Biografia

Frate Guglielmo viene inviato nel 1253 dal re di Francia Luigi IX presso il condottiero mongolo Sartaq nella speranza che la notizia che girava in Occidente riguardo alla conversione di costui fosse vera. Guglielmo non è uno scrittore come Rustichello da Pisa, ma ci ha lasciato il più vivo ed affascinante tra i resoconti di viaggio medievali. Della vita di Guglielmo sappiamo poco o nulla.

Fonti esterne. A parte ciò che l'autore stesso ci dice di sé nell’Itinerarium le fonti esterne in nostro possesso su di lui sono solo due: La prima è una curiosa notizia contenuta in una raccolta di aneddoti di ambito francescano. Questa notizia parla di un frate chiamato Giacomo d'Iseo il quale riferisce di un incidente diplomatico avvenuto presso il re dei Tartari. Giacono dice di aver sentito raccontare questo episodio quando si trovava nel convento francescano di Tripoli da parte di re Aitone I d'Armenia, il quale a sua volta lo aveva sentito raccontare in territorio mongolo, quando era passato per la corte di un magnus Rex Tartarorum. L'aneddoto parla di un certo frate francescano Guillelmus, qualificato come Flandricus e lector, del quale si diceva che fosse stato inviato da re di Francia presso il Re mongolo. Una volta là, questo monaco aveva fatto una predica dove prometteva il fuoco dell'inferno a chiunque non si fosse convertito. Il Re, dopo la predicazione, ironizzò dicendo a questo Guillelmus che se voleva avere successo come predicatore, doveva parlare di quanto c'è di bello nella sua religione, piuttosto che terrorizzarli con le punizioni. Questo episodio è speculare a quanto raccontato da Guglielmo stesso nel suo Itinerarium (cap. XIX, 8). Secondo il racconto di Giacomo d'Iseo, il magnus Rex mongolo avrebbe usato una similitudine efficace: una nutrice fa cadere nella bocca del neonato delle gocce di latte affinché questi, sentendone il sapore, sia invogliato a suggere, e solo dopo porge la mammella; allo stesso modo Guillelmus avrebbe dovuto convincere i suoi uditori, che nulla sanno di cristianesimo, con argomenti ragionevoli, mentre ha subito minacciato le pene dell'inferno. E Giacomo aggiunge che, in vista di future missioni, sarebbe il caso di evitare questo tipo di atteggiamento. La seconda fonte esterna è il filosofo inglese Ruggero Bacone, precursore del metodo di indagine sperimentale. Per la stesura della sua enciclopedia, l’Opus maius, Ruggero attinge a piene mani dall’Itinerarium di Guglielmo, che è per gran parte il prodotto dell'osservazione diretta del suo autore, non raccolta di notizie prese da altri libri.

Fonti interne. Ogni altra notizia ci è nota da quanto Guglielmo stesso dice di sé nella sua opera:

Appartenenza all'Ordine: è un frate francescano e parla dell'Ordine con fierezza ogni volta che può; è anche sacerdote: dice messa e amministra i sacramenti; forse appartiene alla provincia francescana di Terrasanta, dato che alla fine è là che gli viene imposto di rimanere; deve godere di una certa fama intellettuale: accenna ad una predicazione tenutasi in Santa Sofia la domenica della Palme; i rapporti coi suoi superiori non devono essere stati idilliaci: alla fine gli viene impedito di recarsi in Francia; inoltre era amico di Ruggero Bacone, personaggio discusso per la sua autonomia di pensiero;

Dati biografici: dice di essere originario di Rubruk, identificato con l'attuale Rubrouck, presso Cassel, nella regione Nord-Pas-de-Calais, al confine con il Belgio, nelle fiandre francesi, ecco perché detto Flandricus; conosce bene Parigi, citata spesso: vari paragoni con la Senna e altri luoghi parigini; è molto legato al suo Re, al quale si rivolge con familiarità; forse lo ha seguito durante la crociata; sicuramente lo ha seguito in Terrasanta; supponendo che avesse vent'anni quando si mise al seguito del Re, e una quarantina quando iniziò il viaggio, si può supporre una data di nascita intorno al 1210-1215.

