Loffensiva su Kiev () fu una grande operazione sferrata dall'Armata Rossa nel novembre 1943 sul fronte orientale durante la seconda guerra mondiale per sbucare dalle teste di ponte conquistate sul Dnepr e occupare la capitale ucraina di Kiev. L'offensiva ottenne pieno successo grazie all'audace piano adottato dal generale Nikolaj Vatutin, comandante del 1º Fronte Ucraino, che sorprese le difese tedesche e permise alle forze corazzate sovietiche di avanzare rapidamente a nord e a nord-ovest di Kiev, sfruttando la piccola testa di ponte di Ljutež.
Le truppe tedesche del Gruppo d'armate Sud del feldmaresciallo Erich von Manstein, schierate a difesa della linea del Dnepr, furono colte impreparate e non riuscirono a contrastare la rapida avanzata dei carri armati sovietici; Kiev venne occupata il 6 novembre. Nei giorni seguenti il comando tedesco, con l'afflusso di notevoli forze mobili di riserva, riuscì a fermare l'ulteriore avanzata nemica ad ovest di Kiev ed a contrattaccare ma non riuscì a riconquistare la capitale ucraina. La vittoria di Kiev ebbe grande importanza strategica per i sovietici e permise di superare in forze la linea del Dnepr su cui i tedeschi avevano sperato di costituire il cosiddetto Ostwall (il fronte fortificato difensivo); inoltre ebbe anche importanza propagandistica evidenziando i successi dell'Armata Rossa e l'andamento della guerra ormai favorevole all'Unione Sovietica.
La linea del Dnepr
La lotta per le teste di ponte Il 14 settembre 1943 il feldmaresciallo Erich von Manstein era riuscito, dopo estenuanti colloqui con Adolf Hitler al Quartier generale di Rastenburg, ad ottenere l'autorizzazione ad una ritirata generale del suo Gruppo d'armate Sud dietro il corso del Dnepr che, con la sua ampiezza e la sua riva occidentale scoscesa e dominante sulla steppa a est, si prestava all'organizzazione di una solida posizione fortificata apparentemente in grado di respingere ulteriori avanzate dell'Armata Rossa.. Il feldmaresciallo aveva ripetutamente sottolineato il grave indebolimento delle sue forze dopo la durissime battaglie a Char'kov, sul Mius e nel Donbass, seguite al fallimento di Kursk. Disponendo solo di poche centinaia di mezzi corazzati, il Gruppo d'armate Sud rischiava un crollo strategico definitivo di fronte alle continue offensive sovietiche. Il Gruppo d'armate Sud disponeva ancora di 257 carri armati e 220 cannoni d'assalto..
Hitler acconsentì con grande riluttanza alla ritirata generale e prescrisse che la 6ª Armata passasse al comando del Gruppo d'armate A del feldmaresciallo Ewald von Kleist per sbarrare la steppa di Nogaj e coprire l'istmo di Perekop che dava accesso alla Crimea, ritenuta dal Führer di grande importanza strategica e politica. Inoltre Hitler ordinò al feldmaresciallo von Manstein di mantenere una serie di teste di ponte a est del Dnepr, a Dnepropetrovsk, Zaporož'e, Kremenčuk e Kiev, da cui eventualmente riprendere l'offensiva in caso di miglioramento della situazione generale e di indebolimento delle forze sovietiche. Ebbe quindi subito inizio la ritirata generale delle truppe del Gruppo d'armate Sud; il ripiegamento si svolse ordinatamente, enormi colonne si inoltrarono sulle primitive piste dell'est verso il Dnepr, le quattro linee ferroviarie disponibili vennero utilizzate per trasferire una parte dei reparti su treni pesantemente armati contro le minacce dei partigiani, le truppe di retroguardia effettuarono metodiche distruzioni di città, villaggi, infrastrutture, impianti industriali, centrali elettriche, ponti. Vennero stesi campi di mine e l'intero territorio abbandonato venne devastato dalle truppe tedesche per rallentare l'inseguimento ed intralciare le operazioni delle forze sovietiche. Anche la popolazione venne in buona parte deportata ad ovest del fiume per sottrarre manodopera e reclute all'Armata Rossa..
