Amleto (Hamlet (/ˈhæmlɪt/), titolo originale: The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark, ossia La tragedia di Amleto, principe di Danimarca) è una tragedia scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601, intorno al trentaseiesimo anno di vita del drammaturgo inglese.Gabriele Baldini, Manualetto shakespeariano, Torino, Einaudi, 2011, p.350 È l'opera teatrale più lunga di Shakespeare. Ambientata in Danimarca, essa narra la storia del principe Amleto e dei suoi tentativi di vendetta contro lo zio Claudio, che ha assassinato il padre di Amleto per impossessarsi del trono e sposare la madre di Amleto. Amleto è considerata fra le "tragedie più potenti e influenti in lingua inglese", con una storia che può essere "rivisitata e adattata apparentemente all'infinito da altri". È universalmente considerata una delle più grandi opere teatrali e letterarie di tutti i tempi. Ne sono pervenute tre diverse versioni iniziali: il Primo Quarto (Q1, 1603); il Secondo Quarto (Q2, 1604); e il Primo Folio (F1, 1623). Ogni versione include versi e passaggi mancanti nelle altre.
Molti sono i testi indicati come possibili fonti per l'Amleto, dalle tragedie greche antiche ai drammi elisabettiani. I curatori delle Arden Shakespeare, la collezione canonica di riferimento delle opere del Bardo, mettono in discussione l'idea di caccia alle fonti, sottolineando che essa presuppone che gli autori richiedano sempre idee da altre opere per le proprie, e ciò suggerirebbe che nessun autore possa avere un'idea originale o essere un creatore. Quando Shakespeare scriveva, esistevano molte storie di figli che vendicavano l'assassinio dei loro padri, e molte di figli astuti e vendicatori che fingevano di essere sciocchi per superare in astuzia i loro nemici. Tra queste, la storia dell'antico romano Lucio Giunio Bruto, che Shakespeare apparentemente conosceva, così come la storia di Amleth, conservata in latino dal cronista del XIII secolo Saxo Grammaticus nelle sue Gesta Danorum e stampata a Parigi nel 1514. La storia di Amleth fu successivamente adattata e raccolta dallo studioso François de Belleforest nel V volume delle sue Histoires Tragiques, pubblicate in francese nel 1576. Presenta numerosi elementi della trama e personaggi principali in comune con l'Amleto di Shakespeare, mentre ne mancano altri presenti in Shakespeare. La storia di Belleforest fu pubblicata per la prima volta in inglese nel 1608 (The Hystorie of Hamblet), dopo che Amleto era stato scritto, anche se è possibile che Shakespeare l'avesse incontrata nella versione in lingua francese. Ma esse poterono fornire poco più che qualche spunto per la tragedia, una delle opere drammaturgiche e letterarie più rappresentate al mondo.
Trama I Atto
Il principe Amleto di Danimarca è figlio del Re Amleto, recentemente scomparso, e nipote di re Claudio, fratello e successore di suo padre. Claudio ha sposato frettolosamente la vedova di re Amleto, Gertrude, madre di Amleto, e si è impossessato del trono. La Danimarca ha una faida di lunga data con la vicina Norvegia, durante la quale re Amleto uccise re Fortebraccio di Norvegia in una battaglia alcuni anni prima. Sebbene la Danimarca abbia sconfitto la Norvegia e il trono norvegese sia passato al fratello infermo di re Fortebraccio, la Danimarca teme che un'invasione guidata dal figlio del defunto re norvegese, il principe Fortebraccio, sia imminente.
In una fredda notte, sui bastioni delle torri di Elsinore, il castello reale della Danimarca, le sentinelle Bernardo e Marcello s'interrogano sul fantasma, che assomiglia al defunto re Amleto, che hanno visto nelle ultime notti, e invitano come testimone l'amico del principe Amleto, Orazio, che arriva a mezzanotte al cambio della guardia. Dopo che il fantasma appare di nuovo, i tre giurano di raccontare al principe Amleto le strane apparizioni a cui hanno assistito. Lo spettro compare poco dopo la mezzanotte e si fa subito notare da Orazio per la somiglianza con il defunto sovrano; rimane però muto, e poco dopo scompare. I tre restano in attesa di altre apparizioni, e Orazio spiega così a Marcello, che il figlio di Fortebraccio sta riunendo un'armata ai confini della Norvegia per riprendersi i territori persi dal padre in un duello con il defunto re. Prima dell'alba, riappare il fantasma, ma quando è sul punto di parlare in seguito alle continue richieste di Orazio, canta il gallo e con questo suono il fantasma scompare.