Dopo il viaggio: l'ultima data citata nell’Itinerarium è il 1255; viene in seguito trasferito ad Acri come lector; la testimonianza di Bacone ci dice che prima del 1268 Guglielmo fu a Parigi; non sappiamo che cosa fu di lui dopo, né se tornò in Terrasanta o meno.

Cultura: parla in modo semplice, la sua scrittura è influenzata da caratteri del volgare parlato: costrutti paratattici, lessico poco articolato, vari francesismi; vi sono imprecisioni e rozzezze nell'uso del latino; non manca una qualche ricerca di eleganza stilistica: Guglielmo fa uso della retorica povera tipica dei francescani dell'epoca: parallelismi, asindeto, variatio, incipit con sentenze; conosce bene Isidoro, Virgilio e Solino; porta con sé i libri più importanti: la Bibbia, delle Sententiae (probabilmente di Pier Lombardo); si rammaricherà molto quando gli verranno sottratti; ha una qualche dimestichezza con l'arte dell'argomentazione, della quale si serve nella disputa teologica con i sacerdoti di Cailac; è molto interessato a questioni linguistiche: riconosce parentele tra lingue per la comune base etimologica; si sforza di imparare qualche parola di mongolo; discute sul significato di termini orientali; è curioso verso le varie scritture.

Personalità: Guglielmo si mostra come un uomo dalla determinazione e dalla forza psicologica eccezionali; è il capo riconosciuto della missione; non mostra mai cenni di scoramento o pessimismo; affronta coraggiosamente ma mai temerariamente tutti i suoi interlocutori; usa parole di conforto per il confratello Bartolomeo, afflitto da malattie e scoramento; ha una mentalità aperta verso il diverso: mette da parte ogni eventuale presunzione di superiorità occidentale, cosa eccezionale all'epoca; mostra una resistenza incredibile alla fatica; mangia quello che gli viene dato senza lamentarsi; cammina scalzo (secondo l'usanza dell'ordine) anche sulla neve rischiando di perdere l'uso dei piedi; forse ha una corporatura massiccia dato che a un certo punto egli stesso si definisce ponderosus valde.

Religiosità: è un religioso: gli aspetti legati alla religione sono dunque al centro delle sue osservazioni e della sua attività; si sforza di rispettare la Regula francescana, rammaricandosi quando le circostanze non lo permettono, ma non mostra mai un ottuso integralismo (mangia carne il venerdì per non morire di fame; mette le scarpe per non perdere l'uso dei piedi); cerca di rispettare la liturgia romana il più possibile (improvvisa una celebrazione della Pasqua a Caracorum); è pragmatico nel dare suggerimenti morali ai cristiani prigionieri in Mongolia: consente di mangiare animali che ritengono impuri; assolve i cristiani deportati da piccoli furti mossi dalla fame; non bada troppo alla formalità e celebra la Pasqua insieme ad altri cristiani; è curioso osservatore dei riti religiosi altrui, li descrive minuziosamente. I momenti narrativi migliori sono proprio questi: la disputa con i preti di Cailac; le visite dei nestoriani per la Settuagesima; la preparazione della Pasqua a Caracorum; la disputa col teologo buddista.

La Settima crociata Guglielmo accompagnò il re Luigi IX di Francia alla Settima Crociata nel 1248. Il 7 maggio 1253, su ordine personale di re Luigi, lasciò San Giovanni d'Acri per iniziare una missione con il fine di evangelizzare e convertire i Tartari. Con Guglielmo c'erano il confratello Bartolomeo da Cremona, un servo di nome Gosset ed un interprete che viene citato come Homo Dei (letteralmente uomo di Dio, traduzione dell'arabo Abdullah).

Il viaggio

Partenza Guglielmo parte dalla Terrasanta e si imbarca al porto d'Acri. Fa poi tappa a Costantinopoli, allora capitale dell'Impero latino, dove si procura informazioni e materiale per il viaggio, e una lettera dell'imperatore Baldovino II di Costantinopoli.

7 maggio 1253 Guglielmo entra nel Mar nero su una nave di mercanti veneziani insieme al suo gruppo: 1) il confratello Bartolomeo da Cremona; 2) un giovane chierico di nome Gosset; 3) un interprete scalcinato di nome Homo Dei; 4) un servo di nome Nicola acquistato a Costantinopoli.