L'Armata Rossa diede subito inizio all'inseguimento del nemico in ritirata; l'alto comando sovietico comprese l'importanza di non concedere tregua ai soldati tedeschi e di premere da vicino le truppe della Wehrmacht per impedire di organizzarsi solidamente sulla riva occidentale del fiume, largo in alcuni tratti anche alcuni chilometri.. Fin dal 9 settembre lo Stavka aveva diramato una direttiva speciale in cui ordinava di attraversare d'assalto i grandi fiumi ucraini e prometteva decorazioni e ricompense alle truppe che fossero riuscite ad attraversare subito il Dnepr e costituire teste di ponte.. Quindi i soldati sovietici seguirono subito dietro le colonne tedesche in ripiegamento, e i comandanti dei vari fronti sollecitarono alla massima velocità per raggiungere al più presto il Dnepr; la 4ª Panzerarmee del generale Hermann Hoth rischiò di essere intercettata a est del fiume ma riuscì alla fine ad attraversare in salvo sui ponti di Kiev e Čerkasy, pressata da vicino dai reparti sovietici.
Le armate sovietiche avanzarono velocemente in direzione del Dnepr, che venne raggiunto per primo il 21 settembre a sud delle paludi del Pripjat dalla 60ª Armata del generale Ivan Černjachovskij, appartenente al Fronte Centrale del generale Konstantin Rokossovskij.. Nei giorni seguenti anche i reparti di avanguardia del Fronte di Voronež del generale Nikolaj Vatutin, del Fronte della Steppa del generale Ivan Konev e del Fronte sud-ovest del generale Rodion Malinovskij arrivarono in successione al fiume e piccoli reparti d'assalto iniziarono gli attraversamenti con mezzi di fortuna che, pur effettuati con scarso sostegno logistico e rafforzati con grande difficoltà, permisero di cogliere impreparate le difese tedesche e di conquistare preziose posizioni tattiche sulla riva occidentale. Il 22 settembre la brigata di testa della 3ª Armata corazzata della Guardia del generale Pavel Rybalko (la 56ª Brigata corazzata della Guardia) attraversò a nord di Kanev, nella zona della cittadina di Bukrin; il 25 settembre il fronte del generale Konev superò il fiume a sud-ovest di Kremenčuk; il 26 settembre piccoli reparti del fronte del generale Malinovskij passarono il fiume a sud di Dnepropetrovsk.. Entro una settimana, per mezzo di piccole imbarcazioni, di chiatte o di precari ponti di legno, i soldati sovietici costituirono ventitré teste di ponte lungo il Dnepr, alcune estese per poche centinaia di metri, altre per diversi chilometri.
Lo Stavka diramò subito precise direttive per sfruttare la situazione e ampliare le teste di ponte, dando inizio alla "prima battaglia del Dnepr": durante l'ultima settimana di settembre e l'intero mese di ottobre continuarono gli attacchi dei fronti sovietici schierati nel settore meridionale (ridenominati dall'alto comando sovietico 1°, 2° 3° e 4° Fronte Ucraino) in tutte le aree difese dal Gruppo d'armate Sud e dal Gruppo d'armate A.. Il generale Konev attaccò dalla sua testa di ponte a sud di Kremenčuk e fece notevoli progressi anche se il primo tentativo di conquistare Kryvyj Rih venne respinto il 25 ottobre dalle riserve corazzate tedesche del 40º Panzerkorps. Più a sud il generale Malinovskij riuscì, dopo essere stato sollecitato bruscamente da Stalin in persona ad ottenere risultati concreti, a liberare Zaporož'e il 13 ottobre e Dnepropetrovsk il 25 ottobre, dove riuscì ad impedire in parte la distruzione da parte tedesca della diga sul fiume e degli impianti elettrici. Ancora più a sud il generale Tolbuchin infranse la linea difensiva della Moločnaja e raggiunse il basso corso del Dnepr, anche se non riuscì a distruggere l'ampia testa di ponte di Nikopol', tenacemente difesa dalle truppe tedesche..
