Biografia Giovinezza Luigi Carlo Farini nacque il 22 ottobre 1812 a Russi (Ravenna) da Stefano, farmacista del paese, e Marianna Brunetti. Suo zio Girolamo Brunetti era un medico rinomato di Faenza. Iniziò gli studi a Russi. Don Pier Girolamo Sintoni gli insegnò grammatica e retorica, mentre lo zio Domenico Antonio gli impartì lezioni di filosofia, matematica e scienze naturali: Domenico Antonio era tra l'altro amico e discepolo del grande naturalista forlivese Cesare MajoliCome ci ricorda Luigi Rava in Il Maestro di un dittatore: Domenico Antonio Farini (1777-1834), Roma 1899..

Da giovane aderì alla Carboneria e successivamente alla Giovine Italia. Si iscrisse giovanissimo all'Università di Bologna (Facoltà di medicina e chirurgia). Sostenne l'esame di ammissione il 10 novembre 1828 a 16 anni. Inizialmente fu allontanato dall'università per aver urlato durante una manifestazione dell'11 febbraio 1830 “Viva l'Italia, abbasso i tiranni”.. A seguito di una richiesta di perdono fu riammesso. Partecipò ai moti del 31; combatté anche a Rieti e Rimini, dove conobbe i figli della regina Ortensia, uno dei quali diventò Napoleone III. Dopo l'insuccesso dei moti, la sua attiva partecipazione non fu segnalata alle autorità. Si laureò in medicina il 27 giugno 1832 con una tesi, dal titolo Quid sit certitudo medica in qua conquiescunt Judices, suasque sententias fulciunt., riguardante casi pratici di artrite, tonsillite, ecc.

Medico condotto e prime ricerche scientifiche Ottiene la matricola per il libero esercizio della professione il 14 dicembre 1832 e incomincia l'attività a Russi. L'anno seguente si sposa (agosto 1833) con Genevieffa Cassani di Dozza, dalla quale ha tre figli: Domenico, Armando e Ada. Ottiene anche le prime soddisfazioni in campo professionale: don Giovanni Laghi, vicario di San Pancrazio (Russi), scrive di lui il 4 novembre: “In occasione di varie malattie si è prestato ed ha esercitato la sua professione con esito felicissimo, per cui ha ottenuto l'approvazione universale”.. Il 30 aprile 1834 don Giovanni Vassuri, arciprete di Russi, attesta: “Il medesimo ha per circa due anni di pratica esercitata la […] professione in questa e nelle limitrofe parrocchie con zelo e carità verso ai poveri, conducendo a felice esito le più gravi malattie a modo di attirare l'attenzione e la stima di tutta la popolazione”. Le prime pubblicazioni del Farini contenenti le sue osservazioni scientifiche appaiono sul Bullettino della Società Medico Chirurgica di Bologna: Dell'unione dell'acetato di morfina al solfato di Chinina nella cura delle febbri intermittenti, Malattie convulsive da arterite, Sulle febbri periodiche intermittenti (febbri che egli considera provocate dal “nerveo sistema”). Il 5 maggio 1834 diventa medico interno a Montescudo, paese nell'entroterra di Rimini. Il 31 dicembre dello stesso anno lo zio Domenico Antonio, al quale era molto legato, viene ucciso; questo delitto incide dolorosamente sulla sua vita. A 24 anni si fa conoscere dal mondo scientifico ripubblicando in un unico opuscolo il suo lavoro dal titolo: Sulle febbri intermittenti, Memoria del Dott. L.C. Farini di Russi medico di Montescudo, Tip. Casali, Forlì 1835. Invia questa pubblicazione a Francesco Puccinotti (1794-1872), titolare della cattedra di Patologia e Medicina legale di Macerata, che lo elogia per la sua perspicacia induttiva nello stabilire alcune verità. Nel 1835 pubblica una “Necrologia del Dott. Vincenzo Drei”, un medico ravennate; traduce anche e dà alle stampe due sermoni di sant'Agostino.

