LUniversità degli Studi di Napoli Federico II (in acronimo UniNa) è un'università statale italiana fondata il 5 giugno 1224 per iniziativa dell'imperatore Federico II di Svevia, ed è una delle più antiche università pubbliche europee ancora in attività.
Il motto dell'ateneo è Ad scientiarum haustum et seminarium doctrinarum, espressione ripresa dalle Licterae generales del 1224, con cui il sovrano annunciò l'istituzione dello Studio di Napoli.
Tra le personalità legate all'ateneo figurano alcuni Presidenti della Repubblica Italiana, tra cui Enrico De Nicola, Giovanni Leone e Giorgio Napolitano.
Dal 2016 l'ateneo ospita, presso il Polo universitario di San Giovanni a Teduccio, la Apple Developer Academy, a cui si è aggiunto nel 2018 il Cisco Digital Transformation Lab.
Denominazione XIII secolo-XVIII secolo: Studium (di Napoli) XIX secolo-1946: Regia Università degli Studi di Napoli 1946-1987: Università degli Studi di Napoli Dal 1987: Università degli Studi di Napoli Federico IIAssunse il nome del suo fondatore per differenziarsi dalla Seconda Università di Napoli, appena fondata tramite scorporo dalla stessa UniNA.
Storia Fondazione dello Studium L'erezione dello Studium venne decretata dall'imperatore Federico II di Svevia il 5 giugno (il 5 luglio secondo talune fonti) 1224 tramite una lettera circolare (generalis lictera) inviata da Siracusa.Il problema della data è approfonditamente trattato in . Poiché fu creata per volere stesso dell'imperatore, l'Università di Napoli è considerata in assoluto la prima università laica in Europa di tipo statale (non fondata, cioè, da corporazioni, religiosi, ovvero da associazioni di intellettuali o di studenti, ma in forza di un pubblico provvedimento sovrano).
Tramite la lettera circolare, l'Imperatore invitava in maniera perentoria tutti gli studenti a recarsi a Napoli prima del 29 settembre (ricorrenza di san Michele Arcangelo), data divenuta canonica per l'inizio degli anni accademici. Questa lettera è stata trasmessa dalla collezione delle lettere attribuite a Pier della Vigna, che fu primo ministro dell'imperatore. In un'epoca in cui gli studenti erano soliti pagare i propri docenti, nell'ateneo federiciano fin dalla sua fondazione i docenti erano retribuiti dall'imperatore; gli studenti erano protetti e tutelati, e quelli meritevoli potevano godere di prestiti d'onore e alloggi.
Due furono i motivi principali che spinsero l'imperatore all'edificazione dello Studium: in primo luogo la formazione esclusiva del personale amministrativo e burocratico della curia regis (la classe dirigente del regno) e, quindi, la preparazione dei giuristi che avrebbero aiutato il sovrano nella definizione dell'ordinamento statale e nell'esecuzione delle leggi. In secondo luogo, l'espresso interesse di agevolare i propri sudditi nella formazione culturale, emancipandosi ed evitando loro inutili e costosi viaggi all'estero.
La scelta della sede cadde sulla città di Napoli per motivi non solo culturali (la città aveva una lunga tradizione in merito, legata alla figura di Virgilio, che viene richiamata esplicitamente in un documento dell'epoca), ma anche per motivazioni geografiche ed economiche (gli scambi e i trasporti via mare, il clima mite e la posizione strategica all'interno del Regno furono, soprattutto, determinanti).. Per l'organizzazione dello Studium ci si avvalse dell'opera di due eminenti giuristi campani: Pier della Vigna e Taddeo da Sessa.
Affinché la nuova università potesse competere con quelle più antiche, Federico II proibì ai cittadini del regno di frequentare università straniere, in particolare quella di Bologna, sotto la minaccia di sanzioni corporali e pecuniarie. Allo stesso tempo, istituzioni educative interne al regno non potevano offrire corsi nelle stesse discipline insegnate dall'Università di Napoli, causando la chiusura di diverse di queste scuole.