La scena si sposta ora nel consiglio reale da poco apertosi. Tra i presenti figurano il re Claudio, fratello del re defunto, la regina Gertrude, Amleto, il ciambellano Polonio, suo figlio Laerte, e i due ambasciatori Cornelio e Voltimando. Nella riunione viene per prima discussa la questione del figlio di Fortebraccio e viene deciso di mandare i due ambasciatori dal re di Norvegia per convincerlo a indurre il nipote a più miti azioni. Poi Laerte ottiene dal re il permesso di poter partire alla volta della Francia. Claudio interroga anche Amleto sul suo continuo dolore per la perdita del padre e gli proibisce di tornare alla sua università a Wittenberg. Dopo l'uscita della corte, Amleto si dispera per la morte del padre e per il frettoloso secondo matrimonio della madre. Marcello, Bernardo e Orazio raggiungono Amleto per metterlo al corrente dell'esistenza del fantasma, e del proprio presentimento che questi voglia parlare solamente con lui: i due, quindi, decidono d'incontrarsi sulle mura verso le undici di sera.
Mentre il figlio di Polonio, Laerte, si prepara a partire per la Francia, raccomanda a Ofelia, sua sorella, di non prestar fede alle dichiarazioni d'amore di Amleto, per non dover soffrire in futuro. Amleto è ancora giovane e quando crescerà la ragion di stato gli imporrà una consorte adeguata al suo rango, che non potrà essere Ofelia. Polonio entra in scena e offre a Laerte alcuni consigli culminanti nella massima "sii fedele a te stesso". Laerte si accomiata. Polonio, che ha colto qualcosa della conversazione tra Ofelia e Laerte, le chiede chiarimenti sui suoi rapporti con Amleto. Ofelia si mostra in buona fede lusingata dall'interesse di Amleto per lei e di credere alla sincerità delle sue parole, ma Polonio le suggerisce di non credere all'amore di Amleto e le ordina di non intrattenersi più con lui.
Quella notte Amleto, Orazio e Marcello si ritrovano sul bastione. Lo spettro arriva e fa cenno ad Amleto di seguirlo. Quando rimangono soli, lo spettro svela ad Amleto che suo zio, ambendo al trono e al matrimonio con la regina, lo aveva ucciso versandogli nell'orecchio un veleno mortale mentre dormiva in giardino. Alla fine della tragica storia, lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, ed egli accoglie la richiesta senza indugiare. Subito dopo Orazio e a Marcello raggiungono Amleto, che li costringe a giurare di non rivelare quanto hanno visto e udito e li avverte che d'ora in poi ha intenzione di "mettere in atto un atteggiamento bizzarro", ovvero di comportarsi come se fosse impazzito.
II Atto Tornato tra i suoi amici (Orazio e la guardia Marcello), nonostante le richieste di questi di svelare loro il contenuto del colloquio, Amleto resta muto e li fa anche giurare, aiutato in questo compito dalla voce dello spettro, di non parlare con nessuno delle apparizioni. Dopo l'incontro Amleto diventa ancora più tetro.
Ofelia corre da suo padre, raccontandogli che Amleto si è presentato alla sua porta la notte prima mezzo svestito e con un comportamento bizzarro. Polonio incolpa l'amore per la follia di Amleto e decide di informare Claudio e Gertrude. Mentre entra, il re e la regina accolgono Rosencrantz e Guildenstern, due studenti conoscenti di Amleto, a Elsinore. La coppia reale ha chiesto ai due studenti di indagare sulla causa dell'umore e del comportamento di Amleto. Ulteriori notizie richiedono che Polonio attenda di essere ascoltato: messaggeri dalla Norvegia informano Claudio che il re di Norvegia ha rimproverato il principe Fortebraccio per aver tentato di riprendere le battaglie del padre. Le forze che Fortebraccio aveva arruolato per marciare contro la Danimarca saranno invece inviate contro la Polonia, sebbene attraverseranno il territorio danese per arrivarci.
