L'esistenza di Gautama è collocata tradizionalmente tra il 566 a.C. e il 486 a.C., ma, data la contraddittorietà delle fonti, studi recenti la pongono due secoli più tardi."Il buddismo e il contemporaneo giainismo iniziarono a svilupparsi sul volgere del IV secolo a.C., sorgendo da quei numerosissimi movimenti ascetici che pullularono nella crisi della religiosità vedica." in Francesco Maniscalco, Datazione Buddha, p. 6. Egli proveniva da una famiglia ricca e nobile del clan degli Śākya, da cui anche l'appellativo Śākyamuni (l'asceta o il saggio della famiglia Śākya)Nelle altre lingue asiatiche il nome del Buddha Śākyamuni viene così reso: in cinese come: 釋迦牟尼 Shìjiāmóuní in coreano come: 석가모니 Seokgamoni o Sŏkkamoni in giapponese come: 釋迦牟尼 Shakamuni in vietnamita come: Thích ca mâu ni in tibetano come: Shākya thub-pa.
Un solo Gautama Buddha, diversi nomi Il termine sanscrito e pāli, Buddha indica, nel contesto religioso e culturale indiano, "colui che si è risvegliato" o "colui che ha raggiunto l'illuminazione".
Altri appellativi con cui viene spesso indicato Gautama Buddha sono i termini sanscriti: Tathāgata: "Il Così Andato" o "Il Così Venuto", epiteto con cui Gautama Buddha indica sé stesso nei suoi sermoni, uguale alla forma pāli che compare di frequente nel canone pāli; Śākyamuni: "Il saggio dei Śākya" (riferito al clan a cui apparteneva Gautama Buddha), utilizzato soprattutto nella letteratura del Buddismo Mahāyāna (Sakyamuni nel canone pāli); Sugata: "Il Bene Andato", utilizzato soprattutto nell'ambito delle scritture del Buddismo Vajrayāna ma frequente anche nel canone pāli; Bhagavān: "Signore", "Venerabile", "Illustre", Beato, Sublime, Perfetto. Dal sostantivo sanscrito bhaga, "ricchezza", "fortuna". Nella letteratura buddista indica il Buddha. Bodhisattva: "colui che sta percorrendo la via per diventare un buddha", o "colui che cerca di conseguire il 'Risveglio'" o "colui la cui mente (sattva) è fissa sulla bodhi", usato per indicare Gautama prima del conseguimento della condizione di Buddha. Nella letteratura di scuola Theravāda viene indicato con il nome pāli di Gotama Buddha.
La vita di Gautama Buddha secondo le tradizioni buddiste
Vite anteriori del Buddha
Nella tradizione buddista la vita di Gautama sarebbe stata preceduta da innumerevoli altre rinascite. In una prospettiva buddista tali rinascite non coincidono con il concetto di metempsicosi, o trasmigrazione di un'anima individuale, in quanto il concetto di sé permanente (ātman) è esplicitamente negato con la dottrina dell'anātman. Non sono forme di reincarnazione, ma scandite dalla successione di vite legate fra loro dalla trasmissione degli effetti del karma.
Queste Jātaka («vite anteriori»), che nella tradizione fanno parte integrante della vita di Gautama, furono incluse nel canone buddista e sono formate da 547 racconti edificanti in cui compaiono animali, dèi, e uomini delle più diverse estrazioni sociali e castali.
Fonti Sulla vita di Gautama Buddha esistono numerose tradizioni canoniche. La più antica biografia autonoma di Gautama Buddha ancora oggi disponibile è il Mahāvastu, un'opera della scuola Lokottaravāda del Buddismo dei Nikāya risalente agli inizi della nostra Era, redatta in sanscrito ibrido.
Esistono anche il Lalitavistara, il Buddhacarita di Aśvaghoṣa e lAbhiniṣkramaṇasūtra. Di quest'ultimo sutra, dal titolo in lingua cinese 佛本行集經 Fó běnxíng jí jīng, sono disponibili ben cinque versioni nel Canone cinese, conservate nel Běnyuánbù.
Più tarda (IV, V secolo d.C.) è la raccolta biografica, sempre autonoma, contenuta nel Mūla-sarvāstivāda-vinaya-vibhaṅga. Episodi della sua vita non come biografie autonome si conservano anche nelle raccolte dei suoi discorsi riportati negli Āgama-Nikāya.
