Cogliate (San Dalmazi in dialetto brianzolo, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Monza e della Brianza in Lombardia.

Geografia fisica Territorio Cogliate sorge a ridosso della propaggine nord-occidentale delle Alte Groane, a circa 18 km da Como, 16 km da Monza, e 22 km da Milano in linea d'aria. Dista inoltre in linea d’aria circa 19 km dal confine Svizzero, motivo per il quale Cogliate, è inserito nei Comuni di Frontiera. Il suo territorio è situato nelle prime colline della Brianza, ha un'altitudine media di e si colloca all’interno del Parco Regionale delle "Groane e della Brughiera Briantea" (solitamente abbreviato in Groane). Si trova in un'area caratterizzata da sedimenti di origine fluvio-glaciale, terrazzati, con alterazioni superficiali più o meno accentuate a seguito dell'evoluzione storico-urbanistica del luogo. Il comune si estende per 695 ettari, ivi comprese le frazioni di San Damiano, Cascina Clerici e una porzione di Cascina Nuova.

Il territorio di Cogliate confina con ben otto Comuni: a nord est con Lentate sul Seveso (MB), a nord con Misinto (MB), a est con Barlassina (MB) e Seveso (MB), a nord ovest con Rovello Porro (CO) e Saronno (VA) a sud con Ceriano Laghetto (MB), a sud est con Cesano Maderno (MB).

Clima Cogliate rientra nel classico clima continentale, spesso caratterizzato da inverni freddi. In estate invece ritroviamo un clima caldo umido con temperature che spesso avvicinano e superano i 30 gradi. Non mancano comunque i temporali che, dalle vicine Prealpi Lombarde, si manifestano nel territorio solitamente da aprile a settembre inoltrato.

Origini del nome Lo storico D. Olivieri riconduce il toponimo Cogliate al nome personale Colius o Collius . Non sono, tuttavia, da escludere altre soluzioni, come quella legata alla particolare posizione di Cogliate, posto su un piccolo colle (lat.: collis) delle Groane.

Storia

Età antica A tutt'oggi non si conoscono reperti celtici o romani provenienti da Cogliate. Si può invece ipotizzare l'esistenza in tutta la dorsale del pianoro delle Groane, almeno a partire dal dominio romano, di un'attività umana legata allo sfruttamento di laterizi. Numerosi sono i rinvenimenti di manufatti derivati dalla cottura in fornaci, provenienti dalle località confinanti con Cogliate. Occorre tener presente che la mancanza di reperti pre-medioevali riferentesi alla presenza di fornaci nelle Groane debba ricercarsi alla scarsa importanza che si attribuiva nei secoli scorsi ai ritrovamenti di questo genere, poco vistosi e considerati di poco conto e d'interesse esiguo.

Medioevo Sul finire dell'VIII secolo, l'organizzazione ecclesiastica milanese, dopo l'influsso della presenza di una forte personalità, come quella di sant'Ambrogio nei secoli precedenti, era ben diffusa e delineata. Alla primitiva chiesa battesimale di Seveso capopieve, si rivolgevano, per la liturgia, gli abitanti dei villaggi circostanti, tra cui Cogliate, dove probabilmente esisteva, come attestato per altre località finitime, un modesto oratorio. All'inizio del X secolo, con il rinnovamento dell'epoca ottoniana, l'Insubria visse un momento di particolare crescita economica, sociale, politica ed organizzativa: il commercio si diffondeva, l'agricoltura e l'artigianato ricevevano nuovi impulsi.

Il monastero delle Benedettine di San Dalmazio Un documento del 4 luglio 1184 getta uno sguardo abbastanza ampio, per i tempi che corrono, sulla realtà politica ed economica del paese. Infatti si parla della sentenza dei Consoli di Milano in seguito ad una lite sorta tra la badessa del Monastero e omnes homines de loco Colliate rappresentati da Giovanni da Cermenate e Giovanni Gallina, consoli del luogo. I consoli condannarono gli abitanti di Cogliate a prestare il sacramentum salvamenti, o giuramento collettivo, di salvaguardia dei beni del monastero e …pronuntiavit ut singuli homines de Colliate decimam dent eidem abbatisse de omni blava, et omnibus leguminibus, et vino, et lino, et rapis, et nucibus, et castaneis, et nominatim de lupinis, et vecia, et moco, et bulgara… in campo vel in area ubi ipsa elegerit, secundum illam portionem que eidem monasterio pertinet…. La sentenza dimostra che gli abitanti del borgo cogliatese avevano un rapporto di dipendenza feudale con il monastero di San Dalmazio: erano tenuti a versare alle benedettine le decime su alcuni prodotti agricoli, alla custodia dei loro beni ed all'uso del pascolo comune. Sono da mettere in evidenza i tipici prodotti della terra a larga diffusione allora.