Terminò invece con un fallimento il grande attacco pianificato dal generale Vatutin a partire dalla testa di ponte di Bukrin per aggirare e liberare Kiev da sud. Un importante lancio di paracadutisti sovietici alla fine di settembre si concluse con un disastro e con la disgregazione della maggior parte dei reparti aviolanciati, mentre i due attacchi in forze, sferrati nel mese di ottobre dalla 3ª Armata corazzata della Guardia e dalla 40ª e 27ª Armata, vennero respinti dall'intervento delle divisioni corazzate del 24º Panzerkorps del generale Walther Nehring e del 48º Panzerkorps del generale Otto von Knobelsdorff (19. Panzer-Division, 3. Panzer-Division e 7. Panzer-Division), che impedirono l'allargamento della testa di ponte e inflissero dure perdite agli attaccanti..
Un nuovo piano
La notte del 27 settembre un piccolo distaccamento di 22 soldati al comando del sergente Nefedov, appartenenti alla 240ª Divisione fucilieri della 38ª Armata, riuscì ad attraversare di sorpresa il Dnepr, largo in quel tratto 600-700 metri, nei pressi della cittadina di Ljutež, a nord di Kiev; entro il 30 settembre la 240ª Divisione fucilieri riuscì a rafforzare questa precaria posizione ed a traghettare due reggimenti con artiglieria campale sulla riva occidentale. In questo modo la 38ª Armata del 1° Fronte Ucraino costituì un'importante testa di ponte a monte di Kiev, in collegamento con la 60ª Armata, superando le difese delle due divisioni di fanteria del 13º Corpo d'armata tedesco del generale Hauff, appartenente al fianco sinistro della 4ª Panzerarmee del generale Hoth.. Il generale Vatutin, comandante del 1° Fronte Ucraino, intervenne subito per sfruttare la situazione e inviò con la massima urgenza il 5º Corpo carri della Guardia del generale Andrej Grigorevič Kravčenko verso Ljutež. Il corpo corazzato sovietico riuscì ad effettuare un rapido spostamento e, dopo aver completato con successo un rischioso passaggio della Desna facendo marciare i carri armati sul fondo del fiume parzialmente sommersi, raggiunse il 5 ottobre la testa di ponte dove, con chiatte di fortuna, trasportò 60 mezzi corazzati sulla riva occidentale. Il 5º Corpo carri della Guardia riuscì quindi a rinforzare in tempo la 240ª Divisione fucilieri e contribuì a respingere i tentativi del 13º Corpo d'armata tedesco di ributtare i sovietici oltre il fiume..
Il consolidamento della testa di ponte a nord di Kiev permise al generale Vatutin di modificare il suo piano per liberare la capitale ucraina; dopo i ripetuti fallimenti a Bukrin, il generale presentò fin dal 18 ottobre le sue nuove proposte allo Stavka, evidenziando i successi raggiunti dalla 38ª Armata a Ljutež e la possibilità di sviluppare un attacco su Kiev da nord-est in collaborazione con la 60ª Armata del generale Černjachovskij. Il generale Vatutin richiese importanti rinforzi per mettere in atto il nuovo progetto e il 24 ottobre lo Stavka comunicò il suo consenso e decise un massiccio rafforzamento della testa di ponte.. Il nuovo piano prevedeva un attacco diversivo il 1º novembre da Bukrin con la 27ª e la 40ª Armata ed un attacco principale da Ljutež con la 38ª Armata, la 60ª Armata, il 5º Corpo carri della Guardia, rafforzati con l'arrivo da sud della 3ª Armata corazzata della Guardia, del 1º Corpo di cavalleria della Guardia e del 7º Corpo di artiglieria di sfondamento. La 2ª Armata aerea del generale Krassovskij avrebbe appoggiato l'offensiva.