Secondo Erich FrauwallnerErich Frauwallner. The Earliest Vinaya and the Beginnings of Buddhist Literature. Roma, 1956. tutto questo materiale biografico, autonomo o inserito nelle raccolte dei sermoni di Gautama Buddha, farebbe parte di una prima biografia composta un secolo dopo la sua morte, e inserita come introduzione allo Skandhaka, a sua volta un testo del Vinaya. Di diverso avviso sono altri studiosi come Étienne LamotteOp. cit.. e André BareauAndré Bareau. Recherches sur la biographie du Buddha dans les Sūtrapitaka et les Vinayapitaka anciens 2 voll. Paris, 1963–1971. per i quali invece le biografie di Gautama Buddha hanno subìto una graduale evoluzione partendo proprio dalle narrazioni episodiche contenute negli Āgama-Nikāya e nei Vinaya per poi evolversi nelle raccolte autonome come il Mahāvastu.
Nascita Nel complesso queste biografie tradizionali narrano della sua nascita avvenuta nel Nepal meridionale, a LumbiniWeise, Kai, et al. (2013), The Sacred Garden of Lumbini - Perceptions of Buddha's Birthplace, Paris: UNESCO (non distante da Kapilavastu), e raccolgono numerosi racconti e leggende che hanno l'obiettivo di evidenziare la straordinarietà dell'avvenimento: miracoli che ne annunciano il concepimento, chiari segnali che il bimbo che stava per venire al mondo sarebbe stato un Buddha.
La sua famiglia di origine (Śākya significa "potenti") si dice fosse ricca: una stirpe guerriera che dominava il paese e che aveva come capostipite leggendario il re Ikṣvāku.
Il padre di Siddartha, il rāja Suddhodana, regnava su uno dei numerosi stati in cui era politicamente divisa l'India del nord. La madre di nome Māyā (o Mahāmāyā) è descritta di grande bellezza.
Suddhodana e Māyā erano sposati da molti anni e non avevano avuto figli. Nel Buddhacarita si racconta che Mahāmāyā sognò che un elefante bianco le penetrò nel corpo senza alcun dolore e ricevette nel grembo, "senza alcuna impurità", Siddharta che fu partorito nel bosco di Lumbinī, dove il figlio le nacque da un fianco senza alcun dolore. Siddharta, sempre secondo il racconto del Buddhacarita, nacque pienamente cosciente e con un corpo perfetto e luminoso e dopo sette passi pronunciò le seguenti parole:
Sempre secondo il Buddhacarita (canto I) dopo la nascita di Siddartha furono invitati a corte brahmani e asceti per una cerimonia di buon auspicio. Durante questa cerimonia si racconta che il vecchio saggio Asita trasse, com'era consuetudine, l'oroscopo del nuovo nato e riferì ai genitori dell'eccezionale qualità del neonato e la straordinarietà del suo destino: tra le lacrime, spiegò che egli sarebbe infatti dovuto diventare o un Monarca universale (Chakravartin, sans., Cakkavattin, pāli), oppure un asceta rinunciante destinato a conseguire il risveglio, che avrebbe scoperto la Via che conduce al di là della morte, ossia un BuddhaSuttanipāta 693. Alla richiesta di spiegazioni sulla ragione delle sue lacrime, il vecchio saggio spiegò che erano dovute sia alla gioia d'aver scoperto un tale essere al mondo, sia alla tristezza che gli derivava il constatare che la sua età troppo avanzata non gli avrebbe permesso di ascoltare e di beneficiare degli insegnamenti di un tale essere realizzato. Si fece pertanto giurare dal nipote Nālaka che lui avrebbe seguito il Maestro una volta che fosse cresciuto e che ne avrebbe imparato e messo in pratica gli insegnamentiSuttanipāta 695.
Il padre rimase turbato dalla possibilità che il figlio lo abbandonasse, privandolo della legittima successione al trono, e organizzò tutto quanto potesse impedire l'evento premonito. La madre Māyā morì a soli sette giorni dal parto e il bimbo venne quindi allevato dalla seconda moglie del re Suddhodana, Pajāpatī, una sorella minore della defunta Māyā, nel più grande sfarzo. Figlio, quindi, di un rāja, cioè di un capo eletto dai maggiorenti cui era affidata la responsabilità del governo, ricevette il nome di Siddharta (="quegli che ha raggiunto lo scopo") Gautama ("l'appartenente al ramo Gotra degli Śākya").
Siddharta mostrò una precoce tendenza contemplativa, mentre il padre l'avrebbe voluto guerriero e sovrano anziché monaco. Il principe si sposò giovane, all'età di sedici anni, con la cugina Bhaddakaccānā, nota anche con il nome di Yashodharā, con la quale ebbe, tredici anni più tardi un figlio, Rāhula. Nonostante però fosse stato allevato in mezzo alle comodità e al lusso principesco e fatto partecipare alla vita di corte in qualità di erede al trono, la profezia del saggio Asita puntualmente s'avverò.