Polonio racconta a Claudio e Gertrude la sua teoria sul comportamento di Amleto, e poi parla con lui in una sala del castello per cercare di saperne di più. Amleto finge di essere pazzo e insulta sottilmente Polonio per tutto il tempo. Quando Rosencrantz e Guildenstern, due amici d'università di Amleto a Wittemberg, arrivano, il principe accoglie calorosamente i suoi "amici", ma capisce subito che sono lì per spiarlo per conto di Claudio. Nella conversazione che servirebbe a rallegrarlo, Amleto ammette di essere turbato dalla situazione, ma si rifiuta di spiegarne il vero motivo, osservando invece "Che pezzo d'opera è un uomo!". Rosencrantz e Guildenstern raccontano ad Amleto di aver portato con sé una compagnia di attori incontrati durante il viaggio verso Elsinore. Amleto, dopo aver accolto gli attori e congedato i suoi amici diventati spie, chiede loro di recitare un soliloquio sulla morte di Re Priamo, testimoniata dalla Regina Ecuba, al culmine della Guerra di Troia. Amleto chiede quindi agli attori di mettere in scena "L'assassinio di Gonzago", un'opera teatrale che presenta una morte simile a quella del padre. Amleto intende studiare la reazione di Claudio all'opera e quindi accertare la veridicità della storia del fantasma sulla colpevolezza di Claudio, o se egli sia piuttosto una visione demoniaca che intenda spingerlo all'assassinio dello zio.
III Atto
I due compagni vengono intanto richiamati dal re per sapere se hanno scoperto qualcosa sulla crisi di Amleto e su come si possa riportarlo ai vecchi svaghi. È presente anche Polonio che, quando vede che i due non riescono a spiegare la causa dei problemi del principe, propone al re di verificare se la tristezza di Amleto derivi dal non vedere più sua figlia Ofelia (sorella di Laerte). Quindi, Rosencrantz e Guildenstern vengono congedati.
Polonio costringe Ofelia a restituire le lettere d'amore di Amleto al principe, mentre lui e Claudio osservano di nascosto per valutare la reazione di Amleto. Amleto cammina da solo nella sala mentre il Re e Polonio attendono l'ingresso di Ofelia. Amleto riflette su pensieri di vita contro la morte. Quando Ofelia entra e cerca di restituire le carte ad Amleto, egli la accusa di immodestia e grida "vai in un convento", sebbene non sia chiaro se anche questa sia una dimostrazione di follia o di genuina angoscia. Ofelia gli ricorda le vecchie profferte amorose, ma Amleto termina il dialogo con la tetra frase «Non avverranno più matrimoni e degli sposati uno morirà». La sua reazione convince Claudio che Amleto non è pazzo d'amore. Poco dopo, la corte si riunisce per assistere alla pièce commissionata da Amleto. Dopo aver visto il Re Attore assassinato dal suo rivale che gli versava del veleno nell'orecchio, Claudio si alza di scatto e scappa dalla stanza; per Amleto, questa è la prova della colpevolezza dello zio.
Gertrude convoca Amleto nella sua stanza per chiedergli spiegazioni e la regina stabilisce insieme a Polonio che, mentre lei parlerà con il figlio Amleto, Polonio si nasconda nella sua camera, cosicché possa riferire al re le sue parole. Nel frattempo, Claudio riflette tra sé e sé sull'impossibilità di pentirsi, poiché è ancora in possesso dei beni illecitamente ghermiti: la corona e la moglie del fratello. Si lascia cadere in ginocchio. Amleto, diretto a trovare la madre, gli si avvicina furtivamente alle spalle ma non lo uccide, ragionando che uccidere Claudio mentre prega lo manderà dritto in paradiso, mentre il fantasma del padre è bloccato in purgatorio. Nella camera da letto della regina, Amleto e Gertrude litigano aspramente. Polonio, spiando la conversazione da dietro un arazzo, chiede aiuto, mentre Gertrude, credendo che Amleto voglia ucciderla, lo chiede lei stessa.