21 maggio 1253 Sbarcò a Soldaia (Sudak), in Crimea.

1º giugno 1253 Ottiene il lasciapassare e prosegue via terra con carri trainati da buoi, e due scorte assegnategli dai Mongoli. Attraversano la Crimea proseguendo verso nord fermandosi al campo di Shagatai. Oltrepassano l'Istmo di Perekop ed entrano nelle steppe del Bassopiano sarmatico. Proseguono verso est e poi verso nord.

20 luglio 1253 Raggiungono la sponda del Don (Tanai); oltre il Don incontrano Sartach, il principe di cui si diceva che fosse cristiano. Questi li tratta bene, ma dice di non poter accogliere la richiesta contenuta nella lettera del re di Francia e lo manda da suo padre, Baatu. Guglielmo lascia i carri con le sue cose e il servo Nicola da Sartach e si mette in viaggio verso est. Attraversa il Volga (Etilia) all'altezza di Saratov.

6 agosto 1253 Giunge al campo di Baatu, che dista dal Volga circa 300 chilometri. Nemmeno Baatu può esaudire le richieste, e propone a Guglielmo di rivolgersi direttamente all'imperatore Möngke Khan (Mangu), che si trova molto più a est. Il viaggio sarà di quattro mesi, e sta per arrivare l'inverno.

15 settembre 1253 Guglielmo accetta, e si mette in viaggio separandosi anche da Gosset, che torna da Sartach. Il viaggio questa volta è più veloce, perché a cavallo, ma con più disagi. Va verso est e attraversa l'Ural (Igac), procedendo tra le steppe del Kazakistan. Il gruppo devia verso sud, dove in inverno si spostano i Mongoli, in modo da avere più punti d'appoggio, praticamente assenti a nord in quella stagione.

8 novembre 1253 Si immettono nella trafficata via che dalla Persia porta alla Mongolia, e da lì riprendono il percorso verso est.

23 novembre 1253 Giungono al bacino del Lago Balqaš e si fermano a Cailac, l'odierna Qailiq. Dal campo di Baatu a qui hanno compiuto 3 000 km in 69 giorni.

30 novembre 1253 Si mettono nuovamente in viaggio verso est: passano sulle rive del Grande lago Alakol, e risalgono i monti del Tarbaghatai; in questo tratto i centri abitati sono rarissimi; costeggiano il fiume Ulungur e attraversano i monti dell'Altaj Nuru;

27 dicembre 1253 Giungono all'accampamento di Mangu Chan; il percorso di 1 500 km è stato compiuto in inverno, tra le montagne e la neve, in 27 giorni; Mangu consente che Guglielmo e i suoi restino presso di loro fino alla fine dell'inverno; propone anche di risiedere a Karakorum, ma Guglielmo sceglie di restare presso l'accampamento, che farà tappa anche a Caracorum. Questa è la parte più avventurosa del viaggio, dove Guglielmo farà moltissimi incontri: ambasciatori di popoli tributari; sacerdoti nestoriani o buddisti; sciamani; prigionieri occidentali. L'incontro più interessante è con l'orafo Buchier: catturato in Ungheria e deportato alla corte di Mangu dove gli viene commissionata la costruzione di una fontana d'oro a forma di albero che eroga bevande; vivrà inoltre molte avventure: scampa una condanna a morte per aver inavvertitamente toccato la soglia d'ingresso alla tenda del capo; vince una disputa religiosa con monaci buddisti; seda miracolosamente una tempesta con le preghiere. La missione evangelizzatrice si dimostra in questi mesi un vero fiasco, solamente sei battesimi e la cura spirituale dei cristiani deportati è difficoltosa. Guglielmo vorrebbe rimanere ancora, ma giunta l'estate Mangu gli ordina di ritornare; Bartolomeo, che è stanco e malato, può rimanere a Caracorum in attesa che parta una carovana e lo riporti indietro più agevolmente.

8 luglio 1254 Guglielmo riparte. Porta con sé la lettera dove Mangu chiede al re di Francia di sottomettersi. Il percorso di ritorno è quasi uguale, ma un po' più settentrionale, dato che in estate i Mongoli si spostano più a nord. Egli passa da Sartach.

15 settembre 1254