L'istituzione monastica di Cogliate, nel corso del XV secolo, subisce un drastico ridimensionamento, a causa della decadenza dei costumi. Nel 1466, il monsignor Giacomo Torre, delegato pontificio e vescovo di Parma, fece la prima mossa per unire il monastero benedettino di San Dalmazio, ridotto ormai a due sole monache residenti, col monastero di Santa Maria in Valle di Milano. Il Torre stese l'atto di aggregazione il 16 gennaio 1468, ma non essendosi fatta menzione di una delle due monache, Ursina, bisognò chiedere la sanatoria al pontefice e fu data da papa Sisto IV nel 1479 dopo undici anni. L'aggregazione a Milano e la riduzione a due sole monache non ridusse, tuttavia provvisoriamente, il peso sociale e religioso che l'ente benedettino aveva fin lì avuto sull'intero nostro villaggio.

La rettoria Lo Status Ecclesie Mediolanensis anni MCCCCLVI mette in rilievo i profondi cambiamenti intervenuti nell'organizzazione ecclesiastica plebana a quel tempo. Quasi tutte le cappelle poste nei villaggi sottoposti alla pieve di Seveso divennero rettorie. Ciò vuol dire che alla gestione di queste cappelle sovrintendevano sacerdoti non più provenienti dalla sede plebana, ma stabilmente legati alla località assegnata: fra queste c'è anche la chiesa parrocchiale di Cogliate, dedicata ai santi Cosma e Damiano. Più tardi, con una bolla datata 28 febbraio 1543, le suore benedettine del monastero di S. Maria in Valle ottennero da papa Paolo II l'unione della chiesa parrocchiale dei Sant Cosma e Damiano e relativi beni con la chiesa di San Dalmazio (annessa precedentemente al monastero locale), di loro giurisdizione. Le monache di Santa Maria in Valle si impegnano, in cambio di detta aggregazione, ad utilizzare le rendite provenienti dal beneficio della chiesa, denominata parrocchiale, dei Santi Cosma e Damiano a favore del mantenimento di un sacerdote, amovibile, secolare o dell'ordine dei mendicanti regolari, per fare "esercire la Cura delle Anime di detto Popolo di Coliate". Le monache, in poche parole, si sono assunte il privilegio, con relativo onere, di nominare il cappellano per la cura liturgica e pastorale del popolo. Esente da questa giurisdizione rimaneva la chiesetta rustica dedicata a san Giovanni Battista costruita attorno al 1510 o 1520, per volere di un certo Aloysius Bossius.

Età moderna Nel 1568 la popolazione del paese ammonta a 343 persone, di cui 183 da comunione, e 50 nuclei familiari. Tra le famiglie prevalgono i Borghi, Basilico, Campi, Grassi, Castelnovo, Beretta, Fusi e Vago. Negli anni della peste del 1576 e del 1629 si assiste ad un diminuzione della popolazione.

Le visite pastorali Le visite pastorali, iniziate in epoca tridentina, documentano lo stato in cui si trova nel XVI secolo la chiesa locale. A parte la descrizione materiale dei tre edifici ecclesiastici, dei loro beni, dello stato di conservazione della suppellettile religiosa, la presenza di cappelle, la tenuta dei libri anagrafici (nascite, matrimoni, morti) ed altri registri di carattere prettamente spirituale (cresimati, comunicandi, ecc.) vi sono anche notizie sulla condotta morale di alcuni personaggi più o meno noti, che vengono pubblicamente richiamati a tenere un comportamento ispirato ai principi religiosi dominanti nel tempo. Dalla lettura emerge che il borgo di Cogliate viene chiamato San Dalmazio, come il titolare della chiesa di proprietà delle monache di Santa Maria in Valle di Milano; la chiesa dei Santi Cosma e Damiano continua ad essere chiamata col titolo di parrocchiale; la situazione del clero locale è confusa in quanto è presente un cappellano-curato, che ha in cura d'anime anche il paese di Birago e il curato di Rovello che celebra in alcune ricorrenze messe nella cappella di Santa Maria; nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano celebra un sacerdote mantenuto dal popolo; nella chiesetta dedicata a san Giovanni Battista è avvenuto un fatto di sangue (di cui non si conoscono gli estremi).