Dal 1835 al 1842 Il periodo ravennate

Nel giugno 1835 lascia Montescudo e si trasferisce a Ravenna, dove instaura un rapporto epistolare con il nuovo medico di Montescudo, Antonio Filippini, che lo ha sostituito grazie ad una sua raccomandazione. Farini descrive Ravenna come città infestata dalle zanzare, che danno molto lavoro ai medici: “Un medico che lavora discretamente infatti guadagna 50 scudi al mese, e se lavora molto può fare cento, nessuno dà meno di un Paolo per visita ed i signori non meno di due Paoli”.. Nell'ospedale di Ravenna fa intanto le veci del medico primario Luigi Malagola, ammalatosi. Riceve gli elogi del prof. Angiolo Nespoli e del primario medico di Reggio Emilia Alessandro Puglia per i suoi studi sulle febbri intermittenti. Il 19 novembre 1835 scrive allo zio Girolamo Brunetti, medico a Faenza, esprimendo la sua preoccupazione per l'arrivo di un'epidemia di colera proveniente da Ferrara: “A Francolino - nel ferrarese - di dieci casi, otto hanno perso la vita”.. Nella città di Ravenna, dopo che anche ad Ancona si era diffusa la malattia, vengono prese misure precauzionali, come la creazione di lazzaretti e la nomina di medici preposti unicamente alla prevenzione e cura di tale malattia; per questo Farini viene nominato medico dell'ospedale dei colerosi. Farini chiede al Gonfaloniere di RavennaCarica corrispondente all'odierno sindaco. di potersi recare dove l'epidemia stava già infierendo per poterla osservare e studiarne le terapie, ma la sua richiesta viene respinta. In quello stesso periodo il Farini, con il fisico forlivese Carlo Matteucci (1811-1868), direttore del laboratorio chimico e della farmacia dell'Ospedale di Ravenna, sperimenta l'applicazione dell'elettricità nella cura del tetano, ottenendo la cessazione delle contrazioni e una temporanea tregua per l'infermo.

L'attenta osservazione delle malattie curate nella sua zona di lavoro gli permette di comporre una memoria sulla pellagra (57 pp.), pubblicata col titolo Osservazioni teorico-pratiche sulla pellagra da servire ad una esatta monografia della medesima.. Questa malattia viene considerata come il prodotto di molteplici cause, non solo dell'alimentazione a base di mais, ma anche della scarsa alimentazione, dell'insalubrità dell'aria, dell'acqua e dei cibi e della scarsa igiene. Il Farini consiglia di adottare una terapia marziale (prodotti a base di ferro), di ridurre le coltivazioni del mais e di assicurare alla popolazione vitto salubre, assistenza materiale e spirituale.

Medico condotto a Russi Il 15 luglio 1839 Farini viene nominato medico condotto a Russi, la sua città natale. In dicembre è già in grado di presentare un quadro statistico delle malattie presenti nel suo paese al priore. Nel 1839 difende lo zio medico Girolamo dall'accusa di errori commessi nel curare il Gonfaloniere Alessandro Ginnasi, morto a Faenza. Il 28 gennaio 1841, nel discorso di elogio al cardinale Luigi Amat, Farini coglie l'occasione per un'interessante descrizione dei pregi e difetti dei romagnoli. Nello stesso anno il Mezzetti (assistente di clinica medica) da Bologna lo informa che il medico francese Des Maissons-Deupallans ammira il suo lavoro sulla pellagra e vorrebbe essere informato sulle statistiche di questa malattia nel suo comune e sull'influenza che le risaie hanno sulla pellagra.

Lo stesso anno partecipa al concorso per una condotta a Villanova di Bagnacavallo. Presenta in Consiglio Comunale un curriculum ricco di esperienze e di pubblicazioni: “15 attestati di studi fatti con profitto a Bologna, 30 lettere di nomina in diverse condotte, 26 nomine e diplomi accademici e lettere di distinti professori e 16 opuscoli medici da esso pubblicati, è aggregato alle principali società medico chirurgiche d'Italia e ad Accademie Scientifiche; delle sue opere fanno onorevolissima menzione i Medici e le Accademie più rinomate che notano il vantaggio in esse nella cura dell'infermità, ha lettere onorifiche dei più celebri professori di Bologna, Firenze, Pisa, Parma, Venezia e Napoli”... Nonostante le ottime referenze, ottiene 7 voti favorevoli su 33.

Il 9 ottobre 1842 muore il padre per un ictus.