Genealogia rāja ??? Śākya ├─ rāja Sihahanu Śākya │ @ rājñī Kaccanā │ └─ rāja Suddhodana Śākya (*Kapilavastu / +Kapilavastu) │ @1 rājñī Māyā (Mahāmāyā) (*Devdaha, 617 a.C. / +Kapilavastu, 566 a.C.), figlia di Anjana Śākya, rāja di │ Devdaha, & di rājñī Yasodharā │ └─ Siddhārtha Gautama Śākyamuni Buddha (*Lumbinī, 566 a.C. / +Kuśināgara, 486 a.C.) │ @(550) Yashodharā (Bhaddakaccānā) (*566 a.C. / +488 a.C.), figlia di Daṇḍapāni (Suppabuddha), rāja dei Koliyā, & di rājñī │ Pamitā Śākya │ └─ Rāhula Śākya (*Kapilavastu, 534 a.C.) │ @2 rājñī Mahāprajāpatī Gautamī (Pajāpatī), figlia di Anjana Śākya, rāja di Devdaha, & di rājñī Yasodharā │ ├─ Saundarananda-Mahakavya Śākya (Nanda il Bello) │ └─ Sundarī Nandā Śākya ├─ Anjana Śākya, rāja di Devdaha │ @ rājñī Yasodharā │ ├─ Daṇḍapāni (Suppabuddha), rāja dei Koliyā [vedi sopra] │ ├─ rājñī Māyā (Mahāmāyā) Śākya (*Devdaha, 617 a.C. / +Kapilavastu, 566 a.C.) [vedi sopra] │ └─ rājñī Mahāprajāpatī Gautamī Śākya (Pajāpatī) [vedi sopra] └─ rājñī Pamitā Śākya [vedi sopra] @ Daṇḍapāni (Suppabuddha), rāja dei Koliyā [vedi sopra] ├─ Yashodharā (Bhaddakaccānā) (*566 a.C. / +488 a.C.) [vedi sopra] └─ Devadatta
Fuga
A 29 anni, ignaro della realtà che si presentava fuori della reggia, uscito dal palazzo reale paterno per vedere la realtà del mondo, testimoniò la crudeltà della vita in un modo che lo lasciò attonito. Incontrando un vecchio, un malato e un morto (altre fonti narrano di un funerale), comprese improvvisamente che la sofferenza accomuna tutta l'umanità e che le ricchezze, la cultura, l'eroismo, tutto quanto gli avevano insegnato a corte erano valori effimeri. Capì che la sua era una prigione dorata e cominciò interiormente a rifiutarne agi e ricchezze.
Poco dopo essersi imbattuto in un monaco mendicante, calmo e sereno, decise di rinunciare alla famiglia, alla ricchezza, alla gloria ed al potere per cercare la liberazioneNidānakathā, il "racconto introduttivo" del libro delle rinascite, Jātaka; vedasi anche Anguttaranikāya, 3 39 e il Buddhacarita canti V e VI.. Secondo il Buddhacarita (canto V), una notte, mentre la reggia era avvolta nel silenzio e tutti dormivano, complice il fedele auriga Chandaka, montò sul suo cavallo Kanthaka e abbandonò la famiglia ed il reame per darsi alla vita asceticaAśvaghoṣa, Buddhacarita; Nidānakathā. Secondo un'altra tradizione comunicò la propria decisione ai genitori e, nonostante le loro suppliche e lamenti, si rasò il capo e il volto, smise i suoi ricchi abiti e lasciò la casaAṅguttara Nikāya III, 38; Majjhima Nikāya 26. Fece voto di povertà e compì un percorso tormentato d'introspezione critica. La tradizione vuole ch'egli abbia intrapreso la ricerca dell'illuminazione a 29 anni (536 a.C.).
Pratica della meditazione
Dopo la fuga dalla società, abhiniṣkramaṇaSukumar Dutt, Buddhist monks and monasteries of India, their history and their contribution to Indian culture, Delhi, Motilal Banarsidass, p. 36, Gautama si diresse dall'asceta Āḷāra KālāmaDīgha Nikāya, 16 2 27 che soggiornava nella regione del KosalaAexander Wynne, The origin of Buddhist meditation, London, Routledge, p. 9. e segg.. Lì si esercitò sotto la sua guida nella meditazione e nell'ascesi, per conseguire la ākiñcaññayatana, la "sfera di nullità" che per Āḷāra Kālāma coincideva col fine ultimo della liberazione, mokṣa.