La nuova chiesa parrocchiale I primi decenni del XVI secolo la chiesa parrocchiale di San Dalmazio, da tempo in condizioni precarie e del tutto insufficienti per l'aumentata popolazione, viene ricostruita ex novo e dedicata a san Giovanni Battista. Questa volta la richiesta della nuova costruzione passa attraverso la popolazione del luogo e l'istituzione comunale. Nel 1636 iniziano i lavori e il tempio viene ricostruito non distante dalla vecchia e fatiscente chiesa, dove ora sorge l'attuale chiesa parrocchiale. Il popolo volle che la nuova chiesa di San Giovanni Battista assumesse il titolo di parrocchiale sostituendosi a quella di San Dalmazio e che tutte le ordinarie funzioni liturgiche si svolgessero nella nuova chiesa. C'era poi il problema della casa parrocchiale, attigua alla vecchia chiesa di San Dalmazio, ridotta anch'essa in condizioni miserevoli. Si venne ad un accordo tra le monache, che possedevano sempre i loro diritti, il popolo e l'istituzione comunale, unitamente al benestare arcivescovile, e si stabilirono una serie di diritti ed impegni reciproci. La nuova chiesa di San Giovanni Battista prese il titolo di parrocchiale, in sostituzione di quella di San Dalmazio. Le monache mantennero gli antichi diritti sul nuovo tempio, precedentemente vantati sulla vecchia chiesa di San Dalmazio. La nuova casa parrocchiale fu costruita a ridosso della nuova chiesa con il contributo di 1550 lire imperiali da parte monache. Le monache rimanevano proprietarie della vecchia chiesa e della fatiscente canonica, con piena disponibilità all'utilizzo del materiale recuperabile in caso di distruzione o totale rovina. La scelta del vicario curato continuava a spettare alle reverende monache di San Maria in Valle di Milano.

Dominazione spagnola A partire ufficialmente dal 1559, Cogliate e il Ducato di Milano passano alla corona spagnola. In questo periodo avviene una buona crescita demografica: dai circa 350 abitanti del 1568, si passò ai 440 del 1603, per superare quota 500 nel 1653. La popolazione era strettamente legata al lavoro agricolo, con una piccola presenza di comuni attività artigiane. La proprietà terriera era in mano a poche famiglie, in maggior parte residenti altrove. Gli abitanti di Cogliate erano composti da pochi gruppi familiari che frequentemente si incrociavano attraverso il matrimonio. La mortalità infantile era un fenomeno assai diffuso ovunque: a Cogliate si avevano tre decessi su dieci nati vivi, nei primi sei mesi di vita. Non pochi nascevano già morti o morivano nelle prime ore successive al parto. Un altro fenomeno di interesse generale, fu il proliferare, di feroci briganti e comuni malandrini. Famose erano state, un secolo prima, le sanguinarie gesta dei banditi Giacomo Legorino da Limbiate e Battista Scorlino da Mombello. Costoro seminarono, per lungo tempo, il panico tra coloro che viaggiavano lungo le strade del nord-ovest milanese e del vicino Comasco. Questi banditi d'assalto avevano i loro rifugi nei boschi della Merlata (tra il Ticino e la pieve di Bollate), nella brughiera delle Groane e nei boschi Comaschi. Nelle cronache del tempo, intorno alla metà del Seicento, riuscì a trovarvi spazio anche un cogliatese, certo Giovanni Battista Castelnovo, reo di aver rapinato un passante di Ceriano lungo un sentiero interno alle Groane.

Dominazione austriaca Nel 1706 il Ducato di Milano entra fra i domini degli Asburgo d'Austria.