L'obiettivo politico-universitario di Federico II non si limitava alla formazione di funzionari adatti per il servizio statale, ma comprendeva anche la creazione di un'ampia élite intellettuale in grado di consolidare l'Impero sia attraverso elementi giuridici che tramite contributi culturali.
Lo Studium fu organizzato in modo originale, differente dal cosiddetto modello bolognese o parigino dell'università. Esso era un istituto chiuso, con regole molto rigide. Gli studenti e i professori avevano il divieto di uscire dalle sue mura. Questo tipo di organizzazione universitaria fu adottato anche in alcune università spagnole.
L'ubicazione originale dell'Università di Napoli rimane incerta, ma si ipotizza che fosse situata nei pressi della Chiesa dei Santi Marco e Andrea a Nilo e del Monastero di Santa Maria Donnaromita. Durante il regno di Carlo I, furono introdotte diverse riforme nell'ordinamento dell'Università, incluso l'istituto del Giustiziere degli scolari e l'introduzione di nuovi titoli accademici. Le cattedre furono definite in modo più chiaro, diventando sei: Medicina, Diritto Canonico, Diritto Civile, Teologia, Grammatica e Logica.
Durante il regno di Carlo I d'Angiò, l'Università di Napoli vide la presenza di importanti figure come Andrea e Bartolomeo da Capua, Andrea Bonello, Filippo da Castrocoeli e S. Tommaso d'Aquino, quest'ultimo beneficiario di un sussidio mensile concesso dal Re. Anche altri come Giacomo Belvisio, Andrea d'Isernia ed Arnaldo di Villanova furono rinomati sotto il suo successore.
Tuttavia, i periodi di instabilità politica e la conquista spagnola portarono nuovamente turbamenti nell'Università. Ferdinando il Cattolico vendette l'ufficio di Giustiziere degli scolari alla città e i Viceré abolirono i privilegi di esenzione degli studenti. Nonostante i tentativi di riforma, gli abusi persistettero e l'Università non riuscì a recuperare la sua fama.
Dal XIII al XVI secolo Inizialmente gli studi furono indirizzati verso il dirittoParticolarmente importante fu la scuola di diritto civile, soprattutto la feudistica, che ebbe risonanza europea. Cfr. (fondamentale per la formazione dei giuristi), le arti liberali, la medicina e la teologia. Durante il periodo angioino (1265-1443) la struttura e l'organizzazione dell'Università restano sostanzialmente immutate.
Nel 1443, con l'avvento del dominio aragonese, l'ateneo venne chiuso per circa vent'anni. Nel 1465 venne riaperto fino al 1490. Dal 1443 al 1501, le discipline umanistiche divennero l'obiettivo principale dell'istruzione superiore a Napoli (fino ad allora priorità nell'istruzione erano le materie clericali). Solo a partire dal 1507 l'ateneo godette di una serenità più duratura, restando aperto definitivamente nel Monastero di San Domenico Maggiore.
Dal XVI al XIX secolo
Dopo l'arrivo degli spagnoli agli inizi del Cinquecento, l'Università di Napoli non fu più soggetta a sospensioni e chiusure, ad eccezione di brevi interruzioni dovute a sommosse, epidemie e carestie. Tuttavia, le sue condizioni rimasero precarie, senza una sede stabile e con stipendi tra i più bassi in Italia e in Europa. L'assolutismo regio e i timori della Chiesa riguardo alla diffusione dei movimenti di riforma religiosa generarono un clima di stretto controllo sulle istituzioni culturali. Una bolla pontificia del 1564 impose a tutti i docenti e dottori dell'università il giuramento di fedeltà alla fede cattolica.
Verso la fine del XVI secolo o i primi del XVII, nacque una disputa con lo studium di Salerno riguardo alle lauree in Medicina, che attiravano molti studenti grazie ad agevolazioni come la mancanza di obbligo di immatricolarsi o assistere alle lezioni per diversi anni. I Principi di Avellino furono tra i principali sostenitori dell'Università di Napoli, ottenendo il privilegio ereditario di Gran Cancelliere. Tuttavia, la diserzione dei giovani medici causava problemi.
