sary ("fratello n. 3")Event occurs at 00:52:56 - "The Brilliant Bastard". In that book are two passages I remember. It says... that Jacques Vergès could have been in Cambodia. I remember that Pol Pot wrote in the margin: No., interpellato al proposito. Ci sono anche voci che lo davano a Parigi, in Vietnam come quelle, ritenute le più probabili, in vari paesi Arabi, assieme a membri di gruppi per la liberazione della Palestina, soggiornando forse anche presso il quartier generale del leader OLP Yasser Arafat, allora a Beirut (Libano).Event occurs at 00:55:44 - "It was in May 1973, ... several politicians... were meeting at Arafat's HQ. ... Arafat suddenly looked at [Abou Hassan Salameh PLO security chief] and asked: "Who is this Vergès? What is he?" Abou Hassan Salameh answered literally: "He's an important lawyer who defends the Palestinian cause." Arafat smiled and said: "Keep working with him." My codename was "Pascal". And Vergès? "Mansour"."