L'esilio (1843-1846) Nel 1843 Farini svolge i suoi primi studi sulla rabbia. Nello stesso anno partecipa all'organizzazione dei moti insurrezionali. Ricercato dalla giustizia, il governatore, cardinale Amat (che nonostante le posizioni politiche ne ha stima), gli fa avere un passaporto con cui può lasciare lo Stato Pontificio senza pericolo. Costretto all'esilio, lascia la moglie e due dei tre figli (Ada e Armando) a Dozza, da suo suocero; l'altro figlio Domenico viene sistemato in collegio a Ravenna e lascia al cugino Francesco Zanzi l'onere di amministrare i suoi averi. Fugge prima nel Granducato di Toscana e da lì in Francia. Riceve dai suoi amici lettere di raccomandazioni per medici e persone influenti di Marsiglia e Parigi. In una lettera per la cugina Clelia, il Farini così si compiace: ”Ricevo dimostrazioni di cortesia da non pochi fra quei scienziati prestanti che sono la fama del mondo. Ogni clinica mi è aperta e aperto mi è l'adito a gabinetti e ad accademie; per mezzo di loro ho copia di libri, ed avrò facoltà di assistere e prendere parte alle esperienze ed ai corsi scientifici che presto incominceranno”.. Passati i primi mesi, diminuisce l'iniziale entusiasmo per la vita culturale di Parigi e così il 20 febbraio 1844 Farini si reca a Firenze, dove viene raggiunto dalla famiglia; successivamente fissa la sua dimora nel Ducato di Lucca.

Qui comincia ad organizzare un movimento insurrezionale che doveva entrare in azione nello Stato pontificio. Ma di lì a poco si rende conto che tale progetto non sarebbe stato realizzabile. Invece dell'insurrezione, propone una serie di riforme di stampo moderato. Nell'estate del 1845 scrive il Manifesto delle popolazioni dello Stato Romano ai Principi ed ai popoli d'Europa, additando a tutti i governi e sovrani europei l'illiberalità delle Corti speciali istituite dal governo dello Stato della Chiesa, e chiedendo una maggiore libertà di azione politica a favore dei cittadini della Romagna. Nel settembre dello stesso anno partecipa ai moti di Rimini e il proclama diventa noto col nome di Manifesto di Rimini.

Studi su risaie e ospedali Incaricato dalla Sovraintendenza di sanità del Granducato di Toscana di occuparsi dei problemi sanitari dei lavoratori delle risaie, chiede a Don Francesco Monti di Russi un quadro statistico dei nati e morti nelle risaie. A metà del 1845 pubblica in un libro il risultato delle sue indagini: Sulle questioni sanitarie ed economiche agitate in Italia intorno alle risaie - Studi e Ricerche, Tip. Galileiana, Firenze 1845.. Contrariamente alle opinioni negative del Puccinotti, il Farini ritiene che siano gli effluvi delle paludi a causare le malsanie nelle risaie. In questo suo scritto troviamo anche un calcolo su guadagni e spese dei produttori di riso in Italia. La risaia, secondo Farini, non va introdotta su terreni elevati ed asciutti, perché vi aumenterebbero l'umidità e i miasmi, ma solo in terreni paludosi, dove sarà bene non favorire il ristagno dell'acqua, ma il risanamento del terreno. L'ultima parte dell'opera è dedicata alla legislazione vigente in Italia e all'estero e ai suoi effetti. In seguito Farini si interessa della questione ospedaliera. Avendo confrontato diversi livelli di organizzazione dell'assistenza sanitaria nel corso del suo girovagare, Farini si rivolge ai suoi amici per raccogliere precise informazioni sugli ospedali di ogni regione d'Italia, formulando ben 66 quesiti.. Di Massimo d'Azeglio sono le notizie riguardanti gli ospedali piemontesi. Farini attinge informazioni anche da ospedali stranieri: Berna, Monaco e Vienna.

Maurizio Bufalini, noto medico cesenate e docente all'Università di Bologna, decide di aiutare Farini e lo presenta e raccomanda a Federico Girolamo, nipote di Napoleone Bonaparte, che voleva che un medico lo accompagnasse lungo un viaggio in Europa.Durante il viaggio il Farini, saputo che, a Russi, un suo parente era malato, invia una lettera al dottor Luigi Zanzi con alcuni consigli per le cure (somministrazione di acetato di ammoniaca, uso di polveri di Dover e etere solforico, alimentazione a base di carni e di crucifere e di asparagi).