A partire dal 1616 la sede universitaria fu posta nel Palazzo dei Regi Studi (ora sede del Museo Archeologico Nazionale di Napoli), edificio un tempo caserma della cavalleria, ristrutturato appositamente ad opera dell'architetto Giulio Cesare Fontana per ordine di don Pedro Fernández de Castro, conte di Lemos e viceré di Napoli. Nel 1618, il viceré Ossuna aggiunse il giuramento di fedeltà all'Immacolata Concezione.
Pëtr Andreevič Tolstoj, in visita a Napoli nel 1698, affermò in una sua opera:
Durante il Seicento l'Università visse, al pari degli altri atenei europei, un lungo periodo di decadenza, cosicché a Napoli cominciarono a sorgere scuole private e collegi ecclesiastici, che a poco a poco si affiancarono ad essa togliendole spazio. Solo a partire dal Settecento, prima con gli Asburgo e poi con i Borbone, l'ateneo ricevette una grande spinta in senso positivo da parte delle autorità: è in questo periodo che il filosofo Giambattista Vico insegnò nell'Università partenopea.
Durante il Settecento, la situazione dell'Ateneo migliorò leggermente grazie ai tentativi di riforma dei Viceré austriaci e al patrocinio dei Baroni, ma le riforme proposte incontrarono ostacoli politici. Con l'arrivo di Carlo III di Borbone, alcune riforme furono attuate, ma l'espulsione dei Gesuiti causò nuove difficoltà.
Le maggiori novità di quegli anni furono la creazione nel 1735 della cattedra di Astronomia e nel 1754 della prima cattedra di meccanica e di commercio, ovvero di Economia politica, del mondo, la prima affidata a Pietro di Martino e la seconda ad Antonio Genovesi).
Nel 1777 la sede fu trasferita nel Convento del Salvatore, dove prima risiedeva il Collegio Massimo dei Gesuiti, in seguito alla dissoluzione e all'espulsione dell'ordine religioso per volere di re Ferdinando IV di Borbone. Per tutta la seconda metà del XVIII secolo, l'ateneo divenne il fulcro della cultura del regno borbonico, anche perché vi furono molti docenti (tra cui Antonio Genovesi) che vissero appieno nell'ambiente illuministico. Da lì partì quel movimento di intellettuali che diede vita ai moti del 1799 e alla (breve) esistenza della Repubblica Napoletana.
Anche durante il decennio francese (1806-1815) ci furono opere di modernizzazione in campo culturale. Anzitutto l'Università visse un cambiamento radicale: fu articolata in cinque facoltà (Lettere e Filosofia, Matematica e Fisica, Medicina, Giurisprudenza, Teologia); fu istituita la prima cattedra italiana di ZoologiaQuella istituita nella R. Università di Napoli, con R. Decreto del 31 ottobre 1806 n. 228 (cfr.), fu la prima cattedra in Italia di Zoologia in senso stretto (autonoma) (cfr. e). Più precisamente con il R. Decreto del 31 ottobre 1806 di Giuseppe Napoleone Re di Napoli e di Sicilia furono istituite due cattedre di zoologia: Zoologia de' quadrupedi, de' cetacei e de' volatili (poi assegnata a Saverio Macrì) e Zoologia degl'insetti, de' vermi testacei, zoofìti, litofìti e animali microscopici (poi assegnata a Giosuè Sangiovanni). Con R. Decreto del 21 marzo 1807 n. 76, quest'ultima cattedra fu abolita e convertita in Anatomia comparata e di Storia di animali senza vertebre, che è pertanto la prima cattedra autonoma di Anatomia comparata istituita in Italia. Con il successivo R. Decreto del 29 novembre 1811 di Gioacchino Napoleone Re delle Due Sicilie, le due cattedre furono riunificate in una unica cattedra: Zoologia, con annesso Museo zoologico (cfr.).
Quella istituita nella R. Università di Torino nel 1802, ed assegnata a Michele Spirito Giorna, non era di Zoologia in senso stretto ma di Zoologia e Anatomia comparata (cfr.).